Presentazione “Dodicirighe” a Torino

Dodicirighe

Care amiche e cari amici,
Questa volta non starò a tediarvi con altre dodici righe, ma vi invito ad incontrarci sabato prossimo a Torino alla libreria Linea451 in via Santa Giulia 40! Troverete, oltre me, la cara Lucrezia a farmi domande più o meno scomode che si avventureranno nel libro e in questa mia mente contorta.
Ci saranno delle copie di Dodicidighe che potrete acquistare – con mia dedica fatta sul momento eh – oltre al fatto che, ovviamente, potrete porre delle domande anche voi!

Trovate altre info qui: https://www.facebook.com/events/149018285453044/

Spero davvero di potervi incontrare! Spargete la voce se vi fa piacere 😉
Un abbraccio a tutti,
Curi

Fuori sede

Andare fuori sede non è per tutti. Devi avere un cuore grande. Grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: le gioie e i dolori, gli amici e gli amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Un cuore grande, così grande da riuscire a far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi gli altri si siano scordati perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma forse non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sai più chi sei. Così ti stendi sul materasso, che ora ha subìto un pò il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte. E ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino. Il tuo.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

Lancette

Volevo incontrarti per fare quella che chiamo “la verifica dei sentimenti”. Dalle foto, che controllavo ogni tanto, non mi aspettavo uno sconvolgimento. Al cafè dove ci incontrammo si pagava per il tempo speso. Lo scontrino avrebbe decretato 20 euro, ma fosse stato per me. Ho fatto finta di non vederti da lontano, lo faccio sempre quando voglio nascondere le emozioni: aspetto che l’emozione mi tocchi la spalla e io fingo stupore. A parte l’ansia prima di vederti, ho sentito un vuoto strano per tutti quei 20 euro. Nemmeno quando dormo sento il vuoto. Com’è possibile. Sembravi esattamente la stessa, nella stessa posa di 3 anni fa. Ma poi mi sono ricordato di quello che si dice dell’orologio e delle sue lancette: battono lo stesso orario due volte al giorno, sono nella stessa posizione. Eppure, ho pensato, non significa che sia la stessa ora: ben 12 ore sono passate. L’errore è stato credere che anche per noi nulla fosse cambiato, pur avendo lo stesso aspetto esteriore.

Playlist aggiornata, con un pezzo, beh. Buon ascolto 😉

Infinitesimo

L’anima gemella è una sola, non prendiamoci in giro. Tutte le altre, per quanto possano averti coinvolto fino al midollo, non lo sono. L’anima gemella è una sola, le restanti si avvicinano, fino ad una distanza infinitesimale. E quando sei a letto e le guardi dormire, quando le imbocchi per divertimento o per necessità in età avanzata, quando la vai a prendere in stazione, sai che c’è. Quel sospiro di infinitesimo distacco da lei. Se non l’hai mai incontrata, sentirai probabilmente solo una sensazione di evasione da un impegno.  Ma se l’hai avuta tra le tue braccia, sai già tutto.  Anche le farfalle nello stomaco volano diversamente. Questo infinitesimo di differenza che ti porterai in ogni donna che incontrerai e che ti farà comunque stare bene per un giorno, per un mese, un anno. O anche per una vita intera. Ma sarà sempre lì, ad un infinitesimo dalla vera felicità. Se non ti mentirai. Non è da calcolare, non c’è formula. E’ nel tuo cuore.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Capirò

