Hamburger

Credevo di averla persa per sempre. Poi ho ordinato un hamburger. Era lì, dall’altra parte della strada. Cappello buffo. Accento straniero. Gli occhi di chi non vuole essere trovata. E io che fissavo il menu come se potesse salvarmi. Avevo deciso di non innamorarmi più. L’avevo deciso quella mattina. L’avevo deciso seriamente. Poi lei aveva abbassato lo sguardo ridendo e io avevo dimenticato tutto. Non le dissi niente. La accompagnai cinque minuti a piedi fino al portone. Letteralmente cinque minuti. In salita però. Mi manca ancora quella sera in cui non è successo niente. Forse perché quel niente, col tempo, è diventato tutto.

È una storia vera. Quasi.

(di)struggo

Se fossi stata inafferrabile, sarebbe stato più semplice.
La coscienza trova pace con ciò che non si può toccare.
Ma tu ti lasci sfiorare,
e io non voglio smettere.
Quando ti sento mia,
a un soffio da un bacio
o una promessa che profuma di futuro,
scivoli via.
Ed è lì che mi (di)struggo.

Glycerine

Mi manca tutto ciò che non ho ancora vissuto con te. E’ una nostalgia strana, che non so addomesticare: tu esisti – ma ciò che mi spezza sono i tuoi baci che non conosco, le tue carezze mai sentite, il tuo profumo immaginato.

La teoria quantistica non mi consola. Non mi bastano gli altri universi in cui, forse, ci siamo incontrati. Perché, in quei mondi, non ci sono io. Non quello vero.

Mi chiedo se sia possibile.

Ma se il cuore lo sente, allora la risposta è già sì.

PLAYLIST AGGIORNATA 🙂

Che sa di cuore

Tra risate e racconti, segreti sussurrati e gusti musicali diversi.
Tra le lotte contro il sonno, solo per dirsi “ti amo” prima di dormire.
Tra ricordi che fanno emozionare, sull’orlo del pianto.

A dispetto dei chilometri, di ciò che è giusto, usuale o normale.

Penso, e mi dico: “è successo proprio a me”.

Ti ritroverò, chiudendo gli occhi,
tra le pieghe del mio bacatissimo e romantico cervello,
che sa tanto di cuore.

Al tuo “come stai”

risponderò sempre “tutto bene”.

So che non siete abituati a contenuti multimediali, ma ogni tanto va bene uscire dal seminato. Chiaramente il testo è tutto mio, per le immagini mi sono affidato al web dopo un’affannata ricerca tra mille fonti e scarse skills di montaggio. Per la voce, beh, trucchi del mestiere 😉

PS non so per quale motivo, quando si preme play, non sempre il video parte dall’inizio. In caso scorrete la barra tutta a sx. All’inizio c’è il titolo, non potete sbagliare 🙂


Più ciechi che romantici

Ci trovavamo in mezzo a tante persone, con luci basse e un semibuio studiato per creare atmosfera, che però stava rendendo tutti più ciechi che romantici.
Con un lento che non mi piaceva nemmeno – ma che mi è impossibile dimenticare – e addosso un maglione di 3-4 taglie più grande di me.
Barba da finto ex-sbarbatello, capello corto insensato per quelle temperature.
Sguardo per sembrare misterioso, ma che ti faceva sembrare intronato.

Amici che avrebbero dovuto accompagnarti a casa e invece sparivano chissà dove con chissà chi.

“Ma davvero, loro? Sono sicuro che non hai visto bene, cazzodici”.

Invece è proprio dove e con chi nessuno penserebbe all’amore che l’abbiamo trovato.

Strano a dirsi, quando tutto ormai filava sotto la luce più luminosa dell’universo, ad eccezione di qualche nuvoletta che – erroneamente – ritenevo più Fantozziana che temporalesca, abbiamo mandato tutto a puttane.

Febbre, maledetta febbre

Febbre, maledetta febbre che ti aveva impedito di uscire con me
per una semplice – e credevo innocua – passeggiata come tante altre.
Se avessi lasciato la mia mano, o non l’avessi nemmeno presa,
se non mi fosse balenata l’idea di venirti a trovare,
palesemente sprovvisto di poteri taumaturgici
ma pieno di confusione tardo-adolescenziale,
starei ancora scorrazzando col mio motorino
in cerca di me stesso o di qualcuno con cui prendermela.
Eppure, son felice di essermi schiantato contro di te, mia unica direzione possibile.

Stampino originale (ma allora?)

