Aprile-Ottobre (Novembre)

Con il tempo incerto, cioè quando sotto le magliette o la camicia hai ancora la canottiera, ecco con questo tempo eri arrivata. Ed ero incerto anche io. Non parlavo la tua lingua. Era aprile. Tu avevi caldo come tutti quelli dei paesi nordici. Con una folata di vento era maggio, e prendevamo il gelato in zona Monteverde. Gusti alla frutta. Mi hai asciugato la faccia sporca di mango, ed eravamo a Giugno in spiaggia. Ti piaceva schizzarmi con l’acqua, immergevi i piedi come se fosse l’Oceano. Io facevo il contenuto, non mi spogliavo. Mi hai baciato, metà luglio, con 30 gradi all’ombra dell’albero sotto casa. Sudavamo imperterriti, anche con quell’acquazzone del 15 Agosto. La città era vuota e io ti baciavo. Nessuno che mi chiedeva di spostarmi dal mezzo del marciapiede, tranne davanti alla scuola elementare dato che si era fatto il 10 settembre. Ad Ottobre, dal finestrino, mi saluti. Incerta. Bussano alla porta, è novembre. Sei tu, sono certo. Anche tu.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto, ne vale davvero la pena!

Terra di nessuno

Credimi io lo so, anche se negheresti fino all’inverosimile, che mi pensi quando lui dorme e le sue onde cerebrali sono rincretinite a tal punto che non si incrociano con le tue. Con le nostre. Non perché io sia più sveglio. Insomma, dai, lo sai cosa voglio dire. Quanto è facile fare così. So anche che mi scrivi quando lui probabilmente sta cucinando o è andato a buttare la spazzatura. Lo so. Giusto il tempo di attizzare il fuoco della perplessità che ancora c’è in questa terra di nessuno, e poi sparire. Di nuovo. Ma non per sempre, solo facendolo credere. Per restarci male quanto basta. Facile. Crudele. C’è chi ci ricasca ancora. C’è che ci ricasco ancora. Credimi, amica mia, sarebbe bello poterti credere quando ti sento. Potresti lasciarmelo fare. Senza più fingere, anche solo per un secondo. Senza aver paura di andare oltre. Senza dover aspettare che tu mi chieda un favore. Ancora. E ancora. Senza fuochi. Senza continuare a cercare l’amore dove l’abbiamo perso.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Chiariamoci

Ah se l’amavo. Era veramente perfetta. Cioè, chiariamoci, avesse avuto un naso meno pronunciato non me la sarei presa. Nemmeno se gli occhi fossero stati meno “a palla”. Ok, in realtà le orecchie forse erano un po’ vistose e le spuntavano dai capelli lunghi. I capelli, fantastici. Tranne nei giorni di umido, forse sembravano troppo secchi. Pero’ dai alla fine mi piacevano. Avrei voluto dirle di mangiare più salutare, forse per quello aveva un po’ di carne lateralmente. Non solo lateralmente. Cioè, chiariamoci, niente da ridire. Mangiavamo assieme, potevo dire qualcosa. Anche le gambe, avrebbe potuto fare un po’ di sport. Correre, invece di prendere la macchina per fare due metri. Però, boh. Alla fine mi viene da pensare che se una pensasse queste cose di me, e volesse cambiarmi così tanto, forse non mi ama per quello che sono. Così c’ho pensato. In effetti l’amavo con troppi cambiamenti. Cioè, chiariamoci, l’amavo. Solo, non com’era.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Febbre

