Alla finestra – Musica (pt.3)

Continua da Alla finestra – Musica (pt.2)
Finita la canzone, continuò a guardare le corde: “Andiamo alla stessa università. Tutto potevo pensare tranne che ti avrei cantato questa canzone sul mio letto dopo averti salvato da morte certa e vergogna eterna”. Feci mente locale: era quella che tutti dicevano avesse una cotta per me, ed ero io oggetto di una dichiarazione! Momento esaltante, momento imbarazzante. I nostri sguardi si riflevano tra il mi-basso e il primo capotasto della chitarra, sfuggendo al confronto diretto. Il suo cuore rimbombava nella buca dello strumento. Pensai che la musica ci aveva sbloccato, e forse poteva far ancora qualcosa. “Forse… dovresti andare” “Aspetta! Facciamo che se conosci questa la canti con me e resterò ancora un pò”.

Restai quella notte e molte altre dopo. Una cosa che non le dissi mai fu che avevo visto il DVD, di cui quella canzone è la colonna sonora, su una mensola della sua stanza. E non escludo che lei, in fondo, lo avesse capito quella sera stessa.

Alla finestra – Musica (pt.2)

Continua da Alla finestra – Musica (pt.1)
Finiamo la canzone, ma invece di comparire tu c’è il tuo uomo che mi urla contro insulti irripetibili e ha in mano una scarpa – non una ballerina, ma un anfibio bello grosso. Con un occhio semi-aperto aspettavo il dolore fisico, sperando fosse maggiore di quello del cuore spezzato, ma si accende la luce della tua vicina che si affaccia: “Grazie amore, che bellissimo regalo!”. Mi stava salvando dall’energumeno, e io stetti al gioco improvvisando: “Oh grazie! Speravo ti piacesse!”. Il tizio si ritira, soddisfatto, tra le braccia di colei che volevo conquistare ma che non era stata minimamente sfiorata dalle mie note. Sconsolato mi giro verso la mia salvatrice, che mi fa cenno di andare al portone. Apre e mi invita ad entrare (lasciando la mia band, incluso Frank con l’anulare fratturato per aver battuto le mani troppo forte). Ci troviamo in camera sua e noto una gran compatibilità di musica e di film. Prende la mia chitarra e fa “La conosci questa?” :

STAY TUNED PER LA TERZA E ULTIMA PARTE 😉

Alla finestra – Musica (pt.1)

Ti avevo vista in giro con quel tipo. Che smacco, come sempre poco dopo aver conosciuto qualcuna e aver assaporato quella dolcezza mista a bocca asciutta che si ha quando si resta ammaliati. Ti guardavo guardarlo, non ero sicuro fossi persa di lui. Ma che speranze avevo io contro quel fusto? D’altronde mi ero rotto le scatole di andare appresso a ragazze già impegnate. Ma perché arrendermi con te? Avevo una sola cosa da fare. Chiamai un pò di amici che sapevano battere le mani a tempo, un mio amico fissato con la Jamaica e che ero sicuro avesse i bonghi. Io sapevo suonare la chitarra, qualche assolo famoso che mi sparavo quando ero con persone poco intenditrici e potevo sentirmi bravo. Ci troviamo sotto casa tua, lancio un sassolino alla tua finestra e aspetto che la luce si accenda. Niente. Ne lancio un altro più grande e fa una piccola spaccatura. Potevo scappare, e invece la luce di camera tua si accese e noi partimmo:

(STAY TUNED PER LA SECONDA PARTE! 😉 )

