Mi innamoro, una riga per volta (riassunto di un romantico senza speranza nel 2015)

Ti guardo
Mi piaci
Faccio finta che non mi interessi
Aspetto
Ora è il momento
Mi innamoro
Ora è il momento
Aspetto
Faccio finta che non mi interessi
Mi piaci
Ti guardo

(sei andata via)

Con questo post, che potrei scherzosamente chiamare riassuntivo del “romantico senza speranza”, vi faccio tantissimi auguri di una buona conclusione del 2015 e un fantastico inizio – e prosecuzione del 2016. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti quelli che si sono sorbiti le mie presentazioni, questo anno passato è stato l’esordio di Curi davanti a persone in carne ed ossa che lo sentivano parlare di quello che era nato come un piccolo spazio sul web e si è trasformato in un luogo e poi in un libro. Grazie a tutti gli amici, ai blogger, agli sconosciuti, a chi è stato di passaggio, agli amori di passaggio, alle cotte, alle meteore, alle bruciature e scottature, agli abbandoni e ai ritorni, a chi mi ha ispirato a chi è stato ispirato, a chi mi ha scritto in privato e chi pubblicamente, a chi non ha creduto in me e a chi lo ha fatto anche in silenzio, a chi mi ha mentito a chi mi ha detto la cruda verità, agli amici nemici e nemici amici, alle persone che non ho capito e non voglio capire, al mettermi nei panni altrui sbagliando taglia, ad una città ancora da scoprire, ai messaggi vocali, alle spunte di whatsapp e gli accessi che fai finta di non controllare, alle volte che desideri essere speciale e non lo sei, a chi vuole essere speciale e tu non gli dai sazio, a chi non mi ha capito e chi continua a non capirmi e mi segue comunque, ai treni dove ho scritto, all’ispirazione notturna, ai progetti che sembrano incompleti, ai baci rubati che sono più belli di quelli legali, ai no che mi sono andato a prendere con consapevolezza, alla testardaggine, allo straparlare. Ecco un po’ di quel tutto che diventa unico.
Grazie a questo 2015 che è stato veramente un anno a cui devo tantissimo.

Di cotolette, paninelli, sangue slavo e pastina scotta (nonni)

La noce moscata sulla mensola accanto alla porta. La mano che ti davo per camminare, che probabilmente eri tu a guidarmi. Il sangue slavo nelle mie vene che ogni tanto tiro fuori per farmi figo. Le camminate chilometriche che si concludevano col paninello all’olio. Gli occhiali da vista e i capelloni bianchi. Foto in cui sorridi e io pure. La cotoletta di pollo inimitabile. Io che porto il tuo nome, e viceversa. Partite a carte. Lettura del giornale davanti alla tv telefunken anni 80. Il passero seppellito nel giardino in mia assenza. La pastina scotta. Il carretto coi dadi colorati. L’ultima volta assieme. L’invidia per chi oggi può chiamare i propri al cellulare. Io però ricordo quel fisso, che per comporre i numeri dovevi girare la ruota. Di gente senza importanza ricordo ancora la voce. Mi sento in colpa, cari nonni, sto dimenticando la vostra. Ma spero mi perdonerete grazie a tutti questi e altri ricordi che porto sempre con me e rivivono nei racconti dei vostri figli.

La canzone, apparentemente fuori tema, è stata scelta perché mi ricorda un mio maldestro tentativo di suonarla con la chitarra da adolescente facendo un duetto con mia nonna che cantava. Per cui, accettatela 😉 Buon ascolto!

Un po’ di…

Care amiche e cari amici, di recente ho avuto la grandissima opportunità di invadere lo spazio de “La Fenice Book”. Sono state così gentili da… recensire il libro ma anche intervistare me!

Per una volta non mi sono nascosto o voluto nascondere dietro i soliti “mah, chissà, boh” per cui direi di non divagare oltre e lasciarvi il link dove trovare l’intervista!

Grazie ancora a Barbara e spero che le mie risposte siano state all’altezza 🙂

Intervista: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse14-intervista-eugenio.html

Recensione: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse13-recensione.html

PS: Il 24 Ottobre a Torino presenterò il libro alla libreria Linea 451. State sintonizzati per maggiori informazioni!

PPS: Grazie a tutti per il supporto, la pagina Facebook ha superato i 500 mi piace! Che dire? Piace pure a me!

