La mia partenza – Cordiali saluti

Carissima, so quanto fosse stato difficile scrivermi quelle pagine, e mi sono reso conto che non ho mai risposto. Ho vissuto la mia vita, e forse ho creduto che fosse la risposta migliore. Ricordo come sentivo il rossore delle tue gote man mano che leggevo la lettera ed ero in partenza. Mi fa strano non conoscere più il tuo indirizzo. Non sapere dove spedire qualcosa o dove sorprenderti semmai volessi farlo. Eccomi in questo Settembre. Penso alle foglie in autunno che si incastrano sotto le ruote della valigia e non ti fanno andare avanti. Ti trascini ma le ruote sono ferme. Fai fatica. Devi sollevare tutto quel peso. Ecco i ricordi, quelli che ho di te: foglie in perenne autunno che si infilano nelle ruote della mia valigia quotidiana e mi fanno slittare su un marciapiede che, almeno in teoria, potrebbe essere senza alcun ostacolo emotivo. Eppure, non ho mai pensato di cambiare strada o di evitare questi alberi ingialliti. E mi chiedo. Ti chiedi? Cordiali saluti.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Cara amica

Cara amica, con cui per tanto tempo ci siamo soltanto scritti come se fosse qualche secolo fa quando era l’unico modo per comunicare. Sai, cara amica, non l’ho fatto con molte altre. Forse con nessuna. Cara amica, 60minuti di metro per vederti un paio d’ore l’avrei anche fatto per un amico, ma non so se svegliarmi alle 6 anche. Cara amica, per te avevo sempre l’ansia mi dicessi no ai pochi inviti che ti ho fatto, ma per fortuna mi è andata bene e gongolavo per mesi. Cara amica, che ci siamo ritrovati come quei due al balcone di Verona, sul mio letto a castello con me in piedi su una sedia e tu sdraiata, aspettando che ti addormentassi salvo poi mandarmi via con le tue labbra sulle mie. Non penso altre persone lo abbiano mai fatto così amorevolmente. Cara amica, che mi hai tenuto per mano e hai appoggiato la testa su di me. Cara. Amica. Cara amica, mi son dimenticato quello che volevo dirti. Ti lascio indovinare. Ci puoi arrivare. Io, invece, mi fermo qui.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Non fiori ma tachipirine

Potrei stare qui a dire che il vento le soffiava tra i capelli mentre eravamo in bicicletta. Un tipico cliché romantico. O che una delle sue ciglia era sulla guancia e gliel’ho tolta io perché lei non la trovava su mie indicazioni. Che abbiamo guardato le stelle assieme, e camminato così vicini da annullare qualsiasi concetto di distanza. Potrei dire queste cose, e forse sono anche accadute. Ma il vero momento per me, quello in cui ho capito tutto, è stato quando le ho portato la tachipirina a casa mentre era a letto malata, coi capelli scombinati, il pigiama di lana totalmente antiestetico, di quelli che nascondi ai non-familiari e le ho baciato la fronte sudata mentre si nascondeva per la vergogna e per gioco ma quando le ho detto che me ne andavo per lasciarla riposare mi ha stretto la mano e si è addormentata subito senza lasciarmi andare perché anche mentre sognava di essere in salute, col vento tra i capelli, con le ciglia sulla guancia e sotto le stelle, voleva che ci fossi io.

Playlist aggiornata con una versione diversa di un grande classico dei Beatles! Buon ascolto e buon inizio di Agosto 😉

Righe e gironi

Le righe dei miei messaggi sono sempre state più delle tue. Scrivevo divine commedie e tu rispondevi con ermetismo. Sorrisi e poche parole. Mi scusavo per la lunghezza ma a te piaceva. Chissà se eri sincera. Dopo tanto tempo, pianificammo di reincontrarci. Più il giorno dell’incontro si avvicinava, più le tue righe aumentavano. E io provavo a scriverti di meno per farle combaciare, ma poi mi ritornava la voglia di dire dire e dire ancora. Ci incontrammo. E io rimasi spesso senza parole, mentre tu dicevi divine commedie. I giorni dopo il distacco, le tue righe diminuivano, mentre le mie erano sempre di lunghezza dantesca. Ti chiedevo scusa e tu continuavi a perdonarmi, sincera o meno. Ma tutto quello che volevo, beh lo sapevi. E sarebbe anche bastato un silenzio convincente per farmi capire e farmi smettere di camminare in questo girone infernale di poche parole e sorrisi fatti di due punti e parentesi mai veramente chiuse.

Playlist aggiornata, una delle mie canzoni preferite in assoluto. Purtroppo non c’era la singola canzone (parte al minuto 24), per cui ho potuto scegliere solo il punto di inizio del video ma non la fine. Capirete da soli, e spero vi piacerà 😉

La sveglia

Sapevo che stava per volgere al termine. Questo periodo benedetto dal caldo insopportabile e gocce di sudore che la rendevano a suo modo attraente. L’alba del nostro incontro era già lontana, i giorni hanno poche ore quando li riempi con battiti rapidi per l’emozione di averla vicino. Verso pomeriggio speri che il tempo si fermi, ma hai l’adrenalina che fa scorrere gli attimi e sai che c’è la sera dove tutto ciò che non è successo speri che accada. Non vuoi guardare le lancette, perché sembrerebbe troppo reale, e tu vuoi far finta che non ci sia un giorno dopo. Che sia il giorno del giudizio, che sia questo ed è così: infinito e con lei. E’ sera tarda ormai, e anche se le persiane sono chiuse senti che la notte sta abbracciando le case tra cui la tua. Non voglio scegliere l’ora in cui far finire tutto. Ti avvicini, può succedere di tutto. Non guardarlo ti prego, non il polso. Troppo tardi. Sento il bip della sveglia. Siamo già su pianeti diversi. Domani, nella stessa realtà. Per stanotte, lasciami qui.

