Cliché

Caro amico mio, sapevo che mi avresti scritto ancora sull’amore. Pensavo fossi stato chiaro, ma so che è un argomento ricorrente nella vita e non si può sfuggire. Sarò duro. Mi chiedi sui cliché dell’amore. Ci sono. Le cavolate sull’essere diverso, sul non andare nello stesso modo di altri. Convincersene è un reato. Non è il buono a vincere, non è vero che i soldi non contano, che la bellezza interiore conquista e quella esteriore può non esserci. Non è vero che non faresti tutto per qualcuno che ami, o che quando sei stato mollato non hai riprovato almeno una volta a rimettertici assieme. Non è vero che quando ci si molla lo si fa per essere liberi totalmente, ma per riempirsi di qualcun altro. Se si fa qualcosa “per noi”, lo si fa per sè perchè è inclusa nel noi. Non è vero che esistiamo solo noi per la nostra metà, ma ce ne sono altre in giro, probabilmente più compatibili ma non individuate.  L’amore è per sempre, ma non sempre per la stessa persona.

Cento pezzi

Paul aveva speso quei 100 pezzi (non importa la valuta) perchè voleva andare in un posto. Quello dove avrebbe sconfitto i fantasmi del passato e del “forse”: il luogo dove lei abitava. Ci aveva impiegato settimane a decidersi e, come qualcuno scrisse a proposito di una follia su cui poi si riflette, una volta spesi quei soldi e ottenuto il pezzo di carta che gli avrebbe permesso di spostarsi, quello che gli pareva un gesto romanticamente eclatante si era trasformato in una fesseria. Ecco la follia cosciente che si tramuta nella realtà che non si vuole. Decise di non partire, ma non c’era nessuna tristezza nella sua scelta. Si era davvero liberato dei fantasmi del suo passato. Forse aveva solo bisogno di avere la reale possibilità di incontrarli, e quel biglietto non convalidato gliel’aveva data. Erano i 100 pezzi miglior spesi, e utilizzati a suo dire, della sua vita. Si sentiva libero dalle catene senza aver utilizzato le chiavi che aveva comprato per aprirle. Era lui la chiave.

Taxi driver

Joshua aveva un motto <Conosci te stesso attraverso il mondo>. Viaggiava. Mai relazioni. Ma Joshua si era innamorato. Di una tassista. Quella che, dopo la prima volta casuale, aveva cercato sempre di beccare all’aeroporto quando rientrava alla base. Natasha non si truccava per il lavoro. Ma, dopo quella prima volta casuale, cambiò. E lui la guardava nello specchietto, e con una smorfia giudicava i cambiamenti del make-up. Lei lo notava, e sorrideva, prendendo nota mentalmente. Erano appuntamenti riflessi in 15cm di vetro, che per loro aveva la stessa atmosfera del lume di candela. Non si erano mai guardati direttamente. E Natasha aveva questa strana fantasia: che un giorno le chiedesse di scegliere un posto dove conoscersi davvero.  Quel giorno arrivò: “Buongiorno, allora… la porto a casa?” Lui sorrise nello specchietto: “Mostrami la tua casa. Non il posto in cui vivi, ma quello a cui appartieni*”. E lei, voltandosi, spense il tassametro e partì.

*citazione tradotta dall’originale inglese della canzone dei Toad the wet sprocket – Something to say

Mezzi

Era indeciso. Come sempre. Non si trattava della scelta tra un “si” o un “no”. Non era la scelta del vestito, del profumo, nemmeno delle parole. La scelta difficile era come: come raggiungerla? Sembra una domanda stupida al giorno d’oggi: rapporto qualità/prezzo, statistiche sulla sicurezza e feedback di altri clienti. Ma per lui non era così. Esclusa la nave, la scelta era tra aereo o treno. “In aereo arriverei subito e non vedo l’ora di rivederla, il finestrino è così piccolo che non c’è abbastanza spazio per fantasticare; col treno ci impiegherei un pò di più, ma avrei il tempo di ambientarmi all’idea di rivederla, ricordare i bei momenti, immaginarci in uno di quei paesaggi che passano davanti ai miei occhi.Potrei prenotare il ritorno in aereo così, se va male o se va bene, non avrei il tempo di dannarmi o avere nostalgia. O forse la velocità è solo un palliativo temporaneo e avrei bisogno del treno per dimenticare o assaporare, a seconda dell’esito. Che fare?”

Follia

“Anche io, caro amico mio, ho avuto momenti di esitazione tra una cosa sensata e una follia. L’esitazione uccide l’azione molto spesso, e diventi un cuore sedentario, più che solitario. Ho avuto molte storie, ma in una o due ho fatto veramente delle pazzie. La mia definizione di pazzia per amore? Qualcosa che ho fatto senza pensarci. Senza pensare a come, senza pensare alle conseguenze, ma soltanto avendo in mente lei. Lo sai anche tu, il grande errore è farsi la domanda se vale la pena fare quella pazzia. Ancor prima di aver messo il punto interrogativo perde di significato, ed è un piano. La differenza tra una pazzia e un piano folle è che la prima è realizzabile, il secondo, beh non funziona perchè tu stesso non vuoi. Non significa abbandonare il cervello e seguire solo il cuore. Non devi seguire nessuno. Quante volte, seppur pentendoti, hai sorriso pensando a una follia? Quante volte hai sorriso pensando a quando non hai commesso una follia perchè assurda? “

