Noverighe – la storia siamo noi

Magari
non farò
la storia.
Ma almeno
qualche riga
della tua
fammela scrivere
assieme
a te.

Bugie e fasi

Prima la fase delle promesse.
Poi la fase delle battute innocenti.
Poi la fase delle battute per sondare il terreno.
Poi la fase della paura delle bugie.
Poi la fase del ripasso delle promesse, ché non si sa mai.
Poi la fase delle bugie bianche.
Poi la fase delle bugie che spero non scopra
Poi la fase delle bugie che tanto non mi scopre.
Poi la fase delle bugie che tanto non me ne frega nulla se mi scopre.
Poi la fase delle bugie che si mescolavano alla verità e non erano più bugie ma proprio la tremenda realtà che avevamo costruito, ed era più solida del nostro presente in cui credevamo di essere felici.

Carpe diem posticipato

Mi avevano suggerito
di cogliere l’attimo con te.
Ma io ho preferito
annaffiarlo
e farlo crescere.
Non lo colsi.
E non ti colsi.
Ma le mie radici
le ho messe accanto a te
aspettandoti
impaziente
ad ogni primavera.

Intervista a Radio Radio

Ecco la mia intervista a Radio Radio all’interno del programma byNight Roma!
Buona visione e spero non vi annoierete (dura poco, di più sarebbe stato straparlare! 😉 )

Video

Righe, voce e musica (primo tentativo)

Premete play e chiudete gli occhi 😉
PS la cosa incredibile è che la narrazione registrata è avvenuta prima della scelta della musica, non è stata adagiata alla musica. Ma è stato il contrario.

Video

Il the

Lei faceva un buon the. Aveva portato delle foglie dalla Francia. Non mi sono mai informato se fosse una marca, un tipo, o altro. Non ho mai voluto investigare e scoprire magari che era industriale, contraffatta o illegale. Sono quelle cose che vuoi conservare nel cuore qualunque cosa esse siano. E quel the mi bastava così com’era per credere che fosse speciale e unico, perché era il suo the. E sapevo, anche se in quel momento era il presente, che nel futuro se avessi messo a bollire l’acqua, avessi preso una manciata di foglie, le avessi lasciate unirsi a quell’acqua senza senso e informe, avrebbero reso una massa insignificante e incolore qualcosa che avrebbe portato alla mia mente un miliardo di sensazioni. L’odore di quel the, il sapore. Avrei assaporato i ricordi. E sarei stato felice, per quel “per sempre” momentaneo che ti sembra durare davvero all’infinito, quell’infinito battito di ciglia nel quale ti passa davanti una vita intera vissuta o immaginata.

Piatto dopo piatto

Quella sera che ti portai a cena fuori, non avevo un’idea precisa dei tuoi gusti. Pesce, carne, frutta e verdura, dolce, salato. Scelsi un posto carino che conteneva un po’ di tutto e speravo con tutto me stesso che i miei piatti non fossero piccanti. Sia perché la mia sudorazione per l’emozione era ad alti livelli. E sia per. Beh, basta questo. Mi nascondevo dietro il menu, sperando che scegliessi me tra le varie opzioni, che volessi rischiare prendendo un universo a te sconosciuto, con un passato da raccontare e un futuro da scrivere assieme. E da raccontarci come passato in un futuro ancora più lontano. Ti limitasti ad ordinare un solo piatto inizialmente. Ché non si sa mai. Ci saremmo conosciuti un piatto alla volta, piatto dopo piatto. Parlavo io e mangiavi tu, mangiavo io e parlavi tu. Fui felice di vedere che arrivasti a scegliere il dessert e che, all’uscita del locale, mi dicesti “In realtà, non sono ancora sazia” “Neanche io”. E sapevo che, come me, non parlavi del cibo.

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