Prevert – Formicolio

E’ uno dei miei pezzi preferiti e – credeteci o meno – lo conoscevo prima che fosse usato nella pubblicità dei Baci Perugina.

Ricordo tanti momenti. Ero incurante degli sguardi altrui, e la sua timidezza non era motivo di rabbia (forse agli inizi sì) ma poi era diventata la ragione del mio sorriso. Non sono per l’ostentazione. E mi piaceva amarci senza precisione, appuntamento o comodità.
Il formicolio che avevo tra l’orecchio destro e la base del collo, mentre intorno c’era un mondo che andava avanti e noi eravamo chissà dove, resterà una delle sensazioni più belle mai provate.
Sono più di dodici righe, ma abbiate pazienza 😉

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore.

Playlist aggiornata! 😉 Buon ascolto!

Uscita di (in)sicurezza – Dal blog “a più mani”

Eccomi con un nuovo appuntamento nel blog “A più mani”! Un posto più lungo di docici righe, abbiate pazienza 😉
Cliccate di seguito:

https://apiumani1.wordpress.com/2014/06/14/uscita-di-insicurezza/

Buona lettura e buon weekend!

Se lo dici tu

“Con Max, Theo e Alex siamo andati via nel weekend. Ho visto un maglione in un negozio del paesino, fantastico. Cavolo quanto lo volevo comprare, ma poi non sapevo se a Sophia sarebbe piaciuto.” “Se lo dici tu” dissi io, sorridendo. “Le strade erano a ciottoli, se ci fosse stata anche lei sarebbe inciampata. Che risate! All’aeroporto ho visto un maglione uguale ma non l’ho presto. Sai, non ci sto mica assieme, ma mi pare abbia gusto nel vestire. No?” “Se lo dici tu” ribattei, sorridendo. “Non è che lei mi interessa, cioè ci scriviamo ogni tanto, ci conosciamo. Non ne parlo in giro sennò poi si fanno strane idee. Beh, cioè, l’ho detto agli altri tre, a te, ad altri ma non è un gran numero di persone a cui l’ho nominata.” “Se lo dici tu” feci ancora, sorridendo. Mi guardò con aria interrogativa, ma io non disse nient’altro. Dopo qualche secondo sorrise,ma non a me, a sè stesso : aveva finalmente capito cosa stava veramente dicendo.

Playlist aggiornata 😉 Buon ascolto!

Non una storia, ma una dedica

Questa volta non ho una storia, ma ho una dedica. Una dedica a quei momenti in cui mi ero rotto delle nostre discussioni, chiudevo la porta, aprivo la finestra, perché l’aria in casa era diventata irrespirabile. A quelle volte in cui guardavo i miei amici single e li invidiavo, per i loro pochi pensieri, e la loro libertà. Che poi, anche io ero libero. Una dedica a tutti quei momenti in cui avevi ragione ma io non volevo avere torto e cercavo di zittirti. A tutte le volte in cui volevo farcela senza di te. A tutte quelle volte che,non facendocela, non ti ho chiesto aiuto per non sembrare dipendente. A quelle volte che non ho capito i tuoi sforzi, che li ho misurati ai miei e rinfacciavo un peso minore sulla mia bilancia ideale. A quelle volte che mi hai confidato e confessato le tue debolezze e io, ipocritamente, ti ho guardata con disprezzo. Ai miei e ai tuoi dubbi che, aldilà di tutto, ci hanno reso uniti per quel tempo che ci siamo concessi.

Playlist aggiornata con una canzone che è perfetta cornice del post 😉 Ascoltatela!

Lei e l’altra

Ero impegnato con lei. E poi c’era l’altra, che mi presentarono ad una festa. Andai a prendere un bicchiere di vino per lei e al bancone c’era l’altra. Rideva alle mie battute, sembrava lei i primi tempi che stavamo assieme. Poggiava la mano sul mio braccio, con una pressione sufficiente a far scorrere il sangue più in fretta del solito. Mi dimenticai del vino per lei, e diedi il bicchiere all’altra. La trovavo affascinante. Mi chiedeva se fosse attraente. Cercava complimenti. E io gliene feci, anche negli incontri successivi. Io cercavo la leggerezza del non-impegno che trovavo nell’altra e non in lei, che mi riempiva di domande quando tornavo a casa. Dal bicchiere di vino, passai ai compleanni e ricorrenze dimenticate. Andò avanti per un po’ di tempo. Non mi importava se lei mi avrebbe lasciato, perché avevo l’altra come piano di riserva. Inutile dire che, quando successe, l’altra sparì. Il gioco era finito e io ero rimasto l’unico, vero e solitario perdente.