Playlist aggiornata! “Gossip!”: ascoltavo questa canzone mentre scrivevo questo pezzo sulla mia Moleskine, compagna di penna 😉

Strano (senza speranza)

E’ stato strano vederti nella mia città. Nella città dove ho mosso i primi passi, dove ho avuto le prime cadute e ricadute. E’ stato strano vederti parlare con gli amici di una vita, di cui tu non hai fatto parte. E’ stata strana la naturalezza con cui hai camminato per le strade dove ho preso altre per mano, dove la mia mente da romantico senza speranza si stava formando mentre andavo a scuola. E tu, che hai percorso con me questo viale dei ricordi, tu sei stata perfetta mentre io balbettavo storie assurde, sotto i colpi di un altro sentimento senza speranza che cresceva e mi faceva sentire come quando, da adolescente, incespicavo tra battiti del mio cuore e delle ciglia di ragazze intorno a me. E’ stato strano finché non ho capito che ti sei appropriata della città, delle sue ultime immagini, delle strade che avrei ripercorso, di quel punto dove tu e quell’altro dove noi. Di tutto ciò che ero e del perché sono così. Ma tu, tu per me resti un mistero. Ed io, un romantico senza speranza.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Binario 24

Binario 24, paghi tu o pago io? Andiamo alla macchinetta, infili la tua carta. Non offrire, mi dici. Avrei voluto continuare ad offrirmi ma ero squattrinato. Binario 24, aspettiamo il treno. E’ diretto, mi chiedi, non fa fermate? No nessuna, però se vuoi ci fermiamo qui. Ridi. Il biglietto va bene? Il controllore mi guarda, forse ha capito ma dice che è valido. Magari anche lui sa che è il momento di partire, di lasciarti andare. Siamo sul treno. La velocità ci permette di guardare il panorama senza soffermarci troppo su dettagli o sbavature, guardando il complesso e nel complesso penso che scorre tutto troppo veloce senza fermate intermedie. Sospiri. Abbandonato il binario 24 da tempo, siamo arrivati. Sali sull’aereo, senza fermate intermedie per te, che puoi far scivolar via tutto mentre saluti da lontano. Il mio treno di ritorno, invece, è un regionale che si ferma ogni cinque minuti facendomi ripensare a te, che hai fatto capolino al mio binario 24. Senza fermate intermedie.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Crema solare

Una volta arrivati a mare, mi tolsi la maglietta di fretta, perché non avevo un fisico interessante da mostrare in moviola. Tu avevi il costume intonato al mio. Le ferite sotto l’ombelico e nelle gambe tradivano la tua età, in cui io supponevo fossi capace di rimuovere i peli superflui. Ma non te ne curavi affatto, e a mare eri comunque la più bella di tutte le depilate e disastrate. Con molta naturalezza mi chiedesti di spalmarti la crema sulla schiena. Il sole era forte ed eri bianchissima, come me. Per farmi passare l’imbarazzo ti chiesi di raccontarmi qualcosa della tua vita mentre cercavo di non lasciare parti scoperte. Sia per evitare un tuo rimprovero, sia perché mi piaceva accarezzarti. Mi raccontavi tante cose e io, con metodo e decisione, ti spalmavo la crema che sembravo un pittore. A fine giornata non ti abbronzasti, perché 200ml di crema avevano creato una barriera pazzesca, mentre io mi ritrovai col tubetto vuoto, la pelle e il cervello cotti al sole e il cuore pieno di te.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Ricorderò

Mi ricorderò dei teli da mare stesi in cucina. Mi ricorderò di quei capelli bagnati, arruffati, che si muovevano nell’aria con grazia. Mi ricorderò di quando ci si è incrociati nei corridoi, di come ci si nascondeva quando ci si lavava i denti. Mi ricorderò della buonanotte in cui da una guancia all’altra c’era quell’attimo eterno di voglia di fermarmi nel mezzo. Mi ricorderò di quegli occhi, che mi facevano sentire un’isola in mezzo al mare. Mi ricorderò di come andavo nella mia stanza e tu in quella degli ospiti e io speravo che venissi da me. Che ti sentissi incompleta. Mi ricorderò che ho bevuto un bicchiere di acqua ghiacciata e coraggio mai avuto. Mi ricorderò che avevo finalmente smesso di aspettare e di chiedermi se anche tu vagavi per la stanza in attesa, se saresti venuta a salvarmi su quell’isola nei tuoi occhi. So che potrò ricordarmelo perché nel mio cuore è già successo. E chissà se anche nel tuo.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Strade – mi

La strada del caffè marocchino e non venezia. La strada delle case che ho cambiato. La strada di quando chiamavo prima di un esame. La strada che ti voglion mettere i braccialetti perché è gratis. La strada che percorrevo quando non facevo gli esami. La strada coi trans che c’erano anche di inverno e con la neve. La strada del tram che prendevo mentre le scrivevo quell’sms. La strada del parco che non si faceva di notte. La strada degli happy hour. La strada coi cinesi e i noodles. La strada del caffè e del più e del meno. La strada della carezza involontaria. La strada dei panzerotti. La strada che “sapessi!”. La strada con la valigia ogni estate. La strada fatta di lacrime, sudori, sorrisi, baci, speranze e sogni che se ci sono buche è di quelli infranti ma vai tranquillo che è quella giusta da percorrere anche se ci sono semafori rossi di memorie che preferiresti prendere una multa piuttosto che fermarti ma quando scatta il verde sei sollevato e vai. Sapendo che tornerai.

Secondo racconto della serie 😉 SPlaylist aggiornata! Buon ascolto 🙂

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