Martellate (Metallo)

“Non correre, ti prego”. Le scarpe col tacco, miste alla pioggia, erano un’arma pericolosa anche per una ragazza agile come lei. All’andata la corsa era di eccitamento per la cena, ma ora era diversa. “Non posso fermarmi, vai veloce” “Ti prego, non avercela con me”. Una frase che a lui suonava davvero come una martellata dopo il suo -no- secco che rimbombava nelle sue orecchie e nel suo petto. Il convenevole del “Voglio che restiamo amici” unito al “Cosa posso fare per farmi perdonare” non facevano altro che accelerare il processo di indurimento. Quando la rivide molto tempo dopo,il ricordo di quelle parole stava per sfondare il suo cuore che nel tempo si era rivestito di metallo che, seppur respingeva i colpi, li faceva vibrare nelle sue vene. E ogni volta che la rivide in futuro, il martello mentale dei ricordi non si faceva attendere, scatenando un terremoto di emozioni che per tutta la vita avrebbero scosso quel metallo di dubbia fattura.

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In ritardo (Almeno due)

Mentre mi svegliavo, ho capito molte cose della notte precedente. Ho capito in ritardo che i tuoi messaggi emozionati per il nostro incontro non erano semplici convenevoli. Ho capito in ritardo il tuo apprezzamento per il fatto che fossi venuto a prenderti e che non mi fossi limitato ad aspettarti al luogo stabilito in centro. Ho capito in ritardo che gli scontri involontari del tuo braccio con l’interno del mio, tanto involontari non erano. Ho capito in ritardo che quando hai chiuso gli occhi vicino a me non era solo per prendere una pausa ma per sognare. Ho capito in ritardo che abbassavi lo sguardo non per distoglierlo ma per mirare alle mie labbra. I tuoi brividi di freddo non erano per chiedermi in prestito la felpa e il tuo cellulare con la sveglia non era stato caricato di proposito. Ma almeno le ultime due non l’ho capite in ritardo. E, per fortuna, posso dire è stato bello svegliarsi abbracciato a te e molto tempo dopo l’orario che mi avevi detto.

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Conta (fino a sette)

Con uno dei miei rari atti di coraggio, ti avevo chiesto di uscire. Mi avevi detto che non sapevi perché dovevi lavorare. Ma come potevo ingannare l’attesa della tua liberazione dalla prigionia di scartoffie noiose che mi avrebbe amorevolmente consumato ora dopo ora? Ho deciso di scrivere dei motivi per convincerti a mollare tutto e vederti con me. #1 Si dice che gli italiani siano ottimi cuochi #2 Suono la chitarra #3 Dalla mia finestra c’è una vista mozzafiato #4 So fare un ottimo caffè come piace a te #5 Un giro in Vespa #6 Ti porterò a pattinare sul ghiaccio . Te li ho mandati giorno per giorno. E tu, al terzo giorno, hai solo detto che erano messaggi carini. Ma non mi hai fermato. Arrivato il settimo giorno, ho dato davvero il colpo di grazia: #7 Io. Una tua risposta negativa significava la resa per me. Dopo un po’ di silenzio, arrivò un tuo sms che mi fece gioire e imparare: “Peccato che tu abbia perso sei giorni per arrivare all’unico e vero motivo che mi convincesse!”.

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Incontri puntuali

Primo appuntamento, pensavo mi avrebbe fatto aspettare. Camminavo piano. Ma, appena il mio orologio aveva segnato un minuto al luogo di incontro e per arrivare ce ne volevano almeno due, corsi. Quando sarebbe arrivata, avrei fatto finta di essere appena giunto, per fare il disinvolto. La puntualità poteva mostrare non avere alternative a lei, essere disperati, precisi e maniacali. E invece lei era lì. La logica avrebbe voluto che la ritenessi una disperata, una ragazza senza alternative, precisa e maniacale. La realtà era che era impaziente di vedermi così come anche io. Alla fine della serata rientrai a casa e trovai un biglietto in tasca: “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò a essere felice. [..] Quando saranno le quattro incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi, scoprirò il prezzo della felicità. Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore.”* Inutile dire che,da allora, arrivai sempre in anticipo.

*Frase tratta da “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

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Blocco

Tiro calci ai sassi lungo questa strada che ho percorso per molto tempo. Ogni calcio un ricordo, ogni sasso una foto in mente. Questa strada che ho visto assolata, coperta di foglie di alberi secchi o in fiore, così come difficile da percorrere con la neve. Quattro stagioni in un solo attimo. Ecco che davanti a me c’è l’ingresso della biblioteca e delle facoltà. In quel panorama mancava un piccolo blocco. Un blocco che cercavo perché era quello dove andavo a trovare lei mentre progettava case e altro. A orari umani e meno – come quando andai all’una di notte per accompagnarla a casa. Era il nostro ritrovo a lume di lampada Ikea che rendeva romantico anche il suo tavolo in acciaio. Una strana tristezza mi pervade ora che quel blocco è stato distrutto. Non era sicuramente una bella struttura, ma era perfettamente in armonia con l’architettura dei miei ricordi che ora vagano confusi, mentre mi rimetto in cammino tra sassi e stagioni.

