Gli amici di lunga data ricorderanno quanto ho rotto le palle con te. Partendo da una considerazione negativa per la pesantezza, quando ero bambino, sei poi diventato uno degli Artisti che ho usato per le dediche romantiche, con “Vorrei”. Che nei momenti di incazzatura alternavo con “Quattro Stracci”, da dedicare magari alle stesse persone.
Mentre tutti imparavano a suonare la chitarra con La canzone del sole, io mi ero fissato con “Cirano”— su quel SI maggiore che ti costringe al barrè e mi aveva consumato l’indice della mano sinistra.
Quanto ho sudato per “La locomotiva” e ho goduto della poesia ispiratrice di “Autogrill”.
Mi son sento ribelle con “Stagioni” e “Don Chisciotte” e mi son commosso con “Il vecchio e il bambino”.
“Incontro” mi faceva vivere nostalgia di cose che non avevo mai vissuto.
Dovrei citare troppe canzoni, ma lascio un link alla mia playlist con le mie preferite.
Ho avuto la fortuna di vederti dal vivo a Milano, negli anni universitari.
Grazie, caro Guccio.
“E quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare e bere, ma è qualcosa che ti porti dentro — cioè vivere.”
