Incurata

Rivederti incurata dopo tanto tempo mi ha trasmesso sentimenti contrastanti. Non so se è stato più goffo un tuo eventuale tentativo di ripresentarti nei miei pensieri deboli, dove io ti ricordavo esattamente diversa, oppure il mio tentativo di far finta di niente mentre mettevo la mano sopra la tua per testarmi. Ma poi ho pesato che sapevi che mi avesti incontrato quella sera. Allora la cosa mi ha turbato di nuovo. Mi sono ricordato che sapevi bene che mi piacevi senza fronzoli. Non ricordo alcuna tua uscita senza un minimo di qualcosa . “Solo un pochino qui dai”, me lo dicevi sempre. E io annuivo, in fondo per me era un complimento dirti che eri bella al naturale. Questa sera che ti ho rivista dopo tanto tempo non c’è trucco, ma forse un po’ di inganno verso me stesso mentre provo questi due sentimenti contrastanti: la tristezza per averti vista appassita ma anche un po’ di soddisfazione perché non ci sono io accanto a te da poter incolpare per questo.

Mare e tuffi

Non è il tuffo, che mi spaventa. La prima volta che sprofondai senza volerlo fu quando mi scoppiò uno dei braccioli che avevo, facendomi fare una piroetta e restando con mezzo braccio e la mano a galleggiare a mo di boa e l’altra metà del corpo alla mercè del Mar Mediterraneo. Io gli occhi sott’acqua non li so aprire, brucia troppo. Il mare preferisco berlo dalla tua pelle quando esci dopo una nuotata e io ti aspetto sulla battigia perché mi prendo un sacco di tempo aspettando che l’acqua diventi a temperatura ambiente – come se un cameriere fittizio potesse offrirmela tra le opzioni. Cosa che non avviene mai. Bisogna immergersi, inutile aspettare. Ma gli occhi continuo a non volerli aprire, preferisco guardare il mare sottoforma di gocce che scivolano su di te. E l’acqua continuo a berla dalla tua pelle. Non è il tuffo, che mi spaventa. E così, per non bruciarmi e non affogare, resto sulla tua superficie.

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Il bigliettino (dieci anni dalla maturità)

A scuola mi piaceva quella che stava al banco davanti. Mai detta una parola. Sai quando gli ormoni a un certo punto ti fanno trovare quei dieci secondi di coraggio? Ecco mi vennero durante un compito in classe. Io e il mio tempismo. “pss,ehi!” Finge di non sentirmi. Le tocco il gomito (wow il gomito di quella che mi piace! ma me ne renderò conto dopo circa 3 mesi). Si volta, ho un bigliettino in mano lei mi fa no con gli occhi, schifata. “No ma non voglio copiare!” La chiamo di nuovo, il docente se ne accorge e mi manda fuori. “Ma io…” Il bigliettino resta sul mio banco assieme alle mie speranze. Lei lo prende (proprio ora). Ecco io non ero in aula, però mi immagino che abbia sorriso e fatto qualcosa di sconsiderato per farsi mandare fuori. Apre la porta e ora la vedo sorridermi. Se non altro potevo interpretarlo come un sì a quanto avevo scritto sul foglietto che mi sbandierava. E fu la prima volta che uscii con lei. Almeno, io la continuo a considerare così.
– ecco il bigliettino:
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Oggi “celebro” i 10 anni dal mio diploma con questo pezzo “scolastico”. Woh!

