Appunti su amori estivi

Il problema di innamorarsi d’estate
è che spesso si confonde il calore delle emozioni per quella persona
col calore emanato dal sole.
E ci lasciamo bruciare, senza mettere creme.
Ma quando arriva l’autunno,
quel calore che viene dalla pelle
di chi pensavamo ci stesse scaldando il cuore,
non ha l’intensità che avevamo creduto fino a qualche tempo prima.
L’abbronzatura va via, ti spelli,
e restano solo i ricordi sulla tua pelle bianca
che si prepara a superare l’inverno,
aspettando le illusioni di un’altra estate.

Magnetismo

Lo strano magnetismo tra caratteri totalmente diversi. La curiosità di sensazioni estranee fino a quel momento. L’esplorazione reciproca. Attrazione. Proprio come funzionano le calamite. Si dice che gli opposti si attraggono, io aggiungo che non per forza sono destinati a restare uniti nonostante quella potente forza che li congiunge. Forse è quel piccolo spazio di libertà che hanno i poli simili che permette loro di camminare fianco a fianco senza sofforcarsi troppo, per vedersi nell’insieme. E se si avvicinano troppo, ecco che cambiano percorso, si scontrano senza toccarsi mai. Sono destinati forse a non essere una cosa sola. Rischiano di meno. C’è chi invece, come me, vive di collisioni magnetiche. Questo per dirti che, nonostante il tuo non essere d’accordo su queste mie contorsioni mentali triple-carpiate, è stata la somma di tutte le cose che non c’entravano assolutamente con me che ti ha reso così unicamente speciale e interessante ai miei occhi.

Playlist aggiornata! Buon ascolto!

Macchinetta (quindi straparlo)

Mi sveglio la mattina, ci sei tu a fianco e non voglio far rumore ma ti rigiri e capisco che stai rientrando nel mondo dei vivi comunque. Ti accarezzo i capelli, ti sfioro la mano, con mezzo occhio scruto la tua sottoveste nera ma fermo i pensieri che chissà dove andrebbero. Poi inizio a parlare a macchinetta, non mi fermo, ma che diavolo ho potuto pensare la notte prima tanto da doverlo comunicare con tanta urgenza? E in più odio parlare la mattina e odio dover ascoltare chi parla. Sarà che la notte prima mi sono svegliato, emozionato e non mi sono mai veramente riaddormentato. Avvicino l’orecchio tra la tua narice e il tuo labbro superiore (punto che considero intimo perché per arrivarci bisogna fidarsi e fare un po’ di strada) e ti sento respirare. Mentre faccio tutto questo, mi ricordo che neanche tu sopporti che ti si parli la mattina, che neanche tu hai voglia di parlare e vuoi che il mondo si faccia gli affari tuoi mentre tu scuoti la tua anima e i tuoi sogni che si spargono tra le lenzuola e il cuscino. Mi chiedo come mai non hai protestato, come mai non mi hai cacciato fuori dal letto a calci. Mi chiedi, con la voce da sonno, come mai ho parlato così tanto dato che odio la mattina. E io non lo so, lo so forse, dovrei partire a macchinetta di nuovo per spiegarlo. Arrossisco senza far rumore, ma tu anche se hai gli occhi chiusi, hai le orecchie attente e senti la mia emozione. Raccogliamo assieme i tuoi e i miei sogni sparsi sul letto, li mescoliamo, chiudo gli occhi anche io. E lascio parlare solo il cuore. Lui sa. E anche tu.

In vino brevitas

Eri buona come un vino rosso della migliore annata, dal valore inestimabile. Non mi sono mai chiesto quanti sommelier avessero avvicinato le loro labbra al tuo sapore, l’ho fatto anche io e basta, senza troppe domande o alcuna esperienza nel settore. Eri buona. Veramente buona. Mi sono inebriato, annegando dolcemente. Peccato che il vino rosso mi fa star male. Ma io lo sapevo, eccome se lo sapevo. Ma ti ho voluta lo stesso. Ora mi ritrovo a guardare quella bottiglia con un calice vuoto a fianco passando il dito sul bordo e aspettando che diventi l’aceto con cui condire le macerie di ciò che è stato e poteva essere.

Playlist aggiornata – la ascoltavo mentre scrivevo. Buon ascolto!

