Il lobo dell’orecchio

Ti tocco il lobo dell’orecchio perché mi rassicura. Mi fa sentire in pace appoggiare l’indice dietro e accarezzarlo con il pollice. Chiamala follia, chiamalo feticismo. Tocco il lobo del tuo orecchio e lo sfrego per esprimere un desiderio. Lo faccio per cercare qualche suono che ti è rimasto impresso, qualche mia parola che non hai ascoltato e la cullo dolcemente con le mie dita senza forzarla ad entrare. Provo a cancellare parole sbagliate che ho detto, lo sfrego forte per chiederti scusa. Accarezzo il lobo del tuo orecchio per dire che ci sono, lo sfioro mentre dormi per non svegliarti ma per non farti dimenticare che il mattino dopo sarò con te. Quando sei pensierosa mi avvicino e azzardo un bacio, non troppo rumoroso per non disturbarti, ma abbastanza vero da farti girare per fartene dare uno sulle labbra. Tocco il lobo del tuo orecchio e quando lo faccio tu sorridi con la coda dell’occhio.
E tutto ciò che ti fa sorridere è buono. E fa sorridere anche me.

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Baciami

Baciami.
Togliti l’orologio
e baciami,
senza badare al tempo.
Posa quel telefono,
usa la tua mano
per prendere la mia.
Non guardarti indietro,
ma scruta coi tuoi occhi
le parole che non so dirti
e sono proprio qui,
dentro ai miei.

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Astronomia e San Lorenzo

A San Lorenzo
mi hai chiesto di vedere le stelle, assieme.
Ad un certo punto,
notando che ti fissavo,
ti voltasti, forse perché avevi capito
cosa ero venuto veramente a fare
e di quanto poco mi importasse
l’astronomia.
“Siamo venuti a vedere le stelle!”
“Lo so. Aspettavo che ti girassi
per poter esprimere il mio desiderio
guardandole nei tuoi occhi”

La differenza, in meno di dodici righe

La differenza
tra gli occhi tuoi
e quelli di chiunque altra
è che nei tuoi
mi piace perdermi
perché poi
so che vieni a cercarmi.

Ti ho vista

Ti ho vista nascondere i tuoi sogni e le tue paure in un cassetto
ma hai aspettato di essere sicura
che avessi visto dove nascondevi la chiave
prima di andartene via.
So che avrò il coraggio per prenderla,
ma non sarò io ad aprire quel cassetto,
no.
Sarò quello che ti porgerà quella chiave
e sarà accanto a te quando lo aprirai
e ti prenderò per mano,
te lo giuro.
E non te la lascerò mai.

Odori (più di dodici righe)

Odori
dei miei ricordi di bambino
quelli belli
di cadute dalla bicicletta e dalle prime nuvole.
Odori
di prato bagnato d’estate
dopo che l’irrigatore è passato mille volte e mai si asciuga,
e ti viene da tuffarti in quel verde.
Di pane appena sfornato alle sei di mattina, morbido, caldo che ti fa sorridere al primo morso
Di pacco appena scartato
Di carta del libro mai aperto
Di inchiostro, questo inchiostro che uso
per descrivere il tuo odore.
Odori
di ciò che sei stata prima di incontrarmi
di quello che sei quando sei con me
e di tutto ciò che voglio conoscere ancora.
E se l’amore,
quello vero
quello che cerco
potesse avere un odore
sono certo che avrebbe il tuo

Il momento più bello

A te che hai appoggiato la testa sulla mia spalla, ridendo, o forse non lo hai fatto e l’ho solo sperato ma io mi sono appoggiato sul tuo cuore, piano, senza svegliarti. Sono un fan dei sussulti emotivi, dei sentimenti sopiti e poi elettrizzati. A te che mi hai guardato, o forse non lo hai nemmeno fatto nè mi hai visto, ma io ho sbirciato ogni frammento del tuo viso e ho ricostruito un po’ del tuo passato senza che tu avessi aperto bocca. Quella bocca che tanto vorrei. A te che sei perfetta anche se non lo sai.
A te che ci sei, o forse devi ancora arrivare.
Ti scrivo queste parole che probabilmente non leggerai. Ma, anche se non lo farai, te le sussurrerò dai miei occhi.
E, quando mi sorriderai perché non te lo aspettavi, sarà il momento più bello che io abbia mai vissuto.

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