Sovrascrivere

Mi sono svegliato una notte con la paura che non ti avrei dimenticata. Allora la mia mente folle ha progettato tutto: tornare esattamente in tutti i posti in cui abbiamo viaggiato. Camminavo per strade dove ti avevo tenuta per mano, ti avevo portato lo zaino. Posti dove abbiamo mangiato assieme e abbiamo scattato foto buffe. Musei dove abbiamo discusso, panorami che ci hanno tolto il fiato – e dove abbiamo scattato foto buffe. Alberghi dove ci siamo svegliati sotto le coperte, più pigri che mai e facevamo colazione in camera. Ho trovato l’albero dove avevamo inciso le nostre iniziali e con un coltellino ho tolto la corteccia. Sentivo ancora il tuo odore, ti vedevo nei volti. Chiudevo gli occhi e sentivo la tua voce che mi diceva di raggiungerti. Mi è costato tanto ma finalmente ho sovrascritto le orme dei nostri passi nel cammino dei ricordi soltanto con le mie, lasciando così spazio a nuove scarpe per il futuro.

Playlist aggiornata 😉

Fretta

Sono un fanatico della pianificazione delle partenze: arrivo ore prima in stazione o in aeroporto per non perdere treni e aerei. Un giorno la presi in aeroporto e andammo in città. Doveva ripartire dopo qualche ora. Avevamo poco tempo per stare assieme e il tempo volava, ma io continuavo a posticipare il bus che avrebbe dovuto prendere. -Tranquilla c’è tempo- -Tranquilla, si arriva prima partendo dopo-. Ad un certo punto rischiava davvero di perdere il volo e allora all’improvviso le ho fatto capire che doveva accelerare il passo, di più, sempre di più. Per me è stato bello correre con lei, sentire frasi spezzettate dall’ansimare e dalla fretta, ridere per gli scontri frontali con altre persone, scivolare sui pavimenti dell’aeroporto appena incerati. Dopo esserci salutati, mentre mi riprendevo dalle olimpiadi del ritardo, mi arriva un suo messaggio: “Avevo gli orari dei mezzi in tasca, ma è stato bello essermi fidata dei tuoi”.

Playlist aggiornata 😉

Il piano dei piani

C’era un donna che abitava nel mio palazzo, al piano sotto il mio e avevamo più o meno gli stessi orari di lavoro, spese varie e uscite di divertimento. La vidi in ascensore la prima volta e rimasi incantato. Un giorno che l’ascensore era particolarmente affollato, dovetti aspettare i vari inquilini andare ai loro rispettivi piani. Sono 40 e io sto all’ultimo. Nell’attesa mi venne un’idea. Volevo passare più tempo possibile con lei e, ogni volta che ci trovavamo al pian terreno e dovevamo salire, mettevo in pratica il mio piano infantile: premevo tutti i bottoni fino al 40°. E così, anche senza dire una parola, potevo stare con lei a lungo. Quando salivano altre persone erano indispettite. Ma lei stranamente no. Un giorno che ci trovammo soli in ascensore ero al cellulare, con in più la spesa da tenere. Alzai il gomito per premere solo il mio piano ma mi resi conto che era stato già premuto. Così come il suo. Così come gli altri 38.

Playlist aggiornata! 😉 Non so perché ma questa canzone l’ho sempre immaginata per una scena in ascensore.

Inviti (pt.2 – conclusiva)

Continua da https://dodicirighe.wordpress.com/2013/09/12/inviti-pt-1/

“Lo so che è stato un tiro mancino questo invito. Ci ho ripensato tante volte, e infatti ti arriva a due giorni dal matrimono. Ti prego, non venire se sei lo stesso che conoscevo.” Nell’ultima frase mi sembrava di sentire un tocco incerto, spaventato. Ma ero arrabbiato. Mi vesto e cerco nell’elenco il suo indirizzo di casa. Corro più veloce che mai, potrei finire sull’autovelox. Mi apri, vestita di bianco. Quanto sei bella. Quanti rimpianti e quante differenze. Io in jeans e maglietta. Tu da sposa per le prove. -Sei lo stesso di tanti anni fa. Non saresti dovuto venire.- Sorridi e tremi. Mi sembra di vederti con la penna in mano. Capisco cosa volevi dire. La tua paura mista a felicità, che adesso è anche la mia. Mi sudano le mani. Ma anche tu sei la stessa, e me la prendi. Il prete in chiesa aspetta con il tuo polo magnetico troppo uguale per non essere respinto. Ho sempre pensato che gli opposti si attraggono per scontrarsi meglio, ma in fondo non abbiamo smesso di amare i nostri lividi.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Inviti (pt.1)

