“Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio.
Se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione.
Se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse.
Se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore.”
(Anonimo)
Quando la gente mi chiede perché amo te, dico che mi ispiri. Ti respiro e mi respiri, ci inspiriamo ed espiriamo a vicenda. Quando la gente mi chiede se sto con te perché sei bella, dico che rendi tutto più bello. Quando mi chiede se sei un buon partito, dico di sì perché il cuore me l’hai fatto partire subito. Quando mi trovo a chiedermi come mai, tra tanti, hai scelto me e non so il perché, questo è amore. Il tuo amore. E mi piace perdermi nei tuoi occhi che, come i miei, non sanno tante cose ma danno le stesse risposte alle domande della gente e di noi stessi.
Playlist aggiornata 😉 (con un pò di ritardo, scusate!)
Equazione di Dirac: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”. (Anonimo)
Avevo deciso di impararla a memoria per quella sera per convincerla a proseguire la nostra storia a distanza. Era quello che volevo dirle: che in fondo quei chilometri non contavano come l’amore. E allora mi disse che quando lei sarebbe andata a dormire per me sarebbe stato il momento di svegliarmi. Ho sentito gli anni e i secoli luce che ci avrebbero separato dalla quotidianità. Non c’era equazione per questo. Ho cercato in mille libri, tu in altrettanti. A distanza di anni dalla rottura sento ancora un bacio della buonanotte mentre chi me lo dà si sta stiracchiando.
Non so se c’è stato momento peggiore di quando notò che i sorrisi che lei gli donava quotidianamente si erano trasformati in pose da fotografie scadenti. Non so se c’è stato momento peggiore di quando percepì che il silenzio a tavola, che una volta si scambiavano per non interrompere i loro sguardi che si comunicavano il passato, il presente e il futuro, si fosse trasformato in indifferenza reciproca. Non so se c’è stato momento peggiore di quando comprese che il bacio della buonanotte, che un tempo cercavano di ritardare per non dover finire così presto la giornata, si fosse trasformato in una routine a volte evitata cominciando immediatamente a russare. Non so se invece il vero momento peggiore è stato quando aveva capito che era a suo agio e quasi diventato dipendente da questa infelicità e aveva deciso, nonostante tutto, di continuare a essere complice e burattinaio del suo dolore quotidiano per non restare solo pur essendolo già.
Playlist con canzone nuova aggiornata, penso apprezzerete 😉
“Ascoltami, ti prego non fermarmi stavolta. Io, io devo dirtelo. Non sono bravo in queste cose: ho passato le ultime settimane chiedendo ad amici come potevo conquistarti, consultando siti web e forum pieni zeppi di tattiche da Risiko. Enciclopedie per capire le donne, concludendo che non capivo me stesso prima di tutto. E ogni volta che volevo scriverti mi trattenevo perchè -dovevo farmi desiderare- e se mi scrivevi -dovevo fare il distante-. Io, io non sono così, i piani di occupazione del cuore altrui in modalità -guerra da trincea- mi fanno sentire inadeguato. Mi fanno sdoppiare, mi fanno tornare a casa e chiudere il telefono in cassaforte e ripetere mantra da playboy quale non sono. Non ho strategie. Io sono così e la mia unica arma è dirti che mi piaci, che voglio stare con te. Tornerò indietro sui miei passi se non mi vorrai ma almeno non raccoglierò brandelli del mio vero cuore sparsi in un campo di battaglia con un finto me vestito da soldato.”
“Passami davanti come se niente fosse, come se mai ti avessi incontrato in vita mia.
Al massimo una stretta di mano, niente di più. Come se non ti avessi mai sfiorato.
Parlami di luoghi comuni, di com’è il tempo e delle mezze stagioni.
Camminami vicino, come se non avessi mai sentito il rumore dei tuoi passi.
Sorridimi, come se non conoscessi le fossette sul tuo viso.”
Stava scrivendo queste righe su di lei, che era di emozioni recenti, quasi cementificate ma ancora con cartelli che ne ricordavano la pericolosità, ed ebbe un flash. Aprì un cassetto, rovistò un pò e ritrovò dei fogli. Eccolo, era lì. Le stesse identiche parole. Persone diverse, che avevano dato emozioni diverse. Con fossette diverse. Ma che lo avevano portato a scrivere le stesse cose. La sua volontà di staccarsi dai passati amori era tradita dall’inchiostro dei suoi pensieri. E dalla sua mente falsamente indifferente che mentiva indifferentemente.
