Mi rigiro

Mi è capitato di dire tanto,

dire poco.

Di dire cose sbagliate a gran voce,

sminuire quelle giuste.

Mettere da parte chi sono

per chi o qualcosa

che nemmeno io saprei.

Poi,

prima di dormire,

prendo coraggio

e mi rigiro dalla parte bella

di chi vorrei essere.

Playlist aggiornata

Prima noi – sleepless

Quando arrivava la sera, non riuscivo a chiudere gli occhi. E sapevo che non li riuscivi a chiudere nemmeno tu. “E allora se non li chiudi tu, non li chiudo nemmeno io”. Era un po’ come le telefonate tra innamorati: si dice all’altro di chiudere per primo, ma poi nessuno lo fa per non essere il “colpevole”. E così abbiamo passato varie notti insonni, perché sapevamo che l’altro stava aspettando, e volevamo resistere, essere più forti. Perché, in questa assurda gara, la persona che si fosse addormentata prima avrebbe perso. Stavamo solo perdendo sonno, energie. Un orgoglio che, i primi tempi, risultava anche romantico. Poi era diventato estenuante. Ci si scriveva, non per sincerarsi delle condizioni dell’altro, ma per capire chi stesse vincendo. Chi, secondo un criterio assolutamente arbitrario, stesse amando di più. Le persone intorno a noi erano preoccupate, il rendimento al lavoro era bruscamente calato. Ma, soprattutto, nessuno dei due voleva cedere. Tu riuscivi a coprire le occhiaie con il trucco, anche se ti consumavi dentro, io non mi truccavo ma sembrava quasi da macho riuscire a superare questa prova. E non mi importava dell’aspetto. Quando, finalmente ci eravamo davvero consumati ed eravamo stremati e senza forze per amarci, ci rendemmo conto troppo tardi che potevamo incontrarci nei nostri sogni. Se solo l’avessimo voluto. E che non c’era un “prima tu” o “prima io”, ma era, semplicemente “prima noi”.

Playlist aggiornata 🙂

Aspettare

Aspettare qualcuno

che abbia voglia

di spostare le mani

con cui proteggiamo

i nostri occhi.

Qualcuno che

abbia anche la pazienza

di aspettare che si aprano al mondo.

Magari, intanto,

prendendo quelle nostre mani,

un tempo barriere irremovibili,

ad occhi chiusi ma cuore aperto.

Proverbi 2.0

Diamo tempo al tempo

perché non sappiamo darne a noi stessi,

e siamo così altruisti

da regalarglielo per poi lamentarci.

Calpestiamo l’erba del vicino

anche in autunno,

perché non importa che sia verde

ma che sia di qualcun altro.

Il rosso della sera

sulle tue gote:

lì sì che il nostro tempo

ben spera.

Troppo pieno

Di parole non dette

per paura di rimangiarsele,

di stelle non guardate

perché solo quelle cadenti hanno valore,

di aquiloni che non volano

per non rischiare di schiantarsi al suolo,

di sguardi che non si incontrano

per non dare spiegazioni a quegli incroci involontari,

di tramonti oscurati dalle tapparelle

di albe evitate per non svegliarsi

di nuvole non richieste

è troppo pieno il nostro cielo.

Dislessia d’amore

La mia dislessia in amore
mi ha sempre portato
a dirti
che ti armo
che mi panchi
e ti tornei.
Ma se tu avessi voluto
avresti capito
senza lasciarti scappare
facendomi annegare
nei miei silenzi
senza errori.

Una scusa (nell’attesa)

Ci siamo incontrati da bambini, in una di quelle situazioni imbarazzanti nelle quali i genitori si conoscono e ti obbligano a presentarti, spingendoti a nasconderti dietro di loro e biascicare un “ciao…”. Da dietro le gambe di tua madre io già avevo capito tutto. Non perché fossi un bambino sveglio, ma perché il cuore era puramente a mille e mi diceva che eri tu. Eravamo nella stessa classe alle elementari, e io giocavo con le figurine mentre tu sicuramente parlavi dei massimi sistemi con le altre compagne. Però a casa tornavamo insieme e, per attraversare la strada, mi prendevi la mano. E io inventavo scorciatoie che in realtà si rivelavano percorsi pieni di attraversamenti pedonali. Solo per prenderti la mano. Solo per avere questa scusa. Ho obbligato i miei genitori ad iscrivermi alle stesse scuole medie, ma non avevi più bisogno della mano per attraversare. Sentivo che non avevi più bisogno che ti invitassi a casa per mangiare quando i tuoi genitori non c’erano. Non avevo scuse per averti vicina e mi feci da parte per tre anni. Al liceo andai al classico anche se odiavo greco e similari, ma tu eri bravissima. Mi feci bocciare e ti chiesi di darmi ripetizioni. Solo per avere una scusa per stare con te. E quando sbagliavo mettevi la tua mano sopra la mia, come quando dovevo attraversare la strada. Stavo male al pensiero che ti piacesse il mio migliore amico, ma ti dissi che ti avrei aiutata a conquistarlo. Scrissi ogni giorno qualche idea per farti avanti. Ti ho aiutata quando dovevi sposarti con lui, per avere sempre la solita scusa per far parte della tua vita. Ti ho aiutata a traslocare e la tua mano sfiorava la mia quando sollevavo scatoloni pesanti. Ho fatto tutto questo per avere una scusa. E queste scuse sono finite tanto tempo fa. Ma le uniche scuse che devo fare sono al mio cuore puro di bambino che ho continuato ad illudere fino a diventare vecchio, nell’attesa di avere una scusa per poterti dire quello che volevo dirti nascosto dietro le gambe di mia madre e prenderti la mano per attraversare la vita insieme.

(Per tutte le volte che)

Per tutte le volte che ti sei sentita sbagliata,
che non ti hanno fatta sentire importante,
che hai nascosto i tuoi desideri per non essere giudicata
o perché hai pensato di poter aspettare,
senza accorgerti che il tempo era passato
e nessuno fa arrivare il tuo turno.

Per tutte le volte che
“mi piaci così come sei però”
“non cambierei niene però”

Però, forse, dovresti stare zitto.

E tu non far passare nessuno davanti ai tuoi sogni, nemmeno se sono più piccoli
(come quando fai passare avanti qualcuno al supermercato).

Scegli

Scegli te stesso
prima di essere scelto,
ma non nasconderti
quando scegli anche tu.

Scegli il sorriso
dopo aver pianto,
ma piangi se lo vuoi
senza nasconderti dietro un sorriso.

Scegli l’attesa
agli amori facili,
ma scegli l’amore
al non rischiare mai.

Bonus track

Ci scambiavano musicassette per condividere la nostra passione per la musica. Io avevo anche una passione per lei, ma non sapevo come dirglielo. Così, tra canzoni impegnate, inserivo anche qualche pezzo romantico. Quasi come fosse un errore e lei non dovesse darci peso, anche se speravo che lo desse. Tutto il peso possibile. E lei mi regalava musicassette con musica jazz, niente di romantico. Un giorno, quando avevo ormai perso le speranze, arrivai per caso alla fine della musicassetta e sentii una voce. Era la sua voce che cantava una canzone d’amore. Io che pensavo di aver usato invano chilometri di nastro per incidere messaggi nascosti, mi ritrovai a consumare la sua bonus track. E quando ci vedemmo, ci guardammo negli occhi. Ma la timidezza ci vinse. E continuammo a scambiarci musicassette. Io con canzoni d’amore nascoste in mezzo a quelle impegnate e lei impegnandosi a nascondere la voce del canto del suo cuore alla fine delle musicassette.

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