Mi innamoro, una riga per volta (riassunto di un romantico senza speranza nel 2015)

Ti guardo
Mi piaci
Faccio finta che non mi interessi
Aspetto
Ora è il momento
Mi innamoro
Ora è il momento
Aspetto
Faccio finta che non mi interessi
Mi piaci
Ti guardo

(sei andata via)

Con questo post, che potrei scherzosamente chiamare riassuntivo del “romantico senza speranza”, vi faccio tantissimi auguri di una buona conclusione del 2015 e un fantastico inizio – e prosecuzione del 2016. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti quelli che si sono sorbiti le mie presentazioni, questo anno passato è stato l’esordio di Curi davanti a persone in carne ed ossa che lo sentivano parlare di quello che era nato come un piccolo spazio sul web e si è trasformato in un luogo e poi in un libro. Grazie a tutti gli amici, ai blogger, agli sconosciuti, a chi è stato di passaggio, agli amori di passaggio, alle cotte, alle meteore, alle bruciature e scottature, agli abbandoni e ai ritorni, a chi mi ha ispirato a chi è stato ispirato, a chi mi ha scritto in privato e chi pubblicamente, a chi non ha creduto in me e a chi lo ha fatto anche in silenzio, a chi mi ha mentito a chi mi ha detto la cruda verità, agli amici nemici e nemici amici, alle persone che non ho capito e non voglio capire, al mettermi nei panni altrui sbagliando taglia, ad una città ancora da scoprire, ai messaggi vocali, alle spunte di whatsapp e gli accessi che fai finta di non controllare, alle volte che desideri essere speciale e non lo sei, a chi vuole essere speciale e tu non gli dai sazio, a chi non mi ha capito e chi continua a non capirmi e mi segue comunque, ai treni dove ho scritto, all’ispirazione notturna, ai progetti che sembrano incompleti, ai baci rubati che sono più belli di quelli legali, ai no che mi sono andato a prendere con consapevolezza, alla testardaggine, allo straparlare. Ecco un po’ di quel tutto che diventa unico.
Grazie a questo 2015 che è stato veramente un anno a cui devo tantissimo.

Rottura

In una rottura si lasciano due vite intere: la vita che si è vissuta e quella che si sarebbe potuti vivere assieme. E la seconda è quella veramente difficile da abbandonare. Il non saper stare da soli, il timore di trovare la persona sbagliata, ricadere negli stessi errori. Il voler lanciarsi in qualcosa di nuovo, farsi vedere con quel nuovo dalle persone del passato per convincersi che si è voltata pagina, quando invece si dovrebbe cambiare totalmente libro. La pazzia nel pensare di essere stati sostituiti – e sentirsi in colpa pensando di star provando a fare proprio quello. Gli amici che ti dicono di fregartene, che non gli era mai piaciuta ma che 30 secondi prima adoravano, quelli che vogliono psicanalizzarti perché fregarsene è da insensibili. E anche dopo tempo sei paralizzato davanti a questo spartiacque emotivo, provando a lanciarti nel nuovo, provando a fregartene in modo sensibile e provando a non impazzire perché saprai sempre di essere sostituibile.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 🙂

Di cotolette, paninelli, sangue slavo e pastina scotta (nonni)

La noce moscata sulla mensola accanto alla porta. La mano che ti davo per camminare, che probabilmente eri tu a guidarmi. Il sangue slavo nelle mie vene che ogni tanto tiro fuori per farmi figo. Le camminate chilometriche che si concludevano col paninello all’olio. Gli occhiali da vista e i capelloni bianchi. Foto in cui sorridi e io pure. La cotoletta di pollo inimitabile. Io che porto il tuo nome, e viceversa. Partite a carte. Lettura del giornale davanti alla tv telefunken anni 80. Il passero seppellito nel giardino in mia assenza. La pastina scotta. Il carretto coi dadi colorati. L’ultima volta assieme. L’invidia per chi oggi può chiamare i propri al cellulare. Io però ricordo quel fisso, che per comporre i numeri dovevi girare la ruota. Di gente senza importanza ricordo ancora la voce. Mi sento in colpa, cari nonni, sto dimenticando la vostra. Ma spero mi perdonerete grazie a tutti questi e altri ricordi che porto sempre con me e rivivono nei racconti dei vostri figli.

