Mc Chicken

La portai al Mc, quello a Milanofiori. La aspettavo all’ingresso come si aspetta un miracolo. Anzi ero davvero tentato di mettermi a mani giunte e implorare che non fosse una mia incomprensione o uno scherzo da parte sua. Continuavo a tastarmi la tasca per contare i soldi effettivi in mio possesso senza farlo apertamente: se fosse arrivata non avrei fatto bella figura. Ed eccola con dei pantaloncini jeans strappati , una magliettina con la bandiera americana e un cappellino rosa. Ammetto che presi singolarmente erano un po’ strani e non di mio gusto, ma su di lei erano il massimo. Gli ormoni di un quindicenne alto un metro meno dei suoi compagni impiegano poco a percorrere tutto il corpo. Almeno questa era la mia teoria, forte della mia ignoranza in biologia,medicina e relative materie. Ci mettemmo in fila e lasciai ordinare lei per prima, in modo che potesse avere tutto e per il mio pasto mi sarei regolato di conseguenza. Non avevo fame in realtà. Passai le due ore più belle della mia vita a ridere e scherzare con lei, la più bella della scuola. Della città. Dell’universo. Mi rubava le patatine e io mimavo un morso al suo McChicken (che avrei dato volentieri dato che mi si apriva lo stomaco piano piano). Ogni tanto diventava rossa perché, forse, capiva il mio interesse. E questa cosa mi faceva impazzire perché pensavo fosse abituata. Mi disse che non aveva mai parlato così tanto con un ragazzo e che era felice di averlo fatto con me. Io annuivo diventando rosso a mia volta. Pagai e facemmo un tratto di metro assieme (io scesi qualche fermata dopo la mia per poter stare con lei). Ero indeciso se scendere prima di lei, con lei o dopo di lei. Per evitare l’imbarazzo di un’ulteriore strada assieme, scesi dopo la sua fermata. Le porte della metro ci costrinsero a un rapido saluto. Ma, la cosa più bella, fu che lei si fermò a salutarmi finché non fui inghiottito dalla galleria. Tornando a casa ero pieno di sentimenti contrastanti. Volevo vederla già la sera, volevo stare con lei. Avevo paura che fosse l’ultima uscita assieme. Sulla strada di casa vidi un altro Mc. Ordinai un McChicken e rimasi a pensare a lei tutta la sera. Mi innamorai di lei. E del McChicken.

Venti minuti

Ti giuro che sono arrivato venti minuti prima che uscissi dal lavoro
come se fosse il primo appuntamento. Quest’ansia mista a felicità, l’incertezza sul piacerti la certezza che mi piaci. Venti minuti prima, che potrei anche dirti che ho calcolato male i tempi per non sembrare scemo, per non farti venire pensieri o chissà perché. Sono qui venti minuti prima perché il mio cuore deve prendere confidenza con questo angolo che conosce già ma stasera, sarà la pioggia, sarà l’emozione, sente sconosciuto. Tu no eh, tu non sei affatto sconosciuta. Sta piovigginando e ho dimenticato l’ombrello però ti darò la mia giacca se serve. Sono qui, son quindici minuti però a me sembrano ancora venti ma il cuore freme come se ne mancasse uno. Vedo la gente passare, qualcuno fa avanti e indietro e mi guarda per capire cosa o chi io stia aspettando. Era da una vita che ti aspettavo, figurati venti minuti cosa possono essere. L’odore di un ristorante coreano mi pervade, tante volte ho detto che ti avrei portata qui e tante volte ho anche detto che non ti avrei ferita. Non ti ho portata dal coreano e ti ho ferita. La mente umana è strana e fa cose strane, complicate. Mancano dieci minuti e i rider delle varie aziende di delivery sfrecciano nonostante il meteo. Potrei mettermi in uno di quei pacchi e farmi consegnare al tuo lavoro un giorno. Non so se la prenderesti bene. Forse rideresti, forse no. Mi vengono idee strane mentre mancano cinque minuti. Quando ti vedrò ti abbraccerò forte come se non ti vedessi da una vita e tu resterai sorpresa, ma felice. Non so se ti dirò che mi sono messo qui ad aspettarti per venti minuti. Eccoti che esci. Sono fiero di me e di questa attesa che mi sta facendo fremere e tremare. Sei vicina e ti sto per abbracciare forte.
“Ma che fai qui da venti minuti? Ti si vede dalle telecamere”.
Però ti abbraccio lo stesso.