“Ho continuato a testare nella mia mente il suono dei nostri nomi messi uno accanto all’altro non percependone la cacofonia. Ne ho invertito l’ordine delle lettere per scoprire eventuali messaggi criptati che mi indicassero una strada da percorrere. Ho continuato a visualizzare quei tuoi occhi, quei tuoi sorrisi e quei tuoi bracciali strani. E sapevo che avrei corso più veloce della luce anche solo per sfiorare involontariamente la tua pelle vellutata che emanava quel profumo silenzioso. Mille volte ti ho incrociata, e mille volte ancora avrei voluto farlo. Un cuore da sfamare col cervello, questo ero diventato. Sapevo di mentire dicendo la mia verità. Ho rischiato gettando l’ancora, ancora in mare aperto e senza approdo sicuro. Con tutte le donne che ho incontrato ho fatto belle e cattive figure. Con te,come vedi,ne ho fatte di retoriche. E quella che ha mosso tutto, più di ogni altra, ha un sapore di ossimoro: il forte debole che avevo per te”
Il ritorno di lei a breve aveva segnato i suoi pensieri. “Oggi lezione alle nove; lei arriva tra 20 giorni.” “Comprare il salame; lei arriva tra 16 giorni.” “Consegnare le pratiche; lei arriva tra una settimana” E così via. La rivide all’ingresso del locale. Era bella senza un perché. Lui aveva deciso di dichiarare i suoi sentimenti in mezzo a quel caos di alcool,musica che odiava e incapacità di ballare. -Tu mi piaci!- -Eh?Non ti sento!- -Mi piaci tanto!- -Vuoi un guanto?!- Il caso voleva che mesi prima gli avesse insegnato alcune frasi nel linguaggio dei segni. E una di quelle era “A me piace”. Quel movimento delle sue mani indirizzato verso di lei trasmise onde più potenti dell’amplificatore più grande del mondo. Sperava che l’alzata di spalle come risposta volesse dire “anche io da sempre” o “scappiamo assieme” in quella lingua che lui poco conosceva. Ma purtroppo alcuni gesti, qualunque sia il vocabolario a cui appartengono, hanno un significato universale.
“Non hai mai apprezzato le bugie bianche. Nemmeno io forse. No, non è vero, per me erano un’arma che serviva a non sentirmi troppo colpevole. La somma di tutta questa bianchezza mi ha reso di pallore cadaverico. E ne ero consapevole. Non so se questa mia debolezza sia stata peggio del non sentirsi nemmeno un millimetro di melma peccamonosa di errori e sguazzare nella propria testa per aria. Così vuota che potevo vederti attraverso, senza buccia da rimuovere per essere commestibile. Ho creduto di essere migliore perché riconoscevo i miei errori, ti facevo toccare questa copertina rigida di sbagli e potevi passarci sopra la mano per leggere le lettere impresse sopra. Perché pensavo che anche quello fosse amore. Pensavo che per amarsi bisognava essere complementari in tutto, e invece si era solo così diversi da non riuscire nemmeno a colmarsi a vicenda. Tu, così limpida a prima vista e successive. Ma poi ho scoperto che la trasparenza inganna.”
Era di fronte a quel portone del settimo piano. Non si vedevano da 15 anni e quando lei lo aprì, sentì quel profumo di mobili e ricordi. Da sempre indifferente all’arredamento, per la prima volta notò dei cambiamenti nel mobilio. Fece un’evidente smorfia di nostalgia. Lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo. Assaggiò dei dolci che gli aveva preparato. In passato, non badava ai sapori di ciò che lei cucinava. Riconobbe la cannella e lo disse. Lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo. Parlarono, anche delle loro relazioni (alcune ingigantite per testare la bizzarra gelosia di chi si era amato e perso). Andò a lavarsi le mani sporche di cioccolato e imbarazzo. Si fermò davanti alla stanza da letto ed entrò: nessun peluche dei vecchi tempi e i jeans erano diventati tailleurs. Notò un mobiletto con delle foto. Ebbe un sussulto. -Ma… ma quello sono io!… credevo che…- Si voltò e la vide appoggiata alla porta. Ma lei lo guardò, e distolse gli occhi sorridendo.
Solitamente non tratto temi di attualità nel vero senso della parola, non per indifferenza, ma per filone di tematiche del blog. Oggi non posso, non me la sento. Nella mia vita ho formato questa coscienza e questo forte pensiero di lotta contro le mafie. Mi autorizzo a scrivere perché queste parole vengono dal cuore, nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci dove morì il giudice Giovanni Falcone, la moglie e degli agenti di scorta. Non sono le righe che vi aspettereste da questo blog, ma per una volta farò a meno di interessarmi allo stile di scrittura e di emozioni di romanticismo struggente. E’ un desiderio di condivisione con voi lettori. So che Falcone non è l’unico ad essersi sacrificato, ma che questo post possa far pare del mio blog lo sento come qualcosa che voglio in questo momento. Anche per tutti coloro che si sono sacrificati e si sacrificano.
Concludo con alcune parole che ho buttato giù, sull’onda dell’emozione, ieri sera:
“Facendo zapping, su Rai1 ho visto che c’è un film su Giovanni Falcone, e mi è venuto da pensare-come ogni giorno in un modo o in un altro-alla mafia, all’atteggiamento mafioso. Ho guardato fuori e forse mai troppo bene i miei comportamenti. Io sono la mafia quando mi viene da pensare di far parcheggiare in doppia fila per un mio piacere; io sono la mafia quando mi viene in mente di saltare una coda perché mi annoio e me ne frego; io sono la mafia quando sono in una posizione di vantaggio e la uso per legare a me chi ha bisogno; io sono la mafia quando vedo un’ingiustizia e penso “mi faccio i cazzi miei và”; io sono la mafia quando dico agli altri “vabbò che te ne frega”, screditando chi si vuole impegnare per il bene pubblico; io sono la mafia quando nessuno di questi pensieri mi fa vergognare.”
Vi lascio con le parole della vedova dell’agente di scorta Schifani, che mi fa sempre venire lacrime di rabbia. Un favore personale: guardatelo.