La canzone, apparentemente fuori tema, è stata scelta perché mi ricorda un mio maldestro tentativo di suonarla con la chitarra da adolescente facendo un duetto con mia nonna che cantava. Per cui, accettatela 😉 Buon ascolto!

Spesa – tocco in più

La ragazza in fila alla cassa posava il cibo sul nastro giocando a tetris per metterli il più velocemente possibile dentro la busta ed evitare quel momento imbarazzante quando devi pagare e non hai ancora finito e hai le mani occupate e la gente ti odia. Da ciò che aveva preso potevo capire che si concedeva dei peccati di gola quando la sua coscienza era distratta. Osservando un’aggregazione di ingredienti intuii la sua cena, ma mi accorsi mancava una cosa che poteva dare un tocco in più di sapore. Corsi a prenderla ma al mio rientro alla cassa lei era sparita. Abbandonai la mia spesa e pagai solo quello che volevo darle. Stava sistemando le buste in auto e le diedi quel tocco in più di sapore. Lei era incuriosita e sentivo la sua acquolina in bocca. Per non fare errori, o chissà perché, mi invitò quella sera a cena per cucinare con lei. E negli anni a venire anche lei aggiunse un tocco in più alle mie ricette, e quel tocco in più per me era semplicemente lei.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

E venne il momento

E venne il momento del nostro incontro. Pioveva, e i miei pensieri erano zuppi quando incrociai il tuo sguardo. Ci fermammo per un caffè e io non mi alzai mai da tavola per andare in bagno, per non perdermi neanche un secondo di te. E quando ci andavi tu, restavo a presidiare quel nostro angolo di intimità come fosse l’ultima mia roccaforte di romanticismo. E fantasticavo, riempivo quegli attimi con parole che avrei voluto dirti ma non avevo il coraggio quando mi guardavi e io abbassavo lo sguardo verso la tazzina, giocando col cucchiaino. E dicevo tutto mentre eri in bagno. E i vicini mi guardavano come fossi matto. E lo ero. E i miei pensieri zuppi prendevano la forma dell’amore che non avresti conosciuto. Quando tornavi al tavolo mi chiedevi dove eravamo rimasti. Io sono rimasto qui, ma il mio cuore e la mia mente sono andati lontani. E, mentre aspetto il giorno in cui li raggiungerai, sorrido, abbasso lo sguardo e giro il cucchiaino nella tazzina.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Gli amici intorno

Ci dici che le stai scrivendo “a domani”, tanto è solo un’amica. E ripenso alle settimane scorse. L’imbarazzo, a fine serata, quando la salutavi e scoprivamo che facevate la stessa strada. Il nostro sguardo perplesso quando ti ha chiesto un accendino, glielo hai porto, e noi sapevamo che tu non fumavi ed eravamo stupiti. Eri panchinaro fisso della squadra, ma ti lasciavamo ingigantire quel gol in rovesciata totalmente fortuito e lei ti ascoltava come fossi Ronaldo. Noi sappiamo già e ridiamo mentre cerchi di minimizzare e nascondere che sei cotto. E in cuor mio ricordo di essere stato anche io così. Tutti noi lo ricordiamo quando fu per gli altri. Lo so che innamorarsi è come andare in bici: una volta che impari, è fatta, solo che invece di una mountain bike si tratta di un boeing 777 sparato controvento. “A chi scrivi?” “Niente, controllavo il credito”.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

