Buttati (Kamikaze)

Ci eravamo conosciuti all’università ed eravamo diventati amici inseparabili. Si dice che l’amicizia tra uomo e donna è possibile, purchè l’uno sia innamorato dell’altra. Che cavolata. Ma un giorno mi hai cominciato a parlare di un ragazzo che ti interessava. Ho sentito un bruciore, attimi di nervosismo. Ti ho consigliato di buttarti, ma l’ho fatto perché volevo tu fossi un kamikaze in quel momento. Non avevo capito. Non mi ero capito. Mi resi conto che i baci di saluto sulla guancia destra avrei voluto fossero di qualche centimetro più a sinistra e viceversa. Me lo descrivevi, ed era così simile a me. E più ne parlavi, più bruciava. Perché lui e non io a questo punto? Sono passati quindici anni. Sei sposata. Davanti a un bicchiere di vino, mi è tornata in mente questa storia. E, per chiuderla, ti ho chiesto come mai il tuo tuffo non aveva avuto successo. E’ bastato che mi guardassi negli occhi per capire che, in realtà, ero io quello che doveva prenderti.

Playlist aggiornata 😉

Quasi quattro quarti (Jukebox)

Per quasi quattro quarti del tempo le colpe le ho fatte ricadere su di te. Per andare avanti. Per giustificarmi. Un “per” che moltiplicava pensieri. Oggi ci rivediamo. Sono quegli incontri che reputi significativi perché sono una svolta, o che reputi insignificanti per evitare di dargli troppa importanza. Incontri a cui vorresti dare un senso, ma per la troppa paura che non lo abbiano fai come se non ci fossero. E forse sbagli. Forse ho sbagliato. Per la prima volta mi incolpo. Vorrei reputarti una sconosciuta. Che è diverso dal voler essere a questo tavolo con una sconosciuta qualsiasi. Ma oggi me ne frego di queste idiozie mentali. E,anche se per quasi quattro quarti saresti colpevole, decido di alzarmi e mettere una canzone nel jukebox. Perche’ voglio farti sorridere, per come ti conosco io. E per sorridere anche io. Perchè, in quel quasi quarto senza colpe, mi ricordo di quando mi portavi vicino a una stella o prendevi per mano e tenevi coi piedi per terra*

Playlist aggiornata con la canzone del jukebox 😉 Buon ascolto :

*Il pezzo finale della frase e’ liberamente ispirato a “Con i piedi per terra” dei Modena City Ramblers

Albero dell’innocenza

Le tue paure, le mie paure. Il voler sembrare navigati a tutti i costi. I tuoi occhi, i miei occhi. Aspetto un segnale, un cenno d’intesa. Probabilmente tu ne aspetti uno mio. Nessuno dei due vuole fraintendere l’altro. Mi avvicino con titubanza. Il tuo imbarazzo, il mio imbarazzo. Scende la spallina del tuo vestito, piano, leggera come una piuma. Ti guardo negli occhi, ancora una volta. Scende anche l’altra. La tua bocca, la mia bocca. Passo la mano sulla tua schiena, che e’ come seta al tatto. Entrambi tremiamo nonostante il calore che c’e’ in tutto l’ambiente circostante. Le tue mani, le mie mani. Due foglie sull’albero dell’innocenza su cui soffia forte il vento della curiosita’. Mi bisbigli nell’orecchio. Di solito sarei saltato in aria per il solletico. Ti guardo negli occhi, ancora una volta, e sorrido senza far rumore. Cosi’ timidi sono i nostri gesti nella poca esperienza di una vita, che ancora non si e’ vissuta, se non nell’infinito sogno che mi porto dentro al cuore.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Contraddirsi

Figurati se mentre cucino mi vengono in mente i tuoi piatti preferiti o le canzoni che ascoltavi perché non amavi il silenzio. Non ci sono più foto tue nascoste in qualche cassetto o in qualche tasca del mio portafogli. Ho eliminato le playlist che avevano il tuo nome e non guardo più i film che guardavamo assieme. Evito di frequentare amici che erano soltanto tuoi, o se lo faccio cerco di renderli soltanto miei. Quando passo per il centro di Berlino non mi vieni neanche in mente, e continuo a mangiarmi le unghie fregandomene perché non posso più graffiarti. A lei non dà fastidio, eh no. Che mi importa di quello che fai, adesso ho un’altra metà. Altri progetti, altri sogni. Si va avanti, proprio come dicevi tu. Lo spazio cerebrale con la tua etichetta è stato rimosso, tutto resettato. Non parlo di te, non scrivo di te. Non sei la prima cosa a cui penso. Non sei nemmeno l’ultima prima di addormentarmi. Anzi, ora spengo la luce e buonanotte.

Playlist aggiornata con una cover di una canzone degli Skid Row 😉 – A meno che non ci siano altre ispirazioni, buon weekend!

Permesso (Trenino di legno)

Ancora me la ricordo, la prima volta. No, a dire il vero non ricordo la prima volta che ci siamo incontrati. Ricordo la prima volta che mi hai distratto dai miei pensieri. Una vera e propria distrazione. Senza chiedere il permesso, sei entrata in questa stanza piena di ingenuità, gioventù e pensieri triviali. Muovevo il mio trenino di legno carico di sogni, con l’altra mano muovevo le corde delle mie passioni di quel presente, che ora sembra lontano. Ti sei seduta accanto a me, e non hai detto una parola. Io non ti ho prestato attenzione. Ci è voluto un po’ prima che mi girassi e ti notassi. Tu eri interessata al mio trenino, io ti guardavo con la coda dell’occhio. Eri parte della mia nuvola confusa di conoscenze. Ma io per te non lo ero. E così hai preso il mio trenino di legno. Senza chiedere il permesso. E io, ingenuo e giovane, te l’ho lasciato prendere. E mi sei entrata nel cuore e ci sei rimasta. Senza chiedere mai il permesso.