Playlist aggiornata con un pezzone (per me) 😉

Photoshop umano

Quando mi sono ritrovato davanti un po’ di foto con la tua faccia, mi è venuto istintivo cominciare a fare nuvole con frasi improbabili. Disegnare baffi, occhi spiritati e gobbe dietro la tua schiena. Ero un Photoshop umano: non volevo che la tecnologia si intromettesse in questo mio processo artistico/mentale. Bisogna dire che in nessuna di queste foto c’ero io. Sono un pessimo disegnatore. Le montagne che faccio sembrano la traccia di un elettrocardiogramma e il sole in alto a destra con la faccia che sorride mi fanno letteralmente apparire come un alunno di disegno dell’asilo. Nonostante questo,alla fine mi sono dato un bel 9 per fantasia, motivazione e impegno. Non mi sono potuto dare 10 perché, davanti ad una tua foto dove sorridevi e guardavi l’obiettivo, come se stessi guardando me, ho avuto un blocco creativo. In fondo tutti i grandi artisti ce l’hanno, e questa mia debole umanità di cui non so liberarmi, è quella che mi continua ad ispirare.

Playlist aggiornata con una delle mie canzoni preferite 😉

Stereotipi

Eh si, era andato tutto bene fino a quel momento. Due persone che si parlano, un uomo e una donna che hanno interessi comuni ma sono diversi l’uno dall’altra. Poi, quando casualmente ho detto la mia nazionalità, mi hai spiattellato una serie di stereotipi. Salvo dirmi che non avevo l’aria da playboy e non ero come gli altri. Non so se l’hai detto per salvarti in calcio d’angolo o perché avresti voluto che un po’ lo fossi. Sono lento in queste cose, mi imbarazzo. Lo dicono anche tutti i miei amici – dandomi botte in testa – quando le mie serate con ragazze finiscono con “ci siamo abbracciati”, “abbiamo dormito soltanto”, e così via. Cosa posso dirti, non so cosa dirti. Probabilmente sono un oriundo inconsapevole. Sono tornato a casa, ho pensato di fare una checklist su quanto rispecchiassi quell’elenco che mi avevi fatto. Ma quello che mi importava eri tu. Allora ti telefono, accendo lo stereo e prendo come scusa questa canzone per sentirti. E basta:

Di ego smisurati

“Non poteva fare con lui nulla di ciò che aveva fatto con me senza sentirsi una traditrice o una prostituta. Non poteva neanche imburrargli il pane. Se pensavo che poteva prendere la sigaretta che egli lasciava accesa nel portacenere e continuare a fumarla,mi sentivo impazzire.[…] Qualcosa doveva pur fare con lui: l’unica cosa che avrebbe potuto fare era cucinare, perché per me ha cucinato tanto di rado che non sarebbe necessariamente tradimento o finzione.” *
Mi era capitato di immaginarla immobile, per evitare che l’ombra dei suoi gesti si sovrapponesse a quelli passati in mia compagnia. E il mio ego si gonfiava, diventando un gommone gigantesco su cui imbarcavo illusioni. A volte si insinua il dubbio che, anche le mie parole senza senso, fungano da pompa per imbarcazioni dell’ego altrui. C’è comunque la certezza che, prima o poi, queste scialuppe inconsistenti si infrangeranno sugli scogli della realtà.

*Citazione tra virgolette tratta da “Opinioni di un clown” di H.Boll

Playlist aggiornata 😉

Auguri, cabine e ricariche

Mi ricordo quando si avvicinavano le feste ed ero più piccolo. I compagni di scuola si salutavano il giorno prima delle vacanze, maestre, docenti e così via tentavano di dare gli ultimi compiti mentre c’era già il caos per il relax. E puntualmente finivi per mancare qualche esercizio che,uno-due giorni prima del rientro, chiedevi a qualche compagno ritenuto tra i “bravi”. Col telefono fisso chiamavi gli amici del cuore e facevi gli auguri. Qualche altro lo incontravi per strada, o vi vedevate per mangiare dolciumi e giocare a tombola. Poi la scheda telefonica e le cabine, che per stare al passo coi tempi avevano anche gli sms a un certo punto. Ed ecco i cellulari e le ricariche che finivano in cinque minuti. E rido pensando agli sms che mandavo a persone selezionate, con parole tutteattaccate, per risparmiare spazio e soldi. Oggi che scriversi è “gratis” sono anche io vittima dei messaggi in serie per fare gli auguri. E guardo con nostalgia il telefono e la cabina della piazza vicino casa mia.

CARE AMICHE E CARI AMICI,
TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA E BUONE VACANZE!UN ABBRACCIO E A PRESTO!

Il vostro Curi

VHS

Sono qui, seduto in cucina, a girarmi i pollici. Tu sei nell’altra stanza, credo seduta sul letto o forse stai organizzando l’armadio. Sto svolgendo questa attività come passatempo dopo quello che mi hai detto. Che temevo mi dicessi. Mi hai chiesto una pausa. Lo ammetto, le cose non stavano andando granché bene. Hai detto che ti serve tempo, per capire. Che dobbiamo stare lontani per un po’. Devo dire che sono rimasto confuso: pensavo la distanza fosse un problema e ora che ci siamo ricongiunti dopo tanto tempo, ne senti l’esigenza. Non penso che una relazione sia una videocassetta inserita nel videoregistratore dove puoi scegliere di mettere in pausa, tornare indietro, andare avanti velocemente e così via. In alcuni casi sarebbe utile e comodo, con un grande risparmio di errori e discussioni. Io non credo nelle pause. Perché a volte si finisce col premere stop e non play. E sento, anche se lo negheresti, che hai già pronta un’altra videocassetta.

Playlist aggiornata 😉

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