Permesso (Trenino di legno)

Ancora me la ricordo, la prima volta. No, a dire il vero non ricordo la prima volta che ci siamo incontrati. Ricordo la prima volta che mi hai distratto dai miei pensieri. Una vera e propria distrazione. Senza chiedere il permesso, sei entrata in questa stanza piena di ingenuità, gioventù e pensieri triviali. Muovevo il mio trenino di legno carico di sogni, con l’altra mano muovevo le corde delle mie passioni di quel presente, che ora sembra lontano. Ti sei seduta accanto a me, e non hai detto una parola. Io non ti ho prestato attenzione. Ci è voluto un po’ prima che mi girassi e ti notassi. Tu eri interessata al mio trenino, io ti guardavo con la coda dell’occhio. Eri parte della mia nuvola confusa di conoscenze. Ma io per te non lo ero. E così hai preso il mio trenino di legno. Senza chiedere il permesso. E io, ingenuo e giovane, te l’ho lasciato prendere. E mi sei entrata nel cuore e ci sei rimasta. Senza chiedere mai il permesso.

Playlist aggiornata 😉
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Il vostro Curi

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Il vostro Curi

Martellate (Metallo)

“Non correre, ti prego”. Le scarpe col tacco, miste alla pioggia, erano un’arma pericolosa anche per una ragazza agile come lei. All’andata la corsa era di eccitamento per la cena, ma ora era diversa. “Non posso fermarmi, vai veloce” “Ti prego, non avercela con me”. Una frase che a lui suonava davvero come una martellata dopo il suo -no- secco che rimbombava nelle sue orecchie e nel suo petto. Il convenevole del “Voglio che restiamo amici” unito al “Cosa posso fare per farmi perdonare” non facevano altro che accelerare il processo di indurimento. Quando la rivide molto tempo dopo,il ricordo di quelle parole stava per sfondare il suo cuore che nel tempo si era rivestito di metallo che, seppur respingeva i colpi, li faceva vibrare nelle sue vene. E ogni volta che la rivide in futuro, il martello mentale dei ricordi non si faceva attendere, scatenando un terremoto di emozioni che per tutta la vita avrebbero scosso quel metallo di dubbia fattura.

Playlist aggiornata! 😉

Blocco

Tiro calci ai sassi lungo questa strada che ho percorso per molto tempo. Ogni calcio un ricordo, ogni sasso una foto in mente. Questa strada che ho visto assolata, coperta di foglie di alberi secchi o in fiore, così come difficile da percorrere con la neve. Quattro stagioni in un solo attimo. Ecco che davanti a me c’è l’ingresso della biblioteca e delle facoltà. In quel panorama mancava un piccolo blocco. Un blocco che cercavo perché era quello dove andavo a trovare lei mentre progettava case e altro. A orari umani e meno – come quando andai all’una di notte per accompagnarla a casa. Era il nostro ritrovo a lume di lampada Ikea che rendeva romantico anche il suo tavolo in acciaio. Una strana tristezza mi pervade ora che quel blocco è stato distrutto. Non era sicuramente una bella struttura, ma era perfettamente in armonia con l’architettura dei miei ricordi che ora vagano confusi, mentre mi rimetto in cammino tra sassi e stagioni.

Playlist aggiornata con una canzone ri-scoperta per caso, ve ne suggerisco l’ascolto 😉

Fantasmi (pt.3 – conclusiva)

Continua da Fantasmi (pt.2) che a sua volta continuava da Fantasmi (pt.1)

Come i fantasmi delle donne che avevo respinto, quelli delle donne che avevo lasciato volteggiavano compiaciuti attorno a me. A differenza delle prime, avevano condiviso dei momenti, alcuni davvero belli e indimenticabili. Dopo l’aria compiaciuta, infatti, vidi scendere qualche lacrima di tristezza e nostalgia. Volevo prender loro le mani e fare la stessa cosa che gli ultimi fantasmi avevano fatto con me, ma non era il momento. Il tempo che io volevo per guarire le mie ferite lo meritavano anche loro. Le compresi, mi sorrisero. Scomparvero. Mi svegliai. Mancava un pezzo del puzzle: la donna di cui ero innamorato in quel momento e con cui non sapevo come comportarmi. Capii che tutto era ancora possibile e corsi verso casa sua sperando di non esser parte dei suoi fantasmi. Per fortuna aveva passato la notte in bianco a lavorare. Ringraziai tutte le donne che mi erano apparse, la presi per mano, e ci tuffammo assieme tra le braccia di Morfeo.

Playlist aggiornata! 😉

Fantasmi (pt.2)

Prosegue da  Fantasmi (pt.1)

Un altro gruppo di donne entrò nella mia stanza: erano le donne con cui ero stato assieme e che mi avevano mollato. Alcune non riuscivano a guardarmi negli occhi, altre sembravano pentite di averlo fatto ma i loro occhi volevano dimostrarmi che erano andate avanti – anche meglio – senza di me. Ma gli occhi lucidi non sanno mentire. Mi rendevo conto che in alcuni casi era stata una scelta saggia e che forse io non avrei mai preso. Due di loro mi presero le mani e le misero sul volto, poi misero le loro sul mio. Il mio terrore era scaldato da ricordi che volevo dimenticare per la sofferenza che mi avevano procurato, ma forse questo potere mistico poteva guarirmi da alcune ferite e darmi alcune risposte. Alcune non potevo perdonarle davvero, ma un pò di tranquillità e pace interiore sentivo di meritarla comunque. Ancora immerso in questo strano calore, con un pò di inquietudine, mi ritrovai davanti le donne con cui ero stato e avevo lasciato io.

