Kenwood o Panasonic

Cosa vuol dire “estate” per me? Potrei dire le peruzze nella borsa frigo, l’anguria più grande della mia faccia. Resistenza estrema al sole e doppi sensi sui vari ghiaccioli.
In realtà, una delle immagini che la rappresenta di più per me, sono io accovacciato davanti allo stereo Kenwood o Panasonic di mio padre mentre perdo interi pomeriggi a registrare canzoni trasmesse alla radio sulle musicassette, che avremmo portato in viaggio con noi.
E in quei viaggi mi sarei sentito fiero di aver contribuito all’atmosfera e al benessere familiare.

Ragazzo egoista al binario

Vorrei dirti che spero che i sedili siano comodi per poter accogliere la tua schiena. Che la temperatura sia giusta, che non sudi e non ti debba coprire. Vorrei dirti che spero arrivi il carrello con qualcosa da bere e qualche snack per allietare il tuo palato. Vorrei dirti questo e altro mentre ti osservo dal binario di questa stazione. Mentre ti vedo cercare il posto che spero tu non troverai mai, perché quello giusto è accanto a me. Vorrei augurarti buon viaggio, mentre asciugo le tue lacrime sulla mia maglietta estiva. Vorrei dirti che il mio petto odora ancora di salsedine e del tuo shampoo, che le mie mani sanno ancora della tua pelle e della crema protezione ottocentomila. Che il tuo pianto è arrivato alle mie labbra, che non hanno mai toccato le tue. Ma io sono solo un ragazzo egoista su un binario, che saluta una ragazza su un treno, con sorrisi di circostanza e un macigno sul cuore.

A/R

Non ci sarebbe bisogno dei ritorni

se non si andasse via.

Dopo tanto tempo posso dire che ho aggiornato la playlist 🙂

Latte intero

Di tutte

le lacrime versate

quelle

per me stesso

sono le poche

di cui son certo

di non pentirmi.

Anche se,

non sempre,

hanno portato

a qualcosa.

Cappotti

Con gli “avrei voluto”

e gli “avrei potuto”

mi son fatto un cappotto

per reggere

gli inverni delle mie delusioni.

Ma,

ti garantisco,

che mi ritrovo

ancora

a sbattere i denti

e gelare

in silenzio.

Mine

Il cuore

è un campo tempestato

di mine disattivate,

posizionate soltanto

per capire

chi è davvero pronto

a rischiare tutto

per ascoltarlo davvero.

Biglietto, prego

Capita nella vita di sentirsi passeggeri di un treno che non siamo sicuri sia il nostro, nonostante abbiamo controllato mille volte il binario, l’orario e la destinazione. E controlli più volte il biglietto, mentre altre persone salgono sul treno e cercano il loro posto e ti senti seduto in quello sbagliato, perché pensi di esserti seduto al loro posto. E resti in ansia e pensi che sicuramente di manderanno via e farai brutte figure e sarai giudicato, finché qualcuno non ti controlla il biglietto e ti dice che è giusto e puoi restare. Quante volte hai aspettato che qualcuno ti desse il suo benestare per sentirti giusto come e dove sei?

Sintetico

A furia di essere sintetico

per rispettare soglie basse

di attenzione

ho finito per preferire

il silenzio.

Ma anche su quello

mi dicono

di tagliare corto.

Tsunami cardiaco

Si dice che, prima di morire,
il cervello mandi una scarica
chiamata tsunami cerebrale che investe tutto il corpo
prima della fine.
Quando finisce una storia
io credo che ci sia una sorta di
tsunami emotivo,
o tsunami cardiaco,
che manda un’ultima scarica
prima della fine
per farci dire che
almeno, fino all’ultimo,
ci abbiamo provato.

A volte

A volte vorresti non avere ragione,

darne a tutti senza pensare.

Ascoltare il tuo cuore che dorme

dopo tanto pulsare.

Ci vorrebbe una vita

dove la causa resta causa

senza aspettarsi alcun effetto.

Una vita di cui sei spettatore

senza pagarne il biglietto

e le conseguenze.

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