Con un po’ di ritardo

Con un po’ di ritardo, per problemi tecnici del blog, festeggio i suoi sei anni di vita – che in realtà sono stati ad agosto.
Ho ripercorso un po’ alcuni post vecchi ma soprattutto i commenti e, devo dire, che ne è passata tantissima di acqua sotto i ponti.

Un gigantesco grazie a tutti voi che mi avete sostenuto e sostenete. Il blog mi era mancato. Ogni tanto mi manca, è una sensazione strana. E’ come quando senti la mancanza di qualcosa che non hai mai avuto, in questo caso la senti per qualcosa che hai.

Gli altri canali social che utilizzo per scrivere hanno più visibilità in termini numerici, stanno cominciando ad avere una loro storia. Ma nulla potrà mai sostituire questo blog. E i numeri, come sapete, non sono mai stati importanti.

Anzi, solo il dodici, direi.

Cliccando sui link di tante persone che commentavano all’inizio il blog mi sono accorto che non esistono più i loro e mi ha messo un po’ di tristezza. Ricordo ancora che leggevo ogni mattina sui mezzi tutti i pensieri, le frasi e lo scambio di battute.

Bene, come al solito ho straparlato.

Mi resta sempre una cara vecchia domanda: Masticone, dove sei??

Anche per tutti gli altri che ci sono stati e ci sono, grazie davvero.
Avete spazio per commenti nostalgici o meno, ma anche il silenzio ha il suo valore.

Ad maiora

Il vostro Curi (da quant’è che non mi firmavo così?)

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Momento revival di dodicirighe (vi)

Mentre bevevo una tisana stasera mi son detto: perché no? Perché no. Forse.
E questo post è del marzo dell’anno scorso. Buona lettura, se non lo conoscete, o rilettura 😉

La verità
La verità è che eravamo assortiti male fin dall’inizio. Lo dico con voce normale, senza gridare, ormai non serve. Lo dico a me stesso, a chiunque mi è intorno. La verità è che era tempo. Tempo perso, tempo di cambiare, nuvoloso da tempo. La verità. Te la dico guardandoti negli occhi, un po’ lucidi. La verità è che i litigi non erano più qualcosa che teneva vivo il nostro legame, ma un veleno che agiva lentamente. La verità, te la dico prendendoti la mano, è che per come eravamo fatti, anzi ero fatto io, la passione scaldava il cuore ma aveva fatto terra bruciata intorno e dentro di noi. Non era rimasto molto. Qualche frase scritta in pezzi di carta, luoghi comuni che ormai non volevamo più visitare. La verità, te lo dico girando un po’ lo sguardo, è che pensavo fossi tutto ma non lo eri. E lo so che era lo stesso per te. Ma la verità, che ora dico sottovoce nella mia mente, è che se mi chiedessi di ritornare io – forse – ritornerei.

Momento revival – primo racconto del libro

Riprendendo in mano il libro – non lo faccio mai se non quando mi fanno domande su cose specifiche o per essere sicuro di averlo scritto davvero – mi sono chiesto perché avessi iniziato con questo racconto.
La risposta? Un sorriso.
Ma la curiosità mi ha spinto a chiedermi quale fosse stata la reazione-risposta di chi ha iniziato il libro.
Chissà 😉

Senza indugi, mi ributto – sperando che vogliate accompagnarmi – in questo momento revival di un post del 31 Gennaio 2014 e che fa iniziare “Dodicirighe” in versione cartacea (escludendo il racconto-incipit).

Permesso – Trenino di legno
Ancora me la ricordo, la prima volta. No, a dire il vero non ricordo la prima volta che ci siamo incontrati. Ricordo la prima volta che mi hai distratto dai miei pensieri. Una vera e propria distrazione. Senza chiedere il permesso, sei entrata in questa stanza piena di ingenuità, gioventù e pensieri triviali. Muovevo il mio trenino di legno carico di sogni, con l’altra mano muovevo le corde delle mie passioni di quel presente, che ora sembra lontano. Ti sei seduta accanto a me, e non hai detto una parola. Io non ti ho prestato attenzione. Ci è voluto un po’ prima che mi girassi e ti notassi. Tu eri interessata al mio trenino, io ti guardavo con la coda dell’occhio. Eri parte della mia nuvola confusa di conoscenze. Ma io per te non lo ero. E così hai preso il mio trenino di legno. Senza chiedere il permesso. E io, ingenuo e giovane, te l’ho lasciato prendere. E mi sei entrata nel cuore e ci sei rimasta. Senza chiedere mai il permesso.

