Fuori sede


Andare fuori sede non è per tutti. Devi avere un cuore grande. Grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: le gioie e i dolori, gli amici e gli amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Un cuore grande, così grande da riuscire a far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi gli altri si siano scordati perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma forse non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sai più chi sei. Così ti stendi sul materasso, che ora ha subìto un pò il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte. E ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino. Il tuo.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

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35 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Valentina
    Ott 14, 2015 @ 23:45:41

    Fuori sede, una definizione che dice tutto! Dopo 10 anni (e dopo innumerevoli materassi cambiati!) sono daccordo con te…il cuore può essere grande ma a un certo punto deve trovare la forza per tollerare questa grandezza!

    Rispondi

    • Curi
      Ott 14, 2015 @ 23:46:58

      Anche per me sono tanti anni e credo che, soltanto chi vive o ha vissuto queste esperienze, possa capire fino in fondo queste righe 🙂

      Rispondi

      • Valentina
        Ott 15, 2015 @ 00:06:45

        Concordo! Raccontare la vita da fuori sede a chi non lo è mai stato è riduttivo…sarebbe come raccontare di aver fatto un viaggio infinito senza essersi mai mossi di un passo! Hai fatto davvero una bella riflessione 🙂

      • Curi
        Ott 15, 2015 @ 00:16:29

        Grazie Valentina 🙂

  2. Silvia
    Ott 15, 2015 @ 08:17:07

    E’ vero, si sente ancora di più la solitudine, non è per niente facile, ti auguro una buona giornata! 🙂

    Date: Wed, 14 Oct 2015 20:43:05 +0000 To: silvia-1959@live.it

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  3. Dave Brick Pinza
    Ott 15, 2015 @ 09:43:18

    Ho passato una vita in case affollate, prima con fratello, genitori, zii, cugina, nonna, poi con moglie e figli.
    Adesso il mio fuori sede è un bilocale, dopo aver condiviso il materasso per 20 anni con la stessa persona mi ritrovo a vagare fra quel letto durante la settimana e un altro a 600 chilometri di distanza il weekend. E’ tutto nuovo.

    Rispondi

  4. Principessa70
    Ott 15, 2015 @ 09:54:13

    Bellissima l’immagine del cuore in arresto che ti confonde, come se la bussola fosse il suo pum pum pum pum.

    Rispondi

  5. LuceOmbrA
    Ott 15, 2015 @ 11:34:36

    Un cuore grande si…leggo e rileggo le tue parole e sono comode come il cuscino che ha preso la forma della mia guancia…grazie!

    Rispondi

  6. Aldievel
    Ott 15, 2015 @ 11:42:59

    Bellissime righe, bravo.
    Mi hai riportato alla mente il settembre di dodici anni fa…
    Grazie.

    Rispondi

  7. mondidascoprire
    Ott 15, 2015 @ 15:25:48

    Siamo uniti alla realtà molto di più di quello che pensiamo, nel senso che solo cuori coraggiosi si avventurano nella vita come una scoperta di sé…bello e auguri!

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  8. newwhitebear
    Ott 15, 2015 @ 17:06:20

    Beh Per partire e lasciare il resto a casa è dura ma è anche stimolante. Serve la curiosità del viaggiatore, il sapersi adattare a nuovi materassi. Però in un parte di te devi conservare le tue radici. Il ritorno è inevitabile per non sentoirti straniero nella tua terra.

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    • Curi
      Ott 15, 2015 @ 21:08:36

      Sicuramente stimolante, se scelto autonomamente vuol dire essete fortunati per avere questa occasione. Il cuore però non si sa mai se è veramente pronto 😉

      Rispondi

  9. fulvialuna1
    Ott 15, 2015 @ 18:38:11

    Ma che bella!
    Sicuramente non è facile, ma fuori sede oggi sembra essere normale, bisogna solo avere il grande coraggio di modellare quel materasso e comprare un cuscino comodo per far spazio al proprio destino…che a volte ci creiamo.

    Rispondi

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  11. Giulia Calli
    Ott 15, 2015 @ 22:39:49

    Mi hai fatto tornare alla mente tutti i soffitti che ho guardato nei miei anni da fuori sede…sia ai tempi dell’università che nel post quando iniziai a lavorare. Quando si inizia a essere un fuori sede, mi sa che un parte di noi lo rimane un po’ per sempre 🙂

    Rispondi

    • Curi
      Ott 15, 2015 @ 22:51:30

      Anche io penso che mi rimarrà sempre questa sensazione, questo cuore da fuori sede anche quando un giorno (penso) mi stabilirò da qualche parte. Questo cuore nomade 🙂
      un abbraccio cara giulia!

      Rispondi

  12. sabato83
    Ott 16, 2015 @ 09:55:49

    Non sono mai stato un fuori sede, però mi sono sempre posto queste domande. Mi sono sempre chiesto come deve essere spostarsi e cambiare completamente la propria vita e le proprie abitudini.
    Credo proprio che hai sintetizzato alla perfezione questo stato!
    Sempre bei pensieri!

    Rispondi

    • Curi
      Ott 16, 2015 @ 18:22:04

      Ciao caro sabato83! Ti ringrazio, sai non è facile riuscire a far capire a chi non ha vissuto queste cose ciò che si cela dietro i volti di chi porta una valigia e deve ricrearsi una casa. Per così dire. Sono contento che comunque ti ha suscitato dei pensieri 🙂
      un abbraccio,
      curi

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  13. el blog de la Gamba
    Ott 21, 2015 @ 22:52:27

    Hai espresso “in dodici righe” come mi sento da esattamente 6 anni: letti, treni, aerei, soffitti. Ci vuole proprio un cuore grande..

    Rispondi

  14. el blog de la Gamba
    Ott 21, 2015 @ 22:58:25

    L’ha ribloggato su el blog de la Gambae ha commentato:
    Dodici righe leggere, immensamente vere. E’ il viaggio, i letti che cambiano, i cuscini scomodi e il soffitto bianco. Ma ci vuole “un cuore grande”. Come scrive lui, l’autore, che è veramente geniale –> dodici righe, fateci un salto!

    Rispondi

  15. Ainafets
    Ott 27, 2015 @ 23:04:04

    Verissimo! Bisogna avere un cuore grande e forte per lasciare tutto ciò che ti è caro

    Rispondi

  16. Pannonica
    Nov 08, 2015 @ 14:08:27

    Mah… ho sempre pensato che cambiare materasso faccia bene alla salute perché il rischio di sprofondare in se stessi è sempre dietro l’angolo (anzi, sotto il letto, per coerenza di metafora). La comodità, nel lungo periodo, atrofizza.
    Sempre stimolante leggere, anche qui da te.

    Rispondi

    • Curi
      Nov 08, 2015 @ 14:34:44

      Direi che è una metafora assolutamente perfetta e condivisibile. C’è anche da dire che a volte si sente un po’ la mancanza di questo materasso di certezze e stabilità, al quale comunque si posso sempre cambiare le lenzuola per rinnovarlo 😉
      grazie mille, sono contento che ti piaccia bazzicare da queste parti!

      Rispondi

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