Nel modo più intenso possibile

Mi chiedo come avrei vissuto questo periodo se fossi stato un ragazzino nella mia vecchia città. Seduto alla scrivania di camera mia, sotto la quale mi nascondevo quando ero ancora più piccolo, ascoltando qualche automobile svoltare la curva dietro casa e il vento che smuoveva l’albero altissimo di fronte. Mi sarei probabilmente girato verso il poster di Che Guevara di mio fratello appeso al muro o avrei perso tempo fissando il pavimento composto da riquadri di varie forme e colori, cercando di unirli mentalmente per formare dei volti, immaginando dei dialoghi tra quelle composizioni. Avrei fatto sopra e sotto col mio letto a castello, ogni tanto assopendomi per la noia e fissando le mensole della stanza piene di libri fingendo di riuscire a leggerli e conoscerli guardando semplicemente il dorso della copertina. O indovinando il titolo dal loro colore esterno. Avrei ascoltato i passi dei miei genitori, il telegiornale o il suono dello sfogliare delle loro riviste. Mi sarebbe sembrata un’estate infinita. Avrei scelto il bagno in fondo al corridoio e non quello più vicino, per poter fare due passi e vedere le altre stanze silenziose. Avrei aspettato di sentire il primo bambino scendere in cortile per chiedere a mia volta il permesso. Avrei perso tempo che, guardandolo adesso, mi sembra invece vissuto nel modo più intenso possibile.

Hai mai

Hai mai provato quella sensazione di vuoto quando finisce una serie tv o quando finisce un amore, un’amicizia, qualcosa del genere? Hai mai provato a pensare a tutti i no che hai detto tu invece che a tutti quelli che hai ricevuto, a tutte le porte che tu hai sbattuto in faccia senza farlo apposta? Hai mai pensato che quando quella ragazza ti ha detto di no fosse perché davvero non gli piacessi in quel senso e non perché era cattivo come tutti gli altri? Hai mai provato a stare davvero in silenzio per qualche minuto, a essere davvero te stesso in mezzo agli altri? Hai mai scritto qualcosa senza dover per forza pensare al successo ma solo perché volevi scrivere?  Hai mai visto l’alba da una collinetta, ascoltato il rumore del mare e fatto una buona azione senza davvero averci pensato? Ti stai chiedendo perché io non mi faccia i fatti miei e faccia queste domande ad alta voce. Forse perché è più facile invitare gli altri a farle che farle a noi stessi.

 

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Il mio lieto fine – sipario

La ballerina che ballava sulle mie parole, che si muoveva tanto dolcemente quanto con decisione, che respirava la stessa aria e non guardava dov’ero io perché sapeva già che non mi sarei mosso, quella ballerina non sei più tu.
Che invece danzi attorno al mio cuore, con dei passettini lo circondi, senza far rumore, e dolcemente lo fai a pezzi con una spaccata che non avevo mai pensato facesse parte del tuo repertorio.
Non hai nemmeno fatto l’inchino prima di uscire, non hai aspettato gli applausi per lo spettacolo che sei stata – e lo sei stata nonostante tutto.
Sei fuggita.
Ma io, anche se a pezzi, sono riuscito a chiudere il tuo sipario.
Ed è stato il mio lieto fine.

E’ notte – video

Spero che il video possa piacervi, fatemi sapere mi raccomando! 🙂
E grazie per il vostro supporto, siamo arrivati a 10k followers su Instagram!!! Grazie grazie grazie!!!

Video

Il riflesso perfetto

Ti sei buttato,
hai preso la carta peggiore – un 2 di picche.
Ti senti pirla, coglione.
Ci sta. Puoi dirlo forte.
Dillo almeno una decina di volte.
Poi chiudi gli occhi e pensa al coraggio che hai avuto,
alle volte che non hai detto nulla e ti sei lasciato sfuggire tutto.
Torna davanti a quello specchio,
non dire niente.
Prova a sorridere di quel sorriso coglione.
Arriverà qualcuno che non giocherà a carte coi tuoi sentimenti.
E sarà il riflesso perfetto in quello specchio.

Maledetta timidezza

Sei in tutte le canzoni
che non so scrivere
ma che canto nella mia testa
quando mi sei accanto.
Sei in tutte le lettere
che non oso mandarti
ma che lancio
come aerei
in giornate senza vento.
Vorrei baciarti,
sarebbe tutto più chiaro.
Maledetta timidezza.

Seconda

Non perché sei la seconda allora sei meno importante. Non perché sei la seconda allora avrò meno amore da darti, meno sorprese da farti o meno sorrisi da regalarti. La cronologia di arrivo nel mio cuore può scombussolare interi palazzi e intere stanze dove ho sistemato in maniera confusa i sentimenti, dove ho raccolto manuali di comportamento per piccoli universi in formazione. Però in effetti, sai, è un vantaggio essere seconda: so trattenermi meglio se sbatto col dito nello spigolo e tu sei lì che mi guardi e ridi. Saprò qualche canzone in più, memore delle prime che ho cantato. Ma il tuo sorriso sarà un diverso sorriso, il tuo pianto un pianto diverso, i tuoi sogni sono sogni diversi.
Ti guardo, ti prendo in braccio e ho sempre paura di farti cadere. E questo, forse, è il modo in cui ti saprò amare: con la stessa paura e la stessa preoccupazione che ho avuto con chi è arrivata prima di te. Ma solo cronologicamente e mai in classifica. C’è comodamente posto per due per sorrisi, pianti, pappe, corse, scossa, buietti e molto altro che dovrà ancora venire e non mancherò di esserci.

Causa misunderstanding, specifico: è dedicato alla mia seconda nipote. Né figlia né altro tipo di donna 😉

Dedicato a lei, L., arrivata per seconda qualche anno fa.
Per leggere il primo dedicato alla prima –> https://dodicirighe.com/2013/11/19/fragole-e-dita/

Voci precedenti più vecchie

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