02 Ago 2013
di Curi
in Parole, Ricordi, Sono
Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando appoggio la testa sulla mano e per il peso dei ricordi devo usare anche l’altra, finendo per cullare il mio cervello su questi due palmi che hanno sfiorato il tuo volto e i tuoi capelli controvento che si rincorrevano come bambini in cortile. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando faccio finta di dimenticarmi che sei esistita, rendendo vano il processo di smaltimento del rifiuto di ciò che c’è stato e non c’è stato e non ci potrà essere mai più. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando ho una buona notizia e lancio il mio cuore fuori dal mio petto per condividerla. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando sorrido ripensando al tuo starnuto, e mi fa rispondere evasivamente a chi mi chiede di quel riflesso muscolare che etichetto come tic. Non è il tuo nome quello che vorrei ritrovare tra le tante pagine che ho vissuto, ma è il tuo nome quello su cui cade sempre il segnalibro delle mie emozioni.
Playlist aggiornata, una delle mie canzoni in loop al momento 😉
25 Lug 2013
di Curi
in Parole, Ricordi
Eccoci sul bus che ti porterà al pullman con cui tornerai a casa. Ti sei addormentata e hai fatto cadere la tua testa sulla mia spalla. Uno scenario che ho desiderato tutte le volte che eri con me ma, ora che sta finendo tutto, porta malinconia. Cominciò tutto con una gita in bus. Ad un orario improbabile di mattina, di quelli che solo per una buona ragione ti fanno alzare. Non ti conoscevo nemmeno, ti avevo solo intravista lì in mezzo a tanti altri che si abbuffavano di pizza e stuzzichini. Ero riuscito ad avere il tuo numero facendo finta di averlo perso e chiedendolo ad un’amica. E da lì abbiamo cominciato a fare mille viaggi in bus assieme. Non mi interessava la località o la posizione del sedile, perché anche senza mappa mi sarebbe bastato averti vicina per orientarmi nel tempo e nello spazio. Sei partita. Faccio ritorno alla piazzola e salgo sul mio bus. Mi sento solo davanti a quei posti a sedere, perché quello accanto al mio non avrà più valore.
Playlist aggiornata! 😉
03 Giu 2013
di Curi
in Parole, Ricordi, Sono
“Ho continuato a testare nella mia mente il suono dei nostri nomi messi uno accanto all’altro non percependone la cacofonia. Ne ho invertito l’ordine delle lettere per scoprire eventuali messaggi criptati che mi indicassero una strada da percorrere. Ho continuato a visualizzare quei tuoi occhi, quei tuoi sorrisi e quei tuoi bracciali strani. E sapevo che avrei corso più veloce della luce anche solo per sfiorare involontariamente la tua pelle vellutata che emanava quel profumo silenzioso. Mille volte ti ho incrociata, e mille volte ancora avrei voluto farlo. Un cuore da sfamare col cervello, questo ero diventato. Sapevo di mentire dicendo la mia verità. Ho rischiato gettando l’ancora, ancora in mare aperto e senza approdo sicuro. Con tutte le donne che ho incontrato ho fatto belle e cattive figure. Con te,come vedi,ne ho fatte di retoriche. E quella che ha mosso tutto, più di ogni altra, ha un sapore di ossimoro: il forte debole che avevo per te”
Playlist aggiornata! 😉
31 Mag 2013
di Curi
in Parole, Ricordi
Il ritorno di lei a breve aveva segnato i suoi pensieri. “Oggi lezione alle nove; lei arriva tra 20 giorni.” “Comprare il salame; lei arriva tra 16 giorni.” “Consegnare le pratiche; lei arriva tra una settimana” E così via. La rivide all’ingresso del locale. Era bella senza un perché. Lui aveva deciso di dichiarare i suoi sentimenti in mezzo a quel caos di alcool,musica che odiava e incapacità di ballare. -Tu mi piaci!- -Eh?Non ti sento!- -Mi piaci tanto!- -Vuoi un guanto?!- Il caso voleva che mesi prima gli avesse insegnato alcune frasi nel linguaggio dei segni. E una di quelle era “A me piace”. Quel movimento delle sue mani indirizzato verso di lei trasmise onde più potenti dell’amplificatore più grande del mondo. Sperava che l’alzata di spalle come risposta volesse dire “anche io da sempre” o “scappiamo assieme” in quella lingua che lui poco conosceva. Ma purtroppo alcuni gesti, qualunque sia il vocabolario a cui appartengono, hanno un significato universale.
Playlist aggiornata con una nuova canzone!
18 Mag 2013
di Curi
in Parole, Ricordi, Sono
Era da un po’ che avevi spaccato la porta del mio quieto vivere e avevi tirato due schiaffi al mio comodo torpore. E qualche mese dopo mi hai spinto, facendomi di nuovo cadere dalla scala a chioccola delle mie ossessioni romantiche e struggenti. Mi sono fatto male, ero pieno di graffi e sbucciature. E son venute le croste. Non volevo realmente dimenticarti e così, mentre continuavo a medicarmi con disinfettanti di -ormai è passato-, quando nessuno guardava e non mi guardavo nemmeno io, mi grattavo. E un pò di sangue ogni tanto ritornava, e le cicatrici mi sono rimaste. Sei ritornata e ho fatto finta che nulla fosse successo. Non so se hai notato i miei segni che ho sempre sperato fossero momentaneamente indelebili, ma sei riuscita a ferirmi di nuovo negli stessi punti. E se sono ancora qui a scrivere di te è perché con le dita di una mano compongo e con quelle dell’altra continuo a impedire alla mia pelle di rigenerarsi e dimenticarti.
