Fuori sede

Andare fuori sede non è per tutti. Devi avere un cuore grande. Grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: le gioie e i dolori, gli amici e gli amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Un cuore grande, così grande da riuscire a far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi gli altri si siano scordati perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma forse non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sai più chi sei. Così ti stendi sul materasso, che ora ha subìto un pò il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte. E ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino. Il tuo.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

Infinitesimo

L’anima gemella è una sola, non prendiamoci in giro. Tutte le altre, per quanto possano averti coinvolto fino al midollo, non lo sono. L’anima gemella è una sola, le restanti si avvicinano, fino ad una distanza infinitesimale. E quando sei a letto e le guardi dormire, quando le imbocchi per divertimento o per necessità in età avanzata, quando la vai a prendere in stazione, sai che c’è. Quel sospiro di infinitesimo distacco da lei. Se non l’hai mai incontrata, sentirai probabilmente solo una sensazione di evasione da un impegno.  Ma se l’hai avuta tra le tue braccia, sai già tutto.  Anche le farfalle nello stomaco volano diversamente. Questo infinitesimo di differenza che ti porterai in ogni donna che incontrerai e che ti farà comunque stare bene per un giorno, per un mese, un anno. O anche per una vita intera. Ma sarà sempre lì, ad un infinitesimo dalla vera felicità. Se non ti mentirai. Non è da calcolare, non c’è formula. E’ nel tuo cuore.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Capirò

Capirò che è la donna della mia vita quando, incontrandola per caso in Monteverde, la inviterò a cena fuori ma a casa mia e leggendo i miei occhi saprà che sono tranquillo ma agitato. E allora per farmi sentire a mio agio, si agiterà anche lei sembrando tranquilla. Capirò che è la donna della mia vita quando aprirò il freezer e le dirò che ho solo i Sofficini e risponderà che anche lei aveva solo quelli a casa perciò è come se stessimo mangiando a casa nostra. E mi verrà un sorriso perché mi solletica l’idea e allora anche lei sorriderà per quel solletico ed è la risata perfetta per quell’idea bizzarra. Capirò che è la donna della mia vita quando le dirò che sono fatto di acqua per l’80% e mi risponderà che anche lei lo è, che anche a lei esce il sangue quando si fa un taglio. Capirò che è la donna della mia vita quando sono arrabbiato e mi bacerà sul naso. E mi costringerà a fare pace, ché la vita è una sola ed anche lei lo è. Chissà se lo capirà mai.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Momenti di trascurabile intimità

Quando avevi l’allergia e facevi un rumore strano. Quando mettevi i pantaloncini a mare, sopra il costume, e significava che erano i giorni in cui dovevo accontentarti in modo particolare ma andava bene così. Sfiorarsi la mano mentre si cammina, ciondolando, sbattendo col proprio fianco e poi tenersi per mano come se fosse da sempre normale. La vergogna dopo aver fatto l’amore, senza guardarsi subito negli occhi, e fingere che non fosse successo. E poi rifarlo. Non sono geloso, ma chi è quello che ti saluta? Quando avevo una cosa nell’occhio e il tuo respiro mi faceva tornare la vista come Gesù e il cieco. Guardare i figli degli altri e pensare se fossero nostri e poi vederli piangere e ringraziare che ancora no. Quando le farfalle che sentivo nello stomaco non erano quelle che mi avevi fatto per cena. Momenti. Solo momenti di intimità data troppo per scontata, ma che forse se mi torna in mente l’ho vissuta e non veramente trascurata.

