Un po’ di tutto.

Tolti gli occhiali da sole, alzato il collo e volto lo sguardo verso l’universo circostante, aveva sempre il timore di cercare lei nei volti delle altre. Nei modi delle altre. Nella vita delle altre. E aveva addirittura paura di rimanere incastrato nel paragone infinito con lei. Si era messo assieme ad una ragazza, una tra le tante, e aveva iniziato a conviverci. A dividere i suoi 60 minuti, 24 ore e 365 giorni. Aveva fatto entrare la vita di una delle altre nella sua. Così completamente diversa da lei. Lei amava il mare, l’altra la montagna. Lui un po’ di tutto. Lei amava cucinare a casa, l’altra andare al ristorante. Lui un po’ di tutto. Lei amava ascoltare musica classica, l’altra musica pop. Lui un po’ di tutto. Lei amava viaggiare, l’altra amava fare passeggiate in città. Lui un po’ di tutto. Lei amava il the, l’altra il caffè. Lui un po’ di tutto. Lei aveva amato lui, l’altra ama lui. Lui, un po’ di tutto. O forse tutto. Di lei.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto – ha ripreso a funzionare!

Cotta

Quando ho iniziato ad avere una cotta per te, non me ne sono reso conto. I miei impulsi hanno una lentezza incredibile nel passare dalla parte irrazionale del mio cervello agli altri organi per agire, restando parcheggiati in un limbo di felicità e leggerezza che si trova da qualche parte nella mia corteccia. Mentre continuavo ad avere una cotta per te, non ho proprio pensato di chiederti qualcosa di più. Mi bastava averti vicino, e cuocere lentamente nel mio brodo di falsa sufficienza emotiva. Una cottura che pensavo fosse indolore. Questa cotta che ho fomentato ogni volta che mi lanciavi uno sguardo o semplicemente respiravi, anche se continuavo a dirmi che non era niente. Non so se sei stata tu la vera fiamma o se è stata un’autocombustione mentale. Tra impulsi rallentati, brodi primordiali di amore e sentimenti confusi, mi sono lasciato bruciare lasciando il fumo di un amore consumato esternamente ma immacolato nel profondo.

Playlist aggiornata 😉 Per problemi tecnici non la aggiorna lateralmente la trovate qui: https://www.youtube.com/watch?v=4EbTH9na-Pw&list=PLwmGgzpk3LR7CGi0BEjMQTWLbk3AMRAkp

Lettera mentale per una partenza

“Era qualche mese fa quando l’amore si presentò alla mia porta. Un giorno come un altro. Con un vento, leggero sulle gote. Eri tu. Nell’istante in cui ti vidi, capii tutto: mi soffiavi i capelli dagli occhi con amore e mi sfioravi le mani. E non sapevo dirti di no. Non volevo dirti di no. Quando ad un tuo complimento facevo finta di niente, era il mio desiderio nascosto di sentirtelo ripetere. Ripenso a queste cose adesso che partirai. E io ho capito già tutto. Ti prego, lascia uno spazio dove sognarmi. E se ti sentirai solo, sappi che anche io mi sentirò così. E allora le nostre solitudini saranno il modo per essere vicini. Parti pure se vuoi, ti supporto. No, non voglio. Penso queste cose mentre saluti i nostri amici. E quando toccherà a me so già che non dirò nulla. Ma spalancherò i miei occhi lucidi e spero che riuscirai a guardarli nel profondo, abbastanza per capire anche tu tutte queste cose. Ma, aspetta. Mi sfiori la mano. Hai bussato di nuovo. Hai capito. Puoi partire, ci sarò.”

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Carezza perduta

Cammino per queste strade secondarie, dove c’è penombra e lerciume. Bisogna conoscerle, avere un obiettivo per andarci. Io fino ad oggi non le conoscevo. Non ne avevo bisogno. C’era lei. C’era ogni piccola parte di lei nella mia vita, in ogni secondo. E io sfioravo queste parti di lei, le amavo. Passavo giornate intere con la testa sul suo addome, chiudevo gli occhi per ascoltare il suo cuore e navigavo nel nostro futuro. Conoscevo i punti dove soffriva il solletico, la sua schiena quasi impalpabile. Appoggiavo la testa alla sua spalla un po’ ossuta ma rassicurante. E ficcavo la mia mandibola in quello spazietto tra il collo e la spalla. E passavo la mia mano tra i suoi capelli, ora lunghi, ora scomparsi. Sono in questa strada, le mani nelle tasche per contare i soldi. Per cercare una carezza perduta da un corpo sconosciuto. Per ritrovare lei, per ritrovare me stesso. Perché con quel male che ti ha portata via ho perso per sempre entrambi.

