Sovrascrivere

Mi sono svegliato una notte con la paura che non ti avrei dimenticata. Allora la mia mente folle ha progettato tutto: tornare esattamente in tutti i posti in cui abbiamo viaggiato. Camminavo per strade dove ti avevo tenuta per mano, ti avevo portato lo zaino. Posti dove abbiamo mangiato assieme e abbiamo scattato foto buffe. Musei dove abbiamo discusso, panorami che ci hanno tolto il fiato – e dove abbiamo scattato foto buffe. Alberghi dove ci siamo svegliati sotto le coperte, più pigri che mai e facevamo colazione in camera. Ho trovato l’albero dove avevamo inciso le nostre iniziali e con un coltellino ho tolto la corteccia. Sentivo ancora il tuo odore, ti vedevo nei volti. Chiudevo gli occhi e sentivo la tua voce che mi diceva di raggiungerti. Mi è costato tanto ma finalmente ho sovrascritto le orme dei nostri passi nel cammino dei ricordi soltanto con le mie, lasciando così spazio a nuove scarpe per il futuro.

Playlist aggiornata 😉

Fretta

Sono un fanatico della pianificazione delle partenze: arrivo ore prima in stazione o in aeroporto per non perdere treni e aerei. Un giorno la presi in aeroporto e andammo in città. Doveva ripartire dopo qualche ora. Avevamo poco tempo per stare assieme e il tempo volava, ma io continuavo a posticipare il bus che avrebbe dovuto prendere. -Tranquilla c’è tempo- -Tranquilla, si arriva prima partendo dopo-. Ad un certo punto rischiava davvero di perdere il volo e allora all’improvviso le ho fatto capire che doveva accelerare il passo, di più, sempre di più. Per me è stato bello correre con lei, sentire frasi spezzettate dall’ansimare e dalla fretta, ridere per gli scontri frontali con altre persone, scivolare sui pavimenti dell’aeroporto appena incerati. Dopo esserci salutati, mentre mi riprendevo dalle olimpiadi del ritardo, mi arriva un suo messaggio: “Avevo gli orari dei mezzi in tasca, ma è stato bello essermi fidata dei tuoi”.

Playlist aggiornata 😉

Versatile Blogger Award, ma grazie!!

Mi piace sempre ringraziare direttamente chi mi nomina tramite commento sul blog, ma avendo ricevuto la terza nomination come Versatile Blogger, non posso esimermi dal ringraziare Chiara (http://chiaradailydiary.wordpress.com/), la mitica Stagista – (http://pensieridiunastagista.wordpress.com/) e l’ultima a nominarmi che è Beatrice ( http://beatriceblackbirddailydiary.wordpress.com ). Aggiorno con l’ultimissima a nominarmi che è Manu (http://manutheartist.wordpress.com/ )

Il logo l’ho messo di fianco nella pagina, assieme agli altri gentilissimi premi che mi avete dato e di cui sono fierissimo (non li restituisco anche se vi pentite hehe).

Non nominerò i blogger preferiti, ma non per paura o pigrizia ma perché li leggo davvero tutti e ognuno di loro ha qualcosa che mi piace sempre o scritto di recente o più vecchio. Ma per farmi perdonare rispetterò la regola del dire sette cose su di me:

1) Nonostante spesso ciò che scrivo ha l’aria deprimente, faccio battute idiote molto spesso!
2) Preferisco la Pepsi alla Coca Cola, ma non per questo disdegno la seconda
3) Ho scoperto da un paio d’anni che per scrivere tengo la penna tra l’anulare e il medio (con conseguente callo), mentre a quanto pare si tiene tra indice e medio.
4) Il mio gruppo preferito sono gli R.E.M.
5) Suono la chitarra e il citofono dei palazzi
6) Ho miliardi di soprannomi e nomignoli, tra cui Curi.
7) Adoro la pasta coi pomodorini. Banale? Aggiungeteci della ricotta salata e mi ringrazierete!

