Particelle dei se

Se avessi finito gli esami più tardi. Se quel test d’inglese non lo avessi fatto. Se avessi preferito restare dov’ero. Se non fosse arrivata quella lettera di ammissione. Se fosse stato un altro cielo. Se fossi inciampato. Se non avessi fatto quella telefonata nell’androne. Se non avessi avuto queste origini. Se fossi stato quello di anni fa. Se non mi fossi messo quelle scarpe. Se avessi avuto gli occhiali. Se avessi avuto un accento diverso. Se non avessi varcato quella soglia. Se quel tizio non avesse starnutito. Se non mi fossi macchiato. Se non mi fossi annoiato a quella conversazione. Se non mi fossi girato verso quel tavolo. Se in quell’istante le particelle di cui sono fatto si fossero scontrate in modo diverso con le tue, forse si sarebbe creato un mondo parallelo, uno dei tanti, dove potevamo essere io e te. E quell’unico universo mi sarebbe bastato, degli altri scontri non mi sarebbe importato. Ma ora, in questo bar, sono un fisico delle nostre particelle dei “se”.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto, ne vale la pena davvero!
(non dimenticate che le info sul libro sono permanenti nella barra laterale e nel menu “Il libro”!)

Gradazione

Ricordo la spesa al supermercato che facevo quando sapevo che venivi a cena da me. Sempre lo stesso orario. La scelta era sempre su prodotti di qualità. Quando arrivavo nell’area degli alcolici, la scelta era facile. Escludendo il rosso, la scelta cadeva su un bianco per una cena romantica. La percentuale di alcol non importava: l’emozione di essere assieme ci faceva andare su di giri. Anzi, meno era alcolico più cose ci saremmo ricordati di quella serata. Ormai da mesi scelgo i prodotti ad altezza occhi, presto attenzione agli sconti. Arrivo all’area degli alcolici, passo davanti ai bianchi, alle birre, vado dritto ai rossi. Scelgo quello con la gradazione più alta, e forse con più alti solfiti. Arrivo alla cassa. Penso a quando ti diedi una copia delle mie chiavi e tu le rifiutasti. Mi verrebbe voglia di prendere un altro rosso. Mi volto e ti vedo fuori dal vetro. Sorridi. Mi giro verso il cassiere “Scusi dovrei sostituire questo con un bianco”.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!
CI SONO AGGIORNAMENTI SULL’ACQUISTO DEL LIBRO: consultate la barra laterale (cartaceo dall’editore o nelle librerie, ebook negli store online) o non esitate a chiedermi nei commenti o a scrivermi a dodicirighe@gmail.com

Flusso – musica, cuore e cervello

Ci sono canzoni che ricordano momenti passati, ed è normale. Ma ce ne sono veramente poche che hanno un effetto di ispirazione. So che quando una di queste canzoni parte, c’è un flusso che va dal mio orecchio e si dirama al cuore e al cervello. Il primo batte più forte, il secondo comincia a farmi venire in mente un sacco di immagini confuse. Per qualche ragione, i due organi si connettono in un circolo impetuoso. Il cuore seleziona gli attimi più importanti. Alcune note della canzone si disperdono nello stomaco creando la solita sensazione di farfalle. I piedi sono troppo lontani e non battono, come fanno per tutte le altre canzoni. Il flusso passa anche tra collo e orecchie, dove un brivido mi assale ogni volta che un’immagine viene selezionata dal cuore. Le labbra assaporano momenti perduti, le guance arrossiscono, le pupille si dilatano. Una scintilla smuove i peli delle mie braccia. Alla fine di tutto, le mani che raccolgono parole. Questo è quanto. Tanto.