STAY TUNED PER LA TERZA E ULTIMA PARTE!

Playlist aggiornata, restiamo su pezzi solo strumentali 😉

Fantasmi (pt.1)

Un pò come nel racconto di Dickens, una sera venni svegliato dai sospiri dei fantasmi delle donne della mia vita. Dapprima ci furono le donne che avevo respinto e ignorato che volteggiavano noncuranti del mio terrore nel vederle lì nella mia stanza da letto. Ero solo, e quasi mi sbeffeggiavano, sapendo che forse ero destinato alla solitudine. Dopo essersi saziate della mia paura e della mia rassegnazione, sparirono, lasciando spazio alle donne che mi avevano rifiutato e avevo rincorso per tanto tempo. Stavano sedute accanto a me, noncuranti dei sentimenti che ancora provavo, tra le nuvole come quando erano in carne ed ossa e completamente immemori delle mie dichiarazioni. Atteggiamenti ambigui, per loro normali, che mi assillavano. Comprendendo il mio disagio, alzarono le spalle e, proprio come nella vita reale, piano piano andarono via chiedendomi di non avercela con loro. Sapevo che non era finita, e infatti la porta si aprì ancora.

STAY TUNED PER LA SECONDA PUNTATA!

Playlist aggiornata 😉 – Ho iniziato a scrivere il pezzo ascoltando questa, motivo per cui l’ho selezionata 🙂

Feste e apocalisse

Da settimane ci pensava. Si prospettava caos e musica, ma anche in una tempesta avrebbe voluto vederla. Aveva scritto e cancellato mille volte il messaggio che doveva funzionare da calamita per l’evento. Alla fine, per lui o per la festa in sè, lei aveva detto di sì. Allora si arrovellava ancora di più per creare la serata perfetta. La festa non era sua ma era più stressato del festeggiato. Si divertì ad essere colui che la salvava dai soliti personaggi logorroici che incontri alle feste. Si trovarono su un divano mentre intorno c’era l’apocalisse. Lei chiuse gli occhi e poggiò la testa alla sua spalla. Lui pensò ai mille suoi ragionamenti sulle donne, alle sue insicurezze. Saranno stati i suoi occhi che anche chiusi erano meravigliosi, sarà stata l’apocalisse nel cuore e nella testa,ma le spostò i capelli e la baciò. Per svegliarla, per sconvolgerla, per sconvolgersi. Perchè voleva. Lei disse di non ricordare niente. Che mentisse o meno, lui fu felice di custodire quel momento per entrambi.

Playlist aggiornata! 😉

Ispirare, ancora

La cosa divertente era che non sapeva che il blog fosse stato aperto “a causa” sua. Quando agli inizi glielo menzionò, quasi di nascosto, sperava in parte che restasse inascoltato e in parte di averle messo una pulce nell’orecchio. Essendo una lingua che lei non conosceva, poteva comunque giocare la carta delle traduzioni sbagliate e interpretazioni diverse. Esitò comunque a parlargliene troppo, soprattutto perchè le prime cose erano ispirate a lei. Anche qualche scritto successivo, sporadicamente. Quando dopo quasi un anno si complimentò per le cifre raggiunte, ebbe un sussulto e quasi sperò che lei si fosse presa la briga di tradurre e capire quanto fosse stata importante. Però non era cambiata. Ma stavolta non voleva denudarsi dei suoi sentimenti – ormai passati – e servirglieli su un piatto. Le disse che questa era la lingua del suo cuore e della sua testa, e non l’avrebbe cambiata. Finita la conversazione, capì che anche stavolta era stata di ispirazione.

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Buon viaggio, fratello (dedica)

Anni di differenza se ne passavano. Stesso cognome. Avevano abitato sotto lo stesso tetto. Quando il più grande dei due era partito per la prima volta, la vita dell’altro era cambiata. Capiva che mancava qualcosa nei quotidiani echi delle voci dei corridoi della casa. Era felice di vederlo per le vacanze, e aveva sempre una strana sensazione quando doveva salutarlo. Crescendo aveva chiamato col suo nome quella strana sensazione: voler bene. Un affetto sviluppato durante anni di separazione sembrava destinato ad una fragilità permanente. Un legame che poteva rimanere di sangue e vacanze condivise. Ma era invece una presenza costante. Avevano condiviso la stessa città per qualche tempo e ora che dovevano separarsi di nuovo non voleva sentirsi l’adolescente di tanti anni fa. Ma quel sangue, quel cognome, quel condividere tutto era diventato un calore di cui non poteva e non voleva privarsi. E abbracciò quella strana sensazione senza rimpianti.

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Sovrascrivere

Mi sono svegliato una notte con la paura che non ti avrei dimenticata. Allora la mia mente folle ha progettato tutto: tornare esattamente in tutti i posti in cui abbiamo viaggiato. Camminavo per strade dove ti avevo tenuta per mano, ti avevo portato lo zaino. Posti dove abbiamo mangiato assieme e abbiamo scattato foto buffe. Musei dove abbiamo discusso, panorami che ci hanno tolto il fiato – e dove abbiamo scattato foto buffe. Alberghi dove ci siamo svegliati sotto le coperte, più pigri che mai e facevamo colazione in camera. Ho trovato l’albero dove avevamo inciso le nostre iniziali e con un coltellino ho tolto la corteccia. Sentivo ancora il tuo odore, ti vedevo nei volti. Chiudevo gli occhi e sentivo la tua voce che mi diceva di raggiungerti. Mi è costato tanto ma finalmente ho sovrascritto le orme dei nostri passi nel cammino dei ricordi soltanto con le mie, lasciando così spazio a nuove scarpe per il futuro.

Playlist aggiornata 😉

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