Di blogger della prima ora / Dear Santa

Oggi ho pensato ai blogger della prima ora di dodicirighe. Ho pensato a quando era un posto conosciuto solo da me e poi, man mano, da qualcuno che probabilmente si era perso utilizzando parole chiave sbagliate. Di solito questi interventi li faccio in anniversari, feste e così via. Ma stamattina ci ho pensato e ho voluto scrivere queste poche righe. In particolare due blogger che ho perso di vista da molto tempo ma che per parecchio tempo sono stati parte integrante dei primi post pubblicati, dove sei incerto e fai finta di essere sicuro, dove non volevo rivelarmi pur rivelando un po’ di me stesso.
Parlo di Masticone, ad esempio. Non voglio straparlare, non penso nemmeno che leggerai questo mio intervento. Non voglio nemmeno essere melodrammatico, ma ti voglio ringraziare per avermi accompagnato nei primi passi del blog. Ho riletto il suo ultimo articolo sul blog de “I discutibili” che mi ha fatto commuovere. E’ passato tanto tempo ma non mi dimentico di te caro Masty, ovunque tu stia bazzicando nel mondo reale! Grazie!

Parlando di blogger della prima ora, non potevo dimenticarmi la cara Mimi (o cliccando qui emmevitale ) che io ricordo come Stagista ma ora forse vuole esser chiamata in altro modo. Anche tu, ti do del tu, fai parte dei blogger della prima ora e di coloro che hanno sopportato il mio sproloquiare. Di quei blog che leggo sempre e mi lasciano un sorriso, e prima o poi penso che un caffè dovrò offrirtelo. Allora con piacere farò questa lettera al vecchio Santa, essendo stato nominato per questo tag. E chissà cosa ci accadrà, cara Mimì. Chissà che qualcosa arrivi, perché bisogna stare attenti a ciò che si desidera perché potrebbe avverarsi 🙂 Grazie per la nomination ed eccomi
Caro vecchio mio,
non credo di aver mai creduto in te ma quest’anno dopo aver superato l’infanzia e l’adolescenza, ci voglio provare. Magari non è troppo tardi, e allora qualcosina te la chiedo:
– Fammi vincere uno stock infinito di Moleskine di colore verdino come piace a me
– Possibilmente fammi capire quando straparlo nella vita reale, prima che sia tardi
– Fammi soprattutto capire quando mi sto incastrando in situazioni assurde, in modo da incastrarmi meglio
– Dammi un migliore udito per ascoltare gli altri e continuare ad annuire e fare a modo mio
– Fa che i miei muscoli non abbiano bisogno di andare in palestra per essere tonici
– Aiuta quelli che cercano risposte dagli altri a rispondere prima a loro stessi
E, cosa più importante:
– Fammi restare un romantico senza speranza

In cambio, beh, ti offro un amaro del capo se verrai a trovarmi. Ah, non ho un caminetto per cui usa la porta!

Grazie ancora a Mimì per l’idea 🙂

E venne il momento

E venne il momento del nostro incontro. Pioveva, e i miei pensieri erano zuppi quando incrociai il tuo sguardo. Ci fermammo per un caffè e io non mi alzai mai da tavola per andare in bagno, per non perdermi neanche un secondo di te. E quando ci andavi tu, restavo a presidiare quel nostro angolo di intimità come fosse l’ultima mia roccaforte di romanticismo. E fantasticavo, riempivo quegli attimi con parole che avrei voluto dirti ma non avevo il coraggio quando mi guardavi e io abbassavo lo sguardo verso la tazzina, giocando col cucchiaino. E dicevo tutto mentre eri in bagno. E i vicini mi guardavano come fossi matto. E lo ero. E i miei pensieri zuppi prendevano la forma dell’amore che non avresti conosciuto. Quando tornavi al tavolo mi chiedevi dove eravamo rimasti. Io sono rimasto qui, ma il mio cuore e la mia mente sono andati lontani. E, mentre aspetto il giorno in cui li raggiungerai, sorrido, abbasso lo sguardo e giro il cucchiaino nella tazzina.

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Gli amici intorno

Ci dici che le stai scrivendo “a domani”, tanto è solo un’amica. E ripenso alle settimane scorse. L’imbarazzo, a fine serata, quando la salutavi e scoprivamo che facevate la stessa strada. Il nostro sguardo perplesso quando ti ha chiesto un accendino, glielo hai porto, e noi sapevamo che tu non fumavi ed eravamo stupiti. Eri panchinaro fisso della squadra, ma ti lasciavamo ingigantire quel gol in rovesciata totalmente fortuito e lei ti ascoltava come fossi Ronaldo. Noi sappiamo già e ridiamo mentre cerchi di minimizzare e nascondere che sei cotto. E in cuor mio ricordo di essere stato anche io così. Tutti noi lo ricordiamo quando fu per gli altri. Lo so che innamorarsi è come andare in bici: una volta che impari, è fatta, solo che invece di una mountain bike si tratta di un boeing 777 sparato controvento. “A chi scrivi?” “Niente, controllavo il credito”.

