Lavatrice

Mi sedevo davanti alla lavatrice mettendo i panni che avevo usato quando stavo con lei.
Impostavo i programmi più aggressivi, quelli più a lunga durata.
Non volevo rimanesse niente di lei, né l’odore né il segno di alcun contatto.
Non mi interessava nemmeno che si scolorissero: anche se fossero diventati grigi tutti i colori mi sarebbe andata bene.
In fondo avrebbe rispecchiato il mio stato d’animo.
Ma i colori restavano.
Gli odori quasi si acuivano come se mi volessero sbeffeggiare.
Solo dopo mesi mi resi conto che non avevo mai messo il detersivo e che, in realtà, non ero veramente pronto a non sentore il suo odore né il suo tocco sulla mia pelle attraverso i miei vestiti.

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Milza e cuore

Giocavo a calcio, ero anche abbastanza veloce. Ma quanto cavolo correvo quando c’eri tu a guardarmi, oh si che correvo. Facevo finta di niente, non ti fissavo mai direttamente. E quando ti giravi da un’altra parte prendevo fiato e mi sentivo male, con la milza che scoppiava e il cuore a mille a causa tua forse più che per lo scatto sulla fascia.
E tu non sapevi niente, venivi con le amiche e vi siedevate sul muretto. Noi tutti volevamo far colpo su qualcuna, e cercavamo di emergere a turno, accordandoci in anticipo.
E mi fa sorridere pensare a questo cameratismo.
E mi fa male la milza e ho il cuore a mille se penso al tuo sguardo e a me che cercavo di dribblarlo inutilmente per non incespicare troppo nei tuoi occhi che forse avevano capito tutto.

Dopotutto

E stai correndo.
Senza fermarti e senza una meta.
Con gli occhi chiusi, pur rischiando di schiantarti contro un palo o contro un muro.
Respiri a pieni polmoni, seguendo il suo respiro accanto al tuo mentre sta correndo.
E se ti dice di andare avanti, fingi che ti si è slacciata una scarpa e aspettala.
Anche lei sta rischiando, non credere.
E pure lei ogni tanto sbircia, perché è umano dare un’occhiata.
Dille quanto è bella la vita accanto a lei.
Diglielo ora.
Apri gli occhi, e dimmi se non è ancora più bella adesso.
Non sei forse innamorato, dopotutto?

Spazi e difetti

Ho bisogno
dei miei spazi.
Quelli
dove ci sei
anche tu.

//

Quando mi ricordo
che non posso averti
penso ai tuoi difetti
per facilitare il distacco.
Il problema
è che amo
anche quelli.

I ragazzi

I ragazzi delle elementari prendono in giro le compagne quando sono interessati, prendono in giro chi sta con le femmine. I ragazzi delle elementari scappano all’uscita di scuola e si girano a guardare le compagne facendo la linguaccia. I ragazzi delle elementari danno un bacio sulla guancia e i genitori battono le mani felici e sorridono, mentre loro non capiscono.
I ragazzi delle medie iniziano a non prendere in giro chi sta con le ragazze ma prendono comunque in giro le ragazze con l’umorismo per farsi piacere. Iniziano a sfiorarle sentendo le farfalle nello stomaco che hanno ali ancora troppo piccole. I ragazzi delle medie accompagnano per un pezzo di strada le ragazze con lo zaino su una spalla, per fare i duri, e tornano a casa con le contratture, mentre le ragazze sorridono facendosi notare. I ragazzi delle medie danno il primo bacio e chiedono se è piaciuto, se si fa così e hanno il chewing gum per coprire la puzza di fumo che fa tanto trasgressione. Gli studenti del liceo vengono in motorino e danno passaggi, poi hanno la macchina e portano alle feste. I ragazzi del liceo saltano la scuola, occupano classi e si fanno eleggere per parlare col megafono e le ragazze li ascoltano. I ragazzi del liceo baciano seduti sul sellino o sui sedili davanti separati solo dalla leva del cambio e dalla paura. I ragazzi dell’università possono scegliere, sono fuori sede o meno, hanno soldi da gestire e non devono aspettare che i genitori siano fuori per fare una festa solo per invitare quella che vogliono ma devono invitare altre 30 persone per non farlo capire. I ragazzi dell’università baciano mentre sottolineano libri di 300 pagine o al portone di casa guardando e agognando un invito.
E poi? E io? Non ho una risposta. Siamo tutti un po’ o per nulla questi ragazzi. So che quando li guardo e ci guardo, mi fa sorridere sentirmi allo specchio. E mi chiedo adesso che ragazzo fossi stato alle elementari, alle medie, al liceo e all’università. E, mentre me lo chiedo, sorrido per le mie e le contratture di tutti noi.

L’ultima con cui fare le cose assieme

Tendenzialmente, in passato, quando guardavo un film pensavo sempre, mi chiedevo quando avevo accanto una donna: “sarà lei la donna con la quale guarderò tutti i film? sarà lei quella che vorrà rivedere i film che mi piacciono? che mentirà e li vedrà anche se non le piacciono?” per poi chiedermi “e come farò se i film non le piacciono?”. Dai film cominciavo a domandarmi se fosse stata l’ultima con cui avrei fatto, l’ultima con cui avrei sentito. Cercavo di capire se erano le persone giuste. Le osservavo di sbieco mentre guardavano i film, cercavo di capire se fossero interessate. C’era chi guardava il film e non capiva niente, chi guardava il cellulare fregandosene e chi sbirciava con la coda dell’occhio verso di me per capire se il film fosse solo il preludio o la scusa per una mossa successiva. C’era chi cercava di sfiorarmi la mano per cercare un contatto fisico che io, pur bramando, non avrei azzardato per colpa della mia timidezza. Vedere i film era un test. Alla fine ho capito che era quella giusta quando mi sono seduto accanto a lei e ho visto il film senza farmi domande. Perché lo sapevo, lo sentivo. E le nostre mani si sono sfiorate perché le cercavamo entrambi, con imbarazzo e dolcezza. E questo film lo riguarderemo ancora. E ancora.

Quando meno te lo aspetti

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Voci precedenti più vecchie

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