Ne valeva la pena? (18righe)

Ne valeva la pena? Perché quando macino chilometri e chilometri anche solo per vederla alla stazione, per prendere un caffè o sapendo che deve prendere un volo e cerco una coincidenza per stare in aeroporto nello stesso momento, qualcuno lo può reputare fuori di testa. Chilometri per un caffè, per respirarla, per farla sentire importante, adducendo impegni immaginari o decisamente procrastinabili o annullabili. Ma lei no. Non è un impegno, non è procrastinabile. Figuriamoci annullabile, anche se ci hai pensato. Anche solo un caffè, che io non bevo. E agli amici racconti edulcorando, a mozziconi, per non farti insultare “Sai, con l’occasione che ero lì (a chilometri di distanza e altri continenti)…”E l’occasione della vita era lei. Racconti di incroci fortuiti cercati al dettaglio, quando vorresti nettamente dire “Sì, sono andato per lei”. E a chi capisce prima che tu possa parlare, viene subito il timore che tu lo abbia persino detto alla diretta interessata perché, oh, non si fa mica. E non lo hai detto, adducendo i motivi inesistenti di cui sopra. Quando invece le avresti voluto dire, prendendole la mano o forse no perché ti suda da morire: “Sì, sono venuto per te”. E vedere nei suoi occhi quell’attimo di panico, le labbra staccarsi dalla tazzina, uno starnuto per deviare il discorso, il suo respiro e, se sei fortunato, con una punta di coraggio e malizia chiederti se ne era valsa davvero la pena e tu, rimanendo nel tuo silenzio, l’avresti baciata con un sì.

Spero che aver scritto più delle usuali dodici righe ne sia valsa la pena, un modo per iniziare questo 2016. Playlist aggiornata 😉 buon ascolto!

Mi innamoro, una riga per volta (riassunto di un romantico senza speranza nel 2015)

Ti guardo
Mi piaci
Faccio finta che non mi interessi
Aspetto
Ora è il momento
Mi innamoro
Ora è il momento
Aspetto
Faccio finta che non mi interessi
Mi piaci
Ti guardo

(sei andata via)

Con questo post, che potrei scherzosamente chiamare riassuntivo del “romantico senza speranza”, vi faccio tantissimi auguri di una buona conclusione del 2015 e un fantastico inizio – e prosecuzione del 2016. Voglio cogliere l’occasione per ringraziare tutti quelli che si sono sorbiti le mie presentazioni, questo anno passato è stato l’esordio di Curi davanti a persone in carne ed ossa che lo sentivano parlare di quello che era nato come un piccolo spazio sul web e si è trasformato in un luogo e poi in un libro. Grazie a tutti gli amici, ai blogger, agli sconosciuti, a chi è stato di passaggio, agli amori di passaggio, alle cotte, alle meteore, alle bruciature e scottature, agli abbandoni e ai ritorni, a chi mi ha ispirato a chi è stato ispirato, a chi mi ha scritto in privato e chi pubblicamente, a chi non ha creduto in me e a chi lo ha fatto anche in silenzio, a chi mi ha mentito a chi mi ha detto la cruda verità, agli amici nemici e nemici amici, alle persone che non ho capito e non voglio capire, al mettermi nei panni altrui sbagliando taglia, ad una città ancora da scoprire, ai messaggi vocali, alle spunte di whatsapp e gli accessi che fai finta di non controllare, alle volte che desideri essere speciale e non lo sei, a chi vuole essere speciale e tu non gli dai sazio, a chi non mi ha capito e chi continua a non capirmi e mi segue comunque, ai treni dove ho scritto, all’ispirazione notturna, ai progetti che sembrano incompleti, ai baci rubati che sono più belli di quelli legali, ai no che mi sono andato a prendere con consapevolezza, alla testardaggine, allo straparlare. Ecco un po’ di quel tutto che diventa unico.
Grazie a questo 2015 che è stato veramente un anno a cui devo tantissimo.

Dodicirighe sotto l’albero

Care amiche e cari amici, prima che il mio cervello sia completamente invaso da amore, torroni e tanto altro, vi inizio a fare i miei migliori auguri e non vi nascondo la mia speranza di far parte di qualche vostro regalo sotto l’albero di Natale – ved foto più giù 🙂
Potete trovare il libro cartaceo ordinandolo online su Amazon, IBS, Mondadori, Euronics, iTunes e tutte le librerie d’Italia (su Torino trovate delle copie alla libreria Linea451). L’ebook: Amazon, Ibs, Libreriauniversitaria, Feltrinelli, Mondadori, Bookrepublic,Hoepli. Se avete problemi scrivete a me direttamente su dodicirighe@gmail.com
Grazie a tutti e stay tuned per altri racconti, non vado mica in ferie!
Il vostro Curi
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Rottura

In una rottura si lasciano due vite intere: la vita che si è vissuta e quella che si sarebbe potuti vivere assieme. E la seconda è quella veramente difficile da abbandonare. Il non saper stare da soli, il timore di trovare la persona sbagliata, ricadere negli stessi errori. Il voler lanciarsi in qualcosa di nuovo, farsi vedere con quel nuovo dalle persone del passato per convincersi che si è voltata pagina, quando invece si dovrebbe cambiare totalmente libro. La pazzia nel pensare di essere stati sostituiti – e sentirsi in colpa pensando di star provando a fare proprio quello. Gli amici che ti dicono di fregartene, che non gli era mai piaciuta ma che 30 secondi prima adoravano, quelli che vogliono psicanalizzarti perché fregarsene è da insensibili. E anche dopo tempo sei paralizzato davanti a questo spartiacque emotivo, provando a lanciarti nel nuovo, provando a fregartene in modo sensibile e provando a non impazzire perché saprai sempre di essere sostituibile.

