Coda dell’occhio

Ricordo che più passava il tempo, più mi sentivo a mio agio ma anche sempre più vicino all’abisso.
E io in quell’abisso ci stavo già guardando anche con gli occhiali per avere un ultra HD versione ultra tridimensionale, come se non bastasse la visione normale.
Quando inizi a pensare che ti stai facendo male, senza sentire realmente male dentro di te, non riesci a scegliere di abbandonare quel dolore. Forse per curiosità, forse per masochismo. O per pura incoscienza.
Ecco che continui a guardare quell’abisso. E continui a fare quella cosa che fai sempre con la coda dell’occhio: guardi sperando di non essere guardato. Ma l’abisso ti guarda.
E ti sorride anche.
E ha il sorriso più bello che tu abbia mai visto.

Playlist aggiornata

Con un po’ di ritardo

Con un po’ di ritardo, per problemi tecnici del blog, festeggio i suoi sei anni di vita – che in realtà sono stati ad agosto.
Ho ripercorso un po’ alcuni post vecchi ma soprattutto i commenti e, devo dire, che ne è passata tantissima di acqua sotto i ponti.

Un gigantesco grazie a tutti voi che mi avete sostenuto e sostenete. Il blog mi era mancato. Ogni tanto mi manca, è una sensazione strana. E’ come quando senti la mancanza di qualcosa che non hai mai avuto, in questo caso la senti per qualcosa che hai.

Gli altri canali social che utilizzo per scrivere hanno più visibilità in termini numerici, stanno cominciando ad avere una loro storia. Ma nulla potrà mai sostituire questo blog. E i numeri, come sapete, non sono mai stati importanti.

Anzi, solo il dodici, direi.

Cliccando sui link di tante persone che commentavano all’inizio il blog mi sono accorto che non esistono più i loro e mi ha messo un po’ di tristezza. Ricordo ancora che leggevo ogni mattina sui mezzi tutti i pensieri, le frasi e lo scambio di battute.

Bene, come al solito ho straparlato.

Mi resta sempre una cara vecchia domanda: Masticone, dove sei??

Anche per tutti gli altri che ci sono stati e ci sono, grazie davvero.
Avete spazio per commenti nostalgici o meno, ma anche il silenzio ha il suo valore.

Ad maiora

Il vostro Curi (da quant’è che non mi firmavo così?)

La sensazione è un po’ quella

La sensazione è un po’ quella di quando uscivi coi tuoi, eravate con loro amici, e combinavi qualche casino. A quel punto ti guardavano e non dicevano niente, ma c’era stata quell’occhiata e tu sapevi. E facevi di tutto per rimediare, chiedevi scusa con occhi, bocca, orecchie. A volte funzionava, ma sapevi che ci sarebbe stato il rischio di un rimprovero successivo. E quando non succedeva nulla, ma eri rimasto con ansia e sudorazione tutto il tempo, rimanevi deluso per quel fumo e niente arrosto. La sensazione con lei quella sera era la stessa. Avevi fatto un casino col cuore, lei lo sentiva e poi tutto quel tempo a guardarvi, a fare smorfie. Contrariamente alla situazione familiare, speravi che la serata finisse presto per. E invece, tutto quel tempo, tutti quegli sguardi e quella sudorazione e ansia, erano finiti in un niente. Solo che almeno con i genitori c’è sempre quel punto in cui dici “siamo andati avanti”. Al plurale. Invece, con lei, tutto fumo e tu arrosto.

Playlist aggiornata

Simply Red

Ti avevo intravista alla pineta, quella con il bar dove gli adulti prendevano il caffè che per me era proibito tanto quanto un bicchiere di birra. Suonavano alla radio i Simply Red con “If you don’t know me by now”. Tu spiegavi ai tuoi qualcosa e ti vedevo impegnarti, gesticolare mentre io, nel frattempo, inciampavo immaginandoci in una palestra tipo quelle americane da ballo di fine anno, con i tetti alti, le luci fighe e i canestri senza palloni da tirare. Io, te e i Simply Red: io che ti pesto i piedi mentre balliamo in mezzo a quei bicchieri rossi che si vedono in quei film. Il mio rito di iniziazione al mondo dell’amore sarebbe stato il nostro primo bacio. Il sogno di una sera afosa che sembrava così reale tanto che stavo per ballare col lampione del viale. Ma proprio quando pensavo di avvicinarmi a te, ecco ritornare alla realtà dove tu eri già andata via e io sbattevo contro un lampione. Ma ti rivedrò. Al prossimo ballo di fine anno dove tutto può succedere per davvero.

Playlist aggiornata!

