Parità

Probabilmente lo sapevi già. Averti mentito ha corroso la nostra storia. Come quando un frutto ammuffito ne tocca un altro: si ammacca, a sua insaputa o meno. E il tuo cuore è stato colpito da questo color verde acido che ci ha consumato. E’ stata debolezza,perché solo con una persona debole ho potuto far finta che tu non esistessi. Potrei dirti che sei stata troppo impegnata, che non mi hai calcolato, che non sentivo la passione. Posso dirtelo e dirti che c’è amore? A volte ho sperato che anche tu mi avessi tradito contemporaneamente, ma poi pensavo che non ti avrei mai perdonata. Sei davanti a me, non dici una parola e il tuo silenzio mi stordisce. Sto aspettando che urli o che indichi la porta. Sorridi. Dovrei essere felice, ma la velocità del tuo gesto non mi piace. Il tuo tornare tardi, il tuo nuovo taglio di capelli che noto solo ora. Sembri più sollevata di me. Capisco che essere pari per certe cose non funziona e sono io che ora non potrò mai perdonarti.

Playlist aggiornata 😉

La valigia

Era lì, impolverata. Per ogni spostamento suotata e riempita, ripromettendosi sempre di renderla più leggera. Ma falliva. Svuotarla era una gioia: gli dava un senso di stabilità, di fine del vagabondare. Ma appena l’ultima maglietta era stata posizionata nell’armadio, ecco che doveva svuotarla dei ricordi che portava con sè. E per quelli non c’era sufficiente spazio. Si riprometteva sempre di dimenticare, di lasciare spazio alle novità. Riversava tutto nella mente e nel cuore mentre strappava foto, lettere e ricordi di storie passate. E ora che doveva ripartire, il cuore e la mente un pò si alleggerivano e le memorie si rifacevano clandestinamente spazio tra cinture, cravatte, spazzolini e scarpe.Per quanto il viaggio possa essere low cost o mentale, per quanto ti riprometta di stare nei chili che vuoi portare con te, la tua valigia ti farà sempre pagare la penale per il peso dei ricordi. Ma, in fondo, ne sei felice perchè ti ricorda sempre chi sei.

Playlist aggiornata 😉

Angolo remoto – sorrisi

In quell’ angolo remoto del mondo che era la sua città, ecco che la vide. Lei che era in un angolo altrettanto remoto del suo cervello. Era lì, su una panchina. Il suo sguardo perso, capelli “inspettinabili” e un corpo che non aveva dimenticato. Sorrideva col sorriso di chi attende. Era lui ciò che lei aspettava? Sarebbe stato incredibile, in fondo quel suo angolo remoto del cervello aveva sempre un gruppo di continuità in funzione anche dopo il blackout della loro storia. Si decise ad avvicinarsi.Lei cominciò a sorridere di più, man mano che lui si avvicinava. Ma, non è nei suoi occhi che guarda. Si avvicina un uomo, più vicino a lei e più veloce di lui: due coni in mano e due cucchiaini. Un bacio. “In fondo sapevo che non era capace di aspettare a lungo qualcuno”. Quell’angolo remoto del suo cervello ora ha smesso di funzionare e, senza neanche accorgersene, comincia a sorridere mentre ancora stringe nei pugni l’amaro in bocca. Una strana sensazione di libertà.

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Test e rasoi

Quando mi hai chiesto se ti amavo, ho pensato ai test a risposta multipla che feci per accedere all’università: risposta giusta un punto in più, nessuna risposta nessun punto, risposta sbagliata un punto in meno. Ti trovi davanti a questo dilemma, a questa situazione in cui non sai se buttarti o meno. Se restare sul vago senza muoverti, senza puntare. Se ragionarci e guadagnarci magari un punto oppure fare il kamikaze e andare in negativo, con alta probabilità di perdere tutto. Quando mi hai chiesto se ti amavo, mi son ritrovato davanti quel foglio di ammissione al tuo cuore e mi sono ricordato di quello che è chiamato il “rasoio di Occam”: la risposta semplice è quella giusta. In questo caso non si trattava solo di semplicità ma di verità: era semplicemente vero che ti amavo da sempre, ma non ho avuto il coraggio di rispondere senza sapere il risultato. E così mi sono fatto tagliare dal silenzio delle lame di questo mio rasoio, perdendoti.

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Edmund e i frammenti perduti di Jeanne (II)

Queste righe che seguono non scaturiscono dalla mente del solito autore ma da una preziosa collaborazione ricevuta. Grazie (:

Caro Edmund,
a me non piacciono le lettere fa piacere leggere la tua lettera. Certo non so cosa risponderti come dirti quello che provo nei tuoi confronti penso. Hai una tenerezza che amo fare simpatico e forse sei tu la persona di cui ho bisogno senz’altro insieme a te sto bene. Non è facile comprendermi starmi accanto come sei riuscito a fare tu e ho pensato delle volte che con te potrei essere felice dovrebbero esserci più uomini come te. Perché non mi hai scritto prima ti attiro tanto? Non ho nulla di speciale Avrei comunque desiderato più tempo per starti accanto che me ne parlassi di persona. Ora vorrei rivedere i tuoi occhi però non ha molto senso parlarne.Sto per partire e mi manchi già ti auguro il meglio. Avrei paura di legarmi a qualcuno piacere di risentirti se ti va. Sentiamoci ogni tanto In bocca al lupo,
tua Jeanne

