Coincidenze parallele

Now you’re just somebody that I used to know, ho dovuto cambiare la canzone del player.

Quando chiudi una porta, prima che si apra qualsiasi altro accesso, bisogna fare dei passi e nello spostarti ti imbatti in un vortice coincidenze che ti trascina verso il vecchio indirizzo che stai abbandonando, ma tu copri la faccia col tuo cappotto, metti occhiali da sole e cuffie per non farti coinvolgere. Svegliarti la mattina con profumo di croissant, da una parte ti fa saltare di gioia dall’altro ti ricorda. Eccoti al pc armato delle migliori intenzioni, e così trovi che una posizione lavorativa interessante è nella sua città. Passi avanti. Poco dopo eccone un’altra ma, no non è possibile, l’indirizzo del quartier generale è il suo stesso cognome. Forse sono allucinazioni. Spegni il pc, accendi la radio. Ecco, la canzone che cantavate assieme. Dannazione. Dici tra te e te “C’est la vie”, ma è la sua lingua. Coincidenze, perchè siete coincisi per un lungo lasso di tempo senza toccarvi mai. Rette parallele che coincidono. Per oggi meglio abbandonarsi a questo.

 

Ma che cavolo (sogni e regia)

“Ci pensi chissà quanto. Qualcuno dice che il modo migliore per realizzare i sogni è svegliarsi. Alcuni sogni sono così straordinari che, quando ti capitano in modo inaspettato, non sai come fare. Svanito l’attimo, ti viene da dire “ma che cavolo!”. Essere colti impreparati da una cosa che si era immaginata milioni di volte può essere anche grandioso. Ma capita che si è talmente impreparati e si è così tanto abituati a sognare e farsi film, che anche in quel momento si perseveri nell’essere registi della propria mente. Ecco che allora quell’attimo lo continui a vivere nella tua mente anche se è reale. Sei sveglio, è davanti a te. Ma, conscio o meno, resti nel sogno mentale con gli occhi aperti. Impreparato. Quello che voglio dirti, amico mio, è che non si può essere mai veramente preparati per i sogni. Ma, se qualcosa può cambiare, allora spara al cameraman, licenziati dallo staff del film e smettila anche di essere attore o spettatore. Esci da quel cavolo di cinema e vivi. ”

La canzone nel player laterale è cambiata, adeguata per leggere questo post.

Rumore silenzioso

A volte la migliore musica è il silenzio

E’ proprio così. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che l’aveva vista. Non aveva un fisico particolare. “E’  un tipo”. Qualche giorno fa gli fu chiesto cosa la rendesse speciale. Si fermò a pensare. Pensò prima alle sue storie precedenti, a cosa rendeva speciali le donne che lo avevano attratto. Fisicamente trovò un tratto comune tra tutte loro e lei, ma c’era una cosa che più di altre la metteva in alto. Suona banale probabilmente a chi non l’ha vissuto, ma rispose con un “Non era mai noioso stare in silenzio assieme. Non c’era bisogno di riempire quel non-parlare. Il non guardarsi non è per imbarazzo. Non parlo di ognuno-si-fa-gli-affari-suoi, ma di una complicità di sottofondo che non necessita di casse per essere amplificata. Anche il silenzio ha la sua voce, le nostre voci. E ci ascoltiamo senza far rumore. Questo rende lei così speciale.”

Novità del blog – meno di dodicirighe per dirla

Forse non era necessario un post per dirlo, lo avreste notato. Ma nel dubbio ho deciso di farlo. Alla destra dello schermo vi compare un nuovo componente del blog. Si, è un qualcosa da cliccare anche quello: è musica. Per ragioni tecniche di wordpress – dovrei pagare! – non posso mettere semplicemente file audio ma devo mettere un formato audiovisivo. Comunque la novità è questa: ci sarà una canzone che farà da sottofondo al blog. Credo che la cambierò per ogni nuovo post, ma potrei anche decidere di farlo a mio piacimento. Ragion per cui: controllatelo più spesso! Comincerò con una canzone di mia recente scoperta: 20 years dei “the civil wars”. Penso sia abbastanza adatta per il blog. Spero vi piaccia, ovviamente i commenti sono ben accetti come anche suggerimenti!

Molla(r)ci (Parte prima)

“Caro amico mio, su questo non posso essere obiettivo. E’ contrario ai diritti del mollato. Ho avuto tante esperienze e sono stato lasciato nei modi più disparati. Un filo comune è che “lo faccio anche per te”. Altro filo comune è che l’altro dice “ci siamo lasciati” invece è che lui/lei ha lasciato. Un dettaglio che conta, e la tua controparte lo sa più di te.Penso a chi, vedendoti in forma, si autocompiace per il favore. Quelle/i che  si son rimesse/i, proprio nella pausa da relazione che necessitavano, senza parole. “Non troverai nessuno/a come me”. Ma speriamo di no,così dura.  “Non sei più lo stesso”, tuonano le persone che stanno cambiando e cercano di appiopparlo all’altro. “Non sei tu, sono io”, ah si?  Ma c’è una cosa, amico mio, che mi preme dirti: non aver paura di non essere più amato. I confronti son normali, ma ricorda sempre che non si può essere amati allo stesso modo. Non incartarti troppo col passato: scarta il presente e gustati il futuro.” [continua…]

Il tempo dell’amore

L’uno e l’altra sanno conservare bene il ritmo nell’insieme, anche se le singole battute non vanno sempre a tempo /Goethe – Le affinità elettive

I tempi di una relazione. Lo sapeva bene Fabian ripensando alla sua storia d’amore dove non c’era assolutamente armonia nei tempi, e leggere quelle parole lo aveva ferito in modo illuminato. Si può campare di concetti generali se nella quotidianità si combatte sempre? L’amore è sufficiente per andare avanti? Quante volte aveva detto che l’amore bastava e che “nel complesso” era una storia bellissima. Un “complesso” dove gli artisti non suonano a tempo fa solo caos, e il gruppo si scioglie. Si cerca di accordarsi alla stessa tonalità, ma si dimentica la velocità.”Siamo in sintonia”, ma l’armonia? L’amore si dice che è cieco, in senso positivo. Ma quando gli amanti diventano sordi e gli strumenti perennemente fuori tempo, allora a volte un metronomo non è più sufficiente.

