Superficiale (Al buio) – pt.2 di 5

Continua da Pt.1

Davanti a me, con un canovaccio al braccio, petto in fuori e sull’attenti, stava un cameriere. Con occhiali da sole. Un pessimo segno di cafonaggine. Il sorriso di Andrew quando concluse l’accordo dell’appuntamento era perche’ non c’era alcun appuntamento? O era perché il posto era poco raccomandabile? Suonava tutto come uno scherzo. Stavo per andarmene quando il tipo disse “Dan, giusto? Prego mi segua”. Un po’ sospettoso andai con lui. Entrammo in una stanza completamente buia. Mi aspettavo che accendessero le luci e spuntassero i miei amici congratulandosi per qualcosa o facendomi paura. Invece niente. Con la mano sulla spalla del cameriere, continuavo a brancolare in questo panorama nero. “Prego, la sedia e’ qui. Si accomodi”. Confuso, cercai il menu sul tavolo ma tastai solo le posate, tovaglioli e altro. Maledetto sorriso di Andrew. Mentre inveivo dentro di me, sentii bisbigliare di fronte “Ehi… ciao sono Caroline.”

STAY TUNED PER LA TERZA PARTE

Playlist aggiornata 😉

Superficiale (Al buio) – pt.1 di 5

Mi davano del superficiale. Ammetto che non riuscivo a escludere l’aspetto fisico dal giudizio che alla fine davo su una donna. Dicono che la bellezza sia soggettiva, anche quella esteriore. Soprattutto quella forse. Non lo so. Comunque volevo sfidare questa caratteristica che temevo stesse prendendo troppo il controllo su altri parametri piu’ umani da considerare e andai ad un appuntamento al buio con un’amica di un amico. Non l’avevo mai vista. E il sorriso del mio amico Andrew quando mi disse “Vai, e’ fatta. Vi vedete giovedi’” mi fece temere il peggio, e cioe’ che lei non rispecchiasse per nulla i miei parametri di bellezza esteriore. Ma tant’e’ che decisi di sfidare me stesso. Arrivai al ristorante con poco ritardo, asciugando malamente il sudore. In fondo anche se lei non fosse stata bella – ecco di nuovo il pensiero superficiale – io volevo comunque apparire in forma e di bell’aspetto. Entrai, e la mia sorpresa fu enorme.

STAY TUNED PER LA SECONDA PARTE!

Playlist aggiornata 😉

Dieci fermate

Lunedì mattina. Entrò nella metro e si mise in cerca di un posto a sedere. Notò una ragazza, addormentata, con la bocca semi-aperta e la testa un pò curva. Nonostante gli venisse da ridere, ne riconobbe la bellezza. La fissò per le dieci fermate in comune, poi lei si svegliò e fuggì verso chissà dove. Il giorno dopo, stessa scena. Era più stanca e la testa era ancora più ricurva. Il trucco era ogni giorno meno curato, ma lui ne era affascinato sempre di più. Venerdì era quasi appoggiata al passeggero di fianco. Settimana successiva. Lunedì si trovarono lontani. Lei si sedeva nella stessa zona. Ogni giorno le si avvicinava di più, finchè venerdì, il giorno di massima stanchezza, riuscì a sedersi accanto a lei. Aveva scelto il cappotto più soffice per quel giorno e cullò la testa di lei dolcemente senza svegliarla. Alla decima era abbandonata al suo braccio. Si svegliò, si scusò e scappò. Per dieci fermate era stato il Paradiso. Aspettando la settimana successiva.

