Gesti

Il ritorno di lei a breve aveva segnato i suoi pensieri. “Oggi lezione alle nove; lei arriva tra 20 giorni.” “Comprare il salame; lei arriva tra 16 giorni.” “Consegnare le pratiche; lei arriva tra una settimana” E così via. La rivide all’ingresso del locale. Era bella senza un perché. Lui aveva deciso di dichiarare i suoi sentimenti in mezzo a quel caos di alcool,musica che odiava e incapacità di ballare. -Tu mi piaci!- -Eh?Non ti sento!- -Mi piaci tanto!- -Vuoi un guanto?!- Il caso voleva che mesi prima gli avesse insegnato alcune frasi nel linguaggio dei segni. E una di quelle era “A me piace”. Quel movimento delle sue mani indirizzato verso di lei trasmise onde più potenti dell’amplificatore più grande del mondo. Sperava che l’alzata di spalle come risposta volesse dire “anche io da sempre” o “scappiamo assieme” in quella lingua che lui poco conosceva. Ma purtroppo alcuni gesti, qualunque sia il vocabolario a cui appartengono, hanno un significato universale.

Playlist aggiornata con una nuova canzone!

Apparenza e trasparenza

“Non hai mai apprezzato le bugie bianche. Nemmeno io forse. No, non è vero, per me erano un’arma che serviva a non sentirmi troppo colpevole. La somma di tutta questa bianchezza mi ha reso di pallore cadaverico. E ne ero consapevole. Non so se questa mia debolezza sia stata peggio del non sentirsi nemmeno un millimetro di melma peccamonosa di errori e sguazzare nella propria testa per aria. Così vuota che potevo vederti attraverso, senza buccia da rimuovere per essere commestibile. Ho creduto di essere migliore perché riconoscevo i miei errori, ti facevo toccare questa copertina rigida di sbagli e potevi passarci sopra la mano per leggere le lettere impresse sopra. Perché pensavo che anche quello fosse amore. Pensavo che per amarsi bisognava essere complementari in tutto, e invece si era solo così diversi da non riuscire nemmeno a colmarsi a vicenda. Tu, così limpida a prima vista e successive. Ma poi ho scoperto che la trasparenza inganna.”

Playlist aggiornata con una nuova canzone 😉

Sguardi e ricordi

Era di fronte a quel portone del settimo piano. Non si vedevano da 15 anni e quando lei lo aprì, sentì quel profumo di mobili e ricordi. Da sempre indifferente all’arredamento, per la prima volta notò dei cambiamenti nel mobilio. Fece un’evidente smorfia di nostalgia. Lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo. Assaggiò dei dolci che gli aveva preparato. In passato, non badava ai sapori di ciò che lei cucinava. Riconobbe la cannella e lo disse. Lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo. Parlarono, anche delle loro relazioni (alcune ingigantite per testare la bizzarra gelosia di chi si era amato e perso). Andò a lavarsi le mani sporche di cioccolato e imbarazzo. Si fermò davanti alla stanza da letto ed entrò: nessun peluche dei vecchi tempi e i jeans erano diventati tailleurs. Notò un mobiletto con delle foto. Ebbe un sussulto. -Ma… ma quello sono io!… credevo che…- Si voltò e la vide appoggiata alla porta. Ma lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo.

Ultima canzone della playlist aggiornata! 😉

Più di dodicirighe che non volevo evitare

Solitamente non tratto temi di attualità nel vero senso della parola, non per indifferenza, ma per filone di tematiche del blog. Oggi non posso, non me la sento. Nella mia vita ho formato questa coscienza e questo forte pensiero di lotta contro le mafie. Mi autorizzo a scrivere perché queste parole vengono dal cuore, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci dove morì il giudice Giovanni Falcone, la moglie e degli agenti di scorta. Non sono le righe che vi aspettereste da questo blog, ma per una volta farò a meno di interessarmi allo stile di scrittura e di emozioni di romanticismo struggente. E’ un desiderio di condivisione con voi lettori. So che Falcone non è l’unico ad essersi sacrificato, ma che questo post possa far pare del mio blog lo sento come qualcosa che voglio in questo momento. Anche per tutti coloro che si sono sacrificati e si sacrificano.

