Se telefonassi

Questo folle sentimento che mi ha avvolta. Queste tue rose, la voglia di vedermi. Quante attenzioni. E mi piacciono, come mi piacciono. Non me lo aspettavo, o forse lo covavo dentro di me e mi piacevano troppo i tuoi messaggi la mattina e la sera per dirlo così presto. Quando mi hai preso la mano quella notte e io ti ho fermato. Ma non sapevo come dirtelo. Spiegartelo. Sono scappata. Sono settimane e non ti rispondo. Potrei giustificarmi dicendo che devi cercare risposte dentro di te, o forse ci siamo posti le domande sbagliate. Ho spento il telefono. Ma, non posso dimenticare il tuo numero. Quante ore al cellulare, quanti sguardi. Se telefonando riuscissi a dirti “non sei tu, sono io”, ti chiamerei. Se io rivedendoti fossi certa che non hai un’altra, ti rivedrei. Se guardandoti negli occhi sapessi che mi hai ancora in testa, ti guarderei. Ma non ho il coraggio di dirmi che questo amore che in te è appena nato per me è già infinito.

(spero che Mina mi perdoni!) PLAYLIST AGGIORNATA!

“Ciao, come va?”

Viveva a qualche chilometro da casa mia. E correvo. Quanto correvo per poter arrivare presto a casa sua e, prima che lei scendesse le scale, agitavo il retro della mia maglietta per non far appiccicare le gocce di sudore. Andavo anche in bici, attraversavo la città, cercavo di passare nelle vie più ventilate per non sudare, mi sedevo in modo che non mi sudasse neppure il sedere. Mi piaceva tantissimo il tragitto da casa mia a casa sua, mi dava il tempo necessario per riflettere su cosa avrei potuto dire, sapendo che non lo avrei mai detto. Tutte le frasi e dichiarazioni coraggiose che mi venivano in mente ad ogni pedalata veniva stravolta dal suo sorriso appena apriva il portone di casa. Penso di aver preparato circa cinquemila discorsi per dirle quanto mi piacesse. I suoi “ciao, come va” non erano come quelli di tutti gli altri, come quelli di un familiare o di un amico. Quando sei innamorato senti queste frasi a delle frequenze differenti, che nessun altro può capire.

Hai mai

Hai mai provato quella sensazione di vuoto quando finisce una serie tv o quando finisce un amore, un’amicizia, qualcosa del genere? Hai mai provato a pensare a tutti i no che hai detto tu invece che a tutti quelli che hai ricevuto, a tutte le porte che tu hai sbattuto in faccia senza farlo apposta? Hai mai pensato che quando quella ragazza ti ha detto di no fosse perché davvero non gli piacessi in quel senso e non perché era cattivo come tutti gli altri? Hai mai provato a stare davvero in silenzio per qualche minuto, a essere davvero te stesso in mezzo agli altri? Hai mai scritto qualcosa senza dover per forza pensare al successo ma solo perché volevi scrivere?  Hai mai visto l’alba da una collinetta, ascoltato il rumore del mare e fatto una buona azione senza davvero averci pensato? Ti stai chiedendo perché io non mi faccia i fatti miei e faccia queste domande ad alta voce. Forse perché è più facile invitare gli altri a farle che farle a noi stessi.

 

the blog is back

Movimento

Si scioglieva i capelli,
faceva quel movimento con il collo per spostarli indietro,
pensando di sistemarli e invece erano ancora più incasinati di prima.
Questa cosa mi faceva impazzire ogni volta che lei lo faceva.
La guardavo
e lei poi cercava il mio sguardo
per capire se avesse qualche ciuffo fuori posto.
Non ebbi mai il coraggio né la voglia di dirglielo
tutte le volte che sembrava che il vento le avesse smosso tutto
o avesse preso la scossa.
Come non ebbi il coraggio di usare la mia mano
per metterle i capelli al loro posto.

Lavatrice

Mi sedevo davanti alla lavatrice mettendo i panni che avevo usato quando stavo con lei.
Impostavo i programmi più aggressivi, quelli più a lunga durata.
Non volevo rimanesse niente di lei, né l’odore né il segno di alcun contatto.
Non mi interessava nemmeno che si scolorissero: anche se fossero diventati grigi tutti i colori mi sarebbe andata bene.
In fondo avrebbe rispecchiato il mio stato d’animo.
Ma i colori restavano.
Gli odori quasi si acuivano come se mi volessero sbeffeggiare.
Solo dopo mesi mi resi conto che non avevo mai messo il detersivo e che, in realtà, non ero veramente pronto a non sentore il suo odore né il suo tocco sulla mia pelle attraverso i miei vestiti.

Dopotutto

E stai correndo.
Senza fermarti e senza una meta.
Con gli occhi chiusi, pur rischiando di schiantarti contro un palo o contro un muro.
Respiri a pieni polmoni, seguendo il suo respiro accanto al tuo mentre sta correndo.
E se ti dice di andare avanti, fingi che ti si è slacciata una scarpa e aspettala.
Anche lei sta rischiando, non credere.
E pure lei ogni tanto sbircia, perché è umano dare un’occhiata.
Dille quanto è bella la vita accanto a lei.
Diglielo ora.
Apri gli occhi, e dimmi se non è ancora più bella adesso.
Non sei forse innamorato, dopotutto?

Spazi e difetti

Ho bisogno
dei miei spazi.
Quelli
dove ci sei
anche tu.

//

Quando mi ricordo
che non posso averti
penso ai tuoi difetti
per facilitare il distacco.
Il problema
è che amo
anche quelli.

Quando meno te lo aspetti

Immagine

Ancora, noi

Vederti,
insignificante per me,
uscire in gruppo,
guardarti,
pettegolezzi,
sempre meno gente in giro,
conoscerti,
poi a casa mia,
uscire da soli,
ancora,
sfiorarsi,
contorni,
parole,
non ti ascolto più,
il vento freme tra i tuoi capelli,
ballare,
abbracciarsi,
scriversi,
arrabbiarsi,
uscire,
ancora,
baciarsi,
e poi,
ancora,
noi.

Foglie morte

C’è che mi piacerebbe essere come quella foglia morta che si stacca dall’albero e finisce sui tuoi capelli e tu lentamente mi sposti,seccata e pensierosa. Non vorrei essere il rossetto che porterai,perchè il rossetto si caccia via dopo una bella serata. C’è non mi hai mai chiesto di scriverti niente eppure io continuo a farlo. C’è che mi piacerebbe essere un libro che leggi più volte e sentire i tuoi polpastrelli che mi sfiorano. Quando mi arrabbio vorrei che tu fossi una stella,così lontana e distante dalla mia rabbia. Ma le stelle le vedono tutti e non vorrei che tu diventassi commerciale. C’è che ti voglio e i treni sono troppo lenti e gli aerei troppo poco poetici. Se guardo le coppie in giro per la città penso a noi, aspetto te. C’è che le tue spalle forse hanno bisogno della mia giacca. Lo sai che continuerò a scrivere su di te e magari quando non scriverò più è perchè te lo starò finalmente sussurrando. C’è che queste mie amorevoli e maledette foglie morte continuano a cadere, ma tu non passi mai sotto i miei alberi.

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