Playlist aggiornata! Buon ascolto 🙂

Di cotolette, paninelli, sangue slavo e pastina scotta (nonni)

La noce moscata sulla mensola accanto alla porta. La mano che ti davo per camminare, che probabilmente eri tu a guidarmi. Il sangue slavo nelle mie vene che ogni tanto tiro fuori per farmi figo. Le camminate chilometriche che si concludevano col paninello all’olio. Gli occhiali da vista e i capelloni bianchi. Foto in cui sorridi e io pure. La cotoletta di pollo inimitabile. Io che porto il tuo nome, e viceversa. Partite a carte. Lettura del giornale davanti alla tv telefunken anni 80. Il passero seppellito nel giardino in mia assenza. La pastina scotta. Il carretto coi dadi colorati. L’ultima volta assieme. L’invidia per chi oggi può chiamare i propri al cellulare. Io però ricordo quel fisso, che per comporre i numeri dovevi girare la ruota. Di gente senza importanza ricordo ancora la voce. Mi sento in colpa, cari nonni, sto dimenticando la vostra. Ma spero mi perdonerete grazie a tutti questi e altri ricordi che porto sempre con me e rivivono nei racconti dei vostri figli.

La canzone, apparentemente fuori tema, è stata scelta perché mi ricorda un mio maldestro tentativo di suonarla con la chitarra da adolescente facendo un duetto con mia nonna che cantava. Per cui, accettatela 😉 Buon ascolto!

Spesa – tocco in più

La ragazza in fila alla cassa posava il cibo sul nastro giocando a tetris per metterli il più velocemente possibile dentro la busta ed evitare quel momento imbarazzante quando devi pagare e non hai ancora finito e hai le mani occupate e la gente ti odia. Da ciò che aveva preso potevo capire che si concedeva dei peccati di gola quando la sua coscienza era distratta. Osservando un’aggregazione di ingredienti intuii la sua cena, ma mi accorsi mancava una cosa che poteva dare un tocco in più di sapore. Corsi a prenderla ma al mio rientro alla cassa lei era sparita. Abbandonai la mia spesa e pagai solo quello che volevo darle. Stava sistemando le buste in auto e le diedi quel tocco in più di sapore. Lei era incuriosita e sentivo la sua acquolina in bocca. Per non fare errori, o chissà perché, mi invitò quella sera a cena per cucinare con lei. E negli anni a venire anche lei aggiunse un tocco in più alle mie ricette, e quel tocco in più per me era semplicemente lei.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Di blogger della prima ora / Dear Santa

Oggi ho pensato ai blogger della prima ora di dodicirighe. Ho pensato a quando era un posto conosciuto solo da me e poi, man mano, da qualcuno che probabilmente si era perso utilizzando parole chiave sbagliate. Di solito questi interventi li faccio in anniversari, feste e così via. Ma stamattina ci ho pensato e ho voluto scrivere queste poche righe. In particolare due blogger che ho perso di vista da molto tempo ma che per parecchio tempo sono stati parte integrante dei primi post pubblicati, dove sei incerto e fai finta di essere sicuro, dove non volevo rivelarmi pur rivelando un po’ di me stesso.
Parlo di Masticone, ad esempio. Non voglio straparlare, non penso nemmeno che leggerai questo mio intervento. Non voglio nemmeno essere melodrammatico, ma ti voglio ringraziare per avermi accompagnato nei primi passi del blog. Ho riletto il suo ultimo articolo sul blog de “I discutibili” che mi ha fatto commuovere. E’ passato tanto tempo ma non mi dimentico di te caro Masty, ovunque tu stia bazzicando nel mondo reale! Grazie!

Parlando di blogger della prima ora, non potevo dimenticarmi la cara Mimi (o cliccando qui emmevitale ) che io ricordo come Stagista ma ora forse vuole esser chiamata in altro modo. Anche tu, ti do del tu, fai parte dei blogger della prima ora e di coloro che hanno sopportato il mio sproloquiare. Di quei blog che leggo sempre e mi lasciano un sorriso, e prima o poi penso che un caffè dovrò offrirtelo. Allora con piacere farò questa lettera al vecchio Santa, essendo stato nominato per questo tag. E chissà cosa ci accadrà, cara Mimì. Chissà che qualcosa arrivi, perché bisogna stare attenti a ciò che si desidera perché potrebbe avverarsi 🙂 Grazie per la nomination ed eccomi
Caro vecchio mio,
non credo di aver mai creduto in te ma quest’anno dopo aver superato l’infanzia e l’adolescenza, ci voglio provare. Magari non è troppo tardi, e allora qualcosina te la chiedo:
– Fammi vincere uno stock infinito di Moleskine di colore verdino come piace a me
– Possibilmente fammi capire quando straparlo nella vita reale, prima che sia tardi
– Fammi soprattutto capire quando mi sto incastrando in situazioni assurde, in modo da incastrarmi meglio
– Dammi un migliore udito per ascoltare gli altri e continuare ad annuire e fare a modo mio
– Fa che i miei muscoli non abbiano bisogno di andare in palestra per essere tonici
– Aiuta quelli che cercano risposte dagli altri a rispondere prima a loro stessi
E, cosa più importante:
– Fammi restare un romantico senza speranza

