Scontrino

Ho conservato lo scontrino di quando abbiamo cenato assieme. L’ho conservato per paura di dimenticare il giorno di settembre, il terzo di due anni fa?O forse per non dimenticare il meteo instabile di quella giornata con circa 14 gradi? O magari per paura di dimenticare l’ubicazione vicino alla piazza centrale in quella stradina stretta al numero dodici? Certamente temevo di dimenticare gli antipasti di mare, il tuo con più verdure del mio, il mio risotto e le tue tagliatelle, la spruzzatina di limone sul pesce al cartoccio, la tua creme brulee e il caffè che io non ho preso? Forse era rilevante per il numero del tavolo in progressione il quindicesimo e Alberto il cameriere di cui forse non ricorderei il nome. Non so se questi rischi li potrei mai correre. L’ho conservato per ciò che non riporta. Non la data, non il ristorante, nè la via. Non le portate, le salse, i dessert, non il tavolo il cameriere. L’ho conservato per ricordare quel bacio sotto i portici che ti ho dato appena usciti da lì. E forse non serve nemmeno per quello. Ma non mi dispiacerebbe sentire con le mani la carta ormai consumata e ritornare con la mente a quel giorno.

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Non posso promettere

Non posso promettere che ti amerò
finché lo vorrai, perché ti amerei
senza il tuo consenso se dovessi
smettere.
E dirò che ho smesso di amarti dopo
questa tua decisione.
Negando che continuo a cercarti nei volti
di chi passa.
E tu negandomi un sorriso qualora
dovessi incrociare il mio.
Nascondendo ad entrambi
il sorriso che nasce nel cuore per il troppo orgoglio.

Il lobo dell’orecchio

Ti tocco il lobo dell’orecchio perché mi rassicura. Mi fa sentire in pace appoggiare l’indice dietro e accarezzarlo con il pollice. Chiamala follia, chiamalo feticismo. Tocco il lobo del tuo orecchio e lo sfrego per esprimere un desiderio. Lo faccio per cercare qualche suono che ti è rimasto impresso, qualche mia parola che non hai ascoltato e la cullo dolcemente con le mie dita senza forzarla ad entrare. Provo a cancellare parole sbagliate che ho detto, lo sfrego forte per chiederti scusa. Accarezzo il lobo del tuo orecchio per dire che ci sono, lo sfioro mentre dormi per non svegliarti ma per non farti dimenticare che il mattino dopo sarò con te. Quando sei pensierosa mi avvicino e azzardo un bacio, non troppo rumoroso per non disturbarti, ma abbastanza vero da farti girare per fartene dare uno sulle labbra. Tocco il lobo del tuo orecchio e quando lo faccio tu sorridi con la coda dell’occhio.
E tutto ciò che ti fa sorridere è buono. E fa sorridere anche me.

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Ioleggoperché

GENTE DI RIMINI E DINTORNI (o chiunque voglia/possa esserci):
E’ con grande emozione che annuncio la mia presenza al contest “Ioleggoperché” con l’istituto Einaudi-Molinari la cui grandissima gentilezza non ha limiti – oltre che follia (in positivo).
A quanto pare i ragazzi dovranno sorbirsi uno dei miei sproloqui il giorno 28 di codesto mese! Per fortuna si esibiranno anche loro con varie attività per alzare il morale della situazione!
Li ringrazio ancora di cuore e spero che non abbiano a pentirsene 🙂
Venite numerosi!!!!

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Canottiere poco giovanili (5 anni esatti)

Cinque anni fa esatti, seduto su una sedia, con la canottiera poco giovanile, i pantaloncini e tante cose che mi frullavano in testa, decisi di iniziare una nuova avventura. Per non essere prolisso come sempre, lanciai due dadi: due sei. “Queste sono le righe del blog”. Cinque anni fa è nato dodicirighe, da cui parte tutto. Non smetterò mai di ringraziare chi mi ha seguito dal primo momento. Chi mi ha consigliato e criticato. Chi mi ha considerato pazzo nel decidere di pubblicare un libro e chi è venuto alle presentazioni. Ringrazio chi mi ha ispirato a sua e mia insaputa, ringrazio tutte le persone che ho incontrato. Ringrazio le parole gentili, coloro che si sono immedesimati, i messaggoi, i disegni, gli insulti e i troll. Oggi sono cinque anni e sono stati cinque anni pieni e bellissimi che non cambierei mai. L’avventura continua, perché il cuore di un romantico senza speranza non si può fermare qui ma batte sempre. Dodicirighe non è per forza autobiografico, ma sono io. Un abbraccio a tutte/i voi, siete qualcosa di straordinario. Siamo qualcosa di straordinario. AD MAIORA! Il vostro Curi

Ferragosto sei tu

Ferragosto è il falò dove ti ho incontrata. È la birra (la tua) che mi hai offerto e sono io che, noncurante di eventuali conseguenze, la bevo. Non so cosa avesse la tua bocca, quella che avevi appoggiato alla bottiglia, ma sta di fatto che la cercai per tutta la notte.
E la cerco ogni estate, ogni ferragosto, nel falò che faccio nella mia testa ad occhi chiusi, sperando di incontrarti.
Per offrirti la mia birra.
E un bacio.

Baciami

Baciami.
Togliti l’orologio
e baciami,
senza badare al tempo.
Posa quel telefono,
usa la tua mano
per prendere la mia.
Non guardarti indietro,
ma scruta coi tuoi occhi
le parole che non so dirti
e sono proprio qui,
dentro ai miei.

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