Per chi non ha ancora comprato il libro, beh non esitate a chiedere informazioni o consultare la sezione apposita 😉

Il vostro Curi

La lunga lettera di Jeanne a Edmund (+ recensione)

Ho incontrato Jeanne l’altra sera. Parlavamo del più e del meno. Di lei ed Edmund. Che sono sia il più che il meno. Le dissi che era stato un peccato si fosse persa la sua lunghissima lettera per colpa della pozzanghera. Lei si fermò. Posò il bicchiere e rimase in silenzio. Dopo qualche minuto, si versò del vino – aveva la gola secca dai ricordi. Tirò fuori dalla sua borsetta un pc un po’ malmesso. Lo accese e cliccò su una cartella “Past times”. Ci cliccò ancora, e vidi un file con il nome di Edmund. Era la sua lettera. Accanto, un altro file che portava la data di qualche settimana dopo. Era la risposta di Jeanne, che non aveva mai inviato. Cliccò due volte e me la lasciò leggere. (Questo post fa seguito a “La lunga lettera di Edmund”. Per il rapporto epistolare completo: Lettere di Edmund I II III Finale ; Jeanne I II)

Edmund, devo chiederti scusa.
Solitamente non mi comporto così. In realtà non ho perso la memoria del mio computer quando è caduto in acqua, nè ho perso la memoria dei giorni trascorsi assieme.
Ho iniziato a scriverti qualcosa, ma mi sono fermata subito dopo perché l’ho trovata così stupida, piena di cliché.
E ho smesso di scriverti. Era troppo. Troppo per me.
Avrei voluto dirti quanto fremevo nell’aspettarti all’uscita dell’aula, quanto mi batteva il cuore nel vedere la tua sagoma avvicinarsi e diventare sempre più grande nel mio sistema sentimentale interiore. Avrei voluto che capissi il mio sguardo quella sera. Avrei voluto che mi spostassi i capelli quando li lasciavo di proposito davanti agli occhi. Avrei voluto tenerti stretto a me quando sei sceso dal treno, sapendo che eri andato nella mia città al momento sbagliato. Ti ho tenuto stretto, non so per quanto – cinque secondi e tre decimi – ma volevo di più.
Avrei voluto vederti sorridere sempre, anche quando sentivo il tuo imbarazzo insinuarsi nei nostri respiri. Quando mi mettevo il pigiama, e tu delicatamente giravi lo sguardo verso il muro vuoto della stanza che sono sicura dipingevi con colori d’amore e desiderio. La brezza dell’incertezza che soffiava sulla nostra pelle e rendeva tutto straordinario. Perché eravamo straordinari.
Avrei voluto tutto questo. Lo straordinario.
Ma ho preferito il silenzio.
E ho smesso di scriverti. Era troppo. Troppo per essere vero. Ed era troppa la paura.
Sorrido amaramente pensando che la tua paura di perdere la nostra amicizia era la mia stessa. Ed è stato quello che ci ha fatto perdere davvero.
Ora mi ritrovo con le tue parole su questo schermo, che credi di aver perso, mentre io raccolgo frasi sconnesse dal mio cassetto di pensieri infranti e teorie.
Perché ho preferito il silenzio.
Perché anche tu hai preferito il silenzio.
Uno straordinario silenzio, per una storia straordinaria che vivremo ciascuno nel proprio cuore.

PS Date uno sguardo qui, c’è una recensione del libro 🙂 Recensione “Dodicirighe”

Playlist aggiornata 😉

Musicassette e scooby doo – Duecentesimo post

Uno degli oggetti che posso collegare a te sono le musicassette. Non è per farti sembrare fuori da quest’epoca, in fondo io sono degli anni ottanta. Ma ricordo mensole con custodie di plastica e titoli di album e cantanti scritti con penne colorate e linee curve. Calligrafia che le ragazze hanno. Musicassette di artisti che ora son spariti, che se mi capita di ascoltare, giustifico con la tua cattiva influenza. Le custodie delle mc che usavamo per costruire una “rete” per giocare a ping pong sul tavolo della camera, senza il tuo permesso. Mi ricordo i braccialetti chiamati scooby doo che ti chiedevano ti fare gli amici per appenderli al portachiavi o allo zaino Invicta. Un vero business. Penso a tutto questo mentre mi accompagni alla stazione in auto e cantiamo “Hanno ucciso l’uomo ragno” degli 883. E quando finisce, si preme rewind fino a sentire il click dell’autoradio che mi riporta di nuovo a quando io e nostro fratello scassavamo le tue custodie a ping pong. Perdonàti?

E con questo siamo arrivati al 200° post del blog. Non so perché nel mio cuore lo ritenga un numero importante, probabilmente perché quando ho iniziato non pensavo che ci sarei arrivato. E invece…!

Playlist aggiornata 😉
PS: per chi può,e sarà a Roma, si tenga libero giorno 7 febbraio… maggiori info nelle prossime settimane!

Se lo dici tu

“Con Max, Theo e Alex siamo andati via nel weekend. Ho visto un maglione in un negozio del paesino, fantastico. Cavolo quanto lo volevo comprare, ma poi non sapevo se a Sophia sarebbe piaciuto.” “Se lo dici tu” dissi io, sorridendo. “Le strade erano a ciottoli, se ci fosse stata anche lei sarebbe inciampata. Che risate! All’aeroporto ho visto un maglione uguale ma non l’ho presto. Sai, non ci sto mica assieme, ma mi pare abbia gusto nel vestire. No?” “Se lo dici tu” ribattei, sorridendo. “Non è che lei mi interessa, cioè ci scriviamo ogni tanto, ci conosciamo. Non ne parlo in giro sennò poi si fanno strane idee. Beh, cioè, l’ho detto agli altri tre, a te, ad altri ma non è un gran numero di persone a cui l’ho nominata.” “Se lo dici tu” feci ancora, sorridendo. Mi guardò con aria interrogativa, ma io non disse nient’altro. Dopo qualche secondo sorrise,ma non a me, a sè stesso : aveva finalmente capito cosa stava veramente dicendo.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Alla finestra – Musica (pt.3)

