Un giorno

Un giorno riuscirò a dirti quanto mi piace perdermi in quella galassia di lentiggini sulle tue gote illuminate da quegli occhi. La notte di San Lorenzo nel mio quotidiano ammirarti senza bisogno di binocoli o telescopi. Avrò anche il coraggio di sussurrarti che amo percorrere le tue labbra mentre si aprono come un sipario pronto a far uscire lo spettacolo che è la tua voce. Ogni inizio del tuo parlare, dopo un periodo di dolce silenzio, è per me come l’emozione del debutto. Penso che dovrò anche confessarti che spesso, perdendomi in quel microcosmo di bellezza, ho tralasciato qualche parola. Ma spero che riuscirai a perdonarmi, qualora riuscissi a dirti queste cose, ovviamente con ordine cronologico invertito rispetto a come l’ho pensato. Ma sappi che, anche se tu mi facessi una ramanzina, io non farei altro che perdermi di nuovo in quella galassia, in quella notte di comete, ad aspettare l’apertura del sipario e cullarmi nella tua voce infuriata.

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Auguri

Potevo far finta non fosse già passata la mezzanotte. O che fosse iniziato un giorno qualsiasi e io, come sempre, mi trovavo sveglio. Potevo e non sarebbe sembrato strano a nessuno. Nemmeno a lei. Forse questo era il pensiero che più tartassava la mia mente. Essere un augurio come tanti altri. E’ passata da poco la mezzanotte e vorrei farti gli auguri di compleanno, non per dovere di essere fra i primi. Perché mi capita di farlo anche con altri. Ma perché so che fai il compleanno ed è costume fare gli auguri. Potrei anche non farteli. Ma poi, ecco, ore e ore pensando a cosa scriverti. Fossi stata un’amica qualsiasi, quanto avrei voluto lo fossi. Forse è la prima volta che lo dico. Mattina? Ore pasti? Sera? E’ mezzanotte e mezza, del giorno dopo. E penso di farteli ora. Come tempismo per far finta di niente, non è il migliore. Come fai tu a farmi sempre gli auguri ad un orario qualsiasi, che qualsiasi per me non lo è mai? “Ehi, ciao!Auguroni, scusa il ritardo!” Invio. Che stupido.

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Labbra

Su quali labbra hai lasciato il sapore di mare, il sapore del sale dopo una nuotata, dopo che ti ho fatta cadere giù nel fondo per scherzo e poi hai acchiappato anche me dalle punte dei piedi e mi hai trascinato in quei fondali così cristallini. Su quali labbra hai lasciato il sapore del gelato alla vaniglia col cioccolato fuso che si squagliava quell’estate, colava ai bordi e recuperavi in scivolata per non perderne nemmeno un angolino. Su quale labbra hai lasciato il sapore di sangue dopo che ti eri morsa mentre mangiavi una pesca e hai chiuso gli occhi per il dolore, hai agitato le mani per il nervosismo e perché sapevi ti si sarebbero gonfiate. Su quali labbra hai lasciato il tuo sapore dopo una lunga dormita, schiudendole piano in un sorriso meravigliosamente bello che incorniciava il tuo volto e i tuoi occhi minuscoli e assonnati. Su quali labbra hai lasciato la tua anima. Sulle mie. Poco importano quelle dopo. Sappiamo che prima o poi dovrai venire a riprendertela.

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Regole non scritte

Quanto ti sei sentito a disagio quando, dopo esservi salutati a fine serata, scopri che dovete andare verso la stessa direzione della città e potreste fare la strada assieme ma tu fai finta di aspettare qualcosa e lo fai solo perché sarebbe strano? Chi lo ha deciso che sarebbe stato inopportuno camminarle a fianco fino alla fine, chi ti ha detto che lei non ti ha cercato con la coda dell’occhio sperando fosse lei quella che attendevi? Quando ti sei sentito dire che la giornata era stata così pesante che se avesse potuto sarebbe andata a dormire in quel momento, ed erano solo le otto di sera, quanto ti sei sentito di troppo e avresti preferito fosse un invito a condividere il cuscino ad un orario improbabile piuttosto che un invito a sparire? Chi ha detto che non volesse davvero la tua presenza e aspettasse che ti facessi avanti? Le regole non scritte, che non scrive nessuno, ma scrivi tu stesso nella tua testa per giustificarti ogni volta che non hai il coraggio di fare qualcosa.