Concludo con alcune parole che ho buttato giù, sull’onda dell’emozione, ieri sera:

“Facendo zapping, su Rai1 ho visto che c’è un film su Giovanni Falcone, e mi è venuto da pensare-come ogni giorno in un modo o in un altro-alla mafia, all’atteggiamento mafioso. Ho guardato fuori e forse mai troppo bene i miei comportamenti. Io sono la mafia quando mi viene da pensare di far parcheggiare in doppia fila per un mio piacere; io sono la mafia quando mi viene in mente di saltare una coda perché mi annoio e me ne frego; io sono la mafia quando sono in una posizione di vantaggio e la uso per legare a me chi ha bisogno; io sono la mafia quando vedo un’ingiustizia e penso “mi faccio i cazzi miei và”; io sono la mafia quando dico agli altri “vabbò che te ne frega”, screditando chi si vuole impegnare per il bene pubblico; io sono la mafia quando nessuno di questi pensieri mi fa vergognare.”

Vi lascio con le parole della vedova dell’agente di scorta Schifani, che mi fa sempre venire lacrime di rabbia. Un favore personale: guardatelo.

Il vostro Curi

Croste mentali

Era da un po’ che avevi spaccato la porta del mio quieto vivere e avevi tirato due schiaffi al mio comodo torpore. E qualche mese dopo mi hai spinto, facendomi di nuovo cadere dalla scala a chioccola delle mie ossessioni romantiche e struggenti. Mi sono fatto male, ero pieno di graffi e sbucciature. E son venute le croste. Non volevo realmente dimenticarti e così, mentre continuavo a medicarmi con disinfettanti di -ormai è passato-, quando nessuno guardava e non mi guardavo nemmeno io, mi grattavo. E un pò di sangue ogni tanto ritornava, e le cicatrici mi sono rimaste. Sei ritornata e ho fatto finta che nulla fosse successo. Non so se hai notato i miei segni che ho sempre sperato fossero momentaneamente indelebili, ma sei riuscita a ferirmi di nuovo negli stessi punti. E se sono ancora qui a scrivere di te è perché con le dita di una mano compongo e con quelle dell’altra continuo a impedire alla mia pelle di rigenerarsi e dimenticarti.

Playlist aggiornata, come sempre 😉

Edmund e i frammenti perduti di Jeanne (I)

Era finito il tirocinio per molti suoi amici, ma Edmund sarebbe rimasto ancora lì. Sentiva i suoi passi svuotarsi di quel terreno fatto di routine. Non era ancora riuscito a dimenticare colei a cui aveva destinato tante lettere strappate. Andò a salutare Marta, coinquilina di Jeanne. Stava preparando i bagagli e lo fece accomodare nella stanza a fianco, proprio di Jeanne. Seduto sul letto si interrogava se la camera conservasse qualche sospiro per tutti i baci mancati e le frasi senza un punto. Notò che il cestino non era vuoto e, controllando che Marta non ritornasse, diede un’occhiata a quel miscuglio di cartacce come se stesse aprendo uno scrigno. Per lui non era una spazzatura qualsiasi. C’erano tante carte strappate e, su un pezzetto, lesse un nome. Il suo. Aprì lo zaino pieno di cultura e lo riempì di curiosità e battiti accelerati di cuore. Non poteva ricostruire il suo cuore spezzato, ma poteva ricomporre quello di carta di Jeanne.

Edmund e Jeanne sono i personaggi della serie di lettere di Edmund. Per rinfrescarvi la memoria, o conoscerli, date uno sguardo, in ordine come disposte di seguito:
Prima lettera
Seconda lettera
Terza lettera
La lettera di Edmund

