Regole non scritte

Quanto ti sei sentito a disagio quando, dopo esservi salutati a fine serata, scopri che dovete andare verso la stessa direzione della città e potreste fare la strada assieme ma tu fai finta di aspettare qualcosa e lo fai solo perché sarebbe strano? Chi lo ha deciso che sarebbe stato inopportuno camminarle a fianco fino alla fine, chi ti ha detto che lei non ti ha cercato con la coda dell’occhio sperando fosse lei quella che attendevi? Quando ti sei sentito dire che la giornata era stata così pesante che se avesse potuto sarebbe andata a dormire in quel momento, ed erano solo le otto di sera, quanto ti sei sentito di troppo e avresti preferito fosse un invito a condividere il cuscino ad un orario improbabile piuttosto che un invito a sparire? Chi ha detto che non volesse davvero la tua presenza e aspettasse che ti facessi avanti? Le regole non scritte, che non scrive nessuno, ma scrivi tu stesso nella tua testa per giustificarti ogni volta che non hai il coraggio di fare qualcosa.

Un ringraziamento ad A. / Playlist aggiornata, buon ascolto!

Fotografie

Sarà che non mi reputo bravo a fare foto. A lei invece piace. Quando ci siamo visti io volevo fare degli scatti di noi due in uno degli svariati momenti assieme, da soli, vicini a vari panorami entusiasmanti o meno. Anche di nascosto. Ma non l’ho fatto. Ci ho pensato, ma mi sembrava sempre di sminuire quel momento. E se poi il momento successivo fosse stato più importante? Non potevo fare una foto ogni due secondi, perché sarebbe andata così. La realtà è che, sorprendendomi, neanche lei ha fatto fotografie. Ma se le avesse fatte, io avrei considerato quel momento speciale. Mi sarei paragonato a un Colosseo o un bel tramonto che non voleva dimenticare. Ma, ancora più bello, sarebbe pensare che lei non ha fatto nemmeno una foto perché la pensava come me. Ché ogni attimo era importante. E viverlo con gli occhi propri in quelli dell’altro era meglio di un obiettivo e di un qualsiasi filtro per conservare le emozioni che provavamo in quel momento.

Playlist aggiornata, buon ascolto!

Attese – Miracolo (oltre le dodici righe)

Ricordo bene le volte che l’ho aspettata sotto casa sua. Arrivavo in orario pur sapendo che sarei rimasto lì. Mi metteva ansia, un po’ di nervosismo e le scrivevo di muoversi. Quando apriva il portone le avrei chiesto di rifarlo mille volte perché vederla uscire dal niente era come un miracolo. Mi è tornata in mente la prima volta che doveva venire a casa mia. Ed ero sempre io a dover aspettare. Volevo che tutto fosse perfetto, anche se dicono che è difficile e suona strano vedere un uomo con la casa troppo in ordine. Sembrerebbe da psicopatico. Ma nel dubbio, meglio apparire uno psicopatico ordinato che uno disadattato. Sentivo i suoi passi mentre ancora era a casa sua: chilometri di battiti fino al mio portone. E pulivo angoli remoti del letto mentre lei si infilava il vestito. Buttavo cibi scaduti mentre lei cercava di arrivare alla cerniera che le accarezzava la schiena. Ah, quanto avrei preferito essere lì. Avevo trovato un vecchio maglione caduto in disgrazia dietro l’armadio. Non volevo esplorare oltre. Una casa perfetta, ci avevo impiegato poco. Come poco ci avrebbe impiegato lei ad arrivare. Era in ritardo di cinque minuti. L’ansia aumentava, soprattutto dopo quella fatica. Dieci, venti. Mezz’ora. Suona il citofono. Infarto. “Chi è?” “Aspetti qualcun’altra?” . Non rispondo nemmeno, mi specchio nei miei occhiali mentre la sento salire le scale. Alito sulla mia mano, che ancora odora di Viakal, ma è troppo tardi. Eccola sta per apparire sul pianerottolo. Chiudo il mio portone. Aspetto che bussi. Bussa. Guardo lo spioncino, lei lo deve aver sentito perchè saluta. Lo chiudo. Lo riapro e la vedo innervosirsi un po’. Sorrido, penso che sia quasi lo specchio delle mie attese. Apro il portone. E’ bellissima. “Che ordine. Sei mica un serial killer?”. Panico. “Mi piacciono gli uomini ordinati”. Il miracolo.

