Vorrei dirti (per n. E.)

Vorrei dirti che questo nome che porto, e che da bambino mi creava problemi perché poco comune, ormai mi fa gasare tantissimo e si presta ad un’infinità di soprannomi e nomignoli che mi fanno sentire sempre in intimità con le persone. Vorrei dirti che non ho preso più un paninello all’olio dall’ultima volta che siamo andati assieme al forno, proprio quello vicino a quella farmacia, e abbiamo attraversato la città per tornare a casa. Che ricordo quando volevi comprare le bombette ma poi abbiamo capito che non era il caso. Vorrei dirti che ricordo quando rimasi male per la morte del mio anatroccolo ma so che non è stata colpa tua e che gli hai dato degna sepoltura – alla quale porgevo omaggio quando venivo a casa vostra. Guardo le tue foto sorridenti assieme a me vestito da indiano, e vorrei dirti che quella spina messa male non era stata una mia responsabilità. Ricordo che il tuo rimprovero, seppur amorevole, è stata la nostra ultima vera conversazione. E che questa cosa continua a tormentarmi dopo decenni. Ricordo il nostro ultimo sguardo, il tuo volermi parlare a tutti i costi. E nel mio cuore penserò sempre che volessi dirmi che sapevi che non era colpa mia aver messo la spina della luce in modo sbagliato. E mi va bene così.

Il lungo abbraccio della notte

Il lungo abbraccio della notte
ti prende all’improvviso
quando pensi di non averne bisogno.
Il lungo abbraccio della notte
prende a pugni i sognatori,
accarezza le speranze più nascoste,
ti fa decidere di non decidere.
Il lungo abbraccio della notte
si inebria e ubriaca di oscurità
illuminando ogni voglia distruttrice,
galvanizzandola,
fino a farci dubitare di noi stessi.
Il lungo abbraccio della notte
ti sembra empatico,
ma ti zittisce
quando gli fai notare
come ti fa sentire la sua presenza.
Il lungo abbraccio della notte
non lo vorresti mai,
ma ti lasci scaldare
dal pensiero che almeno questo buio, domani,
ti faccia venir voglia
di volerti un po’ più di bene.

Quella fase

In quella fase in cui sono più gli anniversari

dei compleanni.

Dove le candele spente non sono sulle torte

ma sui marmi.

Dove la terra si spera sia lieve

ma non per piantare fiori.

Nella fase dove chiudi gli occhi,

ti svegli all’improvviso

e non vuoi raccontare cosa hai sognato.

Dove non vuoi dormire

per non dimenticare, per non perdere tempo.

Dove è meglio tardi che mai

ma quando è tardi,

è tardi.

Parabeni, paremale

Ricordo quanto tempo perdessi

a leggere le etichette dei prodotti

del tuo bagno

per trovare il coraggio di parlarti

quando mangiavamo

a casa tua.

Conosco a memoria

la composizione dei profumi che metti

quanta la frutta nel tuo shampoo

e se hai parabeni sulla pelle.

Ma non conoscerò mai

il sapore di un tuo bacio.

Controsenso

Dove avevi messo
passo carrabile,
ci parcheggiavo sempre
il mio cuore.
Dove mettevi un limite
io lo superavo sempre.
Del resto,
anche quando amarti
era controsenso,
io sono andato dritto
per la mia strada.

Indifferenziata

Mi hai gettato
nell’indifferenziata
anche se avevo
gli occhi
umidi
di pianto,
il cuore
di vetro
fatto in mille pezzi
e i miei castelli
di carta
non ancora marciti.

Esplodo

Stringimi forte,

non ho paura di scoppiare.

Sappi che preferisco

farmi in mille pezzi

tra le tue mani,

con il rischio che, se le dita

non sono ben serrate

parti di me

le lascerai sfuggire,

che implodere

lentamente

di solitudine.

Mi rigiro

Mi è capitato di dire tanto,

dire poco.

Di dire cose sbagliate a gran voce,

sminuire quelle giuste.

Mettere da parte chi sono

per chi o qualcosa

che nemmeno io saprei.

Poi,

prima di dormire,

prendo coraggio

e mi rigiro dalla parte bella

di chi vorrei essere.

Playlist aggiornata

Prima noi – sleepless

Quando arrivava la sera, non riuscivo a chiudere gli occhi. E sapevo che non li riuscivi a chiudere nemmeno tu. “E allora se non li chiudi tu, non li chiudo nemmeno io”. Era un po’ come le telefonate tra innamorati: si dice all’altro di chiudere per primo, ma poi nessuno lo fa per non essere il “colpevole”. E così abbiamo passato varie notti insonni, perché sapevamo che l’altro stava aspettando, e volevamo resistere, essere più forti. Perché, in questa assurda gara, la persona che si fosse addormentata prima avrebbe perso. Stavamo solo perdendo sonno, energie. Un orgoglio che, i primi tempi, risultava anche romantico. Poi era diventato estenuante. Ci si scriveva, non per sincerarsi delle condizioni dell’altro, ma per capire chi stesse vincendo. Chi, secondo un criterio assolutamente arbitrario, stesse amando di più. Le persone intorno a noi erano preoccupate, il rendimento al lavoro era bruscamente calato. Ma, soprattutto, nessuno dei due voleva cedere. Tu riuscivi a coprire le occhiaie con il trucco, anche se ti consumavi dentro, io non mi truccavo ma sembrava quasi da macho riuscire a superare questa prova. E non mi importava dell’aspetto. Quando, finalmente ci eravamo davvero consumati ed eravamo stremati e senza forze per amarci, ci rendemmo conto troppo tardi che potevamo incontrarci nei nostri sogni. Se solo l’avessimo voluto. E che non c’era un “prima tu” o “prima io”, ma era, semplicemente “prima noi”.

Playlist aggiornata 🙂

Aspettare

Aspettare qualcuno

che abbia voglia

di spostare le mani

con cui proteggiamo

i nostri occhi.

Qualcuno che

abbia anche la pazienza

di aspettare che si aprano al mondo.

Magari, intanto,

prendendo quelle nostre mani,

un tempo barriere irremovibili,

ad occhi chiusi ma cuore aperto.

Voci precedenti più vecchie

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