Ormai è fatta (Una per due)

“Secondo me l’ho notata prima io. Sta sorridendo più alle mie che alle sue battute. Questione di feeling, di attrazione immediata e irrazionale. Io sono un pò più romantico di lui. Lo so che lui è un pessimo ascoltatore, non è adatto. Mi ha dato il suo indirizzo. E’ fatta.Ma noi restiamo amici comunque, qualunque cosa succeda.”
Sapevo che i belli e dannati vincono sempre. Il suo romanticismo è stato ridicolo, per fortuna l’ho tirato fuori dall’imbarazzo. Ho avuto il suo numero, me l’ha scritto su un pezzo di carta. E’ fatta. Ma io e lui resteremo comunque amici, qualunque cosa succeda.
Si guardarono con aria interrogativa e parlarono sapendo di mentire.
– Niente di che, non fa per me – – Sì, neanche per me –
Non so se il silenzio avrebbe fatto alcuna differenza, ormai era fatta.
Lei aveva vinto due uomini, ma entrambi avevano perso un amico.

Playlist aggiornata! Vi consiglio l’ascolto, ha aiutato molto la stesura 😉

Pausa? (Anni universitari)

Stanze contigue, porte aperte. Non ci vedevamo, ma comunicavamo parlando a voce alta. Se uno rideva, l’altro chiedeva il motivo. E poi si rideva assieme. Eravamo compagni di classe. Ci scrivevamo messaggi quasi in contemporanea: “Pausa?”. Le pause in cortile erano momenti in cui si parlava di noi, di tutto e di niente, andare in questo o in quel pub. E così ti ho conosciuto, ed eri come un fratello. Quando la fine del corso si avvicinava, le nostre stanze erano diventate frontali e ci vedevamo. Niente più messaggi, ma sollevavamo la testa dal tavolo ogni quarto d’ora e, con la coda dell’occhio, ridevamo: “Pausa?”. Le pause, ora sotto la neve, si facevano malinconiche. I discorsi riguardavano progetti in altre città. Mi viene la tentazione ogni tanto, quando sono a lavoro, di scriverti, amico mio, o cercarti nella scrivania a fianco. E un sorriso nostalgico si impossessa del mio viso ora che, uscendo fuori, non trovo te appoggiato al muro ad aspettarmi.

Playlist aggiornata! 😉

Compatibilità (rigetto)

C’è stato un tempo in cui non riuscivo a vedermi senza di te. Certo, allo stesso tempo ti vedevo bene con tante altre persone. E a volte ti vedevo meglio di quando stavi con me. Un paradosso forse, ma era come un pugnale nel petto. Una delle cose che ci faceva forza era la nostra affinità, l’impossibilità – escludendo questi momenti di paradosso – di combaciare così perfettamente con altre persone. Mi ha rassicurato, e ha rassicurato anche te, nei momenti di dubbio e quando il nostro cuore ha battuto un po’ più in fretta al tocco involontario con un’altra pelle. Col tempo questa certezza è diventata eccessiva, facendoci dimenticare che la nostra compatibilità aveva sempre e comunque bisogno di elementi quotidiani che fungessero da anti-rigetto. Ci siamo resi conto troppo tardi che i nostri corpi ci avevano reciprocamente espulsi per smetterla di negarci quella felicità che non provavamo ormai da chissà quanto.