Sono io – mentre lo dico

Sono quello del “col cavolo che mi muovo per lei” e mentre lo dico sono già in stazione ad acchiappare un treno. Sono quello che, avendo scritto per ultimo, adesso tocca a lei ma mentre lo dico sto iniziando una conversazione basandomi su una scusa assurda. Sono quello che odia i ritardi agli appuntamenti, ma mentre lo dico l’ho aspettata 40 minuti e stai tranquilla che non c’è problema, ero appena arrivato. Sono quello a cui non piacciono i calamari al sugo, ma mentre lo dico mangio il quarto che ha cucinato e faccio roteare il dito accanto alla mia guancia per dirle che è buonissimo. Sono quello a cui deve importare la personalità ma mentre lo dico passo in rassegna il suo corpo. Sono quello che odia il rumore di chi mastica, ma mentre lo dico mi cullo ascoltandola mangiare patatine supercroccanti. Sono quello che non ci tiene ad una storia e mentre lo dico mi innamoro sempre. Sono quello che sono rimanendo convinto di non esserlo.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Dire e fare, (a)mare

Potrei dirti di uscire, di andare in quel posto che ho capito ti piace tanto. Ti direi di prendere una birra inglese, farei un po’ l’esperto. Farei finta di conoscere tutto quello di cui parli, oppure farei il contrario in modo che tu possa parlarne senza pensare di ripetere qualcosa e annoiarmi. Ti direi di fare un giro in macchina, anche se non guido da quando ho preso la patente, farei finta che non si accende e ti direi che possiamo tornare a casa a piedi. Farei quegli otto chilometri in più per continuare a far finta di non sapere nulla rischiando di sembrare ignorante. Ti direi che sono stato bene, farei il possibile per baciarti ma non lo farei e ti direi “alla prossima” salutandoti come saluta un bambino di 5 anni. Ti direi queste cose e le farei. Invece resto immobile e ti guardo impaurito e inerme, con il cuore a mille e in silenzio. Mi direi che va bene così e farei finta di niente. Perché sono fatto così. Perché io, senza dire nè fare, è così che so amare.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Notte – di più equivale a straparlare

E’ notte. Ti scrivo adesso perché spero tu stia dormendo e non legga. O forse spero tu sia sveglia, da sola sotto le coperte, coi tuoi ultimi pensieri sulla giornata o su questa vita ancora breve ma così intensa che sembra iniziata dieci anni prima. O spero tu sia in compagnia e ti distragga o che lui legga. Vorrei dirti che sono ubriaco, ché quando si inizia così ci sentiamo giustificati e possiamo dire tutto perché non lo pensiamo e vogliamo solo che l’altro resti incastrato nei nostri pensieri contorti. Ti dico questo: anche se fossi stato sbronzo, questo sarebbe stato un momento di lucidità. Non il più fine, sa di alcool. Sincero. Per poi dirti di ignorarlo, e non perdonartelo mai e non perdonandomi per averti detto di farlo. C’è che ti scrivo, è notte, e sai bene che la notte è il mio momento migliore. E nel mio momento migliore sto scrivendo a te. E credo ti basti sapere questo. Quello che volevo dirti non lo so, ma so che te l’ho detto. Di più equivale a straparlare.

Non dimenticate di ascoltare la playlist! 😉

Cultura – campanella

Suona la campanella. Vorrei saperti spiegare la geografia, indicando la capitale del sentimento che provo per te. Anche scienze della terra: eccoti l’epicentro del mio terremoto. Formule chimiche per attrarti. Dimmi per quale motivo i muscoli mi si irrigidiscono quando sei vicina. Come si dice in latino. Odi et amo. No solo il secondo. Quale corrente letteraria o elettrica mi darebbe una risposta. So come guardi chi sta dall’altra parte della cattedra. Forse sanno tutte le capitali, gli epicentri più famosi, la tavola periodica, come fermare un crampo, come parlava Catullo o circuiti vari. Ma non sanno che scrivi il tuo nome sul banco, strappi perfettamente i fogli a metà del quaderno e a volte li fai a pezzettini. Che ti leghi i capelli ogni ora e qualcuno cade a terra, che mangi sempre la stessa cosa e ammucchi le briciole. Allora dimmi: chi è davvero più acculturato secondo te tra me e loro? Svuoto il cestino, spazzo, poso i gessi. Vorrei parlarti ma. Campanella.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

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