Playlist aggiornata con una di queste, buon ascolto 😉

Dieci anni in poche frasi

Ci sono momenti in cui senti di doverti affidare a parole già dette o scritte. E non è per pigrizia, non è per occupare tempo o spazio. Semplicemente devi ammettere che qualcuno ha già visualizzato quello che avevi in mente. Ed è successo questo, mentre avevo il mio lettore aperto e gli auricolari – che anche se fossero in due stanze diverse della casa sarebbero capaci di attorcigliarsi – alle orecchie.
Ho sempre pensato che il mio incontro con lei sarebbe stato così: per le scale, correndo. Che l’avrei vista sempre uguale, e che anche lei mi vedesse uguale. Che la malinconia ci avrebbe abbracciato e il silenzio avrebbe guidato i nostri discorsi, basato per la maggior parte di frase fatte.

Abbandono le mie solite dodici righe perché ho ritrovato in questa canzone il mio pensiero:

Aria di nuovo e di buono – Capodanno

Ah, quella festa di Capodanno. La seconda a cui andavo, da solo, dopo la cena coi parenti. Mi faceva sentire grande essere parte del jet set della città. Che poi, alla fine, la festa era in una pizzeria e il jet set era il gruppo di amici con cui ero cresciuto con l’aggiunta di gente più grande e altri individui che non conoscevo. Tra i partecipanti a quel miscuglio di speranza, sudore e fatica per il cenone, c’eri anche tu con un vestito nero che nella penombra ti rendeva ancora più affascinante. Io avevo un maglione gigantesco, dei pantaloni un po’ stretti e scarpe scivolose. La mia eleganza molto riconoscibile. Non ho mai capito se quel maglione ti abbia fatto tenerezza o siano stati i pantaloni, o forse entrambe le cose unite alla mia incapacità di combinare due passi di danza assieme, ma ricordo bene l’aria fresca che abbiamo respirato a pieni polmoni e che sapeva di nuovo, per l’anno che iniziava, e di buono per il “noi” che sentivamo ne avrebbe fatto parte.

Playlist aggiorata, buon ascolto! 😉

Specchio – Odi et amo

Ero al matrimonio di un amico di vecchia data. “Porta una ragazza”, mi aveva raccomandato la sposa, per non spezzare l’equilibrio dei tavoli. Il mio amico vedeva nell’essere da solo al suo matrimonio la mia occasione: “tu che puoi, le damigelle…”. Arriva il tempo delle danze, e il mio cucchiaino ballava il valzer nella tazzina vuota. Improvvisamente ti vedo. Non doveva sorprendermi, era un nostro amico comune. Era come guardare il mio passato allo specchio, mantenendo l’attuale aspetto esteriore. Segretamente ti continuavo a pensare, odiare e benedire. A volere il meglio e il peggio. Pensavo di avere tutto il tempo per invitarti a ballare. Del resto in passato credevo avremmo avuto tutto il tempo del mondo. Invece arrivò lui, di cui volevo solo il peggio. Lo specchio si ruppe di nuovo e mi ritrovai a danzare coi cocci del passato tra le mie mani. Continuando a odiarti e benedirti. A volere il meglio e il peggio. Ad amarti, a modo mio, col mio tempo.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Forza sovraumana

Eravamo riusciti a trovare una casa che piacesse a entrambi. La riempivamo io e te, non c’erano mobili. Romanticamente mi sarebbe bastato per viverci, ma mi resi conto che almeno un tavolo ci voleva. E una libreria. Per non parlare della cucina. Avevamo rimediato un mobile abbandonato, ce n’eravamo affezionati entrambi a prima vista. Era nel lato destro della stanza e mi stava bene. Ma tu lo volevi a sinistra. Così un giorno misi da parte la mia preferenza e lo stavo per spostare. Tornasti a casa in quel momento e ti mettesti accanto a me per spingere. Probabilmente non era necessario, ma non te lo dissi. Mi piaceva che ci fossi anche tu, e tu sapevi di non essere indispensabile però volevi essere partecipe. Ora sei andata via e hai lasciato questo mobile. Nel mezzo della stanza. Giuro, ho provato a spostarlo verso la destra della stanza, dove piacerebbe a me. Ma non ci riesco. Evidentemente eravamo una forza sovraumana e non ne eravamo consapevoli.