Playlist aggiornata 😉 Canzone di cui consiglio l’ascolto! 🙂

Pa’ e Ma’

Ho mal sopportato il suono che facevi muovendo velocemente il cucchiaino la mattina presto per fare la crema del caffè. Ma da quando sono andato via, ogni volta che mi sveglio, ne ho nostalgia. Il rumore delle scarpe tue e di mamma all’ingresso mentre io, col mio comodo, mi alzavo e cercavo di “riprendermi” dallo shock del cucchiaino come se fossi stato in Vietnam e mi servisse un terapeuta per dimenticare quel frastuono. Dietro ogni grande uomo si dice ci sia sempre una grande donna. E tu sei dietro di lui per coprirgli le spalle, gli sei a fianco per sostenerlo e gli sei davanti quando i suoi discorsi non sono efficaci o vuoi farti abbracciare per prima. Non è mai facile ammettere di aver sbagliato, nessuno vuole sentirsi dire quel “Te l’avevo detto” che distrugge il tentativo di ogni figlio di reclamare il diritto all’errore. Ma aldilà di ogni pretesa e incomprensione, è sempre grande l’emozione di sentire la vostra voce al citofono quando ritorno.

Playlist aggiornata 😉

Jet lag mentale

Ricordo il mio volo di tanti anni fa. Quella strana sicurezza di partire mescolata alla totale assenza di cognizione di quello che stava per succedere. Appena ritornavo, la prima domanda che mi facevi era quando sarei ripartito. “Ho avuto la sensazione che passiamo più tempo a dire -arrivederci- che a vederci”*. Soffrivo di una sorta di jet lag mentale, nonostante l’orario invariato. E sembrava che anche tu ne soffrissi, pur restando ferma. Non c’era mai tempo sufficiente per riabituarsi all’altro. Tutta l’assenza che si provava nella distanza si trasformava in un osservarsi paralizzante. Per notare cambiamenti, per notificare i cambiamenti, ed eventualmente incolpare l’altro per quei cambiamenti. La paura del non riconoscersi, il non volerlo ammettere a volte. Perché se uno cambia e l’altro no, è un male. Ma nonostante tutto, sorrido ancora pensando a quei singoli istanti in cui ci ritrovavamo negli occhi dell’altro e sembrava che non ci fossimo mai separati.

Citazioni tra virgolette tratta da “L’appartamento spagnolo”

Playlist aggiornata! 😉

La verità

La verità è che eravamo assortiti male fin dall’inizio. Lo dico con voce normale, senza gridare, ormai non serve. Lo dico a me stesso, a chiunque mi è intorno. La verità è che era tempo. Tempo perso, tempo di cambiare, nuvoloso da tempo. La verità. Te la dico guardandoti negli occhi, un po’ lucidi. La verità è che i litigi non erano più qualcosa che teneva vivo il nostro legame, ma un veleno che agiva lentamente. La verità, te la dico prendendoti la mano, è che per come eravamo fatti, anzi ero fatto io, la passione scaldava il cuore ma aveva fatto terra bruciata intorno e dentro di noi. Non era rimasto molto. Qualche frase scritta in pezzi di carta, luoghi comuni che ormai non volevamo più visitare. La verità, te lo dico girando un po’ lo sguardo, è che pensavo fossi tutto ma non lo eri. E lo so che era lo stesso per te. Ma la verità, che ora dico sottovoce nella mia mente, è che se mi chiedessi di ritornare io – forse – ritornerei.

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Buttati (Kamikaze)

Ci eravamo conosciuti all’università ed eravamo diventati amici inseparabili. Si dice che l’amicizia tra uomo e donna è possibile, purchè l’uno sia innamorato dell’altra. Che cavolata. Ma un giorno mi hai cominciato a parlare di un ragazzo che ti interessava. Ho sentito un bruciore, attimi di nervosismo. Ti ho consigliato di buttarti, ma l’ho fatto perché volevo tu fossi un kamikaze in quel momento. Non avevo capito. Non mi ero capito. Mi resi conto che i baci di saluto sulla guancia destra avrei voluto fossero di qualche centimetro più a sinistra e viceversa. Me lo descrivevi, ed era così simile a me. E più ne parlavi, più bruciava. Perché lui e non io a questo punto? Sono passati quindici anni. Sei sposata. Davanti a un bicchiere di vino, mi è tornata in mente questa storia. E, per chiuderla, ti ho chiesto come mai il tuo tuffo non aveva avuto successo. E’ bastato che mi guardassi negli occhi per capire che, in realtà, ero io quello che doveva prenderti.

