Trekker arancione

Non ricordo la prima ragazza che ci ho portato su. Ricordo quanto andassi piano per non spaventarla. Quando arrivò lei, e la feci salire sul motorino, ho subito voluto che si tenesse a me. E così sono partito a velocità spedita. Inutile dire che era necessario aggrapparsi. Ricordo bene come mi batteva il cuore, e non so se attraverso il mio giubotto lo hai sentito. E ci guardavamo dallo specchietto, timidi. Nonostante il casco integrale, parlavamo, cantavamo, litigavamo e sentivo i tuoi silenzi che il vento mi portava con un movimento innaturale dato che ero io a guidare. Non hai mai smesso di tenerti a me, anche quando eravamo fermi al semaforo. Ed io non ti ho mai chiesto di togliere le mani dai miei fianchi e dal mio cuore che iniziava a battere veloce non appena ti aggrappavi, anche dopo anni da quella prima volta in cui saltasti sul motorino arancione che ormai è disperso chissà dove, custodendo nel suo sottosella i frammenti della nostra storia.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Sola andata

A F. Perché forse avrei potuto

Aspettavi una sua chiamata da tempo. Dopo la rottura eri cambiato. Testavi la batteria per essere sicuro che funzionasse. Un giorno mi dicesti: “Se non mi chiama oggi, farò un viaggio di sola andata”. Ero contento, ti avevo sempre detto che cambiare aria era un bene. Dalla stanza a fianco ti vedevo chiudere la valigia e poi vestirti. Mi ricordo bene quella combinazione jeans-maglietta-scarpe: te l’avevo suggerita io per il tuo primo appuntamento con lei. Ti chiedo di nuovo la meta. Mi guardi, e ora forse vorrei non lo avessi fatto. Avrei dovuto capire? Stringi in mano il cellulare. Vai verso la porta. Ti giri e fai “il tram passa tra poco, vero?” “Certo F., gli orari li sai a memoria”. Avrei potuto capire? Ti sento scendere le scale, tu che hai sempre preso l’ascensore. Probabilmente guardavi lo schermo, sperando. Eri fermo sul marciapiede, per prendere il 9. E lo hai preso, in pieno. Poco dopo, per terra a qualche metro di distanza, un cellulare semidistrutto che suona.

Playlist aggiornata!
So che vi avevo fatto gli auguri, ma vi avevo anche detto che sono “schiavo” dell’ispirazione 😉
Gli auguri del video nel post precedente valgono sempre e comunque!

Neanche per sogno – sincronia

Il rifugio dalle mie insicurezze erano i miei sogni. Quelli dove da bambino ero un cantante famoso o un calciatore fortissimo. Nei miei sogni c’era un po’ di realtà: in quello del calciatore ero comunque difensore o portiere perché, come nel vero, il mio piede non era particolarmente adatto alla classifica dei cannonieri. In quello del cantante, beh anche a casa emettevo suoni. Dal portone della mia vita adulta sei entrata tu. In questa realtà che ci fa incontrare alla reception riusciamo a malapena a salutarci senza arrossire. Chiudo gli occhi la sera, sei distante anche qui anni luce. Sei entrata in punta di piedi nelle mie notti, dentro il campo da calcio, sul palco del mio concerto. Hai invaso la mia fase rem. Ma resti sempre inarrivabile. Mi chiedo perché continuo, se neanche per sogno riesco a parlarti. Perché per qualche strana ragione ho l’impressione che anche io sia nei sogni tuoi in queste notti. E per ora mi sta bene questa strana, incerta ma perfetta sincronia.

Buon ascolto anche della canzone della playlist, mi ha accompagnato per un po’ 😉

Cortile – Ginocchia sbucciate

Dedicato a tutti i miei compagni di giochi del cortile che per anni si sono sorbiti le mie barzellette e con cui ho condiviso le ginocchia sbucciate.
Dove sono le mie scarpe consumate? Ricordo i miei amici gridare dalla finestra per scendere a giocare e io che dovevo rimandare per finire i compiti. Dopo cinque minuti d’orologio, ero già sotto con i calzettoni alle ginocchia, pantaloni ascellari alla Fantozzi e maglietta del Barça comprata a poche lire. Le auto parcheggiate non ci fermavano. Il pallone incastrato sotto i parafanghi andava scalciato a tutta forza. La pausa alle cinque. La scelta delle squadre, fare finta di non prendersela se venivi scelto per ultimo. O nascondere la gioia se eri tra i primi. Se giocavi in porta era una garanzia. Gli allarmi che suonavano, noi che scappavamo. Le urla delle madri – non c’erano sms o telefoni – perché la cena era pronta. Non avevamo l’orologio: la stanchezza e la fame erano le nostre lancette. Una generazione del cortile rimpazzava sempre l’altra. Ripasso ora, c’è un silenzio innaturale. Dove sono il bambino coi pantaloni ascellari e i suoi amici che dovevano rimpiazzarci?

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Particelle dei se

Se avessi finito gli esami più tardi. Se quel test d’inglese non lo avessi fatto. Se avessi preferito restare dov’ero. Se non fosse arrivata quella lettera di ammissione. Se fosse stato un altro cielo. Se fossi inciampato. Se non avessi fatto quella telefonata nell’androne. Se non avessi avuto queste origini. Se fossi stato quello di anni fa. Se non mi fossi messo quelle scarpe. Se avessi avuto gli occhiali. Se avessi avuto un accento diverso. Se non avessi varcato quella soglia. Se quel tizio non avesse starnutito. Se non mi fossi macchiato. Se non mi fossi annoiato a quella conversazione. Se non mi fossi girato verso quel tavolo. Se in quell’istante le particelle di cui sono fatto si fossero scontrate in modo diverso con le tue, forse si sarebbe creato un mondo parallelo, uno dei tanti, dove potevamo essere io e te. E quell’unico universo mi sarebbe bastato, degli altri scontri non mi sarebbe importato. Ma ora, in questo bar, sono un fisico delle nostre particelle dei “se”.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto, ne vale la pena davvero!
(non dimenticate che le info sul libro sono permanenti nella barra laterale e nel menu “Il libro”!)