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La verità, a Milano

Care amiche e cari amici,
anche di Milano posso ritenermi grandemente contento e con aspettative di gran lunga superate. La sorpresa più grande, oltre ad aver incontrato di persona blogger, aver rivisto amici che sembravano perduti e amici mai persi, è stata quella di sentire che le persone mi leggono. Sembra una cosa scontata se uno va alla presentazione, ma per me non lo è mai. Sia il libro che il blog. Grazie. Non voglio tediarvi con parole che possono avere poco senso, ma voglio riproporvi un pezzo del libro diverso da quello di Torino e che non ho neanche letto a Milano ma che fece discutere molto quando lo pubblicai. Chissà che non ci sia ad una prossima presentazione 😉
Grazie a tutti quelli che ci sono stati e a Lucrezia per aver presentato. Dopo il testo anche due foto della serata in cui si intravede la mia Moleskine fidata. Oggi sono più vecchio di un anno, lì ero più giovane (e semmai voleste farmi un regalino… cliccate qui: il libro o anche qui Amazon)

La verità è che eravamo assortiti male fin dall’inizio. Lo dico con voce normale, senza gridare, ormai non serve. Lo dico a me stesso, a chiunque mi è intorno. La verità è che era tempo. Tempo perso, tempo di cambiare, nuvoloso da tempo. La verità. Te la dico guardandoti negli occhi, un po’ lucidi. La verità è che i litigi non erano più qualcosa che teneva vivo il nostro legame, ma un veleno che agiva lentamente. La verità, te la dico prendendoti la mano, è che per come eravamo fatti, anzi ero fatto io, la passione scaldava il cuore ma aveva fatto terra bruciata intorno e dentro di noi. Non era rimasto molto. Qualche frase scritta in pezzi di carta, luoghi comuni che ormai non volevamo più visitare. La verità, te lo dico girando un po’ lo sguardo, è che pensavo fossi tutto ma non lo eri. E lo so che era lo stesso per te. Ma la verità, che ora dico sottovoce nella mia mente, è che se mi chiedessi di ritornare io – forse – ritornerei.

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Sono io – mentre lo dico

Sono quello del “col cavolo che mi muovo per lei” e mentre lo dico sono già in stazione ad acchiappare un treno. Sono quello che, avendo scritto per ultimo, adesso tocca a lei ma mentre lo dico sto iniziando una conversazione basandomi su una scusa assurda. Sono quello che odia i ritardi agli appuntamenti, ma mentre lo dico l’ho aspettata 40 minuti e stai tranquilla che non c’è problema, ero appena arrivato. Sono quello a cui non piacciono i calamari al sugo, ma mentre lo dico mangio il quarto che ha cucinato e faccio roteare il dito accanto alla mia guancia per dirle che è buonissimo. Sono quello a cui deve importare la personalità ma mentre lo dico passo in rassegna il suo corpo. Sono quello che odia il rumore di chi mastica, ma mentre lo dico mi cullo ascoltandola mangiare patatine supercroccanti. Sono quello che non ci tiene ad una storia e mentre lo dico mi innamoro sempre. Sono quello che sono rimanendo convinto di non esserlo.

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Presentazione “Dodicirighe” a Milano, libreria Les Mots

Care amiche e cari amici, con una grandissima sorpresa, ieri la libreria Les Mots mi ha fatto questo per regalo dandomi lo spazio per presentare il mio libro in una città dove diverse volte ho provato ad esserci: MILANO!

Ed ecco, potete trovarmi in carne ed ossa Sabato 14 Novembre alle ore 17.30 alla Libreria Les Mots in Via Guglielmo Pepe, 14, 20159 (vicino la stazione di Porta Garibaldi).
Ad accompagnarmi, come a Torino, la carissima Lucrezia Paci che terrà viva la conversazione senza che io rischi di straparlare. Ci saranno delle copie del libro acquistabili in loco e porterò con me la penna con cui scrivo i racconti e lascio qualche parola come dedica 😉

Di seguito trovate il link all’evento su FB che ha creato la libreria e anche la locandina. Spero davvero di vedere tanti volti che finora ho avuto il piacere di leggere attraverso uno schermo.

