Sono io – mentre lo dico

Sono quello del “col cavolo che mi muovo per lei” e mentre lo dico sono già in stazione ad acchiappare un treno. Sono quello che, avendo scritto per ultimo, adesso tocca a lei ma mentre lo dico sto iniziando una conversazione basandomi su una scusa assurda. Sono quello che odia i ritardi agli appuntamenti, ma mentre lo dico l’ho aspettata 40 minuti e stai tranquilla che non c’è problema, ero appena arrivato. Sono quello a cui non piacciono i calamari al sugo, ma mentre lo dico mangio il quarto che ha cucinato e faccio roteare il dito accanto alla mia guancia per dirle che è buonissimo. Sono quello a cui deve importare la personalità ma mentre lo dico passo in rassegna il suo corpo. Sono quello che odia il rumore di chi mastica, ma mentre lo dico mi cullo ascoltandola mangiare patatine supercroccanti. Sono quello che non ci tiene ad una storia e mentre lo dico mi innamoro sempre. Sono quello che sono rimanendo convinto di non esserlo.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Presentazione “Dodicirighe” a Milano, libreria Les Mots

Care amiche e cari amici, con una grandissima sorpresa, ieri la libreria Les Mots mi ha fatto questo per regalo dandomi lo spazio per presentare il mio libro in una città dove diverse volte ho provato ad esserci: MILANO!

Ed ecco, potete trovarmi in carne ed ossa Sabato 14 Novembre alle ore 17.30 alla Libreria Les Mots in Via Guglielmo Pepe, 14, 20159 (vicino la stazione di Porta Garibaldi).
Ad accompagnarmi, come a Torino, la carissima Lucrezia Paci che terrà viva la conversazione senza che io rischi di straparlare. Ci saranno delle copie del libro acquistabili in loco e porterò con me la penna con cui scrivo i racconti e lascio qualche parola come dedica 😉

Di seguito trovate il link all’evento su FB che ha creato la libreria e anche la locandina. Spero davvero di vedere tanti volti che finora ho avuto il piacere di leggere attraverso uno schermo.

Non mancate!
Il vostro Curi

EVENTO PUBBLICO SU FACEBOOK —> https://www.facebook.com/events/477150892410024/

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Dire e fare, (a)mare

Potrei dirti di uscire, di andare in quel posto che ho capito ti piace tanto. Ti direi di prendere una birra inglese, farei un po’ l’esperto. Farei finta di conoscere tutto quello di cui parli, oppure farei il contrario in modo che tu possa parlarne senza pensare di ripetere qualcosa e annoiarmi. Ti direi di fare un giro in macchina, anche se non guido da quando ho preso la patente, farei finta che non si accende e ti direi che possiamo tornare a casa a piedi. Farei quegli otto chilometri in più per continuare a far finta di non sapere nulla rischiando di sembrare ignorante. Ti direi che sono stato bene, farei il possibile per baciarti ma non lo farei e ti direi “alla prossima” salutandoti come saluta un bambino di 5 anni. Ti direi queste cose e le farei. Invece resto immobile e ti guardo impaurito e inerme, con il cuore a mille e in silenzio. Mi direi che va bene così e farei finta di niente. Perché sono fatto così. Perché io, senza dire nè fare, è così che so amare.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Notte – di più equivale a straparlare

E’ notte. Ti scrivo adesso perché spero tu stia dormendo e non legga. O forse spero tu sia sveglia, da sola sotto le coperte, coi tuoi ultimi pensieri sulla giornata o su questa vita ancora breve ma così intensa che sembra iniziata dieci anni prima. O spero tu sia in compagnia e ti distragga o che lui legga. Vorrei dirti che sono ubriaco, ché quando si inizia così ci sentiamo giustificati e possiamo dire tutto perché non lo pensiamo e vogliamo solo che l’altro resti incastrato nei nostri pensieri contorti. Ti dico questo: anche se fossi stato sbronzo, questo sarebbe stato un momento di lucidità. Non il più fine, sa di alcool. Sincero. Per poi dirti di ignorarlo, e non perdonartelo mai e non perdonandomi per averti detto di farlo. C’è che ti scrivo, è notte, e sai bene che la notte è il mio momento migliore. E nel mio momento migliore sto scrivendo a te. E credo ti basti sapere questo. Quello che volevo dirti non lo so, ma so che te l’ho detto. Di più equivale a straparlare.

Non dimenticate di ascoltare la playlist! 😉

Cultura – campanella

Suona la campanella. Vorrei saperti spiegare la geografia, indicando la capitale del sentimento che provo per te. Anche scienze della terra: eccoti l’epicentro del mio terremoto. Formule chimiche per attrarti. Dimmi per quale motivo i muscoli mi si irrigidiscono quando sei vicina. Come si dice in latino. Odi et amo. No solo il secondo. Quale corrente letteraria o elettrica mi darebbe una risposta. So come guardi chi sta dall’altra parte della cattedra. Forse sanno tutte le capitali, gli epicentri più famosi, la tavola periodica, come fermare un crampo, come parlava Catullo o circuiti vari. Ma non sanno che scrivi il tuo nome sul banco, strappi perfettamente i fogli a metà del quaderno e a volte li fai a pezzettini. Che ti leghi i capelli ogni ora e qualcuno cade a terra, che mangi sempre la stessa cosa e ammucchi le briciole. Allora dimmi: chi è davvero più acculturato secondo te tra me e loro? Svuoto il cestino, spazzo, poso i gessi. Vorrei parlarti ma. Campanella.

