Notte – di più equivale a straparlare

E’ notte. Ti scrivo adesso perché spero tu stia dormendo e non legga. O forse spero tu sia sveglia, da sola sotto le coperte, coi tuoi ultimi pensieri sulla giornata o su questa vita ancora breve ma così intensa che sembra iniziata dieci anni prima. O spero tu sia in compagnia e ti distragga o che lui legga. Vorrei dirti che sono ubriaco, ché quando si inizia così ci sentiamo giustificati e possiamo dire tutto perché non lo pensiamo e vogliamo solo che l’altro resti incastrato nei nostri pensieri contorti. Ti dico questo: anche se fossi stato sbronzo, questo sarebbe stato un momento di lucidità. Non il più fine, sa di alcool. Sincero. Per poi dirti di ignorarlo, e non perdonartelo mai e non perdonandomi per averti detto di farlo. C’è che ti scrivo, è notte, e sai bene che la notte è il mio momento migliore. E nel mio momento migliore sto scrivendo a te. E credo ti basti sapere questo. Quello che volevo dirti non lo so, ma so che te l’ho detto. Di più equivale a straparlare.

Non dimenticate di ascoltare la playlist! 😉

Fuori sede

Andare fuori sede non è per tutti. Devi avere un cuore grande. Grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: le gioie e i dolori, gli amici e gli amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Un cuore grande, così grande da riuscire a far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi gli altri si siano scordati perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma forse non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sai più chi sei. Così ti stendi sul materasso, che ora ha subìto un pò il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte. E ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino. Il tuo.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

Momenti di trascurabile intimità

Quando avevi l’allergia e facevi un rumore strano. Quando mettevi i pantaloncini a mare, sopra il costume, e significava che erano i giorni in cui dovevo accontentarti in modo particolare ma andava bene così. Sfiorarsi la mano mentre si cammina, ciondolando, sbattendo col proprio fianco e poi tenersi per mano come se fosse da sempre normale. La vergogna dopo aver fatto l’amore, senza guardarsi subito negli occhi, e fingere che non fosse successo. E poi rifarlo. Non sono geloso, ma chi è quello che ti saluta? Quando avevo una cosa nell’occhio e il tuo respiro mi faceva tornare la vista come Gesù e il cieco. Guardare i figli degli altri e pensare se fossero nostri e poi vederli piangere e ringraziare che ancora no. Quando le farfalle che sentivo nello stomaco non erano quelle che mi avevi fatto per cena. Momenti. Solo momenti di intimità data troppo per scontata, ma che forse se mi torna in mente l’ho vissuta e non veramente trascurata.

Grazie al libro di F.Piccolo che mi ha ispirato questo post. Playlist aggiornata, spero vi piaccia! 😉

Un po’ di…

Care amiche e cari amici, di recente ho avuto la grandissima opportunità di invadere lo spazio de “La Fenice Book”. Sono state così gentili da… recensire il libro ma anche intervistare me!

Per una volta non mi sono nascosto o voluto nascondere dietro i soliti “mah, chissà, boh” per cui direi di non divagare oltre e lasciarvi il link dove trovare l’intervista!

Grazie ancora a Barbara e spero che le mie risposte siano state all’altezza 🙂

Intervista: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse14-intervista-eugenio.html

Recensione: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse13-recensione.html

PS: Il 24 Ottobre a Torino presenterò il libro alla libreria Linea 451. State sintonizzati per maggiori informazioni!

PPS: Grazie a tutti per il supporto, la pagina Facebook ha superato i 500 mi piace! Che dire? Piace pure a me!

Per chi non ha ancora comprato il libro, beh non esitate a chiedere informazioni o consultare la sezione apposita 😉

Il vostro Curi

Baccalà e meteo

Dopo così tanti anni ero pronto a reincontrarci. Non mi sarei perso dietro a frasi di circostanza o luoghi comuni: sono cose che si dicono per paura di parlare davvero di sè stessi, di cose vecchie, di sentimenti mai veramente sopiti. Una mia abitudine. Solo con te. Conoscendoti sapevo che non avresti mai tentennato e mi avrebbe fatto imbestialire. Ma stavolta ero calmo, si poteva sembrare due studenti in pausa dallo studio. Non sarei rimasto come un baccalà mentre tu avresti srotolato la cassetta dei tuoi ultimi anni, sicura di te. Non avresti tirato fuori l’erba del vicino o mezze stagioni. Eccoti. Potevo finalmente evitare di tornare a casa e scriverti un messaggio con le cose che non ero riuscito a dirti e aspettare una tua impossibile risposta. Sto per iniziare, ci sono. “Che tempo strano oggi”, mi fai. E io resto immobile. Mi hai fregato di nuovo. Ma forse non sarò io quello che tornerà a casa e vorrà scrivere un messaggio. O forse, sempre e comunque, sì. Baccalà.