Caro amico del duemiladodicirighe

“Caro amico mio, quest’anno si sta concludendo. A me non piace fare bilanci, ma inesorabilmente – tra mezzanotte e mezzanotte e due minuti – la mia mente ricapitola un anno in un minuto e immagina quello nuovo nell’altro. In passato ero portato a dare un giudizio all’anno in base al numero dei momenti buoni, poi sono passato alla qualità. Recentemente ho scoperto un’altra via: l’intensità. L’ho misurata per la gioia, la tristezza e le rivincite. L’intensità dei battiti del cuore. Prima fermo e poi impazzito, lo sappiamo. Ma è stato un bell’anno amico mio. Per certe cose tutto rimane come non è mai stato.  Non ho suggerimenti specifici, amico mio.  Non so se di quello che abbiamo seminato raccoglieremo qualcosa adesso o se raccoglieremo qualcosa che non volevamo o non ci aspettavamo.Posso solo dartene uno generico per augurarti un buon 2013:                      il modo mgliore per predire il futuro è costruirselo (oltre che inventarselo)”

WordPress mi ha fatto un regalo riassuntivo, e io ve lo linko – rinnovando tanti auguri a tutti voi di buona costruzione:https://dodicirighe.wordpress.com/2012/annual-report/

Arriva

Alzatomi questa mattina sentivo qualcosa allo stomaco. Banalmente, ho creduto che le mie funzioni gastriche si fossero messe in moto.Forse non era lo stomaco, ma era qualcosa che veniva da più in alto e il mio stomaco semplicemente amplificava.La testa e il cuore battono per cose diverse. Non si può sempre vivere nel cervello, ed è qui che la vulnerabilità prende il sopravvento e – senza volerlo ammettere – arriva. Non ha nessun senso razionalmente, oggettivamente andrebbe scartata. Ti fa paura. Ti blocca. Non comprendi il perchè e più te lo chiedi più ti senti in gabbia.Non fa piacere, sembra una regressione dal tuo percorso. Chiudi gli occhi. Si insinua. La respingi.”E’ cattiva” – pensi – “Ma quell’immagine…” Mente, mente, mente (nome e verbo).Alzi le mani e ti arrendi. Lasci che, come acqua di una diga appena frantumata, ti si scaraventi addosso. La diga della razionalità ha alzato bandiera bianca. Arriva. La nostalgia.

Mille ringraziamenti e ricapitoliamo – sforando le dodicirighe

Per puro divertimento ho usato parole dei miei post scritti finora per creare collegamenti ipertestuali agli articoli . (link, per farla breve!). Lo so che siete internauti professionisti, ma per togliere ogni dubbio cliccate sulle parole sottolineate. Se vi siete persi qualcosa, non avete scuse!

Quando questo blog è nato, nelle prime dodici righe c’era la voglia di raccontare. Non diminuita affatto dopo le 400 visite. Sul perché di questo format c’è stata subito chiarezza da parte dell’ autore.  Non tutte le situazioni sono state vissute in prima persona, non tutte le cose che scrivo effettivamente le vedo in quel modo. Come dodici righe di discorsi surreali lette davanti a un caffè , la mia faccia alla fine dei post è un misto di sollievo e perplessità. Usare il forse nelle frasi aiuterebbe a essere diplomatici, ma quando scrivo mi schiero dalla parte delle mie percezioni. Uno dei miei obiettivi è stimolare ricordi nella mente del lettore, che magari può impersonarsi in Mark, Edward o Edmund e le sue lettere. ( II e III ). Come in un film, si può iniziare un’avventura in un taxi o lasciarsi sotto una pioggia battente e strappalacrime. Spendere cento pezzi e usare tutti i mezzi per un amore non corrisposto è una follia. Ma le persone sono spesso calamite tra loro e , seguendo cliché, ascoltano le loro farfalle nello stomaco. Non ho risposte sulla durata dell’amore, a volte mi sento così perso che non mi troverei nemmeno se cercassi su Google. Il risultato sarebbe missing answer.  Ho scritto seguendo l’istinto, la mente e il cuore. Ricordando che il cuore conosce ragioni che la ragione, in fondo, conosce da sempre. 

Durata dell’amore

L’unica domanda in amore è: a partire da quando si comincia a mentire? Siete sempre così felici di rientrare a casa e trovare la stessa persona che vi aspetta? Quando le dite “ti amo”, lo pensate sempre? Ci sarà per forza – è fatale – un momento in cui per voi sarà uno sforzo. In cui i vostri “ti amo” non avranno più lo stesso sapore. Per me, lo scatto è stata la rasatura. Mi rasavo tutte le sere per non pungere Anne baciandola di notte. E poi, una sera – lei dormiva già (ero uscito senza di lei fino all’alba, tipico genere di comportamento ignobile che ci si permette con la scusa del matrimonio) – non mi sono rasato. Pensavo che non fosse grave, perché lei non se ne sarebbe accorta. Invece significava semplicemente che non l’amavo più. /F. Beigbeder – L’amore dura tre anni/

Non propongo mai citazioni ma è una di quelle situazioni in cui avresti voluto scrivere tu quella cosa. Una novità del blog, spero vi piaccia.

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