Dieci anni in poche frasi

Ci sono momenti in cui senti di doverti affidare a parole già dette o scritte. E non è per pigrizia, non è per occupare tempo o spazio. Semplicemente devi ammettere che qualcuno ha già visualizzato quello che avevi in mente. Ed è successo questo, mentre avevo il mio lettore aperto e gli auricolari – che anche se fossero in due stanze diverse della casa sarebbero capaci di attorcigliarsi – alle orecchie.
Ho sempre pensato che il mio incontro con lei sarebbe stato così: per le scale, correndo. Che l’avrei vista sempre uguale, e che anche lei mi vedesse uguale. Che la malinconia ci avrebbe abbracciato e il silenzio avrebbe guidato i nostri discorsi, basato per la maggior parte di frase fatte.

Abbandono le mie solite dodici righe perché ho ritrovato in questa canzone il mio pensiero:

Aria di nuovo e di buono – Capodanno

Ah, quella festa di Capodanno. La seconda a cui andavo, da solo, dopo la cena coi parenti. Mi faceva sentire grande essere parte del jet set della città. Che poi, alla fine, la festa era in una pizzeria e il jet set era il gruppo di amici con cui ero cresciuto con l’aggiunta di gente più grande e altri individui che non conoscevo. Tra i partecipanti a quel miscuglio di speranza, sudore e fatica per il cenone, c’eri anche tu con un vestito nero che nella penombra ti rendeva ancora più affascinante. Io avevo un maglione gigantesco, dei pantaloni un po’ stretti e scarpe scivolose. La mia eleganza molto riconoscibile. Non ho mai capito se quel maglione ti abbia fatto tenerezza o siano stati i pantaloni, o forse entrambe le cose unite alla mia incapacità di combinare due passi di danza assieme, ma ricordo bene l’aria fresca che abbiamo respirato a pieni polmoni e che sapeva di nuovo, per l’anno che iniziava, e di buono per il “noi” che sentivamo ne avrebbe fatto parte.

Playlist aggiorata, buon ascolto! 😉

Specchio – Odi et amo

Ero al matrimonio di un amico di vecchia data. “Porta una ragazza”, mi aveva raccomandato la sposa, per non spezzare l’equilibrio dei tavoli. Il mio amico vedeva nell’essere da solo al suo matrimonio la mia occasione: “tu che puoi, le damigelle…”. Arriva il tempo delle danze, e il mio cucchiaino ballava il valzer nella tazzina vuota. Improvvisamente ti vedo. Non doveva sorprendermi, era un nostro amico comune. Era come guardare il mio passato allo specchio, mantenendo l’attuale aspetto esteriore. Segretamente ti continuavo a pensare, odiare e benedire. A volere il meglio e il peggio. Pensavo di avere tutto il tempo per invitarti a ballare. Del resto in passato credevo avremmo avuto tutto il tempo del mondo. Invece arrivò lui, di cui volevo solo il peggio. Lo specchio si ruppe di nuovo e mi ritrovai a danzare coi cocci del passato tra le mie mani. Continuando a odiarti e benedirti. A volere il meglio e il peggio. Ad amarti, a modo mio, col mio tempo.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Forza sovraumana

Eravamo riusciti a trovare una casa che piacesse a entrambi. La riempivamo io e te, non c’erano mobili. Romanticamente mi sarebbe bastato per viverci, ma mi resi conto che almeno un tavolo ci voleva. E una libreria. Per non parlare della cucina. Avevamo rimediato un mobile abbandonato, ce n’eravamo affezionati entrambi a prima vista. Era nel lato destro della stanza e mi stava bene. Ma tu lo volevi a sinistra. Così un giorno misi da parte la mia preferenza e lo stavo per spostare. Tornasti a casa in quel momento e ti mettesti accanto a me per spingere. Probabilmente non era necessario, ma non te lo dissi. Mi piaceva che ci fossi anche tu, e tu sapevi di non essere indispensabile però volevi essere partecipe. Ora sei andata via e hai lasciato questo mobile. Nel mezzo della stanza. Giuro, ho provato a spostarlo verso la destra della stanza, dove piacerebbe a me. Ma non ci riesco. Evidentemente eravamo una forza sovraumana e non ne eravamo consapevoli.

Playlist aggiornata, buon ascolto! Non dimenticate… – 2 all’uscita ufficiale del libro! 😉

Il Curi si rivela… in video – Dodicirighe, il libro

Ebbene sì… (Un grazie enorme a Silvia che ha avuto la pazienza di riprendermi e aiutarmi col video!!) – lo trovate anche in alto nel nuovo menu “Il libro”, ad imperitura memoria di questo mio immenso imbarazzo ma anche enorme emozione 😉

Per ulteriori info, sulla destra del vostro schermo c’è la sezione riguardante il libro con dettagli. O potete sempre scrivermi a dodicirighe@gmail.com

Grazie a tutti voi per il supporto e spero che vorrete accompagnarmi in questa avventura!