Playlist aggiornata! 😉

Daydreaming (Fuori dall’ordinario)

Era un uomo molto ordinato. Nessuna imperfezione nei suoi gesti. Nessun ritardo a lavoro. Pianificazione giornaliera. Una sera, spezzando il circolo dell’ovvietà quotidiana, incontrò alcuni colleghi. E conobbe lei. Era fuori dal suo ordinario. Una penna di colore diverso nella sua mensola mentale. Come una di quelle gocce che corre sul bordo della tazzina che lui era sempre solito asciugare ma da cui invece si lasciò macchiare volentieri. Fu investito da quello tsunami improvviso di emozioni. Il mattino seguente tutto era come prima, in ordine. Salì sul treno e ripensò a lei, alle scarse possibilità e alla gioia per un bacio. Quando rinsavì si accorse di aver mancato la sua fermata per due stazioni. Non era mai successo ma, invece dello stress, sul viso gli spuntò un piccolo sorriso. Giorno dopo giorno, fermata dopo fermata, arrivò al capolinea e il suo sorriso e i suoi sogni raggiunsero destinazioni che per lui erano sempre state sconosciute. Fuori dal suo ordinario.

Playlist aggiornata! 😉

Quattro ore (Ode all’imbranato)

Quella strana sensazione mentre si avvicina l’orario. Sempre pronto a criticare le coinquiline che impiegano una vita a preparasi mentre tu sei un lampo. Stavolta sono quattro ore che guardi lo specchio. Controlli col Televideo che l’orologio non sia rotto, che il tempo sia lento e il tuo cuore abbia battiti normali. “Non sembrare teso, prendi un bel respiro.” Imbranato. Controlli la sudorazione di tutti i pori, ma poi quando pensi a lei diventi una cascata. Cosa dirai, cosa farai. Non lo sai. Non hai mai messo il gel, lo provi. Eccoti: mani incollate e aspetto di chi è stato leccato da un cammello. Imbranato. “Ho gli occhi chiari, mi salva quello.” Il tuo solito pensiero. “Parlerò con gli occhi, farò figure migliori”. Poi ricordi che hai gli occhi piccoli e i tuoi sguardi sembrano da orbo. “Le dò un bacio, due baci?”. Imbranato. Eccola. I baci incerti diventano uno scontro frontale. “Stai bene col gel!Gli occhi sembrano più grandi”. La fortuna di essere imbranato stasera.

Playlist aggiornata con una canzone di nuova scoperta! 😉

Fragole e dita – Dedica piccolina

Ricci, capelli ricci, un pò mossi, su una testolina di cui non riesco a definire la forma. Una fragola, una fragola piccolina. Fragolina. Quando non c’eri ti aspettavo, ancora prima di sapere che avevi un corpicino in mezzo a noi ti cercavo e ti volevo proteggere. E poi sei arrivata. Quando sono entrato dal portone dovevo far piano, ma il mio cuore probabilmente ti aveva svegliata. Batteva forte, incerto, emozionato. Come le mie braccia quando ti ho preso per la prima volta. Un vetro, una porcellana, inimitabilmente fragile. Ho mosso le mie dita,le ho fatte svolazzare sopra il tuo viso semi addormentato. Chissà se andremo d’accordo, mi ero chiesto. Ma ecco che – con un principio di forza che diceva tanto – hai afferrato un mio mezzo dito con una tua mano intera. Eri tu che mi tenevi, e non mi mollavi. Fai pure, ti prego. Ora sei più grande, ti nascondi e fai la linguaccia. Ma per me resterai sempre quel fortissimo mezzo dito della mia mano che non lascerò mai andare.

Non ho una canzone da inserire nella playlist, ma una testimonianza più diretta dell’ispirazione 😉

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Fantasmi (pt.3 – conclusiva)

Continua da Fantasmi (pt.2) che a sua volta continuava da Fantasmi (pt.1)

Come i fantasmi delle donne che avevo respinto, quelli delle donne che avevo lasciato volteggiavano compiaciuti attorno a me. A differenza delle prime, avevano condiviso dei momenti, alcuni davvero belli e indimenticabili. Dopo l’aria compiaciuta, infatti, vidi scendere qualche lacrima di tristezza e nostalgia. Volevo prender loro le mani e fare la stessa cosa che gli ultimi fantasmi avevano fatto con me, ma non era il momento. Il tempo che io volevo per guarire le mie ferite lo meritavano anche loro. Le compresi, mi sorrisero. Scomparvero. Mi svegliai. Mancava un pezzo del puzzle: la donna di cui ero innamorato in quel momento e con cui non sapevo come comportarmi. Capii che tutto era ancora possibile e corsi verso casa sua sperando di non esser parte dei suoi fantasmi. Per fortuna aveva passato la notte in bianco a lavorare. Ringraziai tutte le donne che mi erano apparse, la presi per mano, e ci tuffammo assieme tra le braccia di Morfeo.