Sono venuto a svegliarti. Ti stropicci gli occhi. I tuoi occhi così dolci che li inzupperei nel latte o ci farei una torta. Stavo inciampando in una delle tue cianfrusaglie, ma non ho detto niente. Non questo weekend. Da domani e per altri 4 giorni potrò farlo. Ti tocco la fronte, scotti. Panico. Ho più paura di cosa potrebbe dire lei che del tuo malessere. Un’altra bomba nel campo di guerra. Danni collaterali che hai subìto tu. Non questo weekend, maledizione. Ti porto la colazione a letto, come una principessa. Lo facevo anche per lei. Da una parte spero tu le somiglierai. Ti metti le scarpe e sei pronta. Mi dai un bacio. E un altro. E un altro ancora. C’è lei sotto. Lei che mi parlava tramite lettere, non mi sfiorava più. Fiuta il senso di colpa. Ti tocca la fronte, mi conosce. Sto aspettando. Mi guarda. Eccomi, spara. “C’è un virus che gira, spero non te l’abbia mischiato”. Mi tocca la fronte. Scotto. Ma non è la febbre. Tu in auto sorridi. Hai capito. Anche lei.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Beata ignoranza – Wiki

Che poi io a questa manifestazione nemmeno volevo andarci. Però ci andava lei, come potevo rifiutare. Cioè, lei nemmeno sapeva che io ci andavo. Mi ero informato sull’argomento, avevo letto qualche articolo e Wikipedia alla meno peggio. Avevo messo nello zaino delle combinazioni di accessori che potessero andare bene e li avrei indossati una volta al punto d’incontro, per abbinarli a lei. Lei era diventata come quei dolori acuti che durano più di quanto pensi dovrebbero: non ricordi com’è la vita prima che fossero comparsi. E non ricordavo come stavo prima di incontrarla. Ma lei non volevo che sparisse. Dicevano che ero esagerato, una cotta da studenti. Ma io ero uno studente, e reclamavo questo diritto. Ci fosse stata una manifestazione, sarei andato. Più consapevole di oggi. Eccola in mezzo al caos. Mi metto il berretto verde con la stella. “Ciao” “Chi diavolo sei? Ah ma hai il cappello, sei dei nostri! Stammi vicino!”. Beata ignoranza.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉 è proprio qui sulla destra eh!

Legno massiccio – toc toc

Sono dieci anni che non ci vediamo. Dopo tutto questo tempo eccomi al tuo portone. Devo bussare. Un tocco deciso, da uomo con uno status. Senza rimorsi per come è finita. O un tocco delicato, come quando sfioravo i tuoi capelli. Forse penserai che sono emozionato. Penseresti bene. Ma non voglio che tu lo sappia. Una cosa a metà, posso riuscirci. Quante volte bussare? Una volta, ma se poi non sentissi? Due volte potresti pensare che sono impaziente. E penseresti bene. Ma non voglio che tu lo sappia. Una e mezza, posso farcela. Che distanza dal portone? Troppo vicino è da stalker, troppo lontano è formale. Guardo le scarpe e calcolo una distanza media tra loro e la maniglia. Alzo la testa e trovo il portone aperto. Hai già visto tutto dall’occhiello della porta. Stai sorridendo. Vorrei chiederti come sapevi che ero lì ma mi prendi la mano, che di certo preferisce la tua pelle al legno massiccio, e lascio scivolare le mie paranoie sullo zerbino beige del tuo ingresso.

Playlist aggiornata. Buon ascolto! ora ce l’avete proprio qua di fianco 😉

Hai presente? – Segnalibro

Hai presente quando ti ho vista aspettare l’autobus su quel muretto e sono inciampato per l’emozione? Hai presente quando hai alzato lo sguardo dal tuo libro, hai perso il segnalibro, e sei venuta ad aiutarmi? Hai presente quando mi hai chiesto se stavo bene e io ho visto che anche tu eri arrossita? Hai presente quando mi sono sollevato in piedi dolorante – ma tu questo non lo sai – e ho detto che era tutto a posto? Hai presente quando il mondo si è fermato ma l’autobus ci è passato davanti? Hai presente quando ce ne siamo accorti ma non abbiamo avuto il coraggio di dire niente perché era bello e basta? Hai presente quando, in silenzio, ci siamo seduti su quel muretto? Hai presente quando hai riaperto il libro dall’inizio, incurante del fatto che prima che mi incontrassi fossi già a più di metà? Hai presente quando sono passati altri autobus e noi siamo ancora qui? Spero tu abbia presente tutto questo, perché io vorrei che avesse un futuro.