Playlist aggiornata! 😉

La lunga lettera di Edmund a Jeanne

Lo strano rapporto epistolare tra Edmund e Jeanne (che tovate qui: Lettere di Edmund I II III Finale ; Jeanne I II ) include questa lettera – collocabile prima di quella “finale” – che Edmund scrisse sul computer di Jeanne l’ultimo giorno del loro viaggio. Purtroppo per lui, il computer della ragazza andò a finire in acqua e perse tutti i dati. Ma lui ricorda ogni singola parola che le lasciò, senza che lei potesse leggerle mai. Sono più di dodici righe, ma non me la sono sentita di chiedergli di sintetizzare 😉

Cara Jeanne,
Solitamente preferisco scriverti a mano piuttosto che utilizzare un anonimo documento Word, ma la logistica e altre ragioni mi costringono ad usare strumenti elettronici. Perdonami se uso il tuo pc, ma non avevo scelta.
Non voglio giocare con le parole e usare retorica o metafore perché lo scopo di questa mia lettera è chiaro: mi piaci. Sono stato spaventato dal dirlo a me stesso dopo una lunga storia d’amore e svariati mesi di buona vita da single. Ma tempo fa ho dovuto ammettere la verità. Non sono qui per cercare una parola giusta per dirti ciò che sento; non è una questione di definizione per me.
Non è nuovo che io ti consideri qualcosa in più di un’amica e può sembrare non completamente onesto nei tuoi confronti dirtelo così e dopo mesi di costanti incontri, ma spero tu possa capire che non ti ho mai voluta perdere prima di tutto e che ho preferito un’amicizia (vera) al rischio di niente.
Ho stupidamente pensato che il formicolio della sera che ti incontrai fosse per aver posizionato male il braccio sul bancone. O che i crampi imbarazzanti in camera tua mentre guardavamo i film sul tuo letto fossero il principio della mia colite. Ho pensato che venirti a prendere in facoltà fosse un ottimo modo per fare sport, dovendo salire una bella collina, data la mia pigrizia. Che la sudorazione improvvisa ad ogni tuo contatto fosse un bilanciamento della mia alla tua temperatura corporea. Quanti pensieri. Quante teorie.
Non è stato facile nascondere i miei sentimenti, ma come ti ho detto, stare con te è stato, ed è, così bello che mi è sufficiente senza dover aggiungere altro. Ma sento che è arrivato il momento di dirti la verità, e dirmi la verità, dato che più il tempo sta passando e più sento qualcosa.
Ho provato a non sentire niente e lottare contro me stesso dato che sei anche impegnata. Ma, lo sai, il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce. E mi sono dovuto arrendere ad un certo punto, perché amo stare con te.
Forse questo viaggio assieme è stata la miccia che mi ha spinto a scriverti (a parte le lettere gettate via). Abbiamo riso, parlato e sono stati dei momenti fantastici per me. E non ho sentito dolore nel nascondere i miei sentimenti.
Secondo te perché ho deciso di prendere un aereo e andare nella tua città due settimane fa? Per vedere te. Certo, il prezzo era economico, ma la conoscevo già. E’ stato frustrante scoprire che tu eri già partita, ma alla fine ti ho raggiunta qui in mezzo al verde di queste colline e ai cieli nuvolosi.
Perché ho deciso di dirtelo? La risposta è che non lo so.
Non ho mai pensato che tu potessi provare qualcosa per me. Ma chi lo sa, a parte te.
Non so come ti senti adesso, non so nemmeno se hai mai capito niente su di me.
Ma dopo tanto tempo in cui mi sono sentito colpevole di questi sentimenti, mi sento libero. Puro, nei miei atteggiamenti. Nessuna delle mie azioni ha mai avuto un secondo fine. Ma mi hai fatto sentire in un modo che avevo completamente dimenticato e mi hai reso felice. Una persona migliore.
Tutto è cominciato come un’amicizia e spero non ti senta mai tradita da queste mie parole quando riapriai il computer al tuo rientro.
Non ho delle precise aspettative dopo queste mie parole, come ti ho sempre detto “aspettati l’inaspettato e non avrai sorprese”.
Sono sempre stato me stesso, è tutto ciò che posso dirti alla fine.

Tu, cosa vuoi? No. Non rispondere. O forse sì.

(PFFFF sospiro di sollievo).

Edmund

Playlist aggiornata 😉

Panta -rei

Mi sveglierei. Mi sveglierei presto, anche se non è mia abitudine. Correrei, attraversando la città, davanti al tuo palazzo. Lo farei e ti guarderei scendere le scale, e spererei che io fossi il tuo primo incontro mattutino. O salirei le scale, per aumentare le possibilità. Ti seguirei, lasciandoti i tuoi spazi. Eviterei di sembrare uno stalker, mi comporterei come una qualunque persona. Anche se tu non lo sei per me. Mi lascerei inebriare dal tuo profumo misto a quello del pane sfornato dal forno all’angolo di casa tua. Ti accompagnerei con lo sguardo all’ingresso del tuo ufficio, e mi assicurerei che non nulla ti possa far male. Mentirei a me stesso su ciò che provo. E ricomincerei. Tutto questo, lo farei. Sono tanti anni che lo farei, per tutti i giorni. E i giorni scorrono. Tutto scorre. Panta rei. Anche i miei condizionali, come fiume in piena, scorrono in questi miei pensieri. Tutti i miei condizionali. Panta rei.