Capirò che è la donna della mia vita quando, incontrandola per caso in Monteverde, la inviterò a cena fuori ma a casa mia e leggendo i miei occhi saprà che sono tranquillo ma agitato. E allora per farmi sentire a mio agio, si agiterà anche lei sembrando tranquilla. Capirò che è la donna della mia vita quando aprirò il freezer e le dirò che ho solo i Sofficini e risponderà che anche lei aveva solo quelli a casa perciò è come se stessimo mangiando a casa nostra. E mi verrà un sorriso perché mi solletica l’idea e allora anche lei sorriderà per quel solletico ed è la risata perfetta per quell’idea bizzarra. Capirò che è la donna della mia vita quando le dirò che sono fatto di acqua per l’80% e mi risponderà che anche lei lo è, che anche a lei esce il sangue quando si fa un taglio. Capirò che è la donna della mia vita quando sono arrabbiato e mi bacerà sul naso. E mi costringerà a fare pace, ché la vita è una sola ed anche lei lo è. Chissà se lo capirà mai.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

Momenti di trascurabile intimità

Quando avevi l’allergia e facevi un rumore strano. Quando mettevi i pantaloncini a mare, sopra il costume, e significava che erano i giorni in cui dovevo accontentarti in modo particolare ma andava bene così. Sfiorarsi la mano mentre si cammina, ciondolando, sbattendo col proprio fianco e poi tenersi per mano come se fosse da sempre normale. La vergogna dopo aver fatto l’amore, senza guardarsi subito negli occhi, e fingere che non fosse successo. E poi rifarlo. Non sono geloso, ma chi è quello che ti saluta? Quando avevo una cosa nell’occhio e il tuo respiro mi faceva tornare la vista come Gesù e il cieco. Guardare i figli degli altri e pensare se fossero nostri e poi vederli piangere e ringraziare che ancora no. Quando le farfalle che sentivo nello stomaco non erano quelle che mi avevi fatto per cena. Momenti. Solo momenti di intimità data troppo per scontata, ma che forse se mi torna in mente l’ho vissuta e non veramente trascurata.

Grazie al libro di F.Piccolo che mi ha ispirato questo post. Playlist aggiornata, spero vi piaccia! 😉

Un po’ di…

Care amiche e cari amici, di recente ho avuto la grandissima opportunità di invadere lo spazio de “La Fenice Book”. Sono state così gentili da… recensire il libro ma anche intervistare me!

Per una volta non mi sono nascosto o voluto nascondere dietro i soliti “mah, chissà, boh” per cui direi di non divagare oltre e lasciarvi il link dove trovare l’intervista!

Grazie ancora a Barbara e spero che le mie risposte siano state all’altezza 🙂

Intervista: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse14-intervista-eugenio.html

Recensione: http://www.lafenicebook.com/2015/09/rubrica-se-fosse13-recensione.html

PS: Il 24 Ottobre a Torino presenterò il libro alla libreria Linea 451. State sintonizzati per maggiori informazioni!

PPS: Grazie a tutti per il supporto, la pagina Facebook ha superato i 500 mi piace! Che dire? Piace pure a me!

Per chi non ha ancora comprato il libro, beh non esitate a chiedere informazioni o consultare la sezione apposita 😉