Curi

Esame di maturità

Il mio esame di maturità non è stato alla fine del liceo. Devo certamente posticiparlo di qualche anno. Allo scritto, pur essendo un fiume in piena, ero sempre rimandato. Paole. Silenzi. E poi di nuovo parole. Riflettendo davvero poco, andando fuori traccia, a volte senza averla nemmeno ricevuta. Quando riuscivo ad arrivare agli orali, i miei sorrisi di circostanza erano facilmente intuibili, ed ero rimandato prossimo appello. Una parte di me rimuginava sempre, e anche quando non si notava, mi alzavo e me ne andavo. Oppure, dopo aver esposto per l’ennesima volta le mie tesi e ragioni, rientravo nella fantomatica aula per farmi bocciare, aggiungendo cose di cui poi mi pentivo. Sono riuscito a superare il mio esame di maturità con te in un giorno come un altro, quando parlandoti non ho più provato alcun rancore e ho voluto veramente il tuo bene. E ne ho voluto pure a me stesso, senza aggiungere altro, anche dopo essere uscito dall’aula.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Non ho i soldi sufficienti

Non ho i soldi sufficienti per offrirti un caffè: gli ultimi li ho spesi per il mio poco fa, ma ho pensato che se mi baci è lo stesso. Il sapore c’è, non ho preso altro. No? Non ho i soldi sufficienti per due biglietti del treno, ma ho pensato che se ti siedi sulle mie gambe il controllore non ci darà noia. No? Non ho i soldi sufficienti per entrare con te a quella mostra di pittura di cui leggi il depliant da giorni, ma ho pensato di darti i miei walkie talkie: puoi entrare tu e ogni quadro che vedrai coi tuoi occhi me lo descriverai. Hai occhi sinceri e mi piace la tua voce. E io sarò comunque con te. No? Non ho i soldi sufficienti per offrirti altro se non me stesso e queste mie proposte. Dicono che i soldi non fanno la felicità. Tu fai la mia. E forse un giorno avrò il coraggio di dirti queste cose quando mi passerai davanti come ogni mattina, anche se sono certo che mi ignorerai e allungherai il passo. Perché purtoppo per te sono solo uno dei tanti barboni sulle scale di questa stazione.

Playlist aggiornata ;), buon ascolto!
Un ringraziamento va alla stazione di Trastevere, dove transito ogni giorno, e che mi ha ispirato mentre andavo a lavoro 🙂

La volta sbagliata

Sai, il treno è arrivato in anticipo. Invece di essere felice ero angosciato. Sono stanco per il viaggio, mi fanno male le gambe, o forse è per il passato che si materializza davanti a me con una serie di flashback assurdi. Ho visto la foto di Marco, è candidato. Ha i capelli bianchi, pazzesco vederlo in foto dopo 50 anni. Ho rivisto il punto dove ci siamo baciati la prima volta. Anche le farfalle nello stomaco sono invecchiate, battono le ali piano ma le sento ancora. Ti ho portato dei fiori, mi trema un po’ la mano per l’emozione. O per l’età. No è l’emozione. Avrei voluto vederti prima, credimi, ma ero impegnato. A trovare il tempo. Il coraggio, più che altro. Adesso sono qui e ho portato i tuoi fiori preferiti. E so che mi darai il permesso di sostituire quelli che ci sono nel vaso con questi. Tocco questo marmo, sento il tuo calore, ma sono arrabbiato perché speravo mi avresti aspettato. Sono sempre stato puntuale. Per una volta che sono in ritardo. La volta sbagliata.

Playlist aggiornata, buon ascolto! Non dimenticatela 😉

Album

Una delle attività preferite nel nostro gruppo di amici è sempre stata quella di riunirci una volta l’anno e sfogliare le foto del passato, aggiungendo quelle dell’anno appena trascorso. Da quando la mia coppia era scoppiata, questa attività era pesante. Per loro bontà i miei amici evitavano di mostrare foto dove c’era anche lei. Col tempo non mi dava più fastidio, anzi mi era piacevole ricordare momenti in cui avevo condiviso il mio cuore. Avevamo anche preso a rinominarla, senza che nessuno si sentisse in colpa. Capitava che ero io stesso a ricordare episodi e il mio cuore sussultava genuinamente. Aspettavo sempre con ansia questa riunione. Ed era facile, perché le foto di lei erano sempre le stesse e appartenevano al passato con me. All’ultima riunione, mi passò davanti una foto di lei in tempi recenti, e notai qualcosa: di chi diavolo era la mano nella sua e di chi era lo sguardo che incrociava e la faceva sorridere? Fu l’ultima volta che partecipai.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

A due piazze (Parte III – Finale)

Continua da: A due piazze (Parte II)

Il letto dove mi ero esibito in piroette notturne inutili per poterlo occupare tutto, giocando a tetris con me stesso, quel letto che mi ero in un certo senso conquistato, ora mi sembrava troppo grande. Tolsi lo zaino e il computer. Cominciai a sentire freddo, pensai perché non avevo più la batteria a scaldare il materasso. Decisi di prestarti anche un paio di ciabatte, e mi sorridesti. Non chiedesti nulla, ma la tua forma si era fatta strada negli spazi immensi del mio vuoto ormai insignificante e pesante. La storia volle che una notte mi alzassi per bere e vedessi il tuo volto accarezzato dalla luna. Ti illuminava il viso, e io pensavo al fatto che avevo smesso di accendere la luce da tempo. Passai a fianco della tua brandina e fu sufficiente a farti aprire gli occhi. Volevo scusarmi, ma cambiai idea. O meglio, ti presi la mano, senza dire nulla. Nel mio letto a due piazze c’era una stella, ma non era marina e non ero io. Non chiedesti nulla, ma eri qui. Dove dovevi essere.

Playlist aggiornata, spero vi piaccia come sottofondo della conclusione 😉

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