Grazie ancora per questo premio!! Spero che queste sette cose non facciano scappare via nessuno/a dal blog 😀

Il vostro Curi

Il piano dei piani

C’era un donna che abitava nel mio palazzo, al piano sotto il mio e avevamo più o meno gli stessi orari di lavoro, spese varie e uscite di divertimento. La vidi in ascensore la prima volta e rimasi incantato. Un giorno che l’ascensore era particolarmente affollato, dovetti aspettare i vari inquilini andare ai loro rispettivi piani. Sono 40 e io sto all’ultimo. Nell’attesa mi venne un’idea. Volevo passare più tempo possibile con lei e, ogni volta che ci trovavamo al pian terreno e dovevamo salire, mettevo in pratica il mio piano infantile: premevo tutti i bottoni fino al 40°. E così, anche senza dire una parola, potevo stare con lei a lungo. Quando salivano altre persone erano indispettite. Ma lei stranamente no. Un giorno che ci trovammo soli in ascensore ero al cellulare, con in più la spesa da tenere. Alzai il gomito per premere solo il mio piano ma mi resi conto che era stato già premuto. Così come il suo. Così come gli altri 38.

Playlist aggiornata! 😉 Non so perché ma questa canzone l’ho sempre immaginata per una scena in ascensore.

Inviti (pt.2 – conclusiva)

Continua da https://dodicirighe.wordpress.com/2013/09/12/inviti-pt-1/

“Lo so che è stato un tiro mancino questo invito. Ci ho ripensato tante volte, e infatti ti arriva a due giorni dal matrimono. Ti prego, non venire se sei lo stesso che conoscevo.” Nell’ultima frase mi sembrava di sentire un tocco incerto, spaventato. Ma ero arrabbiato. Mi vesto e cerco nell’elenco il suo indirizzo di casa. Corro più veloce che mai, potrei finire sull’autovelox. Mi apri, vestita di bianco. Quanto sei bella. Quanti rimpianti e quante differenze. Io in jeans e maglietta. Tu da sposa per le prove. -Sei lo stesso di tanti anni fa. Non saresti dovuto venire.- Sorridi e tremi. Mi sembra di vederti con la penna in mano. Capisco cosa volevi dire. La tua paura mista a felicità, che adesso è anche la mia. Mi sudano le mani. Ma anche tu sei la stessa, e me la prendi. Il prete in chiesa aspetta con il tuo polo magnetico troppo uguale per non essere respinto. Ho sempre pensato che gli opposti si attraggono per scontrarsi meglio, ma in fondo non abbiamo smesso di amare i nostri lividi.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Inviti (pt.1)

Suonano alla porta, è il postino. Mi consegna le solite buste con tasse, bollette, giornali a cui sono abbonato ma sono troppo pigro per dis-abbonarmi. Ma ecco che ce n’è una nuova. Bianca come denti appena sbiancati, carta di qualità ottima. Sono curioso, va aperta con cautela e non strappando tutto come faccio sempre. Un cartoncino piegato a metà, anche questo con carta di qualità rilevante. Lo apro. E’ l’invito ad un matrimonio. Il tuo. Resto immobile, continuo a fissare quei fogli e comincio a sudare. Cado sul divano reggendo ancora questi coltelli di carta. Tocco con le dita le lettere del tuo nome e cognome, come un cieco che legge il Braille. Voglio essere sicuro, non mi importa chi sia l’altra persona. Ci passo sopra le dita più volte. Vorrei accarezzare le vocali e le consonanti ma mi sto ferendo i polpastrelli e il cuore a furia di voler essere sicuro. Il mio sguardo perso cade sulla busta: ci sono altri fogli. E’ la tua calligrafia. Comincio a leggere.
[continua nel prossimo post, stay tuned!]

Playlist aggiornata con un bel pezzo di Damien Rice, testo pregevole da leggere 😉

Quasi digiuno

Verso i diciott’anni sentivo coetanei che parlavano di risparmi con lavoretti. Lo ammetto, non ho voluto fare queste cose perché non mi sono mai considerato spendaccione, e i soldi li chiedevo ai miei. Quando andai fuori sede ero troppo pigro per pensare di fare qualche lavoretto, “se studio, non faccio altro”. Idiota. Poi l’ho conosciuta. Non abitava nella mia stessa città, e la voglia di vedersi aumentava sempre di più. Ma il mio cervello era uguale, e ricordo bene una volta che programmai di andare a trovarla: avevo fatto i conti, e avevo i soldi sufficienti per il treno. Per dodici giorni mangiai solo a pranzo pane con l’olio. Al secondo giorno avevo i nervi a pezzi, ma la desideravo. Quando mi vide alla stazione, stavo svenendo ai suoi piedi e,sorridendo, mi chiese se davvero mi faceva questo effetto. Volevo rivelarle il grande gesto, ma avrei anche rivelato la mia stupida pigrizia. Il mio quasi digiuno rimase segreto e lei fu contenta di farmi perdere i sensi.