Grazie al libro di F.Piccolo che mi ha ispirato questo post. Playlist aggiornata, spero vi piaccia! 😉

Lettera per il tuo matrimonio – oltre dodici righe

Ammetto che la notizia non poteva cogliermi impreparato. Non doveva. Eppure lo ha fatto. Ti scrivo dopo mesi che l’ho saputo perché il mondo è piccolo e la gente sbraita senza discrezione e puoi tapparti le orecchie quanto vuoi, ma quello che non vuoi sapere lo saprai. E accade comunque. Ammetto che la mia ipotesi peggiore era che i nostri figli ipotetici, nati da compagnie diverse, avessero un giorno giocato assieme e si sarebbero potuti innamorare. E avere quello che non abbiamo avuto noi. Ammetto invece che avrei preferito rimanere solo piuttosto che vederti prendere cura di qualcuno che non avrebbe indicato me come padre e diventarne solamente un parente acquisito. Ammetto che pensavo fossimo un po’ come quelle onde che mi stanno proprio ora di fronte: per chissà quanto tempo stanno a chilometri e chilometri di distanza, poi si avvicinano, si incontrano, si scontrano, si uniscono, vanno fino a riva mano nella mano e si perdono nuovamente nello spazio infinito degli oceani per chissà quanto altro tempo. Ma sempre e comunque si incontrano, scontrano e riuniscono. Invece ti sposi. Pensa che smacco sapere da altre persone che non ha il mio nome ma ha lo stesso colore dei miei occhi. Forse mi sto appellando all’impossibile. Mi arrampico ad uno specchio senza corda di sicurezza, per poi cadere di schiena e rialzarmi a fatica come sempre. Dirai tanti sì davanti ad un interrogatorio. E un gallo canterà tre volte. Chissà che gusto avrà quella torta, che sapore quel brindisi e quelle labbra umide di spumante sigillate da una promessa, che si sfiorano e un po’ assaporano il retrogusto di storie passate. Tra cui la mia con te. Sarà un retrogusto amaro? Sarà dolce per averci messo un anello e non una pietra sopra? Non è poi così rilevante per chi come me osserva tutto questo senza volerne essere partecipe. Ti auguro il meglio fino al secondo prima di quel “sì”. Perché quel meglio credo ancora di essere io. Sono presuntuoso, mi spiace. E dopo quel secondo, la tua felicità non sarà più affar mio. Ma spero tu lo sia. Felice, non affar mio. Forse la cosa più grande che un giorno potrò imparare è amare e lasciare andare. Ma fino ad allora: congratulazioni.

Sono più di dodici righe, so che avrete pazienza 🙂 Playlist aggiornata con un pezzo molto adatto 😉 Buon ascolto!

Baccalà e meteo

Dopo così tanti anni ero pronto a reincontrarci. Non mi sarei perso dietro a frasi di circostanza o luoghi comuni: sono cose che si dicono per paura di parlare davvero di sè stessi, di cose vecchie, di sentimenti mai veramente sopiti. Una mia abitudine. Solo con te. Conoscendoti sapevo che non avresti mai tentennato e mi avrebbe fatto imbestialire. Ma stavolta ero calmo, si poteva sembrare due studenti in pausa dallo studio. Non sarei rimasto come un baccalà mentre tu avresti srotolato la cassetta dei tuoi ultimi anni, sicura di te. Non avresti tirato fuori l’erba del vicino o mezze stagioni. Eccoti. Potevo finalmente evitare di tornare a casa e scriverti un messaggio con le cose che non ero riuscito a dirti e aspettare una tua impossibile risposta. Sto per iniziare, ci sono. “Che tempo strano oggi”, mi fai. E io resto immobile. Mi hai fregato di nuovo. Ma forse non sarò io quello che tornerà a casa e vorrà scrivere un messaggio. O forse, sempre e comunque, sì. Baccalà.

Playlist aggiornata, grazie Glen Philips perché non riuscivo a trovare una canzone decente per questo post! 😉

La mia partenza – Cordiali saluti

Carissima, so quanto fosse stato difficile scrivermi quelle pagine, e mi sono reso conto che non ho mai risposto. Ho vissuto la mia vita, e forse ho creduto che fosse la risposta migliore. Ricordo come sentivo il rossore delle tue gote man mano che leggevo la lettera ed ero in partenza. Mi fa strano non conoscere più il tuo indirizzo. Non sapere dove spedire qualcosa o dove sorprenderti semmai volessi farlo. Eccomi in questo Settembre. Penso alle foglie in autunno che si incastrano sotto le ruote della valigia e non ti fanno andare avanti. Ti trascini ma le ruote sono ferme. Fai fatica. Devi sollevare tutto quel peso. Ecco i ricordi, quelli che ho di te: foglie in perenne autunno che si infilano nelle ruote della mia valigia quotidiana e mi fanno slittare su un marciapiede che, almeno in teoria, potrebbe essere senza alcun ostacolo emotivo. Eppure, non ho mai pensato di cambiare strada o di evitare questi alberi ingialliti. E mi chiedo. Ti chiedi? Cordiali saluti.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Cara amica