Playlist aggiornata, buon ascolto 😉

Tavolo a fianco, a Torino

Questo racconto, che mi emozionò molto quando lo scrissi nel maggio 2013, ha suscitato forti emozioni durante la lettura alla presentazione di sabato, di cui trovate una foto in fondo. Il racconto lo trovate nel libro a pagina 20 per chi lo ha comprato. E’ tutta un’altra emozione 😉
Allora lo ripropongo per tutti, e chissà se avete anche voi il vostro:

“Ricordo quella sera al pub. E’ come se stessi scrivendo queste righe mentre sono al tavolo a fianco e vi osservo. E mi osservo. Ti osservo. Ci osservo. Riesco a vedere i paraocchi giganteschi e una parete di ovatta attorno al mio cuore. Vedo la luce spenta dei tuoi occhi, i gesti meccanici delle tue dita e un’intesa svanita. E lo vedo dal tavolo a fianco. Fai il suo nome, forse a caso ma forse no, mentre mi parli della tua vita, che avevi già separato dalla mia senza che io me ne accorgessi. E noto che la parete ha un sussulto e il paraocchi si assottiglia. Io, che conosco il futuro dal mio tavolo a fianco, vorrei fermare quel principio di menzogna. Tu menti a me come io mento a me stesso. La verità è nell’aria, ma è chiara solo dal tavolo a fianco. Mi passo vicino e ho la tentazione di fermarmi. Ma in questo tavolo a fianco della mia vita, che ogni tanto ripercorro, posso solo essere spettatore, ordinare una birra ed emozionarmi ancora come se la vivessi per la prima volta.”

Curi, 04/05/2013

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Presentazione “Dodicirighe” a Torino

Dodicirighe

Care amiche e cari amici,
Questa volta non starò a tediarvi con altre dodici righe, ma vi invito ad incontrarci sabato prossimo a Torino alla libreria Linea451 in via Santa Giulia 40! Troverete, oltre me, la cara Lucrezia a farmi domande più o meno scomode che si avventureranno nel libro e in questa mia mente contorta.
Ci saranno delle copie di Dodicidighe che potrete acquistare – con mia dedica fatta sul momento eh – oltre al fatto che, ovviamente, potrete porre delle domande anche voi!

Trovate altre info qui: https://www.facebook.com/events/149018285453044/

Spero davvero di potervi incontrare! Spargete la voce se vi fa piacere 😉
Un abbraccio a tutti,
Curi

Fuori sede

Andare fuori sede non è per tutti. Devi avere un cuore grande. Grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: le gioie e i dolori, gli amici e gli amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Un cuore grande, così grande da riuscire a far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi gli altri si siano scordati perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma forse non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sai più chi sei. Così ti stendi sul materasso, che ora ha subìto un pò il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte. E ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino. Il tuo.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

Lancette

Volevo incontrarti per fare quella che chiamo “la verifica dei sentimenti”. Dalle foto, che controllavo ogni tanto, non mi aspettavo uno sconvolgimento. Al cafè dove ci incontrammo si pagava per il tempo speso. Lo scontrino avrebbe decretato 20 euro, ma fosse stato per me. Ho fatto finta di non vederti da lontano, lo faccio sempre quando voglio nascondere le emozioni: aspetto che l’emozione mi tocchi la spalla e io fingo stupore. A parte l’ansia prima di vederti, ho sentito un vuoto strano per tutti quei 20 euro. Nemmeno quando dormo sento il vuoto. Com’è possibile. Sembravi esattamente la stessa, nella stessa posa di 3 anni fa. Ma poi mi sono ricordato di quello che si dice dell’orologio e delle sue lancette: battono lo stesso orario due volte al giorno, sono nella stessa posizione. Eppure, ho pensato, non significa che sia la stessa ora: ben 12 ore sono passate. L’errore è stato credere che anche per noi nulla fosse cambiato, pur avendo lo stesso aspetto esteriore.

Playlist aggiornata, con un pezzo, beh. Buon ascolto 😉

Infinitesimo

L’anima gemella è una sola, non prendiamoci in giro. Tutte le altre, per quanto possano averti coinvolto fino al midollo, non lo sono. L’anima gemella è una sola, le restanti si avvicinano, fino ad una distanza infinitesimale. E quando sei a letto e le guardi dormire, quando le imbocchi per divertimento o per necessità in età avanzata, quando la vai a prendere in stazione, sai che c’è. Quel sospiro di infinitesimo distacco da lei. Se non l’hai mai incontrata, sentirai probabilmente solo una sensazione di evasione da un impegno.  Ma se l’hai avuta tra le tue braccia, sai già tutto.  Anche le farfalle nello stomaco volano diversamente. Questo infinitesimo di differenza che ti porterai in ogni donna che incontrerai e che ti farà comunque stare bene per un giorno, per un mese, un anno. O anche per una vita intera. Ma sarà sempre lì, ad un infinitesimo dalla vera felicità. Se non ti mentirai. Non è da calcolare, non c’è formula. E’ nel tuo cuore.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 😉

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