Palline di carta

Questa volta non sono io a scrivere, ma qualcuno che come me apprezza le stazioni. E io apprezzo a mia volta. Grazie 😉

Il grande orologio delle stazioni è l’ultimo riferimento spazio-temporale che abbiamo prima degli addii, arrivati al binario non si sa mai quanti minuti manchino. Si perde completamente il senso del tempo, si controlla l’ora del telefono ripetutamente. Forse c’è il tempo per un altro bacio? O forse impasterò parole con quelli che non ti ho dato. Ma le mie parole assomigliano alle piante che dicono addio alla terra e poi rimangono radicate, a idee su di noi accartocciate e mai buttate. Ho un’anima ridotta a palline di carta. E, mentre il treno prende velocità e le fa rotolare via, sarebbe bello che una arrivasse a te.
Per farti leggere che sei parte di me.

Mandy

Come quando

Come quando stai guardando un film coi genitori, e senti che sta per arrivare: una scena un po’ spinta. E allora guardi altrove, fai domande di qualsiasi tipo ad alta voce, ti alzi e prendi un bicchiere d’acqua, ti viene lo stimolo di aprire l’elenco del telefono vicino a te. Come quando ascolti una canzone, sai che sta arrivando un pezzo in cui c’è una parolaccia e sei con persone che non conosci allora aspetti che magari le dicano loro e ti unisci al coro, perché vuoi essere educato. O nessuno le dice, si fa quel <mmhhmmm> di quando non sai cosa dice il cantante ma lo sapete tutti benissimo. Ecco, quella volta in cui avevamo smesso di parlare, avevo quel sentore e sono sicuro lo avessi anche tu. Il momento in cui “devi” baciarla. Ché sennò dovrai guardare altrove o cantare <mmhhmmm> per far passare quell’occasione persa. Ti guarda le labbra, stai per morire:  “sai mi sembra come quando sei coi genitori e c’è una scena spinta”, <mmhhmmm>.  E lei ti bacia.

Semaforo e codice

Quando il semaforo è arancione non mi muovo dal marciapiede per non rischiare di essere investito nel trovarmi in mezzo alla strada se diventa rosso. Ché magari correre o tornare indietro è fatale. E allora forse in amore capita la stessa cosa: passo solamente se è verde, ma un verde che so essere duraturo. Poi magari attraverso correndo comunque, ma mi sento sicuro. Se è arancione allora non inizio nemmeno, non voglio rischiare di essere fermato nel mezzo di tutto e sentirmi in pericolo di non poter andare avanti nè tornare indietro. Ma, a dire il vero, in amore, sono state più le volte che ho attraversato col rosso anche se era evidente che dovevo star fermo. Ma la soddisfazione di iniziare ad attraversare col rosso e veder scattare il verde quando meno te lo aspetti, è più di quella del correre con l’arancione. Tra codice della strada e codice dell’amore, ho sicuramente infranto più volte il secondo. Semmai un codice di questo tipo sia mai esistito.

Questa storia è stata scritta proprio mentre aspettavo di attraverare ad un semaforo e c’era in cuffia questa canzone di meno di un minuto 😉 Playlist aggiornata, buon ascolto!

Sigarette e libertà

Dove sarà la mia libertà? Sarà sufficiente vedere la tua mentre abbracci il mondo? Però, avrai forse i miei occhi. Non uscirei dicendo di andare a comprare le sigarette per paura di non voler più tornare a casa, come facevano una volta, o solo nei film. Però, quando lei sarà occupata ci sarai tu a farmi compagnia. Quante spese in più ci saranno, a quante rinunciare. Però, quando mi chiamerai per la prima volta, esploderò. Ho tutta la vita davanti e non voglio che tu ti metta in mezzo. Avere lei accanto permetteva comunque di camminare, ma non posso farcela anche con te. Però, avrai il mio cognome. Se soffrirai tu, soffrirà lei, se soffrirà lei soffrirò io, se soffrirò io, soffrirà lei e soffrirai tu. Però, quando sorriderai, avrai un po’ del suo sorriso che amo tanto. Squilla il telefono, mi chiamano che è ora. Esco, c’è il tabacchino. Passo davanti, mi fermo. Vado. Ed eccole tra le mie dita: sottili, leggere, le passo sulle mie labbra. E, le bacio. Ti bacio.

