Oltre 400

Come per il titolo e la struttura di questo spazio, avevo tirato a sorte per decidere quando ringraziare pubblicamente tutti voi.

Ebbene,era venuto fuori il numero 400. Stavolta non è stato un dado, altrimenti ci avrei impiegato un sacco ad arrivare a questo numero. Ho aperto un libro e questa era la pagina – un libro bello grosso.

Grazie da parte mia e dei miei protagonisti per tutte queste visite, commenti, apprezzamenti e critiche! Beccatevi un pezzo di me (dovrei inventare una forma di strip-blog, ma non sono certo aumenterebbe il numero di lettori per ogni traguardo…).

Seconda lettera di Edmund

Ciao cara cara Jeanne,

sono Edmund.E’ passato un pò di tempo da quando ci siamo visti e sento di dover giustificare il mio silenzio  penso tu meriti una spiegazione penso tu ci sia rimasta male ho pensato di scriverti per non perderci. Dopo la festa di Eloise sono stato contento che abbiamo fatto quella gita di un giorno solo. Speravo fossimo solo io e te   Se non ci fossero stati anche i tuoi amici Mi ha fatto piacere conoscere i tuoi due amici, anche se uno dei due parlava poco. Dato che siamo in palazzi vicini, ma forse non vuoi vedermi  sono sicuro che capiterà di beccarci. Tra poco ci saranno le vacanze e rientrerai a casa per un pò, ti auguro di rilassarti e andare a quel paese.

– Ma che diavolo sto facendo? – Strappò la lettera

Per leggere la prima lettera di Edmund: https://dodicirighe.wordpress.com/2012/09/04/prima-lettera-di-edmund/

Google yourself

“Devo riuscire a dimenticarla”.Bob aveva un’insistenza e un’ossessione che lo portavano molto lontano dal suo obiettivo. Così, un giorno mentre era al pc, cominciò a scrivere sulla barra del motore di ricerca:
– come dimenticare una donna            cancella.
– se una donna non si fa viva                cancella.
– evitare di innamorarsi                         cancella.
– essere cinici e bastardi                        cancella.

“Non esiste google broken heart?!”.Dopo un attimo di disperazione, capì di star cercando le cose sbagliate. “So cosa ritrovare” Prese un respiro profondo e digitò

– robert morgan                                       invio.

forsedodici

“Se una donna dice no, è no”
“Si, ma veramente di solito è: se dice no è si, se dice si è no”
“La maggior parte delle volte sa esattamente cosa vuole”
“Mhm..ma in passato a me è successo..”
“Nemmeno il passato di verdure si può ripetere allo stesso modo”
“E’ troppo netta questa cosa, le persone sono flessibili e cambiano idea”
“Ma tu vorresti stare con qualcuno che prima dice una cosa e poi cambia idea? Voglio dire, mettila così: ti dice no, tu insisti e dice si. La cosa ti fa piacere.Supponi che tu le chiedi nel tempo, per gioco o seriamente, se ti ama e lei continua a dirti si.Poi a un certo punto dice no. Ti piace? Comunque, cosa ti ha risposto?”
“-Forse-, quindi a cosa corrisponde?”
Lei fece un no con la testa.

Prima lista di Edward

“Tu che ci sei passato, come hai fatto ad andare avanti senza lei?”
“Beh, caro mio, ho una lista per te con obiettivi da completare in quest’ordine per andare avanti:
– cancella il suo numero e non usarlo mai
– sposta le sue foto che hai nel pc in tante sottocartelle una dentro l’altra
– rivisita i posti che hai visto con lei, quelli fattibili, con altre persone
– evita di nominarla
– restituiscile i regali o mettili in posti assurdi
– strappa la pagina dei libri che ti ha regalato dove c’è la dedica

“E ha funzionato con te? ”
“Il suo numero di cellulare è troppo facile da ricordare.”

Mente, occhi, cuore e ragione.