Continua da Alla finestra – Musica (pt.2)
Finita la canzone, continuò a guardare le corde: “Andiamo alla stessa università. Tutto potevo pensare tranne che ti avrei cantato questa canzone sul mio letto dopo averti salvato da morte certa e vergogna eterna”. Feci mente locale: era quella che tutti dicevano avesse una cotta per me, ed ero io oggetto di una dichiarazione! Momento esaltante, momento imbarazzante. I nostri sguardi si riflevano tra il mi-basso e il primo capotasto della chitarra, sfuggendo al confronto diretto. Il suo cuore rimbombava nella buca dello strumento. Pensai che la musica ci aveva sbloccato, e forse poteva far ancora qualcosa. “Forse… dovresti andare” “Aspetta! Facciamo che se conosci questa la canti con me e resterò ancora un pò”.

Restai quella notte e molte altre dopo. Una cosa che non le dissi mai fu che avevo visto il DVD, di cui quella canzone è la colonna sonora, su una mensola della sua stanza. E non escludo che lei, in fondo, lo avesse capito quella sera stessa.

Alla finestra – Musica (pt.2)

Continua da Alla finestra – Musica (pt.1)
Finiamo la canzone, ma invece di comparire tu c’è il tuo uomo che mi urla contro insulti irripetibili e ha in mano una scarpa – non una ballerina, ma un anfibio bello grosso. Con un occhio semi-aperto aspettavo il dolore fisico, sperando fosse maggiore di quello del cuore spezzato, ma si accende la luce della tua vicina che si affaccia: “Grazie amore, che bellissimo regalo!”. Mi stava salvando dall’energumeno, e io stetti al gioco improvvisando: “Oh grazie! Speravo ti piacesse!”. Il tizio si ritira, soddisfatto, tra le braccia di colei che volevo conquistare ma che non era stata minimamente sfiorata dalle mie note. Sconsolato mi giro verso la mia salvatrice, che mi fa cenno di andare al portone. Apre e mi invita ad entrare (lasciando la mia band, incluso Frank con l’anulare fratturato per aver battuto le mani troppo forte). Ci troviamo in camera sua e noto una gran compatibilità di musica e di film. Prende la mia chitarra e fa “La conosci questa?” :

STAY TUNED PER LA TERZA E ULTIMA PARTE 😉

Alla finestra – Musica (pt.1)

Ti avevo vista in giro con quel tipo. Che smacco, come sempre poco dopo aver conosciuto qualcuna e aver assaporato quella dolcezza mista a bocca asciutta che si ha quando si resta ammaliati. Ti guardavo guardarlo, non ero sicuro fossi persa di lui. Ma che speranze avevo io contro quel fusto? D’altronde mi ero rotto le scatole di andare appresso a ragazze già impegnate. Ma perché arrendermi con te? Avevo una sola cosa da fare. Chiamai un pò di amici che sapevano battere le mani a tempo, un mio amico fissato con la Jamaica e che ero sicuro avesse i bonghi. Io sapevo suonare la chitarra, qualche assolo famoso che mi sparavo quando ero con persone poco intenditrici e potevo sentirmi bravo. Ci troviamo sotto casa tua, lancio un sassolino alla tua finestra e aspetto che la luce si accenda. Niente. Ne lancio un altro più grande e fa una piccola spaccatura. Potevo scappare, e invece la luce di camera tua si accese e noi partimmo:

(STAY TUNED PER LA SECONDA PARTE! 😉 )

E finalmente te lo dico

Ogni tanto mi arrabbio, così senza motivo, anzi no il motivo c’è: uno stupido contatto fisico, un sorriso che non è per me, una risata a una battuta che non è la mia. Mio, mia. Ma io non ti possiedo, non sei di nessuno. Eppure mi scaldo facilmente. Non darebbe fastidio anche a te se finalmente trovassi ciò che ti manca e lo vedessi attaccato, maldestramente, a un’altra parte? Sento che ci apparteniamo. Vorrei poter camminare, mano nella mano, e sapere che anche se le tue risate non sono per me, io posso averne più degli altri. Non te l’ho detto prima, non sapevo come dirtelo. Pietrificato da quei tuoi occhi e da queste sensazioni e questi pensieri strani. Sono terrorizzato da questi castelli di sabbia costruiti tra me e te, che possono essere spazzati via dal fraintendere un tuo gesto. Mi spaventi, mi attiri, mi completi, non c’è da rifletterci. E finalmente te lo dico: io ti voglio.
“A cosa stai pensando?” “Niente, solite cose”

Playlist aggiornata 😉

Voci precedenti più vecchie

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