Questo pezzo mi è venuto in mente ascolando questa canzone aggiunta alla playlist (anche se l’immagine è la stessa, cliccando play ci sono le canzoni aggiornate di volta in volta). Non sembrava il mio genere, ma ha portato a qualcosa 🙂 Buon ascolto! Ve la metto anche qui sotto

Ne valeva la pena? (18righe)

Ne valeva la pena? Perché quando macino chilometri e chilometri anche solo per vederla alla stazione, per prendere un caffè o sapendo che deve prendere un volo e cerco una coincidenza per stare in aeroporto nello stesso momento, qualcuno lo può reputare fuori di testa. Chilometri per un caffè, per respirarla, per farla sentire importante, adducendo impegni immaginari o decisamente procrastinabili o annullabili. Ma lei no. Non è un impegno, non è procrastinabile. Figuriamoci annullabile, anche se ci hai pensato. Anche solo un caffè, che io non bevo. E agli amici racconti edulcorando, a mozziconi, per non farti insultare “Sai, con l’occasione che ero lì (a chilometri di distanza e altri continenti)…”E l’occasione della vita era lei. Racconti di incroci fortuiti cercati al dettaglio, quando vorresti nettamente dire “Sì, sono andato per lei”. E a chi capisce prima che tu possa parlare, viene subito il timore che tu lo abbia persino detto alla diretta interessata perché, oh, non si fa mica. E non lo hai detto, adducendo i motivi inesistenti di cui sopra. Quando invece le avresti voluto dire, prendendole la mano o forse no perché ti suda da morire: “Sì, sono venuto per te”. E vedere nei suoi occhi quell’attimo di panico, le labbra staccarsi dalla tazzina, uno starnuto per deviare il discorso, il suo respiro e, se sei fortunato, con una punta di coraggio e malizia chiederti se ne era valsa davvero la pena e tu, rimanendo nel tuo silenzio, l’avresti baciata con un sì.

Spero che aver scritto più delle usuali dodici righe ne sia valsa la pena, un modo per iniziare questo 2016. Playlist aggiornata 😉 buon ascolto!

Mi innamoro, una riga per volta (riassunto di un romantico senza speranza nel 2015)

Ti guardo
Mi piaci
Faccio finta che non mi interessi
Aspetto
Ora è il momento
Mi innamoro
Ora è il momento
Aspetto
Faccio finta che non mi interessi
Mi piaci
Ti guardo

(sei andata via)

Con questo post, che potrei scherzosamente chiamare riassuntivo del “romantico senza speranza”, vi faccio tantissimi auguri di una buona conclusione del 2015 e un fantastico inizio – e prosecuzione del 2016. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti quelli che si sono sorbiti le mie presentazioni, questo anno passato è stato l’esordio di Curi davanti a persone in carne ed ossa che lo sentivano parlare di quello che era nato come un piccolo spazio sul web e si è trasformato in un luogo e poi in un libro. Grazie a tutti gli amici, ai blogger, agli sconosciuti, a chi è stato di passaggio, agli amori di passaggio, alle cotte, alle meteore, alle bruciature e scottature, agli abbandoni e ai ritorni, a chi mi ha ispirato a chi è stato ispirato, a chi mi ha scritto in privato e chi pubblicamente, a chi non ha creduto in me e a chi lo ha fatto anche in silenzio, a chi mi ha mentito a chi mi ha detto la cruda verità, agli amici nemici e nemici amici, alle persone che non ho capito e non voglio capire, al mettermi nei panni altrui sbagliando taglia, ad una città ancora da scoprire, ai messaggi vocali, alle spunte di whatsapp e gli accessi che fai finta di non controllare, alle volte che desideri essere speciale e non lo sei, a chi vuole essere speciale e tu non gli dai sazio, a chi non mi ha capito e chi continua a non capirmi e mi segue comunque, ai treni dove ho scritto, all’ispirazione notturna, ai progetti che sembrano incompleti, ai baci rubati che sono più belli di quelli legali, ai no che mi sono andato a prendere con consapevolezza, alla testardaggine, allo straparlare. Ecco un po’ di quel tutto che diventa unico.
Grazie a questo 2015 che è stato veramente un anno a cui devo tantissimo.

