La lunga lettera di Edmund a Jeanne


Lo strano rapporto epistolare tra Edmund e Jeanne (che tovate qui: Lettere di Edmund I II III Finale ; Jeanne I II ) include questa lettera – collocabile prima di quella “finale” – che Edmund scrisse sul computer di Jeanne l’ultimo giorno del loro viaggio. Purtroppo per lui, il computer della ragazza andò a finire in acqua e perse tutti i dati. Ma lui ricorda ogni singola parola che le lasciò, senza che lei potesse leggerle mai. Sono più di dodici righe, ma non me la sono sentita di chiedergli di sintetizzare 😉

Cara Jeanne,
Solitamente preferisco scriverti a mano piuttosto che utilizzare un anonimo documento Word, ma la logistica e altre ragioni mi costringono ad usare strumenti elettronici. Perdonami se uso il tuo pc, ma non avevo scelta.
Non voglio giocare con le parole e usare retorica o metafore perché lo scopo di questa mia lettera è chiaro: mi piaci. Sono stato spaventato dal dirlo a me stesso dopo una lunga storia d’amore e svariati mesi di buona vita da single. Ma tempo fa ho dovuto ammettere la verità. Non sono qui per cercare una parola giusta per dirti ciò che sento; non è una questione di definizione per me.
Non è nuovo che io ti consideri qualcosa in più di un’amica e può sembrare non completamente onesto nei tuoi confronti dirtelo così e dopo mesi di costanti incontri, ma spero tu possa capire che non ti ho mai voluta perdere prima di tutto e che ho preferito un’amicizia (vera) al rischio di niente.
Ho stupidamente pensato che il formicolio della sera che ti incontrai fosse per aver posizionato male il braccio sul bancone. O che i crampi imbarazzanti in camera tua mentre guardavamo i film sul tuo letto fossero il principio della mia colite. Ho pensato che venirti a prendere in facoltà fosse un ottimo modo per fare sport, dovendo salire una bella collina, data la mia pigrizia. Che la sudorazione improvvisa ad ogni tuo contatto fosse un bilanciamento della mia alla tua temperatura corporea. Quanti pensieri. Quante teorie.
Non è stato facile nascondere i miei sentimenti, ma come ti ho detto, stare con te è stato, ed è, così bello che mi è sufficiente senza dover aggiungere altro. Ma sento che è arrivato il momento di dirti la verità, e dirmi la verità, dato che più il tempo sta passando e più sento qualcosa.
Ho provato a non sentire niente e lottare contro me stesso dato che sei anche impegnata. Ma, lo sai, il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce. E mi sono dovuto arrendere ad un certo punto, perché amo stare con te.
Forse questo viaggio assieme è stata la miccia che mi ha spinto a scriverti (a parte le lettere gettate via). Abbiamo riso, parlato e sono stati dei momenti fantastici per me. E non ho sentito dolore nel nascondere i miei sentimenti.
Secondo te perché ho deciso di prendere un aereo e andare nella tua città due settimane fa? Per vedere te. Certo, il prezzo era economico, ma la conoscevo già. E’ stato frustrante scoprire che tu eri già partita, ma alla fine ti ho raggiunta qui in mezzo al verde di queste colline e ai cieli nuvolosi.
Perché ho deciso di dirtelo? La risposta è che non lo so.
Non ho mai pensato che tu potessi provare qualcosa per me. Ma chi lo sa, a parte te.
Non so come ti senti adesso, non so nemmeno se hai mai capito niente su di me.
Ma dopo tanto tempo in cui mi sono sentito colpevole di questi sentimenti, mi sento libero. Puro, nei miei atteggiamenti. Nessuna delle mie azioni ha mai avuto un secondo fine. Ma mi hai fatto sentire in un modo che avevo completamente dimenticato e mi hai reso felice. Una persona migliore.
Tutto è cominciato come un’amicizia e spero non ti senta mai tradita da queste mie parole quando riapriai il computer al tuo rientro.
Non ho delle precise aspettative dopo queste mie parole, come ti ho sempre detto “aspettati l’inaspettato e non avrai sorprese”.
Sono sempre stato me stesso, è tutto ciò che posso dirti alla fine.

Tu, cosa vuoi? No. Non rispondere. O forse sì.

(PFFFF sospiro di sollievo).

Edmund

Playlist aggiornata 😉

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13 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. sherazade
    Feb 23, 2015 @ 01:11:04

    Il dono della vita nn sta tanto, penso, nel ricevere quanto nel potere sentire e riconoscere la vitalità dell ‘amore che proviamo e che potrebbero essere anche il nostro unico compagno. Un sogno.
    Sherabuonanotte

    Rispondi

  2. Silvia
    Feb 23, 2015 @ 08:02:58

    Ricambiato oppure no il bello dell’amore sono proprio le sensazioni che fa provare.
    Molto bella, buon inizio settimana 🙂

    Rispondi

  3. mondidascoprire
    Feb 23, 2015 @ 09:06:11

    E’ vero che il senso della vita è un rapporto, una relazione con un altro, questo cerchiamo ogni istante per vivere intensamente.E la relazione umana ne è l’archetipo più commovente. Buona giornata 🙂

    Rispondi

    • Curi
      Feb 24, 2015 @ 00:34:46

      Ogni relazione ha il potenziale per essere importante. L’uomo non è un’isola, ma anche vivere alcuni sentimenti senza essere ricambiati fa parte del gioco 😉

      Rispondi

  4. tramedipensieri
    Feb 23, 2015 @ 10:13:51

    Il coinvolgimento emotivo è sempre positivo. Male o bene ci fa sentire vivi.

    buona giornata
    .marta

    Rispondi

  5. vincenza63
    Feb 23, 2015 @ 22:32:39

    Nessuna riga eliminabile, sono tutte vive!
    Buona serata

    Rispondi

  6. Silver Silvan
    Feb 23, 2015 @ 23:13:11

    C’è una frase che ho trovato irresistibile in questa lettera così buffa. Il -mi piaci-! Un uomo non la userebbe mai una frase del genere, quindi non ho potuto fare a meno di scoppiare a ridere, mi perdoni. Ora vado a leggermi le puntate precedenti, anche se le avevo già lette. Ma lo sa che quando si spinge oltre le dodici righe la lettura è altrettanto fluida? L’unica cosa che sembra strana è la lunghezza insolita del post!

    Rispondi

    • Curi
      Feb 24, 2015 @ 00:37:03

      Eh ormai dopo tutte queste lettere si sa che Edmund è un tipo un po’ buffo e fuori dagl schemi normali 😉
      Sono contento che quando vado oltre il mio solito form non risulto noioso, in fondo non sono nato con dodici righe 🙂 Grazie!

      Rispondi

  7. Trackback: La lunga lettera di Jeanne a Edmund (+ recensione) | dodicirighe

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