Citofono

Sono qui a sottolineare l’importanza fondamentale del citofono. Del tuo citofono. Lo vedevo da lontano, dalla curva a gomito e mi intimidiva come se mi stesse giudicando e si schifava per il sudore dopo la salita ripidissima. Mi avvicinavo piano, salivo i gradini e dovevo rispondere alla domanda cruciale: “Chi è?” E chi sono io? Non lo so, sono solo un ragazzo che cerca sua figlia, che vorrebbe uscire con sua figlia, vorrebbe starci per parecchio tempo, ma per adesso mi basterebbe stare per un paio d’ore, per farle capire chi sono e capirlo anche io e capire lei. Sono forse solo un messaggero, non si arrabbi la prego, vorrei porgerle un messaggio. C’è sua figlia per caso? Ci sei? Sei tu? Ti va di scendere, spero che non hai cambiato idea. Sono anche sudato, perdonami. Era una vita che non ti aspettavo, ma eccoti qui e mi va benissimo così. Attendo. Sento dei passi. E così guardo il citofono, che non mi intimorisce come prima, e spero di rivederlo presto.

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Un giorno

Un giorno riuscirò a dirti quanto mi piace perdermi in quella galassia di lentiggini sulle tue gote illuminate da quegli occhi. La notte di San Lorenzo nel mio quotidiano ammirarti senza bisogno di binocoli o telescopi. Avrò anche il coraggio di sussurrarti che amo percorrere le tue labbra mentre si aprono come un sipario pronto a far uscire lo spettacolo che è la tua voce. Ogni inizio del tuo parlare, dopo un periodo di dolce silenzio, è per me come l’emozione del debutto. Penso che dovrò anche confessarti che spesso, perdendomi in quel microcosmo di bellezza, ho tralasciato qualche parola. Ma spero che riuscirai a perdonarmi, qualora riuscissi a dirti queste cose, ovviamente con ordine cronologico invertito rispetto a come l’ho pensato. Ma sappi che, anche se tu mi facessi una ramanzina, io non farei altro che perdermi di nuovo in quella galassia, in quella notte di comete, ad aspettare l’apertura del sipario e cullarmi nella tua voce infuriata.

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Mi senti? – storie e distanze

“Provo a vedere se si prende la connessione del vicino” era una delle mie frasi più frequenti. Le ricariche da 10 euro che poi in realtà erano 8 perché c’era la tassa e allora dovevo prevedere quanti sms e quante chiamate potevo fare. Ti chiamo io, mi chiami tu, perché non mi hai richiamato? Perché non sei entusiasta di questa notizia che ti ho dato? Non avevi capito fosse importante? Abbassa il tono. Ma sono tranquillo sì. Pronto? Mi hai chiuso il telefono? Vai su MSN, metti la webcam che voglio vederti. Potresti almeno non fare niente mentre sei con me. Era solo una mia collega, dovevamo studiare. Ah pure tu studi con l’amico, ma lo dici per dispetto? Anche tu mi manchi, non litighiamo dai. Certo che voglio vederti, appena posso prendo il treno. L’altra volta non potevo dirtelo, c’era gente intorno. Ma non è che mi vergogno. Ora mi vedi? Ti piacciono questi capelli? L’immagine del pc si è bloccata. Mi senti? Anche se non mi senti, spero sempre tu mi possa capire.

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Maledette promesse

Se voglio posso uscire dal giro. Così mi dicevi. E’ l’ultima, no spè, ne è rimasta ancora dai che son forte vattene a casa. Non fa male presa poca e in occasioni speciali. E ogni giorno era un momento speciale. L’esame, l’incontro, la stanchezza, la noia. Maledetta noia. E la stupidità. E smettila di trattarmi come un bambino. Mi facevi incazzare perché non c’era motivo, non trovavo il motivo. Lei mi chiedeva di te e io le dicevo ma non sei la sua ragazza, parla con lui. Mi dicevi grazie bellezza che non le hai detto niente. Poi mi guardavi con lo sguardo scavato, difficile ormai da mascherare. Ti prego, fallo per lei, fallo per te, escine. Ti aiuto. No, non mi serve a una mazza il tuo aiuto, pensi di essere migliore di me? mi dicevi piegandoti con il viso sul tavolo dove a Natale giocavamo a carte. Bei tempi. Domani smetto, te lo prometto. E’ l’ultima. E l’indomani avevi smesso. Come promesso. Con tutto, con tutti. Maledetta l’ultima. Maledette promesse.