Playlist aggiornata 😉
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Il vostro Curi

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Giornata canaglia

Ci sono quelle giornate canaglie che sono intrise di ricordi della fine o dell’inizio di qualcosa, ora finita, e che col tempo sei sicuro spariscano, ma e’ solo per un po’ di mesi. Undici mesi. Quando mancano tanti mesi alla giornata canaglia, e’ come se non ci fosse. Non ci pensi, se ti capita un calendario davanti magari hai un flash, ma ci passi sopra. E il tempo va. Manca un mese alla giornata canaglia, e qualcosa inizi a sentirla. La tua margherita mentale del “voglio ricordare, non voglio ricordare” ha cominciato a funzionare. Si insinuano i ricordi. La giornata canaglia e’ adesso e tu hai pianificato le 24 ore piu’ piene dell’anno per non pensare. Amici mai calcolati, donne appena conosciute. Eccoti sotto le coperte, la mezzanotte e’ passata, ti senti salvo. Ma il tuo cuore, fino a quel momento vittima ma ora carnefice e canaglia, fa esplodere le bombe della memoria. Per un attimo ti chiedi se, dei due, solo tu ci sei ricascato. Poi, il silenzio. Per altri undici mesi.

Playlist aggiornata (so che c’era un’altra canzone, ma mi sono reso conto che era questa quella che volevo mettere e mi sono un attimo distratto, spero vi piaccia. E’ una delle mie preferite 😉 )

Martellate (Metallo)

“Non correre, ti prego”. Le scarpe col tacco, miste alla pioggia, erano un’arma pericolosa anche per una ragazza agile come lei. All’andata la corsa era di eccitamento per la cena, ma ora era diversa. “Non posso fermarmi, vai veloce” “Ti prego, non avercela con me”. Una frase che a lui suonava davvero come una martellata dopo il suo -no- secco che rimbombava nelle sue orecchie e nel suo petto. Il convenevole del “Voglio che restiamo amici” unito al “Cosa posso fare per farmi perdonare” non facevano altro che accelerare il processo di indurimento. Quando la rivide molto tempo dopo,il ricordo di quelle parole stava per sfondare il suo cuore che nel tempo si era rivestito di metallo che, seppur respingeva i colpi, li faceva vibrare nelle sue vene. E ogni volta che la rivide in futuro, il martello mentale dei ricordi non si faceva attendere, scatenando un terremoto di emozioni che per tutta la vita avrebbero scosso quel metallo di dubbia fattura.

Playlist aggiornata! 😉

In ritardo (Almeno due)

Mentre mi svegliavo, ho capito molte cose della notte precedente. Ho capito in ritardo che i tuoi messaggi emozionati per il nostro incontro non erano semplici convenevoli. Ho capito in ritardo il tuo apprezzamento per il fatto che fossi venuto a prenderti e che non mi fossi limitato ad aspettarti al luogo stabilito in centro. Ho capito in ritardo che gli scontri involontari del tuo braccio con l’interno del mio, tanto involontari non erano. Ho capito in ritardo che quando hai chiuso gli occhi vicino a me non era solo per prendere una pausa ma per sognare. Ho capito in ritardo che abbassavi lo sguardo non per distoglierlo ma per mirare alle mie labbra. I tuoi brividi di freddo non erano per chiedermi in prestito la felpa e il tuo cellulare con la sveglia non era stato caricato di proposito. Ma almeno le ultime due non l’ho capite in ritardo. E, per fortuna, posso dire è stato bello svegliarsi abbracciato a te e molto tempo dopo l’orario che mi avevi detto.

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Conta (fino a sette)

Con uno dei miei rari atti di coraggio, ti avevo chiesto di uscire. Mi avevi detto che non sapevi perché dovevi lavorare. Ma come potevo ingannare l’attesa della tua liberazione dalla prigionia di scartoffie noiose che mi avrebbe amorevolmente consumato ora dopo ora? Ho deciso di scrivere dei motivi per convincerti a mollare tutto e vederti con me. #1 Si dice che gli italiani siano ottimi cuochi #2 Suono la chitarra #3 Dalla mia finestra c’è una vista mozzafiato #4 So fare un ottimo caffè come piace a te #5 Un giro in Vespa #6 Ti porterò a pattinare sul ghiaccio . Te li ho mandati giorno per giorno. E tu, al terzo giorno, hai solo detto che erano messaggi carini. Ma non mi hai fermato. Arrivato il settimo giorno, ho dato davvero il colpo di grazia: #7 Io. Una tua risposta negativa significava la resa per me. Dopo un po’ di silenzio, arrivò un tuo sms che mi fece gioire e imparare: “Peccato che tu abbia perso sei giorni per arrivare all’unico e vero motivo che mi convincesse!”.

Playlist aggiornata! 😉

Incontri puntuali

Primo appuntamento, pensavo mi avrebbe fatto aspettare. Camminavo piano. Ma, appena il mio orologio aveva segnato un minuto al luogo di incontro e per arrivare ce ne volevano almeno due, corsi. Quando sarebbe arrivata, avrei fatto finta di essere appena giunto, per fare il disinvolto. La puntualità poteva mostrare non avere alternative a lei, essere disperati, precisi e maniacali. E invece lei era lì. La logica avrebbe voluto che la ritenessi una disperata, una ragazza senza alternative, precisa e maniacale. La realtà era che era impaziente di vedermi così come anche io. Alla fine della serata rientrai a casa e trovai un biglietto in tasca: “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. [..] Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi, scoprirò il prezzo della felicità. Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore.”* Inutile dire che,da allora, arrivai sempre in anticipo.

*Frase tratta da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

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