Non mancate!
Il vostro Curi

EVENTO PUBBLICO SU FACEBOOK —> https://www.facebook.com/events/477150892410024/

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Dire e fare, (a)mare

Potrei dirti di uscire, di andare in quel posto che ho capito ti piace tanto. Ti direi di prendere una birra inglese, farei un po’ l’esperto. Farei finta di conoscere tutto quello di cui parli, oppure farei il contrario in modo che tu possa parlarne senza pensare di ripetere qualcosa e annoiarmi. Ti direi di fare un giro in macchina, anche se non guido da quando ho preso la patente, farei finta che non si accende e ti direi che possiamo tornare a casa a piedi. Farei quegli otto chilometri in più per continuare a far finta di non sapere nulla rischiando di sembrare ignorante. Ti direi che sono stato bene, farei il possibile per baciarti ma non lo farei e ti direi “alla prossima” salutandoti come saluta un bambino di 5 anni. Ti direi queste cose e le farei. Invece resto immobile e ti guardo impaurito e inerme, con il cuore a mille e in silenzio. Mi direi che va bene così e farei finta di niente. Perché sono fatto così. Perché io, senza dire nè fare, è così che so amare.

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Notte – di più equivale a straparlare

E’ notte. Ti scrivo adesso perché spero tu stia dormendo e non legga. O forse spero tu sia sveglia, da sola sotto le coperte, coi tuoi ultimi pensieri sulla giornata o su questa vita ancora breve ma così intensa che sembra iniziata dieci anni prima. O spero tu sia in compagnia e ti distragga o che lui legga. Vorrei dirti che sono ubriaco, ché quando si inizia così ci sentiamo giustificati e possiamo dire tutto perché non lo pensiamo e vogliamo solo che l’altro resti incastrato nei nostri pensieri contorti. Ti dico questo: anche se fossi stato sbronzo, questo sarebbe stato un momento di lucidità. Non il più fine, sa di alcool. Sincero. Per poi dirti di ignorarlo, e non perdonartelo mai e non perdonandomi per averti detto di farlo. C’è che ti scrivo, è notte, e sai bene che la notte è il mio momento migliore. E nel mio momento migliore sto scrivendo a te. E credo ti basti sapere questo. Quello che volevo dirti non lo so, ma so che te l’ho detto. Di più equivale a straparlare.

Non dimenticate di ascoltare la playlist! 😉

Cultura – campanella

Suona la campanella. Vorrei saperti spiegare la geografia, indicando la capitale del sentimento che provo per te. Anche scienze della terra: eccoti l’epicentro del mio terremoto. Formule chimiche per attrarti. Dimmi per quale motivo i muscoli mi si irrigidiscono quando sei vicina. Come si dice in latino. Odi et amo. No solo il secondo. Quale corrente letteraria o elettrica mi darebbe una risposta. So come guardi chi sta dall’altra parte della cattedra. Forse sanno tutte le capitali, gli epicentri più famosi, la tavola periodica, come fermare un crampo, come parlava Catullo o circuiti vari. Ma non sanno che scrivi il tuo nome sul banco, strappi perfettamente i fogli a metà del quaderno e a volte li fai a pezzettini. Che ti leghi i capelli ogni ora e qualcuno cade a terra, che mangi sempre la stessa cosa e ammucchi le briciole. Allora dimmi: chi è davvero più acculturato secondo te tra me e loro? Svuoto il cestino, spazzo, poso i gessi. Vorrei parlarti ma. Campanella.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Tavolo a fianco, a Torino

Questo racconto, che mi emozionò molto quando lo scrissi nel maggio 2013, ha suscitato forti emozioni durante la lettura alla presentazione di sabato, di cui trovate una foto in fondo. Il racconto lo trovate nel libro a pagina 20 per chi lo ha comprato. E’ tutta un’altra emozione 😉
Allora lo ripropongo per tutti, e chissà se avete anche voi il vostro:

“Ricordo quella sera al pub. E’ come se stessi scrivendo queste righe mentre sono al tavolo a fianco e vi osservo. E mi osservo. Ti osservo. Ci osservo. Riesco a vedere i paraocchi giganteschi e una parete di ovatta attorno al mio cuore. Vedo la luce spenta dei tuoi occhi, i gesti meccanici delle tue dita e un’intesa svanita. E lo vedo dal tavolo a fianco. Fai il suo nome, forse a caso ma forse no, mentre mi parli della tua vita, che avevi già separato dalla mia senza che io me ne accorgessi. E noto che la parete ha un sussulto e il paraocchi si assottiglia. Io, che conosco il futuro dal mio tavolo a fianco, vorrei fermare quel principio di menzogna. Tu menti a me come io mento a me stesso. La verità è nell’aria, ma è chiara solo dal tavolo a fianco. Mi passo vicino e ho la tentazione di fermarmi. Ma in questo tavolo a fianco della mia vita, che ogni tanto ripercorro, posso solo essere spettatore, ordinare una birra ed emozionarmi ancora come se la vivessi per la prima volta.”

Curi, 04/05/2013

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