Ancora, noi

Vederti,
insignificante per me,
uscire in gruppo,
guardarti,
pettegolezzi,
sempre meno gente in giro,
conoscerti,
poi a casa mia,
uscire da soli,
ancora,
sfiorarsi,
contorni,
parole,
non ti ascolto più,
il vento freme tra i tuoi capelli,
ballare,
abbracciarsi,
scriversi,
arrabbiarsi,
uscire,
ancora,
baciarsi,
e poi,
ancora,
noi.

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La regola del fuorigioco – Andrea Irto [ANTEPRIMA ESCLUSIVA!]

Ho l’onore e il privilegio di ospitare sul mio blog in esclusiva (ascoltabile solo qui proprio proprio eh!) questa canzone di Andrea Irto, una delle 14 del suo nuovo album in uscita il 25 Novembre. Non è fuori tema rispetto al blog, nonostante il titolo che potrebbe portarvi a pensarlo. Ho scelto questa canzone perché mi ha fatto pensare ad alcuni miei ragionamenti sull’amore, sulle relazioni e su quanto chi ci sta accanto è accanto a noi nonostante alcune mancanze. E’ una canzone intelligente, non melensa e che sa di quotidiano. Il sapore che dovrebbe avere qualsiasi rapporto. Eccola qui, e poi alcune riflessioni in merito (senza straparlare) e in fondo anche i suoi dettagli social per stalkerarlo!

Già l’inizio della canzone mi fa riflettere se veramente l’amore e il dolore siano la stessa cosa e a cosa mi sia risposto tutte le volte. La poca coerenza, per fortuna, di quando si manda a quel paese e invece poi si ritorna con parole dolci perché, in fondo, è quella la strada giusta. E poi tutte le volte che, pensandoci, non sono stato all’altezza o non ho fatto quello che ci si aspetterebbe di fare. Come chiamarla amore (perché quello è e lo sai) o portarle un fiore a San Valentino o aiutarla con degli scatoloni da spostare.
La sorpresa? E’ che ci sei tu, che c’è lei. E lei è quella giusta. Non solo perché continua ad esserci ma, come dice il buon Andrea, perché conosce anche la regola del fuorigioco.
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Foglie morte

C’è che mi piacerebbe essere come quella foglia morta che si stacca dall’albero e finisce sui tuoi capelli e tu lentamente mi sposti,seccata e pensierosa. Non vorrei essere il rossetto che porterai,perchè il rossetto si caccia via dopo una bella serata. C’è non mi hai mai chiesto di scriverti niente eppure io continuo a farlo. C’è che mi piacerebbe essere un libro che leggi più volte e sentire i tuoi polpastrelli che mi sfiorano. Quando mi arrabbio vorrei che tu fossi una stella,così lontana e distante dalla mia rabbia. Ma le stelle le vedono tutti e non vorrei che tu diventassi commerciale. C’è che ti voglio e i treni sono troppo lenti e gli aerei troppo poco poetici. Se guardo le coppie in giro per la città penso a noi, aspetto te. C’è che le tue spalle forse hanno bisogno della mia giacca. Lo sai che continuerò a scrivere su di te e magari quando non scriverò più è perchè te lo starò finalmente sussurrando. C’è che queste mie amorevoli e maledette foglie morte continuano a cadere, ma tu non passi mai sotto i miei alberi.

Scontrino

Ho conservato lo scontrino di quando abbiamo cenato assieme. L’ho conservato per paura di dimenticare il giorno di settembre, il terzo di due anni fa?O forse per non dimenticare il meteo instabile di quella giornata con circa 14 gradi? O magari per paura di dimenticare l’ubicazione vicino alla piazza centrale in quella stradina stretta al numero dodici? Certamente temevo di dimenticare gli antipasti di mare, il tuo con più verdure del mio, il mio risotto e le tue tagliatelle, la spruzzatina di limone sul pesce al cartoccio, la tua creme brulee e il caffè che io non ho preso? Forse era rilevante per il numero del tavolo in progressione il quindicesimo e Alberto il cameriere di cui forse non ricorderei il nome. Non so se questi rischi li potrei mai correre. L’ho conservato per ciò che non riporta. Non la data, non il ristorante, nè la via. Non le portate, le salse, i dessert, non il tavolo il cameriere. L’ho conservato per ricordare quel bacio sotto i portici che ti ho dato appena usciti da lì. E forse non serve nemmeno per quello. Ma non mi dispiacerebbe sentire con le mani la carta ormai consumata e ritornare con la mente a quel giorno.

Non posso promettere

Non posso promettere che ti amerò
finché lo vorrai, perché ti amerei
senza il tuo consenso se dovessi
smettere.
E dirò che ho smesso di amarti dopo
questa tua decisione.
Negando che continuo a cercarti nei volti
di chi passa.
E tu negandomi un sorriso qualora
dovessi incrociare il mio.
Nascondendo ad entrambi
il sorriso che nasce nel cuore per il troppo orgoglio.

Il lobo dell’orecchio

Ti tocco il lobo dell’orecchio perché mi rassicura. Mi fa sentire in pace appoggiare l’indice dietro e accarezzarlo con il pollice. Chiamala follia, chiamalo feticismo. Tocco il lobo del tuo orecchio e lo sfrego per esprimere un desiderio. Lo faccio per cercare qualche suono che ti è rimasto impresso, qualche mia parola che non hai ascoltato e la cullo dolcemente con le mie dita senza forzarla ad entrare. Provo a cancellare parole sbagliate che ho detto, lo sfrego forte per chiederti scusa. Accarezzo il lobo del tuo orecchio per dire che ci sono, lo sfioro mentre dormi per non svegliarti ma per non farti dimenticare che il mattino dopo sarò con te. Quando sei pensierosa mi avvicino e azzardo un bacio, non troppo rumoroso per non disturbarti, ma abbastanza vero da farti girare per fartene dare uno sulle labbra. Tocco il lobo del tuo orecchio e quando lo faccio tu sorridi con la coda dell’occhio.
E tutto ciò che ti fa sorridere è buono. E fa sorridere anche me.

Playlist aggiornata!

Ioleggoperché

GENTE DI RIMINI E DINTORNI (o chiunque voglia/possa esserci):
E’ con grande emozione che annuncio la mia presenza al contest “Ioleggoperché” con l’istituto Einaudi-Molinari la cui grandissima gentilezza non ha limiti – oltre che follia (in positivo).
A quanto pare i ragazzi dovranno sorbirsi uno dei miei sproloqui il giorno 28 di codesto mese! Per fortuna si esibiranno anche loro con varie attività per alzare il morale della situazione!
Li ringrazio ancora di cuore e spero che non abbiano a pentirsene 🙂
Venite numerosi!!!!

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