Sportiva

So che sei una ragazza sportiva, ma io preferisco avere il cuore a mille perché mi chiami piuttosto che per una corsa sul tapis roulant. I crampi, quelli mi piacerebbe averli perché ci siamo seduti con le gambe incrociate a guardar le stelle e non riusciamo più a sbrogliarle. Il dolore ai polpastrelli, lo accetterei senza problemi se fosse perché ho suonato la chitarra facendo il barrè con canzoni assurde per impressionarti, non perché sono rimasto appeso alla sbarra. La tartaruga, quella potrebbe anche arrivare dopo ore di flessioni, ma io preferisco regalartela e scegliere assieme un nome e darle da mangiare. Per anni mi sono allenato, ho applicato e dimenticato il fair play, ma l’amore non è uno sport e per quanto possa avere qualche tattica in mente, per quanto abbia cerotti pronti per l’uso, preferisco continuare ad essere totalmente impreparato e farmi venire i crampi e perdere il respiro stando fermo davanti ai tuoi occhi.

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Le donne che ti hanno detto di no

Le donne che ti hanno detto di no ritornano in primavera dopo inverni di lunghi silenzi. Ritornano di soppiatto ma per te è un uragano. Le donne che ti hanno detto di no ricordano i tuoi apprezzamenti, e pensano ad ogni gesto disperato che hai fatto per conquistarle, anche se avevano fatto finta di niente. Le donne che ti hanno detto di no si affacciano di nuovo alla tua vita come se niente fosse, con un semplice ciao, ma ti scervelli per sapere perché, convincendoti che si sono pentite, che tornano strisciando ai tuoi piedi per vedere se strisci anche tu o semplicemente per confonderti. Pensi tutto questo dalle mura dei tuoi castelli di sabbia che hai costruito per tutto questo tempo senza considerare che potrebbe piovere. E dici agli amici che affronterai il tutto negandoti, per ripagare con la stessa moneta. Ma le donne che ti hanno detto di no ritornano, è vero, ma hanno dentro di loro la stessa risposta dell’altra volta senza avere alcuna domanda per te.

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Non guardarmi

Non guardarmi mentre mi sto innamorando. E’ come quando tiravo un calcio di rigore: in allenamento li facevo tutti e poi con l’audience che faceva il tifo e osservava speranzosa, sbagliavo sempre. Non guardarmi, per me è come quando facevo gli esercizi: a casa potevo scrivere cavolate e cancellare senza che nessuno mi dicesse nulla, ma alla lavagna davanti ai compagni e agli insegnanti, non era lo stesso. Girati dall’altra parte, mi sembra di essere alla prima con la band, dopo tutte quelle prove perfette, che poi manca la voce e sbaglio accordi perché la gente è lì che aspetta qualcosa. Non guardarmi mentre blatero e blatero e blatero ancora dopo che ti avevo detto di essere una persona sintetica e rischi di rimanere incastrata nelle mie parole. Non guardarmi mentre mi sto innamorando. Però, ascoltami, se guardandomi mentre mi sto innamorando ti dovessi innamorare di me, allora ti prego fissami e scolpiscimi nei tuoi occhi senza fermarti mai.

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Grandi amici

Mi incolpavi spesso di essere geloso senza motivo. Mi ricordo quando lo incontrammo una volta e ti ho chiesto chi fosse quel tizio e come mai quell’affetto immenso tra voi e mi hai rimproverato dicendo che era solo un amico. Ho incassato, in silenzio. Al tuo compleanno stava per arrivare la mezzanotte, eccola, ma ti arriva un messaggio. Accidenti quanto è rapida tua sorella, ah no è lui, vabè scusa poteva aspettare… e mi hai detto che era solo un amico. Ho incassato anche qui, pur pensando fosse un tempismo eccessivo. Suonano al portone, sei tu zuppa, ti chiedo come mai non mi hai chiamato che ti venivo a prendere e hai detto che ti ha portato lui. E mi hai detto che era solo un amico. Ho incassato il colpo, anche se al limite. Potrai capire quanto non mi abbia stupito scoprire che tu avessi aperto da tempo il portone del tuo cuore a questo grande amico quando lo avevi già chiuso per me senza dirmi niente. Che fortuna avere degli amici come i tuoi.