In cambio, beh, ti offro un amaro del capo se verrai a trovarmi. Ah, non ho un caminetto per cui usa la porta!

Grazie ancora a Mimì per l’idea 🙂

E venne il momento

E venne il momento del nostro incontro. Pioveva, e i miei pensieri erano zuppi quando incrociai il tuo sguardo. Ci fermammo per un caffè e io non mi alzai mai da tavola per andare in bagno, per non perdermi neanche un secondo di te. E quando ci andavi tu, restavo a presidiare quel nostro angolo di intimità come fosse l’ultima mia roccaforte di romanticismo. E fantasticavo, riempivo quegli attimi con parole che avrei voluto dirti ma non avevo il coraggio quando mi guardavi e io abbassavo lo sguardo verso la tazzina, giocando col cucchiaino. E dicevo tutto mentre eri in bagno. E i vicini mi guardavano come fossi matto. E lo ero. E i miei pensieri zuppi prendevano la forma dell’amore che non avresti conosciuto. Quando tornavi al tavolo mi chiedevi dove eravamo rimasti. Io sono rimasto qui, ma il mio cuore e la mia mente sono andati lontani. E, mentre aspetto il giorno in cui li raggiungerai, sorrido, abbasso lo sguardo e giro il cucchiaino nella tazzina.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Gli amici intorno

Ci dici che le stai scrivendo “a domani”, tanto è solo un’amica. E ripenso alle settimane scorse. L’imbarazzo, a fine serata, quando la salutavi e scoprivamo che facevate la stessa strada. Il nostro sguardo perplesso quando ti ha chiesto un accendino, glielo hai porto, e noi sapevamo che tu non fumavi ed eravamo stupiti. Eri panchinaro fisso della squadra, ma ti lasciavamo ingigantire quel gol in rovesciata totalmente fortuito e lei ti ascoltava come fossi Ronaldo. Noi sappiamo già e ridiamo mentre cerchi di minimizzare e nascondere che sei cotto. E in cuor mio ricordo di essere stato anche io così. Tutti noi lo ricordiamo quando fu per gli altri. Lo so che innamorarsi è come andare in bici: una volta che impari, è fatta, solo che invece di una mountain bike si tratta di un boeing 777 sparato controvento. “A chi scrivi?” “Niente, controllavo il credito”.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

La verità, a Milano

Care amiche e cari amici,
anche di Milano posso ritenermi grandemente contento e con aspettative di gran lunga superate. La sorpresa più grande, oltre ad aver incontrato di persona blogger, aver rivisto amici che sembravano perduti e amici mai persi, è stata quella di sentire che le persone mi leggono. Sembra una cosa scontata se uno va alla presentazione, ma per me non lo è mai. Sia il libro che il blog. Grazie. Non voglio tediarvi con parole che possono avere poco senso, ma voglio riproporvi un pezzo del libro diverso da quello di Torino e che non ho neanche letto a Milano ma che fece discutere molto quando lo pubblicai. Chissà che non ci sia ad una prossima presentazione 😉
Grazie a tutti quelli che ci sono stati e a Lucrezia per aver presentato. Dopo il testo anche due foto della serata in cui si intravede la mia Moleskine fidata. Oggi sono più vecchio di un anno, lì ero più giovane (e semmai voleste farmi un regalino… cliccate qui: il libro o anche qui Amazon)

La verità è che eravamo assortiti male fin dall’inizio. Lo dico con voce normale, senza gridare, ormai non serve. Lo dico a me stesso, a chiunque mi è intorno. La verità è che era tempo. Tempo perso, tempo di cambiare, nuvoloso da tempo. La verità. Te la dico guardandoti negli occhi, un po’ lucidi. La verità è che i litigi non erano più qualcosa che teneva vivo il nostro legame, ma un veleno che agiva lentamente. La verità, te la dico prendendoti la mano, è che per come eravamo fatti, anzi ero fatto io, la passione scaldava il cuore ma aveva fatto terra bruciata intorno e dentro di noi. Non era rimasto molto. Qualche frase scritta in pezzi di carta, luoghi comuni che ormai non volevamo più visitare. La verità, te lo dico girando un po’ lo sguardo, è che pensavo fossi tutto ma non lo eri. E lo so che era lo stesso per te. Ma la verità, che ora dico sottovoce nella mia mente, è che se mi chiedessi di ritornare io – forse – ritornerei.

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