Dodicirighe sotto l’albero

Care amiche e cari amici, prima che il mio cervello sia completamente invaso da amore, torroni e tanto altro, vi inizio a fare i miei migliori auguri e non vi nascondo la mia speranza di far parte di qualche vostro regalo sotto l’albero di Natale – ved foto più giù 🙂
Potete trovare il libro cartaceo ordinandolo online su Amazon, IBS, Mondadori, Euronics, iTunes e tutte le librerie d’Italia (su Torino trovate delle copie alla libreria Linea451). L’ebook: Amazon, Ibs, Libreriauniversitaria, Feltrinelli, Mondadori, Bookrepublic,Hoepli. Se avete problemi scrivete a me direttamente su dodicirighe@gmail.com
Grazie a tutti e stay tuned per altri racconti, non vado mica in ferie!
Il vostro Curi
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Rottura

In una rottura si lasciano due vite intere: la vita che si è vissuta e quella che si sarebbe potuti vivere assieme. E la seconda è quella veramente difficile da abbandonare. Il non saper stare da soli, il timore di trovare la persona sbagliata, ricadere negli stessi errori. Il voler lanciarsi in qualcosa di nuovo, farsi vedere con quel nuovo dalle persone del passato per convincersi che si è voltata pagina, quando invece si dovrebbe cambiare totalmente libro. La pazzia nel pensare di essere stati sostituiti – e sentirsi in colpa pensando di star provando a fare proprio quello. Gli amici che ti dicono di fregartene, che non gli era mai piaciuta ma che 30 secondi prima adoravano, quelli che vogliono psicanalizzarti perché fregarsene è da insensibili. E anche dopo tempo sei paralizzato davanti a questo spartiacque emotivo, provando a lanciarti nel nuovo, provando a fregartene in modo sensibile e provando a non impazzire perché saprai sempre di essere sostituibile.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 🙂

Di cotolette, paninelli, sangue slavo e pastina scotta (nonni)

La noce moscata sulla mensola accanto alla porta. La mano che ti davo per camminare, che probabilmente eri tu a guidarmi. Il sangue slavo nelle mie vene che ogni tanto tiro fuori per farmi figo. Le camminate chilometriche che si concludevano col paninello all’olio. Gli occhiali da vista e i capelloni bianchi. Foto in cui sorridi e io pure. La cotoletta di pollo inimitabile. Io che porto il tuo nome, e viceversa. Partite a carte. Lettura del giornale davanti alla tv telefunken anni 80. Il passero seppellito nel giardino in mia assenza. La pastina scotta. Il carretto coi dadi colorati. L’ultima volta assieme. L’invidia per chi oggi può chiamare i propri al cellulare. Io però ricordo quel fisso, che per comporre i numeri dovevi girare la ruota. Di gente senza importanza ricordo ancora la voce. Mi sento in colpa, cari nonni, sto dimenticando la vostra. Ma spero mi perdonerete grazie a tutti questi e altri ricordi che porto sempre con me e rivivono nei racconti dei vostri figli.

La canzone, apparentemente fuori tema, è stata scelta perché mi ricorda un mio maldestro tentativo di suonarla con la chitarra da adolescente facendo un duetto con mia nonna che cantava. Per cui, accettatela 😉 Buon ascolto!

Spesa – tocco in più

La ragazza in fila alla cassa posava il cibo sul nastro giocando a tetris per metterli il più velocemente possibile dentro la busta ed evitare quel momento imbarazzante quando devi pagare e non hai ancora finito e hai le mani occupate e la gente ti odia. Da ciò che aveva preso potevo capire che si concedeva dei peccati di gola quando la sua coscienza era distratta. Osservando un’aggregazione di ingredienti intuii la sua cena, ma mi accorsi mancava una cosa che poteva dare un tocco in più di sapore. Corsi a prenderla ma al mio rientro alla cassa lei era sparita. Abbandonai la mia spesa e pagai solo quello che volevo darle. Stava sistemando le buste in auto e le diedi quel tocco in più di sapore. Lei era incuriosita e sentivo la sua acquolina in bocca. Per non fare errori, o chissà perché, mi invitò quella sera a cena per cucinare con lei. E negli anni a venire anche lei aggiunse un tocco in più alle mie ricette, e quel tocco in più per me era semplicemente lei.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

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