Cena alle sette

Un piatto di tortellini lasciato a raffreddarsi per continuare a fare due chiacchiere. Il rimpianto per non aver chiacchierato abbastanza.

Come una nuvola leggera

Vorrei prenderti in braccio e sollevarti, come una nuvola leggera sul mio petto. Invece sei tu che scendi al mio livello e mi sento in imbarazzo. Ma tu stai sulle mie gambe come una bambina, mi ascolti mi baci e dici di sentirti protetta. Vorrei correrti incontro mentre esci dal lavoro, saltare ostacoli che mi si pongono davanti. Invece devo trovare le discese adatte, gli ascensori e spesso sei tu che aspetti me. Vieni di corsa, mi baci e mi dici che ero in anticipo, sorridendo sincera. Vorrei metterti a letto, la sera, quando sei stanca. E invece sei tu che mi aiuti, mi sollevi e mi baci. A volte mi sento inutile, un peso, vorrei amarti in tanti modi che sembrano scontati e banali per tutti gli altri. Poi questo pensiero lo cancelli tu che, prima di dormire, mi guardi e mi dici che sei la donna più fortunata del mondo. Che dire se non che sento un brivido che pare scorrermi fino ai piedi. E questo è il tuo miracolo. Tu sei il mio miracolo.

Come una nuvola leggera

Vorrei prenderti in braccio e sollevarti, come una nuvola leggera sul mio petto. Invece sei tu che scendi al mio livello e mi sento in imbarazzo. Ma tu stai sulle mie gambe come una bambina, mi ascolti mi baci e dici di sentirti protetta. Vorrei correrti incontro mentre esci dal lavoro, saltare ostacoli che mi si pongono davanti. Invece devo trovare le discese adatte, gli ascensori e spesso sei tu che aspetti me. Vieni di corsa, mi baci e mi dici che ero in anticipo, sorridendo sincera. Vorrei metterti a letto, la sera, quando sei stanca. E invece sei tu che mi aiuti, mi sollevi e mi baci. A volte mi sento inutile, un peso, vorrei amarti in tanti modi che sembrano scontati e banali per tutti gli altri. Poi questo pensiero lo cancelli tu che, prima di dormire, mi guardi e mi dici che sei la donna più fortunata del mondo. Che dire se non che sento un brivido che pare scorrermi fino ai piedi. E questo è il tuo miracolo. Tu sei il mio miracolo.

Copia zero

Fino ad ora era solo un file pdf. Un’immagine jpg. Solo un’idea, qualcosa che prendeva forma. Qualcosa che mi faceva emozionare e impaurire. Della quale il mio cuore deve rendere conto. Non si puo cancellare come un post su Facebook. Eccola. La “copia zero”. Quella dove metterò il mio nome sulla prima pagina. È un rituale al quale tengo particolarmente perché definisce la mia copia, quella che porterò sempre in giro. Quella che consumerò per l’ansia e per la paura.
Oggi, amiche e amici, è uscito il mio nuovo libro. Un libro nato da un percorso lunghissimo, da notti insonni, calli alle mani e tastiere bruciate.
I ringraziamenti sono già all’interno del libro, ma adesso ringrazio in anticipo chi vorrà sostenermi in questa nuova avventura acquistando una copia.
Potete comprarla in tutte le librerie, su Amazon, Feltrinelli online, IBS, ecc…
Potete acquistarlo anche sul sito della HarperCollins.
Per qualsiasi dubbio non esitate a contattarmi. Grazie di cuore. Ad Maiora!
Il vostro Curi

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NUOVO LIBRO!

Ciao a tutti!Sono felicissimo di annunciarvi che il 4 LUGLIO uscirà… IL MIO NUOVO LIBRO! Finalmente posso dirvelo! Sono felice ma anche terrorizzato per questa bellissima notizia e per questo passo. Sono davvero emozionato! Nel libro ci sono racconti e frammenti brevi che ho scritto col cuore e spero possano arrivare anche al vostro. Sarei felicissimo se partecipaste a questa mia nuova avventura. Se avete voglia condividete i miei post, frasi del libro e, soprattutto, preordinatelo al link alla fine del post per avere la vostra copia e regalarla a chi volete – anche a chi vi piace e magari non riuscite a dirlo 😉 vi ringrazio in anticipo e spero che sarete in tanti a farmi compagnia !!! Per qualsiasi dubbio contattatemi !! Ad Maiora!! Il vostro Curi.

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