Sarebbe così semplice spiegarti tutto. Fatelo capire senza sottintesi. Guardarti negli occhi, invece di arrossire dietro a una battuta idiota.
Ricevere i tuoi complimenti per la mia simpatia e risponderti con un “anche tu non sei male”, quando vorrei disrti che sei il bene. Anzi: il mio benissimo.
Imparare canzoni che posti sui social solo per canticchiarle in tua presenza anche se non sono il mio genere.
Allungare il rientro a casa per stare con te in metro, assaporare i tuoi silenzi mentre guardi fuori dal finestrino.
Sarebbe così semplice. Ho preparato mille lettere, quattrocento bigliettini, fatto prove davanti allo specchio.
Così semplice dirtelo in aeropoto, mentre stai per partire. Sperare in una scena da film dove ti fermi, mi insulti, magari mi schiaffeggi, ma resti.
Invece sto zitto, ti giri, sorridi. Io ti saluto. Tu non ti muovi. Continuo a salutare e mi maledico.
Poi torni. Ma non sei sola. E mentre mi presenti il tuo ragazzo, capisco che di tutto questo lui non sa niente. Ma non è colpa sua.
Torno da solo in metro. Guardo fuori dal finestrino senza te. Prendo il telefono per scriverti.
Non so cosa.
Mi dico che è così che doveva andare: così semplice, per gente complicata come me.