Cara amica, con cui per tanto tempo ci siamo soltanto scritti come se fosse qualche secolo fa quando era l’unico modo per comunicare. Sai, cara amica, non l’ho fatto con molte altre. Forse con nessuna. Cara amica, 60minuti di metro per vederti un paio d’ore l’avrei anche fatto per un amico, ma non so se svegliarmi alle 6 anche. Cara amica, per te avevo sempre l’ansia mi dicessi no ai pochi inviti che ti ho fatto, ma per fortuna mi è andata bene e gongolavo per mesi. Cara amica, che ci siamo ritrovati come quei due al balcone di Verona, sul mio letto a castello con me in piedi su una sedia e tu sdraiata, aspettando che ti addormentassi salvo poi mandarmi via con le tue labbra sulle mie. Non penso altre persone lo abbiano mai fatto così amorevolmente. Cara amica, che mi hai tenuto per mano e hai appoggiato la testa su di me. Cara. Amica. Cara amica, mi son dimenticato quello che volevo dirti. Ti lascio indovinare. Ci puoi arrivare. Io, invece, mi fermo qui.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Bussa alla porta

L’ho sentito camminare per strada. Fischiettare, sicuro di sè, quel motivetto che per qualche ragione avevo già sentito ma ricordo bene di avere ignorato. Mi ha infastidito, e ho deciso di chiudere la finestra. Inutilmente. Io non ero pronto. Nemmeno lo cercavo. Stavo bene, dico davvero. L’ho sentito, aveva il tuo profumo. Il tuo passo svelto ma con molta classe. Tutte le volte che l’ho evitato, nascondendomi altrove, fingendomi occupato, ora serve a poco. Lo sentivo arrivare e prenotavo il primo biglietto per l’ovunque ma non qui. Avevo sempre pensato che sarei stato io a metterlo in scacco, a camminare fischiettando con le mani in tasca sbeffeggiandolo. Ma ora, ora l’ho sentito svoltare l’angolo, sorridere puntando la mia porta. E ha il tuo sorriso. Ha in mano la tua ciambella preferita. L’ho sentito salire le scale e io mi sono messo sotto le coperte, inerme. Lo ammetto, mi sono emozionato. Lo ammetto, lo volevo. E così, l’amore ha bussato alla mia porta.

Playlist aggiornata! 😉 Buon ascolto!

Girati (implicita richiesta di FS)

Il taxi si ferma. Mi fermo un attimo anche io. Guardo il lunotto posteriore e c’è un altro taxi fermo. Sembra uno di quei film di inseguimenti. Niente, non scende nessuno. Sospiro. Prendo il mio bagaglio e mi avvio alla piazzola degli autobus. Da lontano vedo una macchina familiare che prende la curva a tutta velocità. Si avvicina al mio marciapiede. Non posso crederci. E infatti non c’è da credere. Non è la macchina che pensavo. Mi siedo, sono in anticipo. Un cellulare suona. Ma io questa suoneria la conosco! Mi giro col cuore in gola. Il cellulare non è quello. La mia valigia è piena di sospiri. C’è spazio per altro. Un metro e sessanta, se non hai il biglietto, puoi entrare. Ti faccio un buco o mi ci metto io. Arriva il bus. Mi guardo intorno. L’autista mi fissa, mi fa fretta. Apro la valigia, magari mi hai letto nel pensiero. Guardo il telefono, nulla. Mi siedo e sorpiro. Un cellulare suona. La suoneria la conosco, è la mia. Il numero pure, è il tuo. “Girati”

Questo è stato, per così dire, un racconto nato da un racconto. Oserei dire nato da un’implicita richiesta 🙂 Dalle parole di un amico. Grazie FS, a cui è dedicato!
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