Sbarazzarsi di me, del ricordo che hai di me, è facile a dirsi e a farsi: ho commesso tanti sbagli, ho più difetti di quanti ne possa avere l’uomo peggiore con cui pensavi di stare insieme. 

Lo so che è così, che ci hai sbattuto la testa mille volte: su quanto avresti voluto che migliorassi, col mio potenziale infinito e mai sfruttato.

Per paura, pigrizia o chissà cosa mi potesse mai passare per la testa che non fosse allineato con il tuo modo di vedere la vita.

Sulle influenze che potevo avere sulla tua gioventù in fiore, brillante di paillette, ricchi premi e cotillon che stonavano con i miei percorsi, che disegnavo ancora come montagne da elettrocardiogramma degne delle abilità artistiche di un bambino dell’asilo.

Sicuramente oggi hai accanto chi è riuscito a entrare nello stampino originale.

Quello che avevi disegnato per me, e in cui non sono mai riuscito a entrare, pur provandoci con compromessi e promesse che si sono rivelate vaghe e deleterie.

A me sta bene avere il record di occasioni sfumate. Perché sono quelle che il tuo cuore – che comanda oltre il tuo cervello e la tua razionalità fasulla – farà fatica a dimenticare.

E quando ti tornerò in mente – anche se con disprezzo – non potrai nascondere il sorriso per quelle poche ma intensissime e ineguagliabili sensazioni che ti ho fatto provare.

E nessuno, al diavolo l’umiltà, potrà mai farti provare.

Ma, allora, se è davvero così: perché sono solo io dei due quello che ricorda ancora?

Automobile sentimentale

Era stato un lungo viaggio, finito da tanto e forse troppo tempo.

Ma era come se non riuscisse a sbarazzarsi dell’automobile con cui l’avevano fatto: la teneva nascosta in garage, sotto quintali di polvere.

Ed era come se non volesse accettare che non esisteva più la marca di benzina con cui fare il pieno.

Si era sempre concessa di sedersi lì dentro, provando ad abbassare i finestrini per far entrare un po’ d’aria nuova nelle loro vite adulte – e forse mature.

Ma la manovella era incastrata. E non c’era elettricità per muoverli automaticamente.

Avrebbe voluto suonare il clacson per avere la sua attenzione, ma non sapeva di non c’entrare più niente con il percorso che lui stava facendo. E non sarebbe stato giusto.

Avrebbe tentato di pulire il parabrezza per vedere più chiaramente cosa poteva riservare il futuro. Anche solo un incontro casuale tra un milione, come era successo a loro, in un posto dove nemmeno voleva trovarsi.

Ma era tutto spento.

Le sarebbe piaciuto girarsi verso il lato passeggero e vederlo accanto, sorridere, mettendo la mano sulla sua mentre cambiava marcia.

Per davvero. E non come le false promesse che gli avevo fatto.

Ma poi si ricordò che, pur avendo la patente, non aveva mai guidato.

E per questo che decise scendere da quella vecchia macchina, abbandonare l’idea di un nuovo viaggio e ammettere ciò che aveva finalmente imparato.

Qualcosa di diverso dal lieto fine cinematografico: continuare ad amare, ma lasciare andare.

Playlist aggiornata 🙂

So che non ricorderai

So che non ricorderai di quando eri stesa sul letto e volevi dormire.
Io mi sono avvicinato, ti ho vista con gli occhi chiusi e ho desiderato darti un bacio come nelle favole.
Ma invece sono scappato via, come un bambino.

So che non ricorderai di quando sono tornato una seconda volta. Sembravi ancora addormentata, ma le tue palpebre tremavano leggermente e con un filo di speranza ho creduto che stessi sognando di me.

So che non ricorderai di quando sono tornato una terza volta. Avevi gli occhi aperti, mi guardavi forse per aspettarmi, forse per capire la mia prossima mossa.
Ti ho sussurrato un “Ehi”, con un tono da macho un po’ goffo, e tu – sì, proprio tu – mi hai risposto “Ehi”.

So che non ricorderai che ci siamo guardati. Tu mi hai chiesto: “Che cos’è che vuoi?”, con dei puntini sospensivi che accarezzavano le mie labbra.

E io ti ho baciata, senza scappare.

Forse è stato uno dei baci più belli della mia vita.
E anche se non ricorderai nulla di tutto questo, lasciandolo sbiadire come una cartolina mai inviata, non preoccuparti: fingerò di non farlo anche io. Proprio come adesso.

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