Playlist aggiornata. Buon ascolto 😉

La sera in cui

Mi manca la sera in cui non ho concluso niente. Eri li davanti a me che mi chiedevi cosa volevo, io volevo chiederti cosa volevi tu e nessuno dei due sapeva cosa voleva l’altro e forse nemmeno sapevamo cosa volevamo da noi stessi. Mi manca la sera in cui non ho concluso niente. E anche se tornassi indietro nel tempo e sapessi già che la prima volta non avevo concluso niente so che andrebbe nello stesso modo. Perché, in fondo, sono sempre la stessa persona che si lascia guardare senza rispondere e guarda te per avere risposte. Perché, come ora, anche ai tempi sapevo cosa volevo. E non ho comunque concluso niente. E perché, nonostante tutto, sorrido sempre ripensando alla sera in cui non ho concluso niente. Come sto sorridendo ora che te lo sto raccontando. E stai sorridendo anche tu mentre mi guardi, ma senza farmi domande stavolta. Chissà se mi mancherà anche questa sera in cui non so se concluderò qualcosa. Forse sì.

Playlist aggiornata 😉

Tra orecchio e base del collo (Più di dodici)

La luce penetrava dalla finestra accarezzandole quel punto che io amo baciarle, tra orecchio e base del collo. E quel punto è solo mio: se qualcuno lo guarda anche di sfuggita io non ne sono felice. Ma quel raggio non mi faceva invidia e non disturbava i suoi occhi, decisi perciò di farlo entrare nel nostro mondo. Quella maglietta che le arrivava poco sotto le ginocchia, di un tessuto molto leggero, si appoggiava leggera sui suoi seni e i suoi fianchi, lasciando intravedere qualcosa tra cui l’ombelico sul quale poggiavo sempre il bottone rotto del mio giaccone quando aveva la pancia scoperta e io stavo uscendo. La guardavo dormire, con un respiro così sottile che le prime volte stavo sveglio tutta la notte perché pensavo fosse morta. E senza sapere nulla, sapevo che avrei voluto morire prima di lei eventualmente. Non sapevo cosa sarebbe successo in quella giornata, e nella mia vita da single degli anni A.L (Avanti Lei, così li definivo, così come D.L. per quelli dopo) mi svegliavo tardi e mi coricavo tardi perché ero convinto che potessero accadere meno casini nelle ore notturne. Ma ora mi sveglio prima, poco prima di lei, e mi prendo questi dieci secondi per capirla e capire me stesso. Poi, per errore o meno, sposta sempre la sua mano sul mio petto, apre gli occhi e mi chiede scusa e spera (falsamente) di non avermi svegliato. Ha la voce di chi è andata chissà dove nei suoi sogni, gli occhi di chi vorrebbe dormire sempre, e non vuole che la bacio perché “so di chiuso”. Mi fa impazzire d’amore questa cosa, e penso al sole che si fa più convinto e ti illumina bene, ti rende così bella e io non resisto più che ti dico che non me ne frega niente, ed è colpa tua che sei così e ti bacio con la mia bocca che non è granchè nemmeno lei. Ma te ne freghi pure tu. Allora sei perdonata per avermi falsamente svegliato, ti guardo spogliarti e guardarmi con la coda dell’occhio perché vuoi essere guardata ma vuoi anche coprirti lasciando quello spazio tra orecchio e base del collo, e lo fai con dolcezza. Allora mi prendo altri dieci secondi, ti guardo ancora e so che posso stare bene anche nelle ore diurne. E apro le persiane.

Sono più di dodici righe, ma oggi mi predo questa libertà sanvalentiniana 😉 Buon ascolto della playlist!

Sfaccettature

Quante sfaccettature di noi ci perdiamo. Forse la persona della nostra vita è quella che, con delicatezza, senza fiori accessori, senza piatti d’argento per servirceli, senza scopa e paletta per raccogliere o stracci per lavar via, è quella che ce le porge piano piano. Che ce le sussurra, che ce le ricorda, che un po’ ne ha timore a volte ma lo fa comunque. E noi ci sconvolgiamo. Perché ci sembra impossibile ricordare chi siamo senza essere investiti da un treno di emozioni, senza calci o pugni. E, invece, possono esserci delle mani delicate che ci porgono questi frammenti, a volte così taglienti, che ti vien voglia di dire “chi te lo ha fatto fare che ti tagli!”. O così fragili che nemmeno tu volevi venissero trovati. E in quel taglio c’è tutto l’amore. In quella fragilità ci siamo noi. E ora c’è la persona della nostra vita. Che non è un treno o un colpo di fulmine, ma una mano delicata che non ha paura di tagliarsi con i frammenti fragili delle tue sfaccettature.

Per chi avesse voglia, mi farebbe piacere una vostra recensione sul libro in Amazon. Anche poche parole, sincere, anche per stroncare se non vi è piaciuto! Potete trovare il link qui: Dodicirighe su Amazon

Playlist aggiornata con un omaggio al recentemente scomparso Black. Buon ascolto 😉

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