Gradazione

Ricordo la spesa al supermercato che facevo quando sapevo che venivi a cena da me. Sempre lo stesso orario. La scelta era sempre su prodotti di qualità. Quando arrivavo nell’area degli alcolici, la scelta era facile. Escludendo il rosso, la scelta cadeva su un bianco per una cena romantica. La percentuale di alcol non importava: l’emozione di essere assieme ci faceva andare su di giri. Anzi, meno era alcolico più cose ci saremmo ricordati di quella serata. Ormai da mesi scelgo i prodotti ad altezza occhi, presto attenzione agli sconti. Arrivo all’area degli alcolici, passo davanti ai bianchi, alle birre, vado dritto ai rossi. Scelgo quello con la gradazione più alta, e forse con più alti solfiti. Arrivo alla cassa. Penso a quando ti diedi una copia delle mie chiavi e tu le rifiutasti. Mi verrebbe voglia di prendere un altro rosso. Mi volto e ti vedo fuori dal vetro. Sorridi. Mi giro verso il cassiere “Scusi dovrei sostituire questo con un bianco”.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!
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Flusso – musica, cuore e cervello

Ci sono canzoni che ricordano momenti passati, ed è normale. Ma ce ne sono veramente poche che hanno un effetto di ispirazione. So che quando una di queste canzoni parte, c’è un flusso che va dal mio orecchio e si dirama al cuore e al cervello. Il primo batte più forte, il secondo comincia a farmi venire in mente un sacco di immagini confuse. Per qualche ragione, i due organi si connettono in un circolo impetuoso. Il cuore seleziona gli attimi più importanti. Alcune note della canzone si disperdono nello stomaco creando la solita sensazione di farfalle. I piedi sono troppo lontani e non battono, come fanno per tutte le altre canzoni. Il flusso passa anche tra collo e orecchie, dove un brivido mi assale ogni volta che un’immagine viene selezionata dal cuore. Le labbra assaporano momenti perduti, le guance arrossiscono, le pupille si dilatano. Una scintilla smuove i peli delle mie braccia. Alla fine di tutto, le mani che raccolgono parole. Questo è quanto. Tanto.

Playlist aggiornata con una di queste, buon ascolto 😉

Dieci anni in poche frasi

Ci sono momenti in cui senti di doverti affidare a parole già dette o scritte. E non è per pigrizia, non è per occupare tempo o spazio. Semplicemente devi ammettere che qualcuno ha già visualizzato quello che avevi in mente. Ed è successo questo, mentre avevo il mio lettore aperto e gli auricolari – che anche se fossero in due stanze diverse della casa sarebbero capaci di attorcigliarsi – alle orecchie.
Ho sempre pensato che il mio incontro con lei sarebbe stato così: per le scale, correndo. Che l’avrei vista sempre uguale, e che anche lei mi vedesse uguale. Che la malinconia ci avrebbe abbracciato e il silenzio avrebbe guidato i nostri discorsi, basato per la maggior parte di frase fatte.

Abbandono le mie solite dodici righe perché ho ritrovato in questa canzone il mio pensiero:

Aria di nuovo e di buono – Capodanno

Ah, quella festa di Capodanno. La seconda a cui andavo, da solo, dopo la cena coi parenti. Mi faceva sentire grande essere parte del jet set della città. Che poi, alla fine, la festa era in una pizzeria e il jet set era il gruppo di amici con cui ero cresciuto con l’aggiunta di gente più grande e altri individui che non conoscevo. Tra i partecipanti a quel miscuglio di speranza, sudore e fatica per il cenone, c’eri anche tu con un vestito nero che nella penombra ti rendeva ancora più affascinante. Io avevo un maglione gigantesco, dei pantaloni un po’ stretti e scarpe scivolose. La mia eleganza molto riconoscibile. Non ho mai capito se quel maglione ti abbia fatto tenerezza o siano stati i pantaloni, o forse entrambe le cose unite alla mia incapacità di combinare due passi di danza assieme, ma ricordo bene l’aria fresca che abbiamo respirato a pieni polmoni e che sapeva di nuovo, per l’anno che iniziava, e di buono per il “noi” che sentivamo ne avrebbe fatto parte.

Playlist aggiorata, buon ascolto! 😉

Specchio – Odi et amo

Ero al matrimonio di un amico di vecchia data. “Porta una ragazza”, mi aveva raccomandato la sposa, per non spezzare l’equilibrio dei tavoli. Il mio amico vedeva nell’essere da solo al suo matrimonio la mia occasione: “tu che puoi, le damigelle…”. Arriva il tempo delle danze, e il mio cucchiaino ballava il valzer nella tazzina vuota. Improvvisamente ti vedo. Non doveva sorprendermi, era un nostro amico comune. Era come guardare il mio passato allo specchio, mantenendo l’attuale aspetto esteriore. Segretamente ti continuavo a pensare, odiare e benedire. A volere il meglio e il peggio. Pensavo di avere tutto il tempo per invitarti a ballare. Del resto in passato credevo avremmo avuto tutto il tempo del mondo. Invece arrivò lui, di cui volevo solo il peggio. Lo specchio si ruppe di nuovo e mi ritrovai a danzare coi cocci del passato tra le mie mani. Continuando a odiarti e benedirti. A volere il meglio e il peggio. Ad amarti, a modo mio, col mio tempo.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

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