Playlist aggiornata, grazie Glen Philips perché non riuscivo a trovare una canzone decente per questo post! 😉

La mia partenza – Cordiali saluti

Carissima, so quanto fosse stato difficile scrivermi quelle pagine, e mi sono reso conto che non ho mai risposto. Ho vissuto la mia vita, e forse ho creduto che fosse la risposta migliore. Ricordo come sentivo il rossore delle tue gote man mano che leggevo la lettera ed ero in partenza. Mi fa strano non conoscere più il tuo indirizzo. Non sapere dove spedire qualcosa o dove sorprenderti semmai volessi farlo. Eccomi in questo Settembre. Penso alle foglie in autunno che si incastrano sotto le ruote della valigia e non ti fanno andare avanti. Ti trascini ma le ruote sono ferme. Fai fatica. Devi sollevare tutto quel peso. Ecco i ricordi, quelli che ho di te: foglie in perenne autunno che si infilano nelle ruote della mia valigia quotidiana e mi fanno slittare su un marciapiede che, almeno in teoria, potrebbe essere senza alcun ostacolo emotivo. Eppure, non ho mai pensato di cambiare strada o di evitare questi alberi ingialliti. E mi chiedo. Ti chiedi? Cordiali saluti.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Cara amica

Cara amica, con cui per tanto tempo ci siamo soltanto scritti come se fosse qualche secolo fa quando era l’unico modo per comunicare. Sai, cara amica, non l’ho fatto con molte altre. Forse con nessuna. Cara amica, 60minuti di metro per vederti un paio d’ore l’avrei anche fatto per un amico, ma non so se svegliarmi alle 6 anche. Cara amica, per te avevo sempre l’ansia mi dicessi no ai pochi inviti che ti ho fatto, ma per fortuna mi è andata bene e gongolavo per mesi. Cara amica, che ci siamo ritrovati come quei due al balcone di Verona, sul mio letto a castello con me in piedi su una sedia e tu sdraiata, aspettando che ti addormentassi salvo poi mandarmi via con le tue labbra sulle mie. Non penso altre persone lo abbiano mai fatto così amorevolmente. Cara amica, che mi hai tenuto per mano e hai appoggiato la testa su di me. Cara. Amica. Cara amica, mi son dimenticato quello che volevo dirti. Ti lascio indovinare. Ci puoi arrivare. Io, invece, mi fermo qui.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Non fiori ma tachipirine

Potrei stare qui a dire che il vento le soffiava tra i capelli mentre eravamo in bicicletta. Un tipico cliché romantico. O che una delle sue ciglia era sulla guancia e gliel’ho tolta io perché lei non la trovava su mie indicazioni. Che abbiamo guardato le stelle assieme, e camminato così vicini da annullare qualsiasi concetto di distanza. Potrei dire queste cose, e forse sono anche accadute. Ma il vero momento per me, quello in cui ho capito tutto, è stato quando le ho portato la tachipirina a casa mentre era a letto malata, coi capelli scombinati, il pigiama di lana totalmente antiestetico, di quelli che nascondi ai non-familiari e le ho baciato la fronte sudata mentre si nascondeva per la vergogna e per gioco ma quando le ho detto che me ne andavo per lasciarla riposare mi ha stretto la mano e si è addormentata subito senza lasciarmi andare perché anche mentre sognava di essere in salute, col vento tra i capelli, con le ciglia sulla guancia e sotto le stelle, voleva che ci fossi io.

Playlist aggiornata con una versione diversa di un grande classico dei Beatles! Buon ascolto e buon inizio di Agosto 😉

Righe e gironi

Le righe dei miei messaggi sono sempre state più delle tue. Scrivevo divine commedie e tu rispondevi con ermetismo. Sorrisi e poche parole. Mi scusavo per la lunghezza ma a te piaceva. Chissà se eri sincera. Dopo tanto tempo, pianificammo di reincontrarci. Più il giorno dell’incontro si avvicinava, più le tue righe aumentavano. E io provavo a scriverti di meno per farle combaciare, ma poi mi ritornava la voglia di dire dire e dire ancora. Ci incontrammo. E io rimasi spesso senza parole, mentre tu dicevi divine commedie. I giorni dopo il distacco, le tue righe diminuivano, mentre le mie erano sempre di lunghezza dantesca. Ti chiedevo scusa e tu continuavi a perdonarmi, sincera o meno. Ma tutto quello che volevo, beh lo sapevi. E sarebbe anche bastato un silenzio convincente per farmi capire e farmi smettere di camminare in questo girone infernale di poche parole e sorrisi fatti di due punti e parentesi mai veramente chiuse.

Playlist aggiornata, una delle mie canzoni preferite in assoluto. Purtroppo non c’era la singola canzone (parte al minuto 24), per cui ho potuto scegliere solo il punto di inizio del video ma non la fine. Capirete da soli, e spero vi piacerà 😉

La sveglia

Sapevo che stava per volgere al termine. Questo periodo benedetto dal caldo insopportabile e gocce di sudore che la rendevano a suo modo attraente. L’alba del nostro incontro era già lontana, i giorni hanno poche ore quando li riempi con battiti rapidi per l’emozione di averla vicino. Verso pomeriggio speri che il tempo si fermi, ma hai l’adrenalina che fa scorrere gli attimi e sai che c’è la sera dove tutto ciò che non è successo speri che accada. Non vuoi guardare le lancette, perché sembrerebbe troppo reale, e tu vuoi far finta che non ci sia un giorno dopo. Che sia il giorno del giudizio, che sia questo ed è così: infinito e con lei. E’ sera tarda ormai, e anche se le persiane sono chiuse senti che la notte sta abbracciando le case tra cui la tua. Non voglio scegliere l’ora in cui far finire tutto. Ti avvicini, può succedere di tutto. Non guardarlo ti prego, non il polso. Troppo tardi. Sento il bip della sveglia. Siamo già su pianeti diversi. Domani, nella stessa realtà. Per stanotte, lasciami qui.

Playlist aggiornata! “Gossip!”: ascoltavo questa canzone mentre scrivevo questo pezzo sulla mia Moleskine, compagna di penna 😉

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