Il vostro Curi

Lettera per il tuo matrimonio – oltre dodici righe

Ammetto che la notizia non poteva cogliermi impreparato. Non doveva. Eppure lo ha fatto. Ti scrivo dopo mesi che l’ho saputo perché il mondo è piccolo e la gente sbraita senza discrezione e puoi tapparti le orecchie quanto vuoi, ma quello che non vuoi sapere lo saprai. E accade comunque. Ammetto che la mia ipotesi peggiore era che i nostri figli ipotetici, nati da compagnie diverse, avessero un giorno giocato assieme e si sarebbero potuti innamorare. E avere quello che non abbiamo avuto noi. Ammetto invece che avrei preferito rimanere solo piuttosto che vederti prendere cura di qualcuno che non avrebbe indicato me come padre e diventarne solamente un parente acquisito. Ammetto che pensavo fossimo un po’ come quelle onde che mi stanno proprio ora di fronte: per chissà quanto tempo stanno a chilometri e chilometri di distanza, poi si avvicinano, si incontrano, si scontrano, si uniscono, vanno fino a riva mano nella mano e si perdono nuovamente nello spazio infinito degli oceani per chissà quanto altro tempo. Ma sempre e comunque si incontrano, scontrano e riuniscono. Invece ti sposi. Pensa che smacco sapere da altre persone che non ha il mio nome ma ha lo stesso colore dei miei occhi. Forse mi sto appellando all’impossibile. Mi arrampico ad uno specchio senza corda di sicurezza, per poi cadere di schiena e rialzarmi a fatica come sempre. Dirai tanti sì davanti ad un interrogatorio. E un gallo canterà tre volte. Chissà che gusto avrà quella torta, che sapore quel brindisi e quelle labbra umide di spumante sigillate da una promessa, che si sfiorano e un po’ assaporano il retrogusto di storie passate. Tra cui la mia con te. Sarà un retrogusto amaro? Sarà dolce per averci messo un anello e non una pietra sopra? Non è poi così rilevante per chi come me osserva tutto questo senza volerne essere partecipe. Ti auguro il meglio fino al secondo prima di quel “sì”. Perché quel meglio credo ancora di essere io. Sono presuntuoso, mi spiace. E dopo quel secondo, la tua felicità non sarà più affar mio. Ma spero tu lo sia. Felice, non affar mio. Forse la cosa più grande che un giorno potrò imparare è amare e lasciare andare. Ma fino ad allora: congratulazioni.

Sono più di dodici righe, so che avrete pazienza 🙂 Playlist aggiornata con un pezzo molto adatto 😉 Buon ascolto!

Baccalà e meteo

Dopo così tanti anni ero pronto a reincontrarci. Non mi sarei perso dietro a frasi di circostanza o luoghi comuni: sono cose che si dicono per paura di parlare davvero di sè stessi, di cose vecchie, di sentimenti mai veramente sopiti. Una mia abitudine. Solo con te. Conoscendoti sapevo che non avresti mai tentennato e mi avrebbe fatto imbestialire. Ma stavolta ero calmo, si poteva sembrare due studenti in pausa dallo studio. Non sarei rimasto come un baccalà mentre tu avresti srotolato la cassetta dei tuoi ultimi anni, sicura di te. Non avresti tirato fuori l’erba del vicino o mezze stagioni. Eccoti. Potevo finalmente evitare di tornare a casa e scriverti un messaggio con le cose che non ero riuscito a dirti e aspettare una tua impossibile risposta. Sto per iniziare, ci sono. “Che tempo strano oggi”, mi fai. E io resto immobile. Mi hai fregato di nuovo. Ma forse non sarò io quello che tornerà a casa e vorrà scrivere un messaggio. O forse, sempre e comunque, sì. Baccalà.

Playlist aggiornata, grazie Glen Philips perché non riuscivo a trovare una canzone decente per questo post! 😉

La mia partenza – Cordiali saluti

Carissima, so quanto fosse stato difficile scrivermi quelle pagine, e mi sono reso conto che non ho mai risposto. Ho vissuto la mia vita, e forse ho creduto che fosse la risposta migliore. Ricordo come sentivo il rossore delle tue gote man mano che leggevo la lettera ed ero in partenza. Mi fa strano non conoscere più il tuo indirizzo. Non sapere dove spedire qualcosa o dove sorprenderti semmai volessi farlo. Eccomi in questo Settembre. Penso alle foglie in autunno che si incastrano sotto le ruote della valigia e non ti fanno andare avanti. Ti trascini ma le ruote sono ferme. Fai fatica. Devi sollevare tutto quel peso. Ecco i ricordi, quelli che ho di te: foglie in perenne autunno che si infilano nelle ruote della mia valigia quotidiana e mi fanno slittare su un marciapiede che, almeno in teoria, potrebbe essere senza alcun ostacolo emotivo. Eppure, non ho mai pensato di cambiare strada o di evitare questi alberi ingialliti. E mi chiedo. Ti chiedi? Cordiali saluti.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

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