Parità

Probabilmente lo sapevi già. Averti mentito ha corroso la nostra storia. Come quando un frutto ammuffito ne tocca un altro: si ammacca, a sua insaputa o meno. E il tuo cuore è stato colpito da questo color verde acido che ci ha consumato. E’ stata debolezza,perché solo con una persona debole ho potuto far finta che tu non esistessi. Potrei dirti che sei stata troppo impegnata, che non mi hai calcolato, che non sentivo la passione. Posso dirtelo e dirti che c’è amore? A volte ho sperato che anche tu mi avessi tradito contemporaneamente, ma poi pensavo che non ti avrei mai perdonata. Sei davanti a me, non dici una parola e il tuo silenzio mi stordisce. Sto aspettando che urli o che indichi la porta. Sorridi. Dovrei essere felice, ma la velocità del tuo gesto non mi piace. Il tuo tornare tardi, il tuo nuovo taglio di capelli che noto solo ora. Sembri più sollevata di me. Capisco che essere pari per certe cose non funziona e sono io che ora non potrò mai perdonarti.

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La valigia

Era lì, impolverata. Per ogni spostamento suotata e riempita, ripromettendosi sempre di renderla più leggera. Ma falliva. Svuotarla era una gioia: gli dava un senso di stabilità, di fine del vagabondare. Ma appena l’ultima maglietta era stata posizionata nell’armadio, ecco che doveva svuotarla dei ricordi che portava con sè. E per quelli non c’era sufficiente spazio. Si riprometteva sempre di dimenticare, di lasciare spazio alle novità. Riversava tutto nella mente e nel cuore mentre strappava foto, lettere e ricordi di storie passate. E ora che doveva ripartire, il cuore e la mente un pò si alleggerivano e le memorie si rifacevano clandestinamente spazio tra cinture, cravatte, spazzolini e scarpe.Per quanto il viaggio possa essere low cost o mentale, per quanto ti riprometta di stare nei chili che vuoi portare con te, la tua valigia ti farà sempre pagare la penale per il peso dei ricordi. Ma, in fondo, ne sei felice perchè ti ricorda sempre chi sei.

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Angolo remoto – sorrisi

In quell’ angolo remoto del mondo che era la sua città, ecco che la vide. Lei che era in un angolo altrettanto remoto del suo cervello. Era lì, su una panchina. Il suo sguardo perso, capelli “inspettinabili” e un corpo che non aveva dimenticato. Sorrideva col sorriso di chi attende. Era lui ciò che lei aspettava? Sarebbe stato incredibile, in fondo quel suo angolo remoto del cervello aveva sempre un gruppo di continuità in funzione anche dopo il blackout della loro storia. Si decise ad avvicinarsi.Lei cominciò a sorridere di più, man mano che lui si avvicinava. Ma, non è nei suoi occhi che guarda. Si avvicina un uomo, più vicino a lei e più veloce di lui: due coni in mano e due cucchiaini. Un bacio. “In fondo sapevo che non era capace di aspettare a lungo qualcuno”. Quell’angolo remoto del suo cervello ora ha smesso di funzionare e, senza neanche accorgersene, comincia a sorridere mentre ancora stringe nei pugni l’amaro in bocca. Una strana sensazione di libertà.

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Test e rasoi

Quando mi hai chiesto se ti amavo, ho pensato ai test a risposta multipla che feci per accedere all’università: risposta giusta un punto in più, nessuna risposta nessun punto, risposta sbagliata un punto in meno. Ti trovi davanti a questo dilemma, a questa situazione in cui non sai se buttarti o meno. Se restare sul vago senza muoverti, senza puntare. Se ragionarci e guadagnarci magari un punto oppure fare il kamikaze e andare in negativo, con alta probabilità di perdere tutto. Quando mi hai chiesto se ti amavo, mi son ritrovato davanti quel foglio di ammissione al tuo cuore e mi sono ricordato di quello che è chiamato il “rasoio di Occam”: la risposta semplice è quella giusta. In questo caso non si trattava solo di semplicità ma di verità: era semplicemente vero che ti amavo da sempre, ma non ho avuto il coraggio di rispondere senza sapere il risultato. E così mi sono fatto tagliare dal silenzio delle lame di questo mio rasoio, perdendoti.

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La gente e noi

“Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio.
Se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione.
Se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse.
Se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore.”
(Anonimo)

Quando la gente mi chiede perché amo te, dico che mi ispiri. Ti respiro e mi respiri, ci inspiriamo ed espiriamo a vicenda. Quando la gente mi chiede se sto con te perché sei bella, dico che rendi tutto più bello. Quando mi chiede se sei un buon partito, dico di sì perché il cuore me l’hai fatto partire subito. Quando mi trovo a chiedermi come mai, tra tanti, hai scelto me e non so il perché, questo è amore. Il tuo amore. E mi piace perdermi nei tuoi occhi che, come i miei, non sanno tante cose ma danno le stesse risposte alle domande della gente e di noi stessi.