Per info sul libro e su dove acquistarlo… andate due post fa o nella sezione “il libro” o qui sulla destra 😉 Natale si avvicina!

Ma poi (lettera che non ti ho mai scritto) – oltre le dodici righe

Questo post era stato pubblicato su un altro blog dal nome “A più mani” che, purtroppo, non c’è più. Il testo va oltre le dodici righe usuali, ma penso mi perdonerete – come accade quando sforo – perché un numero diverso non poteva averne. Qualcuno lo conoscerà già, altri no. In più stavolta c’è la canzone nella playlist, e vi auguro buona lettura e buon ascolto 😉

“La lettera che non ti ho mai scritto ha il sapore dei baci mai dati. Delle parole rimaste in gola.
Se sono qui, con la mia penna in mano, è perché dopo tanti anni per le mie dita non era stato sufficiente sfiorare la tua pelle o toglierti il cioccolato dal lato destro delle tue labbra. Per anni avrebbero voluto di più. Avrebbero voluto sfiorarti i capelli, spostarli dal tuo viso. Ma poi. Questo era il mio vero problema: cosa avrei fatto dopo. Mi sono trascinato per tanto tempo per cercare la situazione perfetta per agire. La battuta giusta da fare. I centimetri giusti per non sbagliare. E non ho fatto niente. Ho continuato a pulirti il viso se ti sporcavi, a ingoiare parole affogando tra la paura, la vigliaccheria e l’incertezza del poi.
Ho provato a scriverti tante volte, perché sono più bravo nel silenzio. Ma poi – ecco che ritorna – mi domandavo cosa avresti potuto rispondermi.
Ora sono qui a chiedermi se tutte le volte che avevo i capelli davanti agli occhi anche tu avresti voluto spostarmeli ma ti chiedevi del poi. Se le macchie della giacca che mi pulivi erano un po’ come le tue labbra per me. Ti scrivo adesso perché so che non potrai rispondermi. Perché fino all’ultimo la paura mi ha comandato. Perché procrastinare era quasi affascinante. Perché quando ho letto il manifesto e ho ricevuto la telefonata di tuo fratello in lacrime ho smesso di chiedere. Perché non c’era più un poi, ed è stato maledettamente più facile scriverti.
La lettera che non ho mai scritto avrei voluto avesse una diversa conclusione. Ma ho capito troppo tardi che al cuor non si domanda.

Sarò sempre a un passo da te e spero che anche tu non sarai troppo distante da me.

Con amore e senno di poi,
C.”

Momento revival di dodicirighe (V)

Mi sono tornate in mente, tra colombe, pastiere e uova di cioccolato (non si è mai troppo grandi!), tutte le volte che mi ero deciso a parlare con una donna per dire tutto. Tutti i preparativi, la ricerca di spontaneità in pensieri che avevo elaborato da tempo, gli auto-schiaffi in faccia nei momenti di dubbio e di paura. Per poi.
Beh, vi lascio alla lettura di questo post di un po’ di tempo fa nel mentre che smaltite i cibi festivi! Cliccate il titolo di seguito:

E finalmente te lo dico

Momento revival di dodicirighe (III)

L’avete atteso, l’avete temuto, l’avete rinnegato. Ora ce l’avete: il terzo momento revival!
Per festeggiare i 700 follower (grazie a tutti!!) vi propongo un pezzo di un po’ di tempo fa: il ricordo dell’ultimo saluto dato prima di una partenza. Sarà vero, sarà inventato? Come sempre, è un mistero! 😉
Cliccate il titolo qui sotto e buona lettura:

L’ultima sera (Salutarti)

Momento revival di dodicirighe (II)

Eccoci al secondo appuntamento revival, sempre a orari serali.

Ho apprezzato il vostro supporto per questa idea, ed eccomi a riproporvi un pezzo di qualche tempo fa (come dire: ve la siete amorevolmente cercata! 😉 ) Era il Marzo del 2013.  Cliccate qui sotto e… buona lettura o ri-lettura!

Fuso oraro

Voci precedenti più vecchie

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