Avevo le Bull Boys e tu le Lelly Kelly. Favevo due passi ed ero già sudato, col mio zaino pesantissimo della “El Campero” comprato durante la festa cittadina in qualche bancarella, mentre tu sembrava volassi su quello zaino dei Mini Pony, mangiando il leccalecca delle Spice Girls. Provavo ad avvicinarmi, ma non mi degnavi di uno sguardo, mentre i miei compagni si scambiavano figurine come se fossero al mercato nero delle armi o qualcosa di simile. Forse tu avevi capito il mio disagio e forse anche i tuoi genitori quando, salutandoti goffamente all’uscita di scuola, andai a sbattere contro un palo fratturandomi il naso. Nei film, prima o poi, queste situazioni portano i protagonisti ad incrociarsi, a fare delle promesse. Ci sono musiche di sottofondo giuste, la bambina si ricrede e il fallito si redime.
Nella realtà, non ci sfiorammo mai: io mi ripresi dalla botta ma restai per lungo tempo in convalescenza da te.