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Equazioni e fusi orari

Equazione di Dirac: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”. (Anonimo)

Avevo deciso di impararla a memoria per quella sera per convincerla a proseguire la nostra storia a distanza. Era quello che volevo dirle: che in fondo quei chilometri non contavano come l’amore. E allora mi disse che quando lei sarebbe andata a dormire per me sarebbe stato il momento di svegliarmi. Ho sentito gli anni e i secoli luce che ci avrebbero separato dalla quotidianità. Non c’era equazione per questo. Ho cercato in mille libri, tu in altrettanti. A distanza di anni dalla rottura sento ancora un bacio della buonanotte mentre chi me lo dà si sta stiracchiando.

Non so

Non so se c’è stato momento peggiore di quando notò che i sorrisi che lei gli donava quotidianamente si erano trasformati in pose da fotografie scadenti. Non so se c’è stato momento peggiore di quando percepì che il silenzio a tavola, che una volta si scambiavano per non interrompere i loro sguardi che si comunicavano il passato, il presente e il futuro, si fosse trasformato in indifferenza reciproca. Non so se c’è stato momento peggiore di quando comprese che il bacio della buonanotte, che un tempo cercavano di ritardare per non dover finire così presto la giornata, si fosse trasformato in una routine a volte evitata cominciando immediatamente a russare. Non so se invece il vero momento peggiore è stato quando aveva capito che era a suo agio e quasi diventato dipendente da questa infelicità e aveva deciso, nonostante tutto, di continuare a essere complice e burattinaio del suo dolore quotidiano per non restare solo pur essendolo già.

Playlist con canzone nuova aggiornata, penso apprezzerete 😉

La mia unica arma

“Ascoltami, ti prego non fermarmi stavolta. Io, io devo dirtelo. Non sono bravo in queste cose: ho passato le ultime settimane chiedendo ad amici come potevo conquistarti, consultando siti web e forum pieni zeppi di tattiche da Risiko. Enciclopedie per capire le donne, concludendo che non capivo me stesso prima di tutto. E ogni volta che volevo scriverti mi trattenevo perchè -dovevo farmi desiderare- e se mi scrivevi -dovevo fare il distante-. Io, io non sono così, i piani di occupazione del cuore altrui in modalità -guerra da trincea- mi fanno sentire inadeguato. Mi fanno sdoppiare, mi fanno tornare a casa e chiudere il telefono in cassaforte e ripetere mantra da playboy quale non sono. Non ho strategie. Io sono così e la mia unica arma è dirti che mi piaci, che voglio stare con te. Tornerò indietro sui miei passi se non mi vorrai ma almeno non raccoglierò brandelli del mio vero cuore sparsi in un campo di battaglia con un finto me vestito da soldato.”

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Indifferente-mente

“Passami davanti come se niente fosse, come se mai ti avessi incontrato in vita mia.
Al massimo una stretta di mano, niente di più. Come se non ti avessi mai sfiorato.
Parlami di luoghi comuni, di com’è il tempo e delle mezze stagioni.
Camminami vicino, come se non avessi mai sentito il rumore dei tuoi passi.
Sorridimi, come se non conoscessi le fossette sul tuo viso.”

Stava scrivendo queste righe su di lei, che era di emozioni recenti, quasi cementificate ma ancora con cartelli che ne ricordavano la pericolosità, ed ebbe un flash. Aprì un cassetto, rovistò un pò e ritrovò dei fogli. Eccolo, era lì. Le stesse identiche parole. Persone diverse, che avevano dato emozioni diverse. Con fossette diverse. Ma che lo avevano portato a scrivere le stesse cose. La sua volontà di staccarsi dai passati amori era tradita dall’inchiostro dei suoi pensieri. E dalla sua mente falsamente indifferente che mentiva indifferentemente.

Playlist aggiornata! (:

Sfigurare

“Ho continuato a testare nella mia mente il suono dei nostri nomi messi uno accanto all’altro non percependone la cacofonia. Ne ho invertito l’ordine delle lettere per scoprire eventuali messaggi criptati che mi indicassero una strada da percorrere. Ho continuato a visualizzare quei tuoi occhi, quei tuoi sorrisi e quei tuoi bracciali strani. E sapevo che avrei corso più veloce della luce anche solo per sfiorare involontariamente la tua pelle vellutata che emanava quel profumo silenzioso. Mille volte ti ho incrociata, e mille volte ancora avrei voluto farlo. Un cuore da sfamare col cervello, questo ero diventato. Sapevo di mentire dicendo la mia verità. Ho rischiato gettando l’ancora, ancora in mare aperto e senza approdo sicuro. Con tutte le donne che ho incontrato ho fatto belle e cattive figure. Con te,come vedi,ne ho fatte di retoriche. E quella che ha mosso tutto, più di ogni altra, ha un sapore di ossimoro: il forte debole che avevo per te”

Playlist aggiornata! 😉

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