Playlist aggiornata, buon ascolto! Non dimenticate… – 2 all’uscita ufficiale del libro! 😉

Esame di maturità

Il mio esame di maturità non è stato alla fine del liceo. Devo certamente posticiparlo di qualche anno. Allo scritto, pur essendo un fiume in piena, ero sempre rimandato. Paole. Silenzi. E poi di nuovo parole. Riflettendo davvero poco, andando fuori traccia, a volte senza averla nemmeno ricevuta. Quando riuscivo ad arrivare agli orali, i miei sorrisi di circostanza erano facilmente intuibili, ed ero rimandato prossimo appello. Una parte di me rimuginava sempre, e anche quando non si notava, mi alzavo e me ne andavo. Oppure, dopo aver esposto per l’ennesima volta le mie tesi e ragioni, rientravo nella fantomatica aula per farmi bocciare, aggiungendo cose di cui poi mi pentivo. Sono riuscito a superare il mio esame di maturità con te in un giorno come un altro, quando parlandoti non ho più provato alcun rancore e ho voluto veramente il tuo bene. E ne ho voluto pure a me stesso, senza aggiungere altro, anche dopo essere uscito dall’aula.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Non ho i soldi sufficienti

Non ho i soldi sufficienti per offrirti un caffè: gli ultimi li ho spesi per il mio poco fa, ma ho pensato che se mi baci è lo stesso. Il sapore c’è, non ho preso altro. No? Non ho i soldi sufficienti per due biglietti del treno, ma ho pensato che se ti siedi sulle mie gambe il controllore non ci darà noia. No? Non ho i soldi sufficienti per entrare con te a quella mostra di pittura di cui leggi il depliant da giorni, ma ho pensato di darti i miei walkie talkie: puoi entrare tu e ogni quadro che vedrai coi tuoi occhi me lo descriverai. Hai occhi sinceri e mi piace la tua voce. E io sarò comunque con te. No? Non ho i soldi sufficienti per offrirti altro se non me stesso e queste mie proposte. Dicono che i soldi non fanno la felicità. Tu fai la mia. E forse un giorno avrò il coraggio di dirti queste cose quando mi passerai davanti come ogni mattina, anche se sono certo che mi ignorerai e allungherai il passo. Perché purtoppo per te sono solo uno dei tanti barboni sulle scale di questa stazione.

Playlist aggiornata ;), buon ascolto!
Un ringraziamento va alla stazione di Trastevere, dove transito ogni giorno, e che mi ha ispirato mentre andavo a lavoro 🙂

La volta sbagliata

Sai, il treno è arrivato in anticipo. Invece di essere felice ero angosciato. Sono stanco per il viaggio, mi fanno male le gambe, o forse è per il passato che si materializza davanti a me con una serie di flashback assurdi. Ho visto la foto di Marco, è candidato. Ha i capelli bianchi, pazzesco vederlo in foto dopo 50 anni. Ho rivisto il punto dove ci siamo baciati la prima volta. Anche le farfalle nello stomaco sono invecchiate, battono le ali piano ma le sento ancora. Ti ho portato dei fiori, mi trema un po’ la mano per l’emozione. O per l’età. No è l’emozione. Avrei voluto vederti prima, credimi, ma ero impegnato. A trovare il tempo. Il coraggio, più che altro. Adesso sono qui e ho portato i tuoi fiori preferiti. E so che mi darai il permesso di sostituire quelli che ci sono nel vaso con questi. Tocco questo marmo, sento il tuo calore, ma sono arrabbiato perché speravo mi avresti aspettato. Sono sempre stato puntuale. Per una volta che sono in ritardo. La volta sbagliata.

Playlist aggiornata, buon ascolto! Non dimenticatela 😉

Voci precedenti più vecchie Prossimi Articoli più recenti