Hai mai

Hai mai provato quella sensazione di vuoto quando finisce una serie tv o quando finisce un amore, un’amicizia, qualcosa del genere? Hai mai provato a pensare a tutti i no che hai detto tu invece che a tutti quelli che hai ricevuto, a tutte le porte che tu hai sbattuto in faccia senza farlo apposta? Hai mai pensato che quando quella ragazza ti ha detto di no fosse perché davvero non gli piacessi in quel senso e non perché era cattivo come tutti gli altri? Hai mai provato a stare davvero in silenzio per qualche minuto, a essere davvero te stesso in mezzo agli altri? Hai mai scritto qualcosa senza dover per forza pensare al successo ma solo perché volevi scrivere?  Hai mai visto l’alba da una collinetta, ascoltato il rumore del mare e fatto una buona azione senza davvero averci pensato? Ti stai chiedendo perché io non mi faccia i fatti miei e faccia queste domande ad alta voce. Forse perché è più facile invitare gli altri a farle che farle a noi stessi.

 

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Fosse stata

Fosse stata un medico, per essere romantico, gli avrebbe detto che avrebbe voluto tanto sfiorare le loro falangi. Fosse stata un’importante economista, gli avrebbe detto che lui era il suo vantaggio competitivo. Se fosse stata un’avvocato si sarebbe definita una causa persa prima di incontrarlo. Fosse stata Leonardo lui sarebbe stato la sua Gioconda. Ma era una semplice ragazza, e più lo guardava e più non sapeva cosa dire perché sarebbe davvero poco. Allora lo continuava a guardaca e stava zitta. Siccome ci credeva, diceva dentro di lei che lui era il suo miracolo.

L’amore in metro

L’amore in metro lo riconosci già quando aspetti: due persone che si sfiorano con lo sguardo, sapendo di entrare nello stesso vagone, sperando di andare verso la stessa destinazione senza un capolinea. L’amore in metro lo vedi alle frenate brusche, quando lei cade e chiede scusa imbarazzata e lui si sente l’eroe che l’ha salvata e sogna almeno un bacio. L’amore in metro è in chi si vuol dare appuntamento per viaggiare assieme e, quando si incontra, è come se fosse successo per caso. Perché ogni volta è come la prima volta. L’amore in metro è come un primo appuntamento che non ti sei dato. È fatto di frenate. Di movimenti accelerati, cadute. L’amore in metro apre le porte per farti scendere ma anche per far salire il tuo destino inaspettato. Come andrà a finire, o continuare, dipende anche da te.

Movimento

Si scioglieva i capelli,
faceva quel movimento con il collo per spostarli indietro,
pensando di sistemarli e invece erano ancora più incasinati di prima.
Questa cosa mi faceva impazzire ogni volta che lei lo faceva.
La guardavo
e lei poi cercava il mio sguardo
per capire se avesse qualche ciuffo fuori posto.
Non ebbi mai il coraggio né la voglia di dirglielo
tutte le volte che sembrava che il vento le avesse smosso tutto
o avesse preso la scossa.
Come non ebbi il coraggio di usare la mia mano
per metterle i capelli al loro posto.

Delle storie passate

Dalle storie passate impariamo tante cose.
Impariamo che non bastano i sentimenti, le buone intenzioni e i propositi.
Spesso non sono sufficienti nemmeno le azioni, i gesti più folli.
O quelli più comuni.
Quelli quotidiani.
Impariamo che non bastano rose o baci dati bene.
Cosa serve allora, ci chiediamo, mentre guardiamo coppie felici per mano.
Coppie che si scambiano sguardi che ti fanno dubitare di tutto ciò che avevi pensato di sapere.
Quelle coppie che, in realtà, potrebbero porsi le stesse domande prima di dormire.
E quando uno chiede cosa c’è, l’altro risponde “niente”.
E in quel “niente” c’è tutto da imparare ancora.

Lavatrice

Mi sedevo davanti alla lavatrice mettendo i panni che avevo usato quando stavo con lei.
Impostavo i programmi più aggressivi, quelli più a lunga durata.
Non volevo rimanesse niente di lei, né l’odore né il segno di alcun contatto.
Non mi interessava nemmeno che si scolorissero: anche se fossero diventati grigi tutti i colori mi sarebbe andata bene.
In fondo avrebbe rispecchiato il mio stato d’animo.
Ma i colori restavano.
Gli odori quasi si acuivano come se mi volessero sbeffeggiare.
Solo dopo mesi mi resi conto che non avevo mai messo il detersivo e che, in realtà, non ero veramente pronto a non sentore il suo odore né il suo tocco sulla mia pelle attraverso i miei vestiti.