Playlist aggiornata! 😉

Fantasmi (pt.2)

Prosegue da  Fantasmi (pt.1)

Un altro gruppo di donne entrò nella mia stanza: erano le donne con cui ero stato assieme e che mi avevano mollato. Alcune non riuscivano a guardarmi negli occhi, altre sembravano pentite di averlo fatto ma i loro occhi volevano dimostrarmi che erano andate avanti – anche meglio – senza di me. Ma gli occhi lucidi non sanno mentire. Mi rendevo conto che in alcuni casi era stata una scelta saggia e che forse io non avrei mai preso. Due di loro mi presero le mani e le misero sul volto, poi misero le loro sul mio. Il mio terrore era scaldato da ricordi che volevo dimenticare per la sofferenza che mi avevano procurato, ma forse questo potere mistico poteva guarirmi da alcune ferite e darmi alcune risposte. Alcune non potevo perdonarle davvero, ma un pò di tranquillità e pace interiore sentivo di meritarla comunque. Ancora immerso in questo strano calore, con un pò di inquietudine, mi ritrovai davanti le donne con cui ero stato e avevo lasciato io.

STAY TUNED PER LA TERZA E ULTIMA PARTE!

Playlist aggiornata, restiamo su pezzi solo strumentali 😉

Fantasmi (pt.1)

Un pò come nel racconto di Dickens, una sera venni svegliato dai sospiri dei fantasmi delle donne della mia vita. Dapprima ci furono le donne che avevo respinto e ignorato che volteggiavano noncuranti del mio terrore nel vederle lì nella mia stanza da letto. Ero solo, e quasi mi sbeffeggiavano, sapendo che forse ero destinato alla solitudine. Dopo essersi saziate della mia paura e della mia rassegnazione, sparirono, lasciando spazio alle donne che mi avevano rifiutato e avevo rincorso per tanto tempo. Stavano sedute accanto a me, noncuranti dei sentimenti che ancora provavo, tra le nuvole come quando erano in carne ed ossa e completamente immemori delle mie dichiarazioni. Atteggiamenti ambigui, per loro normali, che mi assillavano. Comprendendo il mio disagio, alzarono le spalle e, proprio come nella vita reale, piano piano andarono via chiedendomi di non avercela con loro. Sapevo che non era finita, e infatti la porta si aprì ancora.

STAY TUNED PER LA SECONDA PUNTATA!

Playlist aggiornata 😉 – Ho iniziato a scrivere il pezzo ascoltando questa, motivo per cui l’ho selezionata 🙂

Maldestramente fugaci, intensamente sognanti

I lampi delle luci delle varie stazioni della metro erano lumi di candela. Trovandosi spesso in quel vagone, si scambiavano occhiate maliziose di chi occhiate maliziose non ne sa dare. Era come se i loro sguardi inciampassero in un terreno sconosciuto: quello del corteggiamento. Ed era piacevole cadere entrambi, più di situazioni cavalleresche o comiche. Sguardi luminosi nel sottosuolo. Erano così catturati da non essere interrotti dai passanti. La situazione perfetta e peggiore era che il treno si rompesse e dovessero calvalcare davvero quegli sguardi che in 20 minuti svaniscono ma in più tempo diventano reali. Un giorno che scesero alla stessa stazione lei inciampò per la pioggia. Decise di cadere anche lui, di proposito, restando in questo gioco di occhiate che non li coinvolse mai nella realtà ma li fece vivere ogni giorno in quell’universo parallelo fatto di silenzi e sguardi maldestramente fugaci e intensamente sognanti.

Playlist aggiornata! 😉

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