Playlist aggiornata con una canzone ri-scoperta per caso, ve ne suggerisco l’ascolto 😉

Superficiale (Al buio) – pt.5, finale

Continua da pt.1 , pt.2 , pt.3 , pt.4

Tra inforchettamenti sbagliati, bicchieri mancati, a mano a mano che ci conoscevamo, sentivo un pò la mancanza del contatto visivo: immaginare un sorriso scaldava il cuore, ma poterlo vedere era un’altra cosa. Nell’impeto del momento, poggiammo la mano l’uno nell’altra. Le nostre dita si sfiorarono in modo delicato: un attimo di magia. Arrivò il momento di uscire. Non so se fu per le mie paranoie, ma non volevo andare alla luce. In strada ci demmo la mano senza guardarci. “Mi piaci” dissi, e mi voltai per guardarla. Lo fece anche lei. Anche se in cuor mio non corrispondeva al genere usuale, corrispondeva esattamente alla donna la cui voce era perfetta per quella bocca che avevo percepito e le cui dita erano in armonia con il resto del corpo e col profumo su cui fantasticavo. Quella cecità momentanea mi aveva aperto gli occhi, facendomi scoprire la vera bellezza che penetrò finalmente sotto la mia superficialità, portandomi da lei.

Playlist aggiornata con una canzone che sta concludendo le mie giornate – e conclude la storia! 😉

Superficiale (Al buio) – pt.4 di 5

Continua da pt.1, pt.2, pt.3

Il cameriere si avvicino’ e ci descrisse i menu, predefiniti, per la serata. Non ero interessato al cibo, ma a capire in quale posizione lei stesse ascoltando e le sue reazioni ad ognuno dei piatti elencati. Cercavo di indovinare quale potesse piacerle e quale no. Nel frattempo, in modo meno analitico del solito, mi cominciai a interrogare sul colore dei suoi capelli. Sulla forma delle sue labbra, degli occhi. Se avesse le fossette e se fosse una persona che metteva molto trucco. A me non piace quando ne mettono troppo. Le mie solite paranoie stavano venendo fuori e cominciai a innervosirmi. Il buio doveva essere un buon conduttore di emozioni,perche’ in quel momento lei disse:”Anche io mi sto chiedendo come sei. A volte la forma del mento mi ha interessato piu’ di un complimento. Ma per stasera cambieremo. Ci stai?”. Allungai la mano per stringere la sua in segno di accettazione, ma feci cadere il bicchiere che si ruppe. E ridemmo entrambi.

STAY TUNED PER LA QUINTA ED ULTIMA PARTE!

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Superficiale (Al buio) – pt.3 di 5

Continua da pt.1 , pt.2

“Da quando sono arrivata mi sto infilzando con la forchetta, ci vuole un po’ ad abituarsi”. Ero ancora piu’ confuso, ma ormai ero dentro e – per la prima volta nella mia vita – percepivo anche le sensazioni di chi era di fronte a me senza dover guardare nei suoi occhi. Sentivo il suo cuore battere, le dita che si intrecciavano per ingannare l’attesa e l’imbarazzo. Cose di cui non mi ero mai curato. La mia vista era paralizzata, ma gli altri sensi si stavano liberando in un big bang emozionale. “Ciao, sono Dan. Scusa ma sono po’ sorpreso da tutto questo.” “Beh, anche io non avevo capito che ‘appuntamento al buio’ era da intendersi in senso letterale in un ristorante gestito da non vedenti!”. E ridemmo entrambi. Mi sentivo bene con lei, cercavo la sua pupilla e il suo iride attraverso il buio. Una sensazione incredibile. Intrigante e anche inquietante per certi versi. Sentivo un’atmosfera positiva, nonostante i nostri respiri si muovessero incerti in quell’oscurita’.

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STAY TUNED PER LA QUARTA PARTE!!

Superficiale (Al buio) – pt.2 di 5

Continua da Pt.1

Davanti a me, con un canovaccio al braccio, petto in fuori e sull’attenti, stava un cameriere. Con occhiali da sole. Un pessimo segno di cafonaggine. Il sorriso di Andrew quando concluse l’accordo dell’appuntamento era perche’ non c’era alcun appuntamento? O era perché il posto era poco raccomandabile? Suonava tutto come uno scherzo. Stavo per andarmene quando il tipo disse “Dan, giusto? Prego mi segua”. Un po’ sospettoso andai con lui. Entrammo in una stanza completamente buia. Mi aspettavo che accendessero le luci e spuntassero i miei amici congratulandosi per qualcosa o facendomi paura. Invece niente. Con la mano sulla spalla del cameriere, continuavo a brancolare in questo panorama nero. “Prego, la sedia e’ qui. Si accomodi”. Confuso, cercai il menu sul tavolo ma tastai solo le posate, tovaglioli e altro. Maledetto sorriso di Andrew. Mentre inveivo dentro di me, sentii bisbigliare di fronte “Ehi… ciao sono Caroline.”

STAY TUNED PER LA TERZA PARTE

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Superficiale (Al buio) – pt.1 di 5

Mi davano del superficiale. Ammetto che non riuscivo a escludere l’aspetto fisico dal giudizio che alla fine davo su una donna. Dicono che la bellezza sia soggettiva, anche quella esteriore. Soprattutto quella forse. Non lo so. Comunque volevo sfidare questa caratteristica che temevo stesse prendendo troppo il controllo su altri parametri piu’ umani da considerare e andai ad un appuntamento al buio con un’amica di un amico. Non l’avevo mai vista. E il sorriso del mio amico Andrew quando mi disse “Vai, e’ fatta. Vi vedete giovedi’” mi fece temere il peggio, e cioe’ che lei non rispecchiasse per nulla i miei parametri di bellezza esteriore. Ma tant’e’ che decisi di sfidare me stesso. Arrivai al ristorante con poco ritardo, asciugando malamente il sudore. In fondo anche se lei non fosse stata bella – ecco di nuovo il pensiero superficiale – io volevo comunque apparire in forma e di bell’aspetto. Entrai, e la mia sorpresa fu enorme.

STAY TUNED PER LA SECONDA PARTE!

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