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Preciso che su questo post non rilascerò risposte ai vostri commenti. Mi limiterò a leggervi con attenzione come sempre. E’ stato complesso scriverlo e fornire ulteriori parole a riflessioni personali sulla tematica mi farebbe sentire di troppo . Spero possiate capire e che scriviate comunque i vostri pensieri che apprezzo sempre. Un abbraccio, Curi

Labbra

Su quali labbra hai lasciato il sapore di mare, il sapore del sale dopo una nuotata, dopo che ti ho fatta cadere giù nel fondo per scherzo e poi hai acchiappato anche me dalle punte dei piedi e mi hai trascinato in quei fondali così cristallini. Su quali labbra hai lasciato il sapore del gelato alla vaniglia col cioccolato fuso che si squagliava quell’estate, colava ai bordi e recuperavi in scivolata per non perderne nemmeno un angolino. Su quale labbra hai lasciato il sapore di sangue dopo che ti eri morsa mentre mangiavi una pesca e hai chiuso gli occhi per il dolore, hai agitato le mani per il nervosismo e perché sapevi ti si sarebbero gonfiate. Su quali labbra hai lasciato il tuo sapore dopo una lunga dormita, schiudendole piano in un sorriso meravigliosamente bello che incorniciava il tuo volto e i tuoi occhi minuscoli e assonnati. Su quali labbra hai lasciato la tua anima. Sulle mie. Poco importano quelle dopo. Sappiamo che prima o poi dovrai venire a riprendertela.

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Troppo familiare

All’annuncio del numero del treno, il brivido di un flashback mi percorre tutta la schiena. Controllo il biglietto, per sedare il panico di non essere al posto giusto nel momento giusto. Un po’ quello che ti chiedi sempre. Quel vagone troppo familiare. Trovo il mio posto e mi siedo. Sembra che ci sia la mia forma in quel sedile. C’è un graffio in un angolo, proprio simile a quello che feci anni fa per ricordare quel momento. Dieci anni, eppure sembrava proprio il treno dove ci eravamo presi per mano senza volerlo e lasciati volendoci ancora. Una signora fa per sedersi “mi scusi è occupato”. Lei controlla il biglietto e ho ragione. Io l’avevo detto in preda all’emozione, irrazionalmente. Ma non avevo riservato. Controllo la mia prenotazione. Era vero. Avevo prenotato per due. Proprio come quella volta. Proprio come dieci anni fa. Proprio su quel treno. Ma senza di lei. Solo i miei ricordi accanto, in silenzio, che mi prendono per mano. La tua mano.

Cosa stavamo facendo

Ci siamo trovati e ritrovati. Promettendoci sempre che sarebbe stata l’ultima volta. Cosa stavamo facendo? Entravi, ti versavi dell’acqua frizzante mentre io fumavo. Ti svestivi, ti svestivo, mi svestivo e mi svestivi. Coprivamo la vergogna con il lenzuolo che sapeva di noi. Cosa stavamo facendo? E poi sorridevi e mi dicevi che dovevo smettere di fumare, e io ti chiedevo cosa ti importava. Non rispondevi. Ti dicevo di controllarti quel neo, mi chiedevi perché preoccuparsi. Non rispondevo. Ridevamo. Stavamo stesi più del previsto. Mi chiedo se lui ti aiuta mai a rivestirti. Forse tu vorresti chiedermi se lei mi aiuta con la cravatta. Cosa stavamo facendo? Vorrei chiederti se ti manco mentre sei a casa vostra, dandoti così il diritto di chiedermi se tu mi manchi a casa nostra.
Sì. Non me lo chiedi. Cosa stavamo facendo.Cercavamo di essere felici con le persone giuste. Nel modo sbagliato.

Playlist aggiornata, buon ascolto mi raccomando 😉

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