Datti

Datti tempo. Datti spazio. Datti pace. Chiediti tutto quello che vuoi e prova a risponderti da sola, ma non è detto che sia la pura verità E’ la tua verità e, almeno temporaneamente, potrebbe andarti bene. Datti tempo. Non avere fretta, anche se continui a chiederti quando smetterai di soffrire. E non lo saprai, puoi soltanto viverlo sulla tua pelle, in barba ai tanti consigli che riceverai. Non esiste un tempo prefissato se non quello che ti prendi. E prenditelo sul serio. Datti spazio. Puoi anche pensare che “chiodo schiaccia chiodo” ma chi ti dice che non sia tu quella usata per schiacciare un altro chiodo? Certo ti distrarrà e ti aiuterà a capire che il mare è pieno di pesci, ma sei sicura di voler essere tu l’esca di questo mare torbido? Diceva qualcuno che per poter amare gli altri devi prima amare te stessa. Ama i tuoi spazi, anche da sola. Datti pace. Tutte le cose che finiscono hanno avuto un inizio, ma non tutto ciò che inizi finisce per forza. Forse questa volta doveva andare così. Prima di darti pace, però, probabilmente dovrai soffrire. La quiete viene dopo la tempesta. Non aver paura, anche se ti sembra che la burrasca non finisca mai e che, a volte, ti ci stia buttando consapevolmente. Forse ti stai testando, ti stai valutando. Non sai quanto sia resistente la tua barca, anche se pensi il contrario. Ama il tuo tempo, ama il tuo spazio e ama la tua pace.

Quando pensi

Quando pensi di non essere amato, ricordati di lei che aveva paura del buio e ti baciava ad occhi chiusi. Dei tuoi che entravano a piedi nudi in camera tua per rimboccarti le coperte e tu avevi lasciato vetri rotti a terra sbattendo la porta. Ricordati dei tuoi fratelli (se non ne hai, di quelli non di sangue) che ti portavano a scuola o mantenevano i tuoi segreti assurdi. Ricordati dei sorrisi che ti hanno dato, di chi ha riso alle tue battute orrende, di quell’amico che ti ha accompagnato a casa e stava morendo di sonno. Di chi è stato a sentirti mentre ti lamentavi e sicuramente aveva di meglio da fare anche se ti ha detto il contrario. Forse non è amore, ma è davvero un sacco di bene.

Ricordati che nessuno è obbligato ad amarti ma, soprattutto, ricorda che per primo devi amare quella persona davanti a te mentre sei allo specchio.

Fosse stata

Fosse stata un medico, per essere romantico, gli avrebbe detto che avrebbe voluto tanto sfiorare le loro falangi. Fosse stata un’importante economista, gli avrebbe detto che lui era il suo vantaggio competitivo. Se fosse stata un’avvocato si sarebbe definita una causa persa prima di incontrarlo. Fosse stata Leonardo lui sarebbe stato la sua Gioconda. Ma era una semplice ragazza, e più lo guardava e più non sapeva cosa dire perché sarebbe davvero poco. Allora lo continuava a guardaca e stava zitta. Siccome ci credeva, diceva dentro di lei che lui era il suo miracolo.

L’amore in metro

L’amore in metro lo riconosci già quando aspetti: due persone che si sfiorano con lo sguardo, sapendo di entrare nello stesso vagone, sperando di andare verso la stessa destinazione senza un capolinea. L’amore in metro lo vedi alle frenate brusche, quando lei cade e chiede scusa imbarazzata e lui si sente l’eroe che l’ha salvata e sogna almeno un bacio. L’amore in metro è in chi si vuol dare appuntamento per viaggiare assieme e, quando si incontra, è come se fosse successo per caso. Perché ogni volta è come la prima volta. L’amore in metro è come un primo appuntamento che non ti sei dato. È fatto di frenate. Di movimenti accelerati, cadute. L’amore in metro apre le porte per farti scendere ma anche per far salire il tuo destino inaspettato. Come andrà a finire, o continuare, dipende anche da te.