Corri amore

L’altro giorno eravamo uno accanto all’altra e, come è spesso accaduto, siamo arrivati al punto dove si è parlato per ore e si crea un certo silenzio. Ci sono diversi tipi di silenzio, e quello l’ho riconosciuto come “silenzio prima del bacio” o “silenzio del dài sto bacio (caratterizzato da una paralisi e un deglutire continuo, sudorazione incontrollata del cuoio capelluto e semi-controllata del resto del corpo)”. Ho deciso di interrompere il primo tipo, ma ti sei alzata di scatto. Stavo per inalberarmi per quel coraggio sfumato, ma mi hai detto  <Se mi ami, prendimi>. E ti sei messa a correre. Da tempo ti rincorrevo nella mia mente. Dimenticando l’asma, ho cominciato a correre. Dato che ti alleni con la Nazionale, ho pensato fosse per non ricevere quel bacio e stare con me.Non so se vi è capitato di avere un sottofondo mentre facevate qualcosa, ma nella mia testa è partita questa canzone: (come è finita la corsa? Mi ha ricambiato al primo incrocio)

Postumi

“Ero un pò brillo, disteso sul letto ad assorbire i postumi di una quasi sbornia e la rabbia per un tuo rifiuto. Il che mi ha fatto pensare a come sono arrivato a quel punto. Mi sono innamorato di te, senza pensarci. Ho avuto così tanta paura di perderti se mi fossi dichiarato, che mi sono convinto che rimanere amici sarebbe stata la soluzione. Ho finito per innamorarmi della nostra amicizia. Un amore destinato a esplodere. E così accadde. Forse dovevo restare solo, appoggiato al cuscino a guardare un tetto senza stelle per me. Invece mi hai seguito. E stavolta, sempre per non perderti, ho accettato di cominciare a dimenticarti con il tuo corpo accanto al mio, distesi su un letto a fissare il nostro tetto senza stelle. Non so se pure tu hai avuto la paura o la consapevolezza che ci stavamo perdendo per sempre stavolta, ma mi piace pensare che avresti voluto tenermi per mano mentre eravamo così incredibilmente vicini l’uno all’altra da respirarci l’anima.”

E finalmente sono riuscito a inserire come sottofondo una canzone della mia band preferita!

Rispondersi

“Io sono la risposta che cerchi. Ti sento mentre fai domande al tuo conscio e inconscio, mentre cerchi di fare una selezione tra gli uomini che conosci. Io, sono io quello che dovresti giocare tra le tue carte. Sono qui, davanti a te, ma continui a guardare altrove. Lo so che io sono quello giusto, ti ho sentita elencare le qualità che un uomo deve avere, ciò che ti piace fare e i sogni che non riveli ad alta voce. Io ci sono, ci sarei sempre. Ti vorrei mandare a quel paese, ma lo farei solo se prima ci andassi io in modo da poter rendere anche quello un posto migliore per te. Non lo sai, io lo so, tu non vedi, io intanto dipingo tutto quanto con colori presi da mie tele ormai consunte. Continui a sfogliare margherite in cui io non compaio. Nella mia si alternano il tuo nome e cognome. Ho pensato così tanto alla tua felicità che ho completamente dimenticato che tu non mi rendi felice. E ammetto che è più facile pensare a me come tua risposta piuttosto che rispondermi che tu non sei la mia.”

La canzone di accompagnamento è cambiata, credo si adatti bene.

Tavolo a fianco

“Ricordo quella sera al pub. E’ come se stessi scrivendo queste righe mentre sono al tavolo a fianco e vi osservo. E mi osservo. Ti osservo. Ci osservo. Riesco a vedere i paraocchi giganteschi e una parete di ovatta attorno al mio cuore. Vedo la luce spenta dei tuoi occhi, i gesti meccanici delle tue dita e un’intesa svanita. E lo vedo dal tavolo a fianco. Fai il suo nome, forse a caso ma forse no, mentre mi parli della tua vita, che avevi già separato dalla mia senza che io me ne accorgessi. E noto che la parete ha un sussulto e il paraocchi si assottiglia. Io, che conosco il futuro dal mio tavolo a fianco, vorrei fermare quel principio di menzogna. Tu menti a me come io mento a me stesso. La verità è nell’aria, ma è chiara solo dal tavolo a fianco. Mi passo vicino e ho la tentazione di fermarmi. Ma in questo tavolo a fianco della mia vita, che ogni tanto ripercorro, posso solo essere spettatore, ordinare una birra ed emozionarmi ancora come se la vivessi per la prima volta.”

(una nuova canzone in cima alla playlist è stata aggiunta, buon ascolto!)

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