Playlist aggiornata, come sempre 😉
13 Mag 2013
di Curi
in Parole, Ricordi
“Ero un pò brillo, disteso sul letto ad assorbire i postumi di una quasi sbornia e la rabbia per un tuo rifiuto. Il che mi ha fatto pensare a come sono arrivato a quel punto. Mi sono innamorato di te, senza pensarci. Ho avuto così tanta paura di perderti se mi fossi dichiarato, che mi sono convinto che rimanere amici sarebbe stata la soluzione. Ho finito per innamorarmi della nostra amicizia. Un amore destinato a esplodere. E così accadde. Forse dovevo restare solo, appoggiato al cuscino a guardare un tetto senza stelle per me. Invece mi hai seguito. E stavolta, sempre per non perderti, ho accettato di cominciare a dimenticarti con il tuo corpo accanto al mio, distesi su un letto a fissare il nostro tetto senza stelle. Non so se pure tu hai avuto la paura o la consapevolezza che ci stavamo perdendo per sempre stavolta, ma mi piace pensare che avresti voluto tenermi per mano mentre eravamo così incredibilmente vicini l’uno all’altra da respirarci l’anima.”
E finalmente sono riuscito a inserire come sottofondo una canzone della mia band preferita!
04 Mag 2013
di Curi
in Parole, Ricordi
“Ricordo quella sera al pub. E’ come se stessi scrivendo queste righe mentre sono al tavolo a fianco e vi osservo. E mi osservo. Ti osservo. Ci osservo. Riesco a vedere i paraocchi giganteschi e una parete di ovatta attorno al mio cuore. Vedo la luce spenta dei tuoi occhi, i gesti meccanici delle tue dita e un’intesa svanita. E lo vedo dal tavolo a fianco. Fai il suo nome, forse a caso ma forse no, mentre mi parli della tua vita, che avevi già separato dalla mia senza che io me ne accorgessi. E noto che la parete ha un sussulto e il paraocchi si assottiglia. Io, che conosco il futuro dal mio tavolo a fianco, vorrei fermare quel principio di menzogna. Tu menti a me come io mento a me stesso. La verità è nell’aria, ma è chiara solo dal tavolo a fianco. Mi passo vicino e ho la tentazione di fermarmi. Ma in questo tavolo a fianco della mia vita, che ogni tanto ripercorro, posso solo essere spettatore, ordinare una birra ed emozionarmi ancora come se la vivessi per la prima volta.”
(una nuova canzone in cima alla playlist è stata aggiunta, buon ascolto!)
11 Apr 2013
di Curi
in Parole, Ricordi, Sono
“Doverti salutare l’ultima sera, dover riempire il vuoto tra i nostri occhi con dei puntini sospensivi mentre il mio cuore era pieno di malinconia e la mia mente di ricordi, è stato uno dei momenti più difficili. Stringere i pugni per essere più forte quando invece avrei voluto tenerti per mano. Essere insicuri sul fissare questo momento nella memoria perché potrebbe essere l’ultimo oppure lasciar spazio soltanto al passato. E guardo te, la tua porta, il campanello che sarà pieno di mie impronte digitali e di sussulti del mio cuore tutte le volte che aspettavo che mi aprissi. E le tue labbra che non hanno segni delle mie. La mia esitazione odora di adolescenza tardiva, le mani nelle tue tasche sembrano cercare le parole che non escono. Eccola: la difficoltà del non voler essere banali, la semplicità di intere giornate trascorse assieme che rischiano di essere inzuppate di cliché dell’ultim’ora di saluti. Chiudi gli occhi. Li chiudo anche io. E la mattina ti porta via con sé.”
04 Apr 2013
di Curi
in Parole, Ricordi, Sono
Comunque vada, sarà un successo. Questo si diceva Ian mentre i suoi occhi seguivano quella traiettoria invisibile che muove le pupille attirate dagli oggetti in movimento fuori dal finestrino di un treno. Era partito con uno zaino da campeggio che stonava con le sue abitudini da turista non eccessivamente low cost. Non ci aveva pensato due volte ad andare, perché ogni lasciata è persa. Comunque vada, sarà un successo. Perché, in superficie, se la bacia o meno, è uguale. Ma, in fondo, non é così. Attraversava regioni a lui sconosciute, su treni impregnati di dialetti impronunciabili. E i suoi occhi continuano a seguire scenari romantici. Comunque vada, sarà un successo. Ed eccola lì, fuori dal finestrino, mentre il treno rallenta. Gli occhi forse sono rimasti ancora sul treno a immaginare pianeti inesistenti.Ma il cuore è lì. “Sono davvero felice che tu sia venuto”. Che il cuore di lei dica sì o no alla fine di tutto,non importa. Comunque vada, sarebbe successo
06 Mar 2013
di Curi
in Dialoghi, Parole, Ricordi, Sono
“Sono stati tanti i pomeriggi che ho passato a studiare.E la passione per lo studio non è mai esistita.Il voler finire i compiti subito ce l’avevo sin da bambino, così potevo giocare . Poi è arrivata lei. Il mio obbligo di studiare almeno due ore diventò più pesante e la voglia di vederla riempiva ogni tappo mangiucchiato delle penne. Da piccolo, se i miei uscivano di casa, accendevo il pc e pregavo che non facesse troppo casino nel caso rientrassero inaspettatamente. Quando arrivò lei, e io ero teoricamente più grande, appena ero solo a casa spostavo le lancette degli orologi un’ora avanti perché al loro rientro potessi dire di aver studiato il tempo giusto. I miei non avevano orologi da polso e il cellulare non era la prima cosa che veniva in mente. Per almeno cinque anni ho vissuto sul fuso orario di Helsinki, di Instanbul, di Beirut. Ed era ancora più bello rivederla dopo essere stato così fantasticamente lontano, anche se solo per qualche ora.”
Canzone del player aggiornata 😉
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