Playlist aggiornata 😉

Quasi quattro quarti (Jukebox)

Per quasi quattro quarti del tempo le colpe le ho fatte ricadere su di te. Per andare avanti. Per giustificarmi. Un “per” che moltiplicava pensieri. Oggi ci rivediamo. Sono quegli incontri che reputi significativi perché sono una svolta, o che reputi insignificanti per evitare di dargli troppa importanza. Incontri a cui vorresti dare un senso, ma per la troppa paura che non lo abbiano fai come se non ci fossero. E forse sbagli. Forse ho sbagliato. Per la prima volta mi incolpo. Vorrei reputarti una sconosciuta. Che è diverso dal voler essere a questo tavolo con una sconosciuta qualsiasi. Ma oggi me ne frego di queste idiozie mentali. E,anche se per quasi quattro quarti saresti colpevole, decido di alzarmi e mettere una canzone nel jukebox. Perche’ voglio farti sorridere, per come ti conosco io. E per sorridere anche io. Perchè, in quel quasi quarto senza colpe, mi ricordo di quando mi portavi vicino a una stella o prendevi per mano e tenevi coi piedi per terra*

Playlist aggiornata con la canzone del jukebox 😉 Buon ascolto :

*Il pezzo finale della frase e’ liberamente ispirato a “Con i piedi per terra” dei Modena City Ramblers

Albero dell’innocenza

Le tue paure, le mie paure. Il voler sembrare navigati a tutti i costi. I tuoi occhi, i miei occhi. Aspetto un segnale, un cenno d’intesa. Probabilmente tu ne aspetti uno mio. Nessuno dei due vuole fraintendere l’altro. Mi avvicino con titubanza. Il tuo imbarazzo, il mio imbarazzo. Scende la spallina del tuo vestito, piano, leggera come una piuma. Ti guardo negli occhi, ancora una volta. Scende anche l’altra. La tua bocca, la mia bocca. Passo la mano sulla tua schiena, che e’ come seta al tatto. Entrambi tremiamo nonostante il calore che c’e’ in tutto l’ambiente circostante. Le tue mani, le mie mani. Due foglie sull’albero dell’innocenza su cui soffia forte il vento della curiosita’. Mi bisbigli nell’orecchio. Di solito sarei saltato in aria per il solletico. Ti guardo negli occhi, ancora una volta, e sorrido senza far rumore. Cosi’ timidi sono i nostri gesti nella poca esperienza di una vita, che ancora non si e’ vissuta, se non nell’infinito sogno che mi porto dentro al cuore.

Playlist aggiornata, buon ascolto! 😉

Contraddirsi

Figurati se mentre cucino mi vengono in mente i tuoi piatti preferiti o le canzoni che ascoltavi perché non amavi il silenzio. Non ci sono più foto tue nascoste in qualche cassetto o in qualche tasca del mio portafogli. Ho eliminato le playlist che avevano il tuo nome e non guardo più i film che guardavamo assieme. Evito di frequentare amici che erano soltanto tuoi, o se lo faccio cerco di renderli soltanto miei. Quando passo per il centro di Berlino non mi vieni neanche in mente, e continuo a mangiarmi le unghie fregandomene perché non posso più graffiarti. A lei non dà fastidio, eh no. Che mi importa di quello che fai, adesso ho un’altra metà. Altri progetti, altri sogni. Si va avanti, proprio come dicevi tu. Lo spazio cerebrale con la tua etichetta è stato rimosso, tutto resettato. Non parlo di te, non scrivo di te. Non sei la prima cosa a cui penso. Non sei nemmeno l’ultima prima di addormentarmi. Anzi, ora spengo la luce e buonanotte.

Playlist aggiornata con una cover di una canzone degli Skid Row 😉 – A meno che non ci siano altre ispirazioni, buon weekend!

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