Il tuo nome

Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando appoggio la testa sulla mano e per il peso dei ricordi devo usare anche l’altra, finendo per cullare il mio cervello su questi due palmi che hanno sfiorato il tuo volto e i tuoi capelli controvento che si rincorrevano come bambini in cortile. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando faccio finta di dimenticarmi che sei esistita, rendendo vano il processo di smaltimento del rifiuto di ciò che c’è stato e non c’è stato e non ci potrà essere mai più. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando ho una buona notizia e lancio il mio cuore fuori dal mio petto per condividerla. Il tuo nome è quello che mi viene in mente quando sorrido ripensando al tuo starnuto, e mi fa rispondere evasivamente a chi mi chiede di quel riflesso muscolare che etichetto come tic. Non è il tuo nome quello che vorrei ritrovare tra le tante pagine che ho vissuto, ma è il tuo nome quello su cui cade sempre il segnalibro delle mie emozioni.

Playlist aggiornata, una delle mie canzoni in loop al momento 😉

Eugenetica mentale

Ho provato a capirti mettendomi nei tuoi panni e guardando coi tuoi occhi. I tuoi occhi color del mare, così perspicaci e belli. E i tuoi panni semplici, non ricercati né firmati. Un esperimento che poteva solo essere fallimentare, perché continuavo a non capire. Più guardavo coi miei occhi usando tue false lentine, più era assurdo il non intendersi. Mettermi nei tuoi panni poi, mi ha fatto completamente perdere un punto di vista obiettivo. Essere me stesso con i tuoi occhi color del mare, perspicaci e belli, vestendo i tuoi capi non ricercati né firmati è stato fingere di essere. I vestiti si mescolano, un occhio è mio e l’altro tuo, sono diventato una persona incompleta e surreale. Frutto marcio della mia eugenetica mentale. Fino ad esplodere, rischiando di perdere me e anche te, dimenticando che è stata proprio la tua diversità ad avermi fatto innamorare di ciò che sei e di quello che fai per me, anche se non sempre sei sulla stessa lunghezza d’onda dei miei pensieri.

Playlist aggiornata 😉

Bus e sedili

Eccoci sul bus che ti porterà al pullman con cui tornerai a casa. Ti sei addormentata e hai fatto cadere la tua testa sulla mia spalla. Uno scenario che ho desiderato tutte le volte che eri con me ma, ora che sta finendo tutto, porta malinconia. Cominciò tutto con una gita in bus. Ad un orario improbabile di mattina, di quelli che solo per una buona ragione ti fanno alzare. Non ti conoscevo nemmeno, ti avevo solo intravista lì in mezzo a tanti altri che si abbuffavano di pizza e stuzzichini. Ero riuscito ad avere il tuo numero facendo finta di averlo perso e chiedendolo ad un’amica. E da lì abbiamo cominciato a fare mille viaggi in bus assieme. Non mi interessava la località o la posizione del sedile, perché anche senza mappa mi sarebbe bastato averti vicina per orientarmi nel tempo e nello spazio. Sei partita. Faccio ritorno alla piazzola e salgo sul mio bus. Mi sento solo davanti a quei posti a sedere, perché quello accanto al mio non avrà più valore.

Playlist aggiornata! 😉

Ebeti fraterni – nuova dimensione

Eravamo cresciuti come fratelli, ci siamo persi negli anni universitari. Ci incontravamo in una dimensione parallela, ancora bambini che giochiamo a pallone o alla Playstation. Ma finalmente ti avrei rivisto dopo mesi. Mi dai appuntamento al bar vicino casa. Ti scorgo da lontano: sei sbarbato e dimagrito. Diverso dall’ultima volta, man mano che mi avvicino percepisco qualcosa: il tuo cuore che batte veloce. Sento odore di dopobarba. Non può essere il tuo, non lo hai mai usato. Mi sorridi e riconosco quel sorriso: è quello di chi ha una notizia che ti travolgerà. Ricorda il mio di qualche anno fa, che insultavi fraternamente come “da ebete”. Provo invidia ed emozione: la prima perché ho capito, la seconda perché ti voglio bene. Il tuo cuore accelera e il mio lo segue con fatica. L’invidia è troppo lenta. La nostalgia macchia il mio caffè, ma in un attimo me la bevo – Sì,lo so,sono io l’ebete stavolta. Si chiama Emma! – E così ha inizio una nuova dimensione.

Playlist aggiornata 😉

Io te l’ho detto (giustificazioni)

Hai deciso di andartene perché non ti ho detto che ti amo. Ma non è vero. Io te l’ho detto più volte, sei tu che non mi hai sentito. Mi ricordo tutte le volte che te l’ho detto. La prima volta, quando abbiamo visitato quel cantiere e mi mostravi come si usa l’esplosivo per le gallerie. Sei tu che non mi hai sentito. Quella volta che ti ho accompagnata dal dentista, mentre usava il trapano, ecco io te l’ho detto. Sei tu che non mi hai sentito. Quando siamo andati all’opera, ero accanto a te, durante tutti quegli acuti. Io te l’ho detto, sei tu che non hai sentito. Mentre dormivi abbracciata a me, come se non esistesse altro al mondo, io te l’ho detto nell’orecchio. Ed ero certo che mi avessi sentito. Come nel crollo della montagna per l’esplosivo, la devitalizzazione del dente o il “Nessun dorma”. Sistemi la valigia, metti il casco, chiudi la visiera e accendi la moto. – Io ti amo! – Sparisci, inghiottita dalla curva. Anche stavolta io te l’ho detto, sei tu che non hai sentito.