Milza e cuore

Giocavo a calcio, ero anche abbastanza veloce. Ma quanto cavolo correvo quando c’eri tu a guardarmi, oh si che correvo. Facevo finta di niente, non ti fissavo mai direttamente. E quando ti giravi da un’altra parte prendevo fiato e mi sentivo male, con la milza che scoppiava e il cuore a mille a causa tua forse più che per lo scatto sulla fascia.
E tu non sapevi niente, venivi con le amiche e vi siedevate sul muretto. Noi tutti volevamo far colpo su qualcuna, e cercavamo di emergere a turno, accordandoci in anticipo.
E mi fa sorridere pensare a questo cameratismo.
E mi fa male la milza e ho il cuore a mille se penso al tuo sguardo e a me che cercavo di dribblarlo inutilmente per non incespicare troppo nei tuoi occhi che forse avevano capito tutto.

Dopotutto

E stai correndo.
Senza fermarti e senza una meta.
Con gli occhi chiusi, pur rischiando di schiantarti contro un palo o contro un muro.
Respiri a pieni polmoni, seguendo il suo respiro accanto al tuo mentre sta correndo.
E se ti dice di andare avanti, fingi che ti si è slacciata una scarpa e aspettala.
Anche lei sta rischiando, non credere.
E pure lei ogni tanto sbircia, perché è umano dare un’occhiata.
Dille quanto è bella la vita accanto a lei.
Diglielo ora.
Apri gli occhi, e dimmi se non è ancora più bella adesso.
Non sei forse innamorato, dopotutto?

Spazi e difetti

Ho bisogno
dei miei spazi.
Quelli
dove ci sei
anche tu.

//

Quando mi ricordo
che non posso averti
penso ai tuoi difetti
per facilitare il distacco.
Il problema
è che amo
anche quelli.

I ragazzi

I ragazzi delle elementari prendono in giro le compagne quando sono interessati, prendono in giro chi sta con le femmine. I ragazzi delle elementari scappano all’uscita di scuola e si girano a guardare le compagne facendo la linguaccia. I ragazzi delle elementari danno un bacio sulla guancia e i genitori battono le mani felici e sorridono, mentre loro non capiscono.
I ragazzi delle medie iniziano a non prendere in giro chi sta con le ragazze ma prendono comunque in giro le ragazze con l’umorismo per farsi piacere. Iniziano a sfiorarle sentendo le farfalle nello stomaco che hanno ali ancora troppo piccole. I ragazzi delle medie accompagnano per un pezzo di strada le ragazze con lo zaino su una spalla, per fare i duri, e tornano a casa con le contratture, mentre le ragazze sorridono facendosi notare. I ragazzi delle medie danno il primo bacio e chiedono se è piaciuto, se si fa così e hanno il chewing gum per coprire la puzza di fumo che fa tanto trasgressione. Gli studenti del liceo vengono in motorino e danno passaggi, poi hanno la macchina e portano alle feste. I ragazzi del liceo saltano la scuola, occupano classi e si fanno eleggere per parlare col megafono e le ragazze li ascoltano. I ragazzi del liceo baciano seduti sul sellino o sui sedili davanti separati solo dalla leva del cambio e dalla paura. I ragazzi dell’università possono scegliere, sono fuori sede o meno, hanno soldi da gestire e non devono aspettare che i genitori siano fuori per fare una festa solo per invitare quella che vogliono ma devono invitare altre 30 persone per non farlo capire. I ragazzi dell’università baciano mentre sottolineano libri di 300 pagine o al portone di casa guardando e agognando un invito.
E poi? E io? Non ho una risposta. Siamo tutti un po’ o per nulla questi ragazzi. So che quando li guardo e ci guardo, mi fa sorridere sentirmi allo specchio. E mi chiedo adesso che ragazzo fossi stato alle elementari, alle medie, al liceo e all’università. E, mentre me lo chiedo, sorrido per le mie e le contratture di tutti noi.

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