Playlist aggiornata! 😉

Potassio

Ti ho vista dalla finestra della tua ex casa, dove ora ci vivo soltanto io. Stai tornando, ma non per me. No. Una volta era questa la ragione. Anche se avevi scordato il pranzo, la borsa, le chiavi, io non te lo dicevo perché sapevo che saresti tornata indietro. Io ti avrei aperto il portone, avremmo cominciato a baciarci, stuzzicarci o rincorrerci per casa e saresti uscita di nuovo dimenticandoti ciò che eri venuta a riprendere. Ora no. Non hai dimenticato niente, stai tornando per prendere le tue cose. Stavolta sei meticolosa, non lasci niente al caso. Avrai fatto scorta di potassio nelle ultime settimane per poterti preparare a questo giorno. Dai tuoi scatoloni trasbordano molte cose, ma è per far prima. Ecco l’ultimo e poi sparirai per sempre. Cade una spilla a terra. Io la vedo. Tu la vedi con la coda dell’occhio. Lo so, ti sei fermata. Potrebbe succedere di tutto, dovrebbe succedere qualcosa. Dovrei parlare, dovresti chinarti. Ma tu esci e io non dico niente.

Playlist aggiornata! 😉

Estranei

Ho appena aperto gli occhi. Il letto sembra più piccolo, non sembra il mio. Riconosco però il comodino e i libri che ho da anni. Mi sento libero, leggero, ma il mio corpo è come se fosse bloccato. Intrappolato. Una pesantezza innaturale, non ci sono abituato. Comincio a sentire un profumo che non mi appartiene. E’ buono, ma non è familiare. Muovo gli occhi e vedo dei capelli lunghi e biondi sul mio braccio. Passo in rassegna familiari e amici, realizzando che nessuno poteva essere stato mio ospite. Quelle gambe piccole che spuntano tra le mie, piedi ben curati ma che stonano coi miei. Sento respirare sul collo, non è la sensazione piacevole che ricordo. Vorrei girarmi ma preferisco far finta di dormire per riflettere. Mi sento in colpa perchè non è lei, anche se è finita. Non è bionda, non ha quei piedi e il suo respiro solleticava sempre la mia nuca. Non posso essere io, non sono così. Siamo estranei, io e lei. Ma spaventa di più l’estraneità con me stesso.

Playlist aggiornata, buttateci un’orecchio! 😉

Colpo d’occhio

Occhi di ghiaccio. Non di quelli che sanno di stalattiti appuntite, ma di quelli che avresti piacere di sciogliere fissandoli con i tuoi. Non è facile mantenere un contatto visivo se sono intimidito o nervoso, ma stavolta è stato davvero magneticamente incredibile. E ti ascoltavo con gli occhi, non guardavo nemmeno il panino con l’hamburger che era costato una fortuna. Il mio stomaco gridava vendetta, ma mi stavo saziando di un momento che avevo aspettato da tanto tempo. Senza avere aspettative. Parlavi decisa, diretta. Non spavalda. Sicura di te. Poi, qualcosa di inaspettato. Muovevi la mano mentre raccontavi cosa avevi fatto i mesi scorsi e, alla fine del racconto, l’hai abbassata. Miravi al tavolo ma, dato che anche tu guardavi dritta nei miei occhi, l’hai appoggiata alla mia. Hai spalancato gli occhi: ho visto com’è fatta l’incertezza e l’imbarazzo nelle tue pupille. L’hai tolta, ma era tardi. Un colpo di fulmine che ha reso più luminoso un cielo già sereno.

Playlist aggiornata! 😉

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