Decennale fuori sede (9 settembre)

Tengo in mano questo biglietto che conservo nel portafogli da sempre. Da una vita. Da quello spartiacque. A malapena si leggono il numero del sedile e la data del volo. Quel giorno lo ricordo bene: capelli rasati (perché l’unico che poteva tagliarmi i capelli era il mio barbiere di fiducia da una vita e nessun’altro in terra straniera poteva toccarli, e avevo calcolato che sarebbero durati fino alla prossima discesa), pantaloni bianchi e camicia bianca a maniche corte da sembrare un narcotrafficante. Era una giornata di sole di settembre meridionale. Avevo la fretta di restare e quella di partire. La voglia di novità e nostalgia per qualcosa che non avevo ancora lasciato. Il check in rapido lì davanti a me. Il tempo di salutarsi in privato con la ragazza, raccogliere le lacrime trattenute e conservarle in valigia assieme alle mie che non volevo versare per essere uomo. Le raccomandazioni di mio padre e di mia madre (no, non stiro ancora, mi dispiace). Quell’aeroporto era l’ultimo baluardo della mia gioventù spensierata. Superati i controlli di sicurezza si sarebbe aperto un mondo di incertezza che avevo solo visto in brochure e racconti altrui: il mondo del fuori sede. La speranza che tutto sarebbe cambiato per me andando via ma che tornando sarebbe rimasto tutto uguale, ed effettivamente era così per tanti anni ma non avevo tenuto conto di quanto mi sarei sentito spaesato e fuori posto. Quel ragazzo rapato quasi a zero, con gli occhiali, la mise da Pablo Escobar, il cuore spezzato e la voglia di avventura abita ancora dentro di me. E a volte mi tiene sveglio in qualche frazione di insonnia e mi chiede conto di tutto questo. Mi chiede di fare bilanci che non voglio fare, mi chiede se son felice, se lo rifarei. Ma quel ragazzo che era in aeroporto è partito ormai e ogni tanto guarda ciò che è stato dal finestrino della sua vita. E anche se volare gli fa una paura fottuta, la cintura la slaccia ogni tanto. E nonostante tutte le turbolenze e i rischi di precipitare che ci sono stati, quel pischello continua il suo viaggio col biglietto consumato e il cuore che continua a battere, nostalgico e per fortuna ancora desideroso di avventura.

Ringraziare le persone che ho incontrato in questi dieci anni forse è generico, ma voglio ringraziare chi mi diede la spinta a partire anche se nella mia umanità spesso rinfacciai che fosse stata la scelta sbagliata. Grazie ai miei.20160909_081808

Non chiedere

Non chiedete ad uno scrittore di scrivere per voi: lasciatevi il tempo di arrossire per la sorpresa di ricevere qualcosa e a lui la stessa possibilità. Non cercatelo se non volete che eventualmente passi delle notti in bianco. Non stupitevi se lui le passerà nè se non vi dirà che le ha passate. Non chiedetegli se quello che scrive è per voi. Nel suo universo c’è parecchio silenzio e parecchie cose non dette e forse nemmeno da dire. Non fatelo innamorare pensando che passi le giornate a conquistare il cuore fragile di chi legge, perché il cuore fragile forse potrebbe averlo lui. Non maleditelo se non corrisponde alle vostre aspettative, neanche lui a volte le attende per sè. Non maleditelo se non vi scrive cose d’amore, perché come per le cose d’amore che apprezzate anche per le altre risponde solo all’ispirazione. Non invidiate lo scrittore che scrive molto: preferirebbe di gran lunga vivere delle storie d’amore di cui narra piuttosto che sperarle narrandole.
(e per una volta lo scrittore, forse, sono io.)

Playlist aggiornata, buon ascolto!

Quasi

Mi avevi quasi fregato quando hai appoggiato la tua testa alla mia spalla e sembrava non volessi che io andassi via. Quando hai riso alle mie battute, mi sei stata così vicina che mi guardavo nei tuoi occhi e respiravo dalle tue narici ed era buono, ti giuro che me l’avevi quasi fatta. Quando hai aspettato con me, hai mangiato con me, mi hai raccontato di te, hai ascoltato e annuito con interesse ai miei racconti mentre rollavi l’ennesima sigaretta. Quanto ci stavo cascando quando sembrava non sapessimo cosa fare con le mani, con gli occhi, con tutto il nostro corpo e non sapevamo cosa dire. Mi hai quasi fregato. Ci ero quasi cascato, ero proprio sul punto di. Sul punto di innamorarmi. Pensa tu se ci avessi creduto veramente, se mi fossi innamorato veramente. Semmai fosse successo, se fossi stata così brava e io così come sono, starei qui a scriverne decidendo di dimenticarti con qualche frase sconnessa. Sembra quasi possibile. Quasi.

Playlist aggiornata😉 Buon ascolto!

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