Suonano alla porta, è il postino. Mi consegna le solite buste con tasse, bollette, giornali a cui sono abbonato ma sono troppo pigro per dis-abbonarmi. Ma ecco che ce n’è una nuova. Bianca come denti appena sbiancati, carta di qualità ottima. Sono curioso, va aperta con cautela e non strappando tutto come faccio sempre. Un cartoncino piegato a metà, anche questo con carta di qualità rilevante. Lo apro. E’ l’invito ad un matrimonio. Il tuo. Resto immobile, continuo a fissare quei fogli e comincio a sudare. Cado sul divano reggendo ancora questi coltelli di carta. Tocco con le dita le lettere del tuo nome e cognome, come un cieco che legge il Braille. Voglio essere sicuro, non mi importa chi sia l’altra persona. Ci passo sopra le dita più volte. Vorrei accarezzare le vocali e le consonanti ma mi sto ferendo i polpastrelli e il cuore a furia di voler essere sicuro. Il mio sguardo perso cade sulla busta: ci sono altri fogli. E’ la tua calligrafia. Comincio a leggere.
[continua nel prossimo post, stay tuned!]

Playlist aggiornata con un bel pezzo di Damien Rice, testo pregevole da leggere 😉

Quasi digiuno

Verso i diciott’anni sentivo coetanei che parlavano di risparmi con lavoretti. Lo ammetto, non ho voluto fare queste cose perché non mi sono mai considerato spendaccione, e i soldi li chiedevo ai miei. Quando andai fuori sede ero troppo pigro per pensare di fare qualche lavoretto, “se studio, non faccio altro”. Idiota. Poi l’ho conosciuta. Non abitava nella mia stessa città, e la voglia di vedersi aumentava sempre di più. Ma il mio cervello era uguale, e ricordo bene una volta che programmai di andare a trovarla: avevo fatto i conti, e avevo i soldi sufficienti per il treno. Per dodici giorni mangiai solo a pranzo pane con l’olio. Al secondo giorno avevo i nervi a pezzi, ma la desideravo. Quando mi vide alla stazione, stavo svenendo ai suoi piedi e,sorridendo, mi chiese se davvero mi faceva questo effetto. Volevo rivelarle il grande gesto, ma avrei anche rivelato la mia stupida pigrizia. Il mio quasi digiuno rimase segreto e lei fu contenta di farmi perdere i sensi.

Playlist aggiornata! 😉

Potassio

Ti ho vista dalla finestra della tua ex casa, dove ora ci vivo soltanto io. Stai tornando, ma non per me. No. Una volta era questa la ragione. Anche se avevi scordato il pranzo, la borsa, le chiavi, io non te lo dicevo perché sapevo che saresti tornata indietro. Io ti avrei aperto il portone, avremmo cominciato a baciarci, stuzzicarci o rincorrerci per casa e saresti uscita di nuovo dimenticandoti ciò che eri venuta a riprendere. Ora no. Non hai dimenticato niente, stai tornando per prendere le tue cose. Stavolta sei meticolosa, non lasci niente al caso. Avrai fatto scorta di potassio nelle ultime settimane per poterti preparare a questo giorno. Dai tuoi scatoloni trasbordano molte cose, ma è per far prima. Ecco l’ultimo e poi sparirai per sempre. Cade una spilla a terra. Io la vedo. Tu la vedi con la coda dell’occhio. Lo so, ti sei fermata. Potrebbe succedere di tutto, dovrebbe succedere qualcosa. Dovrei parlare, dovresti chinarti. Ma tu esci e io non dico niente.

Playlist aggiornata! 😉

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