Albert aveva atteso tanto. Il suo cervello non voleva risposte. Ma la mente, mente.
Arrivò a fare idiozie: darsi delle scadenze. “Se non mi risponde entro tre giorni, è finita”. Ma arrivato il giorno, tutto slittava per giustificazioni anche surreali: “saranno arrivati gli alieni dalle sue parti”, “non avranno inventato la penna”, “si è tagliata tutte le dita della mano”.
Ma in fondo la cosa che gli faceva più male non era l’assenza di parole stampate che suggerissero un suo interesse, ma l’aver compreso a distanza di tempo che l’aveva dipinta con gli occhi che non aveva più avuto da molto.Gli occhi lucidi, gli occhi dello sguardo “da pesce lesso”.  Gli occhi che non voleva più avere.
Gli occhi del cuore.

Il cuore conosce ragioni che la ragione, in fondo, conosce da sempre.

Pioggia

Era sotto l’ombrello di un autunno piovoso che era nata quella strana sensazione. Lei, ingenua, si lasciava scostare i capelli dagli occhi e accarezzare le mani. Lui, ingenuo, percorreva con le dita i contorni del suo viso come un pittore senza sapere che stava dipingendo qualcosa di importante.

Dopo anni si ritrovavano sotto la pioggia, una pioggia diversa, pesante e tagliente.
“So cosa vuoi fare”, disse, “fallo e basta”.
“Come puoi saperlo?”

“Dicevi sempre che <l’uomo che ama davvero una donna non le dice di non piangere, ma sostiene le sue lacrime offrendo la sua spalla e la sua mano>. Per questo so cosa significa incontrarci in questo giorno di pioggia questa volta”

Prima lettera di Edmund

Mia cara Jeanne,

sono Edmund.Ci siamo beccati incontrati alla festa di Eloise lo scorso venerdì.  Oggi mi trovo a scriverti di me   di noi perchè avevo bisogno di esprimerti la mia gratitudine dirti che mi sono innamorato alcune cose che non ero riuscito. C’è stato qualcosa nei tuoi occhi che mi ha ricordato la mia ex ha fatto scattare qualcosa in me. Una molla Una passione sfrenata Una sensazione che non so spiegarti, ma che ho deciso di condividere con te. So che mi prenderai per un folle,  posso dire che non ci conosciamo, ma se avessi potuto ti avrei chiesto di fuggire via con me per andare in luoghi che neanche io conosco.”

– Che idiozia, sono un uomo non una femminuccia. – Strappò la lettera.

caffè delle dodici

Ogni giorno, alla stessa ora, Erik si reca a quel bar. “Il caffè fa schifo!”, contestano sempre i suoi amici. Lui è troppo discreto per ammettere la vera ragione della sua abitudine.
Ogni giorno, alla stessa ora, Marika porta il caffè al tavolo di Erik. L’imbarazzo tra i due è così grande che si scambiano guance che arrossiscono piuttosto che sguardi.
Un giorno, alla stessa ora, Marika è sovrappensiero e, come accade a volte, il miscuglio di desideri inconsci si tramuta in azioni che avremo voluto fare da sempre e da lucidi non riusciamo. E così invece di uno, porta due caffè al tavolo di Erik. Fa per andar via ma lui la chiama
“Scusami…”, dice, “… deve esserci un errore: ci sono due espressi”. In quel momento, voltandosi, realizza lo sbaglio e con voce flebile si scusa senza guardarlo.
E lui, sorridendo: “Io so che tu lo prendi macchiato”.

Un cappello di ricordi

Si lasciava cullare dai ricordi di quella sera in cui tutto poteva immaginare tranne di incontrare lei, con quel buffo cappello.In quel solo momento, in quell’istante, aveva deciso che quella piccola figura era intelligente e interessante. Senza nemmeno averci scambiato una parola. Così si avvicino e oscurò il suo amico alto quasi due metri. Lo scansò semplicemente parlandogli sopra e introducendosi “Ciao, mi chiamo Pablo. Ti sta bene il cappello!”.                                                 Parlarono e lui non riusciva a staccare gli occhi dalle sue labbra. Se li sarebbe fatti mangiare e avrebbe continuato a lasciarla parlare con la bocca piena.
Quando lei cominciò a salutare per rientrare a casa, anche lui cominciò a congedarsi e, nonostante lei abitasse accanto, le offrì un passaggio “ma tu abiti da tutt’altra parte, dovrai fare il giro!”. Non sarebbe stata la prima volta che l’avrebbe sentito dire, e mai le diede occasione per smettere di dirlo.

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