Missing

“Caro amico mio, l’ultima volta che mi hai scritto mi parlavi di persone – una in particolare ma non la sola – che non si fanno sentire, che non sembrano interessate a un rapporto. Casualmente oggi leggevo sul giornale che ci sono migliaia di denunce di persone scomparse e soltanto una piccola percentuale è stata ritrovata.Mi sono chiesto: tra questi, quanti non vogliono essere ritrovati? Quanti non vogliono essere cercati? Ti chiederai dove voglio arrivare, o forse lo sai anche tu. Quante di queste persone che rincorri vogliono essere trovate? Quante addirittura non vogliono neanche essere cercate? Se sei disposto a usare molte energie col rischio di non trovare o di essere respinto, o peggio ancora di non trovare quello che cercavi, allora amico mio sei sulla giusta strada. Ci sono persone che si nascondono così bene solamente per capire se sei disposto a sforzarti. Ma fai attenzione a ciò che cerchi: potresti veramente trovarlo.”

Non corrisposto

“E sono ancora qui, caro amico mio, perchè continui a interpellarmi. Ci sono domande e cose a cui non so risponderti e temevo mi facessi domande sull’amore e i sentimenti. Di solito la gente aspetta di dare consigli anche su ciò di cui non conosce il significato o non ha avuto esperienza, e l’amore rientra perfettamente in questa categoria. Il mondo è pieno di -senti quello che ti dico-.. Cazzate. C’è una cosa che posso dirti: è vero, il primo amore non si scorda mai, ma ci sono cose che restano ancora più indelebili e sono i sentimenti non corrisposti. Gli amori per cui hai tenuto segreti i tuoi sentimenti e poi rivelati direttamente o meno, sono rimasti lì, nell’aria. Dimmi, pensa al tuo primo amore e guardati allo specchio. Ora pensa a un grande amore non corrisposto, e guardati allo specchio. Quale dei due sorrisi che hai in volto ti dà una sensazione di vita? Sono sicuro il secondo. Amico mio, non dimenticherai mai il primo amore, ma vorresti vivere quello non corrisposto.”

Farfalle

“Eh te lo dico io, caro amico mio, il tempo è una gran cura. Anni sono passati e non ci penso più, non mi sfiora nemmeno l’idea. Sai, guardare vecchie foto non fa più quell’effetto di qualche anno fa, quando le farfalle, che si dice volano nel tuo stomaco nel momento dell’innamoramento, si scontravano tra loro per capire cosa fare e che sensazioni provare. Molte persone sono cacciatrici di farfalle: cercano violentemente di non restare sole, si spingono in prati fioriti e non aspettano di essere avvicinate ma si lanciano con il retino. Molti le collezionano senza apprezzarle. Ma non importa. Ho rivissuto l’episodio <farfallesco> quando le ho visto un anello al dito. Una farfalla aggressiva. Ma, caro amico mio, per quanto possa far male, io continuerò a riempire il mio stomaco di cibo e vino e lascerò che qualsiasi tipo di farfalla sia talmente ubriaca da non avere il tempo di farmi esporre come un tempo. Questo è per me l’amore adesso: farfalle ubriache.”

Terza lettera di Edmund

Dolce Cara Jeanne,

ti amo ho finalmente ricordato trovato il coraggio  le parole quella canzone che avevamo ascoltato alla festa di Eloise e che mi fa sempre pensare al nostro incontro ricordare il tuo corpo che si muove  quanto fossi attratto fisicamente il tuo modo strano di ballare. Non mi hai mai raccontato molto della tua vita, tutti hanno un lato oscuro  perchè diavolo hai paura di parlare di te? il tuo essere discreta è una delle qualità che più ammiro apprezzo in una donna un’amica.  Vorrei chiederti se  sei impegnata  possiamo baciarci sotto l’albero semi-spoglio qui vicino accetterai il mio cuore vuoi venire in centro a bere qualcosa con me”

– Dovrebbe andare bene. Per il cestino. – Strappò la lettera.

Per leggere la seconda lettera di Edmund: https://dodicirighe.wordpress.com/2012/09/23/seconda-lettera-di-edmund/

Il bisogno di pensare secondo Mark

Ci sono dei momenti, Sabine, in cui non faccio che pensare a te. Ho riascoltato le canzoni che tu mi suggerivi ogni giorno e non ho mai cercato. Ma ora le ascolto, e ascolto, e ascolto. Perchè prima non ne avevo bisogno: avevo te che le fischiettavi. Quante volte ho fatto finta di essere interessato alla natura in modo passionale come il tuo, quando invece una minima foglia caduta in volto mi faceva innervosire. Ora mi tuffo in piscine di margherite e cammino a piedi nudi su ogni cosa verde che c’è sotto di me.Ci sono stati momenti in cui ti avrei potuta baciare, avrei potuto accarezzarti i capelli. Ma non ne avevo bisogno, perchè ogni tua parola sfiorava il mio volto e mi faceva sognare. Ora penso alle tue mani che infilavi dentro le maniche dei maglioni, alle tue labbra screpolate e disegnate come le mie.
Non avevo bisogno di pensarti nei mesi in cui hai respirato la mia stessa aria.      Ora il mio pensiero è ogni tuo respiro.

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