Playlist aggiornata con una delle mie canzoni preferite 😉 Buon ascolto!

Hanno visto – “M”

Hanno visto due mani, divise da un corpo, camminare solitarie.
Ne hanno poi viste quattro, a due a due camminavano a fianco.
Quelle quattro mani hanno cominciato a sfiorarsi,
stuzzicarsi, pizzicarsi, accarezzarsi.
Hanno visto due di quelle mani unirsi nel cammino.
Hanno visto le sue stringere i polsi dell’altra,
e hanno visto le altre a velocità accelerata fiondarsi sulle guance di lui.
Hanno visto quelle mani agitarsi nell’aria, asciugare lacrime.
Le hanno viste allontanarsi e vestire i guanti del freddo e della diffidenza.
Per certo so che, dopo tempo, hanno rivisto in lontananza quei due corpi camminare per strada
formando la sagoma della “M” che solo le loro mani intrecciate potevano fare.
holding hands

Playlist aggiornata! 😉
Prossimamente un altro evento del #dodicirighetour e il video di quello di Roma di sabato scorso! Stay tuned!

Momento revival di dodicirighe (vi)

Mentre bevevo una tisana stasera mi son detto: perché no? Perché no. Forse.
E questo post è del marzo dell’anno scorso. Buona lettura, se non lo conoscete, o rilettura 😉

La verità
La verità è che eravamo assortiti male fin dall’inizio. Lo dico con voce normale, senza gridare, ormai non serve. Lo dico a me stesso, a chiunque mi è intorno. La verità è che era tempo. Tempo perso, tempo di cambiare, nuvoloso da tempo. La verità. Te la dico guardandoti negli occhi, un po’ lucidi. La verità è che i litigi non erano più qualcosa che teneva vivo il nostro legame, ma un veleno che agiva lentamente. La verità, te la dico prendendoti la mano, è che per come eravamo fatti, anzi ero fatto io, la passione scaldava il cuore ma aveva fatto terra bruciata intorno e dentro di noi. Non era rimasto molto. Qualche frase scritta in pezzi di carta, luoghi comuni che ormai non volevamo più visitare. La verità, te lo dico girando un po’ lo sguardo, è che pensavo fossi tutto ma non lo eri. E lo so che era lo stesso per te. Ma la verità, che ora dico sottovoce nella mia mente, è che se mi chiedessi di ritornare io – forse – ritornerei.

Mozzafiato (cara Milano)

Penso a quando scendevo dal bus, giravo a sinistra, passavo davanti al negozio “Del Mare” e per un attimo mi perdevo. -Dove devo andare? Ah si, proseguire.- Vedevo il binario del tram. Aspettavo il 15. A volte passavo dal retro del duomo per guardarlo, facendo lo slalom tra i venditori di libri. Non ti ho mai capita, Milano. Non ti ho mai particolarmente amata. E’ stata in parte anche colpa mia. Ti ho tenuta a debita distanza e ti ho vissuta in modo strano tutti gli anni che abbiamo convissuto. Quando mi ricapita di attraversarti, faccio finta che tu non sia esistita nella mia vita. Che non conosca quelle panchine o quei vicoli. O che sia impossibile incrociare i fantasmi di persone passate. Sento che la gola si stringe. Potrei dire che la ragione è che sei mozzafiato, cara Milano. Ed effettivamente lo sei. Non per i parchi, né il Castello o per l’Accademia. No. Ma per le polveri sottili dei ricordi che inevitabilmente mi obblighi a inalare e tuttora mi tolgono il respiro.

Playlist aggiornata con una canzone perfetta del buon Dalla 😉

La tela (pt.3 – finale)

Leggete prima: La tela (pt.1) e La tela (pt.2)

Entrai nella mia auto e pensavo alle risate della gente. Mi venne fame, come sempre. Trovai uno snack. Perché lo avevo fatto? Dopo un po’ di tempo appoggiato al clacson, sentii bussare al finestrino. Era la modella, che teneva con le sue dita sottili la mia tela. Volevo scappare, ma la vidi arrossire e, con voce flebile, mi chiese il permesso di tenerla. Ebbi uno shock, ma fui capace di rispondere sì. E lei scappò via col suo corpicino, facendomi sorridere. Dopo poco il professore si avvicinò al finestrino e mi disse che avrebbe dovuto bocciarmi per non essermi attenuto alla traccia. Mi chiese di aprire la mano e avvicinando la sua alla mia, mi diede un foglio di carta che aprii quando ormai si era allontanato: “Aver cercato sè stessi nell’altro non è premiabile accademicamente, ma lo è umanamente. Ecco il suo numero, sei l’unico della classe a cui ho voluto darlo. E sono certo che nessuno dei tuoi compagni l’abbia avuto da lei”. Posai lo snack e presi il cellulare.

Questo era il disegno sulla mia tela:
20150117_165945

Playlist aggiornata, grazie a M.I.C. , la vera mano artistica è la sua! 🙂 Spero l’attesa sia valsa la pena 😉

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