Delle storie passate

Dalle storie passate impariamo tante cose.
Impariamo che non bastano i sentimenti, le buone intenzioni e i propositi.
Spesso non sono sufficienti nemmeno le azioni, i gesti più folli.
O quelli più comuni.
Quelli quotidiani.
Impariamo che non bastano rose o baci dati bene.
Cosa serve allora, ci chiediamo, mentre guardiamo coppie felici per mano.
Coppie che si scambiano sguardi che ti fanno dubitare di tutto ciò che avevi pensato di sapere.
Quelle coppie che, in realtà, potrebbero porsi le stesse domande prima di dormire.
E quando uno chiede cosa c’è, l’altro risponde “niente”.
E in quel “niente” c’è tutto da imparare ancora.

Milza e cuore

Giocavo a calcio, ero anche abbastanza veloce. Ma quanto cavolo correvo quando c’eri tu a guardarmi, oh si che correvo. Facevo finta di niente, non ti fissavo mai direttamente. E quando ti giravi da un’altra parte prendevo fiato e mi sentivo male, con la milza che scoppiava e il cuore a mille a causa tua forse più che per lo scatto sulla fascia.
E tu non sapevi niente, venivi con le amiche e vi siedevate sul muretto. Noi tutti volevamo far colpo su qualcuna, e cercavamo di emergere a turno, accordandoci in anticipo.
E mi fa sorridere pensare a questo cameratismo.
E mi fa male la milza e ho il cuore a mille se penso al tuo sguardo e a me che cercavo di dribblarlo inutilmente per non incespicare troppo nei tuoi occhi che forse avevano capito tutto.

I ragazzi

I ragazzi delle elementari prendono in giro le compagne quando sono interessati, prendono in giro chi sta con le femmine. I ragazzi delle elementari scappano all’uscita di scuola e si girano a guardare le compagne facendo la linguaccia. I ragazzi delle elementari danno un bacio sulla guancia e i genitori battono le mani felici e sorridono, mentre loro non capiscono.
I ragazzi delle medie iniziano a non prendere in giro chi sta con le ragazze ma prendono comunque in giro le ragazze con l’umorismo per farsi piacere. Iniziano a sfiorarle sentendo le farfalle nello stomaco che hanno ali ancora troppo piccole. I ragazzi delle medie accompagnano per un pezzo di strada le ragazze con lo zaino su una spalla, per fare i duri, e tornano a casa con le contratture, mentre le ragazze sorridono facendosi notare. I ragazzi delle medie danno il primo bacio e chiedono se è piaciuto, se si fa così e hanno il chewing gum per coprire la puzza di fumo che fa tanto trasgressione. Gli studenti del liceo vengono in motorino e danno passaggi, poi hanno la macchina e portano alle feste. I ragazzi del liceo saltano la scuola, occupano classi e si fanno eleggere per parlare col megafono e le ragazze li ascoltano. I ragazzi del liceo baciano seduti sul sellino o sui sedili davanti separati solo dalla leva del cambio e dalla paura. I ragazzi dell’università possono scegliere, sono fuori sede o meno, hanno soldi da gestire e non devono aspettare che i genitori siano fuori per fare una festa solo per invitare quella che vogliono ma devono invitare altre 30 persone per non farlo capire. I ragazzi dell’università baciano mentre sottolineano libri di 300 pagine o al portone di casa guardando e agognando un invito.
E poi? E io? Non ho una risposta. Siamo tutti un po’ o per nulla questi ragazzi. So che quando li guardo e ci guardo, mi fa sorridere sentirmi allo specchio. E mi chiedo adesso che ragazzo fossi stato alle elementari, alle medie, al liceo e all’università. E, mentre me lo chiedo, sorrido per le mie e le contratture di tutti noi.

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