Playlist aggiornata 😉

Avremo sbagliato? (Non solo nei film)

Club di lusso. Avrò sbagliato posto? Il nome sulla “lista VIP” per un compleanno mi aveva dato accesso. Ci troviamo a parlare. Sei alla mano, cosa ci fai qui? Avrai sbagliato festa, imbucata tra adoratori di vini di annate memorabili. Devi andare,ci scambiamo i numeri. Accetti di uscire. Ero pronto a scherzare su quanto fossimo alieni in quel posto. Ti aspetto, vestito di normalità. Una Lamborghini parcheggia, avrà sbagliato strada. Esci dal lato passeggero, vestita anche tu di normalità. Avrai sbagliato auto, avrai sbagliato persona? Avrò sbagliato io?Ero dunque io l’unico alieno? Ma il tuo sorriso, uguale a quella sera, tiene vive le speranze. Mi baci sulla guancia e mi chiedi se ho una bici in più. A fine serata eccoci con le gambe distrutte ma per niente stanchi l’uno dell’altra. E ancora oggi che ti trovo a prepararci la colazione mi viene in mente la canzone che mi ronzava in testa mentre pedalavo con te a fianco, sorrido pensando che nessuno dei due aveva sbagliato.

La canzone che mi ronzava in testa, e che è ora anche nella playlist 😉

Parità

Probabilmente lo sapevi già. Averti mentito ha corroso la nostra storia. Come quando un frutto ammuffito ne tocca un altro: si ammacca, a sua insaputa o meno. E il tuo cuore è stato colpito da questo color verde acido che ci ha consumato. E’ stata debolezza,perché solo con una persona debole ho potuto far finta che tu non esistessi. Potrei dirti che sei stata troppo impegnata, che non mi hai calcolato, che non sentivo la passione. Posso dirtelo e dirti che c’è amore? A volte ho sperato che anche tu mi avessi tradito contemporaneamente, ma poi pensavo che non ti avrei mai perdonata. Sei davanti a me, non dici una parola e il tuo silenzio mi stordisce. Sto aspettando che urli o che indichi la porta. Sorridi. Dovrei essere felice, ma la velocità del tuo gesto non mi piace. Il tuo tornare tardi, il tuo nuovo taglio di capelli che noto solo ora. Sembri più sollevata di me. Capisco che essere pari per certe cose non funziona e sono io che ora non potrò mai perdonarti.

Playlist aggiornata 😉

La valigia

Era lì, impolverata. Per ogni spostamento suotata e riempita, ripromettendosi sempre di renderla più leggera. Ma falliva. Svuotarla era una gioia: gli dava un senso di stabilità, di fine del vagabondare. Ma appena l’ultima maglietta era stata posizionata nell’armadio, ecco che doveva svuotarla dei ricordi che portava con sè. E per quelli non c’era sufficiente spazio. Si riprometteva sempre di dimenticare, di lasciare spazio alle novità. Riversava tutto nella mente e nel cuore mentre strappava foto, lettere e ricordi di storie passate. E ora che doveva ripartire, il cuore e la mente un pò si alleggerivano e le memorie si rifacevano clandestinamente spazio tra cinture, cravatte, spazzolini e scarpe.Per quanto il viaggio possa essere low cost o mentale, per quanto ti riprometta di stare nei chili che vuoi portare con te, la tua valigia ti farà sempre pagare la penale per il peso dei ricordi. Ma, in fondo, ne sei felice perchè ti ricorda sempre chi sei.

Playlist aggiornata 😉

Angolo remoto – sorrisi

In quell’ angolo remoto del mondo che era la sua città, ecco che la vide. Lei che era in un angolo altrettanto remoto del suo cervello. Era lì, su una panchina. Il suo sguardo perso, capelli “inspettinabili” e un corpo che non aveva dimenticato. Sorrideva col sorriso di chi attende. Era lui ciò che lei aspettava? Sarebbe stato incredibile, in fondo quel suo angolo remoto del cervello aveva sempre un gruppo di continuità in funzione anche dopo il blackout della loro storia. Si decise ad avvicinarsi.Lei cominciò a sorridere di più, man mano che lui si avvicinava. Ma, non è nei suoi occhi che guarda. Si avvicina un uomo, più vicino a lei e più veloce di lui: due coni in mano e due cucchiaini. Un bacio. “In fondo sapevo che non era capace di aspettare a lungo qualcuno”. Quell’angolo remoto del suo cervello ora ha smesso di funzionare e, senza neanche accorgersene, comincia a sorridere mentre ancora stringe nei pugni l’amaro in bocca. Una strana sensazione di libertà.

Playlist aggiornata

Test e rasoi

Quando mi hai chiesto se ti amavo, ho pensato ai test a risposta multipla che feci per accedere all’università: risposta giusta un punto in più, nessuna risposta nessun punto, risposta sbagliata un punto in meno. Ti trovi davanti a questo dilemma, a questa situazione in cui non sai se buttarti o meno. Se restare sul vago senza muoverti, senza puntare. Se ragionarci e guadagnarci magari un punto oppure fare il kamikaze e andare in negativo, con alta probabilità di perdere tutto. Quando mi hai chiesto se ti amavo, mi son ritrovato davanti quel foglio di ammissione al tuo cuore e mi sono ricordato di quello che è chiamato il “rasoio di Occam”: la risposta semplice è quella giusta. In questo caso non si trattava solo di semplicità ma di verità: era semplicemente vero che ti amavo da sempre, ma non ho avuto il coraggio di rispondere senza sapere il risultato. E così mi sono fatto tagliare dal silenzio delle lame di questo mio rasoio, perdendoti.

Playlist aggiornata 😉

Voci precedenti più vecchie Prossimi Articoli più recenti