Edmund e Jeanne sono i personaggi della serie di lettere di Edmund. Per rinfrescarvi la memoria, o conoscerli, date uno sguardo, in ordine come disposte di seguito:
Prima lettera
Seconda lettera
Terza lettera
La lettera di Edmund

Edmund e i frammenti perduti di Jeanne (I)

La gente e noi

“Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio.
Se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione.
Se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse.
Se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore.”
(Anonimo)

Quando la gente mi chiede perché amo te, dico che mi ispiri. Ti respiro e mi respiri, ci inspiriamo ed espiriamo a vicenda. Quando la gente mi chiede se sto con te perché sei bella, dico che rendi tutto più bello. Quando mi chiede se sei un buon partito, dico di sì perché il cuore me l’hai fatto partire subito. Quando mi trovo a chiedermi come mai, tra tanti, hai scelto me e non so il perché, questo è amore. Il tuo amore. E mi piace perdermi nei tuoi occhi che, come i miei, non sanno tante cose ma danno le stesse risposte alle domande della gente e di noi stessi.

Playlist aggiornata 😉 (con un pò di ritardo, scusate!)

Equazioni e fusi orari

Equazione di Dirac: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”. (Anonimo)

Avevo deciso di impararla a memoria per quella sera per convincerla a proseguire la nostra storia a distanza. Era quello che volevo dirle: che in fondo quei chilometri non contavano come l’amore. E allora mi disse che quando lei sarebbe andata a dormire per me sarebbe stato il momento di svegliarmi. Ho sentito gli anni e i secoli luce che ci avrebbero separato dalla quotidianità. Non c’era equazione per questo. Ho cercato in mille libri, tu in altrettanti. A distanza di anni dalla rottura sento ancora un bacio della buonanotte mentre chi me lo dà si sta stiracchiando.

Eye-trip

C’è chi racchiude delle memorie in dodici righe, e c’è chi ci riesce in meno. Le mie mani, da cui non scaturiscono le parole che seguono, hanno avuto il piacere di riceverle e le mie orecchie di essere accompagnate dal brano nella playlist.

C’erano occhi rari, occhi policromatici, grigi di ghiaccio, verdi di foresta pluviale, viola di quarzo, e gialli d’ambra. Poi c’erano i suoi, color cioccolato. Qualcosa che trovi nello stipetto della cucina, senza bisogno di varcare la soglia di casa. E allora perchè i libri che non mi stancavo mai di leggere erano quelli? Perché viaggiavo senza varcare quella soglia.

Non so

Non so se c’è stato momento peggiore di quando notò che i sorrisi che lei gli donava quotidianamente si erano trasformati in pose da fotografie scadenti. Non so se c’è stato momento peggiore di quando percepì che il silenzio a tavola, che una volta si scambiavano per non interrompere i loro sguardi che si comunicavano il passato, il presente e il futuro, si fosse trasformato in indifferenza reciproca. Non so se c’è stato momento peggiore di quando comprese che il bacio della buonanotte, che un tempo cercavano di ritardare per non dover finire così presto la giornata, si fosse trasformato in una routine a volte evitata cominciando immediatamente a russare. Non so se invece il vero momento peggiore è stato quando aveva capito che era a suo agio e quasi diventato dipendente da questa infelicità e aveva deciso, nonostante tutto, di continuare a essere complice e burattinaio del suo dolore quotidiano per non restare solo pur essendolo già.

Playlist con canzone nuova aggiornata, penso apprezzerete 😉

Omaggio al mio maestro

Non potevo non dedicare un post a chi, tanti anni fa, mi fece innamorare dell’amore.Un libro capitato nelle mani di un sedicenne. “Opinioni di un clown” di H. Boll cambiò la mia vita. Ero proiettato verso l’universo femminile con il tremar di voce, i capelli a nasconder imperfezioni del viso e curiosità. Non è un libro sull’amore, anzi è un amore finito. Può sembrare paradossale, ma ho imparato ad amare anche grazie a questo libro a sedici anni, e ancora sto imparando da più grandicello. Riporterò alcune frasi che mi colpirono (ho fatto una dura selezione) – entro le dodici righe perché questo mi concedo di considerarlo un incipit. Potranno sembrare banali, eppure se scrivo così è anche merito suo.

“La attirai a me, la coprii e mi misi le sue mani gelate nel cavo delle ascelle e Maria disse che era meraviglioso, vi riposavano come uccelli nel nido”
“Maria indossò il vestito verde scuro e sebbene avesse difficoltà a far scorrere la chiusura lampo, non mi alzai per aiutarla: era così bello stare a vedere come si cercava la schiena con le mani, vedere la pelle bianca, i capelli bruni e il vestito verde scuro; e mi piaceva anche vedere che non si innervosiva”
“L’idea che Zupfner potesse stare a guardare Maria mentre si vestiva o che osservasse come avvitava il coperchio al tubetto del dentifricio mi faceva star male; inoltre mi tormentava il pensiero che magari a Zupfner non importasse assolutamente di osservare maria mentre avvitava il tubetto del dentifrico.”
«Che cosa vuoi, in conclusione?». «Te», risposi. E non so se vi sia qualcosa di più bello da dire a una donna.”

E come canzone nuova della playlist, un altro mio maestro 😉

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