Se telefonassi

Questo folle sentimento che mi ha avvolta. Queste tue rose, la voglia di vedermi. Quante attenzioni. E mi piacciono, come mi piacciono. Non me lo aspettavo, o forse lo covavo dentro di me e mi piacevano troppo i tuoi messaggi la mattina e la sera per dirlo così presto. Quando mi hai preso la mano quella notte e io ti ho fermato. Ma non sapevo come dirtelo. Spiegartelo. Sono scappata. Sono settimane e non ti rispondo. Potrei giustificarmi dicendo che devi cercare risposte dentro di te, o forse ci siamo posti le domande sbagliate. Ho spento il telefono. Ma, non posso dimenticare il tuo numero. Quante ore al cellulare, quanti sguardi. Se telefonando riuscissi a dirti “non sei tu, sono io”, ti chiamerei. Se io rivedendoti fossi certa che non hai un’altra, ti rivedrei. Se guardandoti negli occhi sapessi che mi hai ancora in testa, ti guarderei. Ma non ho il coraggio di dirmi che questo amore che in te è appena nato per me è già infinito.

(spero che Mina mi perdoni!) PLAYLIST AGGIORNATA!

“Ciao, come va?”

Viveva a qualche chilometro da casa mia. E correvo. Quanto correvo per poter arrivare presto a casa sua e, prima che lei scendesse le scale, agitavo il retro della mia maglietta per non far appiccicare le gocce di sudore. Andavo anche in bici, attraversavo la città, cercavo di passare nelle vie più ventilate per non sudare, mi sedevo in modo che non mi sudasse neppure il sedere. Mi piaceva tantissimo il tragitto da casa mia a casa sua, mi dava il tempo necessario per riflettere su cosa avrei potuto dire, sapendo che non lo avrei mai detto. Tutte le frasi e dichiarazioni coraggiose che mi venivano in mente ad ogni pedalata veniva stravolta dal suo sorriso appena apriva il portone di casa. Penso di aver preparato circa cinquemila discorsi per dirle quanto mi piacesse. I suoi “ciao, come va” non erano come quelli di tutti gli altri, come quelli di un familiare o di un amico. Quando sei innamorato senti queste frasi a delle frequenze differenti, che nessun altro può capire.

Hai mai

Hai mai provato quella sensazione di vuoto quando finisce una serie tv o quando finisce un amore, un’amicizia, qualcosa del genere? Hai mai provato a pensare a tutti i no che hai detto tu invece che a tutti quelli che hai ricevuto, a tutte le porte che tu hai sbattuto in faccia senza farlo apposta? Hai mai pensato che quando quella ragazza ti ha detto di no fosse perché davvero non gli piacessi in quel senso e non perché era cattivo come tutti gli altri? Hai mai provato a stare davvero in silenzio per qualche minuto, a essere davvero te stesso in mezzo agli altri? Hai mai scritto qualcosa senza dover per forza pensare al successo ma solo perché volevi scrivere?  Hai mai visto l’alba da una collinetta, ascoltato il rumore del mare e fatto una buona azione senza davvero averci pensato? Ti stai chiedendo perché io non mi faccia i fatti miei e faccia queste domande ad alta voce. Forse perché è più facile invitare gli altri a farle che farle a noi stessi.

 

the blog is back

Movimento

Si scioglieva i capelli,
faceva quel movimento con il collo per spostarli indietro,
pensando di sistemarli e invece erano ancora più incasinati di prima.
Questa cosa mi faceva impazzire ogni volta che lei lo faceva.
La guardavo
e lei poi cercava il mio sguardo
per capire se avesse qualche ciuffo fuori posto.
Non ebbi mai il coraggio né la voglia di dirglielo
tutte le volte che sembrava che il vento le avesse smosso tutto
o avesse preso la scossa.
Come non ebbi il coraggio di usare la mia mano
per metterle i capelli al loro posto.

Lavatrice

Mi sedevo davanti alla lavatrice mettendo i panni che avevo usato quando stavo con lei.
Impostavo i programmi più aggressivi, quelli più a lunga durata.
Non volevo rimanesse niente di lei, né l’odore né il segno di alcun contatto.
Non mi interessava nemmeno che si scolorissero: anche se fossero diventati grigi tutti i colori mi sarebbe andata bene.
In fondo avrebbe rispecchiato il mio stato d’animo.
Ma i colori restavano.
Gli odori quasi si acuivano come se mi volessero sbeffeggiare.
Solo dopo mesi mi resi conto che non avevo mai messo il detersivo e che, in realtà, non ero veramente pronto a non sentore il suo odore né il suo tocco sulla mia pelle attraverso i miei vestiti.

Dopotutto

E stai correndo.
Senza fermarti e senza una meta.
Con gli occhi chiusi, pur rischiando di schiantarti contro un palo o contro un muro.
Respiri a pieni polmoni, seguendo il suo respiro accanto al tuo mentre sta correndo.
E se ti dice di andare avanti, fingi che ti si è slacciata una scarpa e aspettala.
Anche lei sta rischiando, non credere.
E pure lei ogni tanto sbircia, perché è umano dare un’occhiata.
Dille quanto è bella la vita accanto a lei.
Diglielo ora.
Apri gli occhi, e dimmi se non è ancora più bella adesso.
Non sei forse innamorato, dopotutto?

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