Tratto da una storia forse immaginaria, ma di un muretto certamente vero.
Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Insostituibile

La tua paura del buio mi faceva tenerezza. Il tenerti sotto il mio braccio nel letto, mentre io ti baciavo la fronte, mi faceva sentire una lampadina. E mi sentivo insostituibile. Quando mi chiamavi dalla cucina per pulire il filtro del lavandino perché ti faceva impressione toccare la sporcizia rimasta incastrata, mi faceva tenerezza. Mi sentivo resistente ai batteri. Ed insostituibile. All’uscita della spesa non riuscivi a portare due casse d’acqua, ma non volevi dare tutto il peso a me. Allora, pur facendoci male, tenevamo per la stessa corda di plastica le sei bottiglie. Le tenevo solo io in realtà, e mi facevi tenerezza. E tu mi sorridevi. Mi sentivo forte. Ed insostituibile. Ora mi chiedo se lui ha più watt di me quando ti protegge dalla notte. Se ha un sistema immunitario più potente del mio quando pulisce il filtro dopo i pasti. Se porta le casse dell’acqua da solo mentre tu lo guardi. Se tu sorridi. Non c’è più tenerezza. E non sono insostituibile.

Playlist aggiornata con due minuti che vale la pena ascoltare 😉

Fede e (co)scienza – Dichiarazione

Secondo la scienza il mio naso, quello di tutti, riesce a ricordare circa 50000 profumi diversi. Posso dirti che il tuo è l’unico che in quell’immensità riconosco anche da raffreddatto. L’occhio umano può distinguere circa 10 milioni di colori differenti. Sai bene che sono scarso nel riconoscere un turchese da un azzurrino, ma so perfettamente ogni minima sfumatura racchiusa nella tua iride. Il 10% delle nostre giornate lo spendiamo sbattendo le palpebre. Starei con gli occhi aperti e li farei lacrimare piuttosto che perdere quella percentuale di tempo in cui potrei guardarti mentre stai sognando. Dice la scienza che il battito del cuore si allinea a ritmo della musica che ascolti. Neanche un concerto rock riuscirebbe a modificare l’equilibrio che ormai ho raggiunto con le tue pulsazioni. Circa il 65% del corpo umano è composto da acqua. Quel 35% che posso dedicare a te mi sembra poco, ma posso sudare un po’ di più per aumentarlo. Abbi fede nella mia coscienza.

Playlist aggiornata, canzone dei primi anni ’90! 😉

Messaggio in segreteria

Da quando si era trasferita in un’altra città, il nostro quotidiano era il telefono. O, se non ci sentivamo, i messaggi in segreteria. Una volta ne registrò uno dove semplicemente diceva “Ti amo”. Di solito li cancellavo subito dopo, altrimenti si sarebbe riempita la cassetta. Ma, il giorno dopo quel messaggio, mi lasciò. Così, ad ogni mio rientro dal lavoro, lo riascoltavo: le mie orecchie erano un cimitero di suoni del passato. Ne ero diventato dipendente. La cassetta si riempiva di messaggi, ma io tornavo indietro sempre a quello. Del presente o del futuro, non me ne fregava più niente. Un giorno la ritrovai al portone di casa. Ero sorpreso. Mi supplicò di tornare con lei, che mi aveva lasciato tanti messaggi e io non avevo risposto. Ma io non li avevo sentiti. E non la stavo ascoltando. Mentre parlava, aprii la porta e la chiusi fuori. Mi versai del whiskey e ascoltai di nuovo quelle due parole. Perché del presente o del futuro, non me ne fregava più niente.

Playlist aggiornata 😉

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