Un ringraziamento ad A. / Playlist aggiornata, buon ascolto!

Fotografie

Sarà che non mi reputo bravo a fare foto. A lei invece piace. Quando ci siamo visti io volevo fare degli scatti di noi due in uno degli svariati momenti assieme, da soli, vicini a vari panorami entusiasmanti o meno. Anche di nascosto. Ma non l’ho fatto. Ci ho pensato, ma mi sembrava sempre di sminuire quel momento. E se poi il momento successivo fosse stato più importante? Non potevo fare una foto ogni due secondi, perché sarebbe andata così. La realtà è che, sorprendendomi, neanche lei ha fatto fotografie. Ma se le avesse fatte, io avrei considerato quel momento speciale. Mi sarei paragonato a un Colosseo o un bel tramonto che non voleva dimenticare. Ma, ancora più bello, sarebbe pensare che lei non ha fatto nemmeno una foto perché la pensava come me. Ché ogni attimo era importante. E viverlo con gli occhi propri in quelli dell’altro era meglio di un obiettivo e di un qualsiasi filtro per conservare le emozioni che provavamo in quel momento.

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Attese – Miracolo (oltre le dodici righe)

Ricordo bene le volte che l’ho aspettata sotto casa sua. Arrivavo in orario pur sapendo che sarei rimasto lì. Mi metteva ansia, un po’ di nervosismo e le scrivevo di muoversi. Quando apriva il portone le avrei chiesto di rifarlo mille volte perché vederla uscire dal niente era come un miracolo. Mi è tornata in mente la prima volta che doveva venire a casa mia. Ed ero sempre io a dover aspettare. Volevo che tutto fosse perfetto, anche se dicono che è difficile e suona strano vedere un uomo con la casa troppo in ordine. Sembrerebbe da psicopatico. Ma nel dubbio, meglio apparire uno psicopatico ordinato che uno disadattato. Sentivo i suoi passi mentre ancora era a casa sua: chilometri di battiti fino al mio portone. E pulivo angoli remoti del letto mentre lei si infilava il vestito. Buttavo cibi scaduti mentre lei cercava di arrivare alla cerniera che le accarezzava la schiena. Ah, quanto avrei preferito essere lì. Avevo trovato un vecchio maglione caduto in disgrazia dietro l’armadio. Non volevo esplorare oltre. Una casa perfetta, ci avevo impiegato poco. Come poco ci avrebbe impiegato lei ad arrivare. Era in ritardo di cinque minuti. L’ansia aumentava, soprattutto dopo quella fatica. Dieci, venti. Mezz’ora. Suona il citofono. Infarto. “Chi è?” “Aspetti qualcun’altra?” . Non rispondo nemmeno, mi specchio nei miei occhiali mentre la sento salire le scale. Alito sulla mia mano, che ancora odora di Viakal, ma è troppo tardi. Eccola sta per apparire sul pianerottolo. Chiudo il mio portone. Aspetto che bussi. Bussa. Guardo lo spioncino, lei lo deve aver sentito perchè saluta. Lo chiudo. Lo riapro e la vedo innervosirsi un po’. Sorrido, penso che sia quasi lo specchio delle mie attese. Apro il portone. E’ bellissima. “Che ordine. Sei mica un serial killer?”. Panico. “Mi piacciono gli uomini ordinati”. Il miracolo.

Sportiva

So che sei una ragazza sportiva, ma io preferisco avere il cuore a mille perché mi chiami piuttosto che per una corsa sul tapis roulant. I crampi, quelli mi piacerebbe averli perché ci siamo seduti con le gambe incrociate a guardar le stelle e non riusciamo più a sbrogliarle. Il dolore ai polpastrelli, lo accetterei senza problemi se fosse perché ho suonato la chitarra facendo il barrè con canzoni assurde per impressionarti, non perché sono rimasto appeso alla sbarra. La tartaruga, quella potrebbe anche arrivare dopo ore di flessioni, ma io preferisco regalartela e scegliere assieme un nome e darle da mangiare. Per anni mi sono allenato, ho applicato e dimenticato il fair play, ma l’amore non è uno sport e per quanto possa avere qualche tattica in mente, per quanto abbia cerotti pronti per l’uso, preferisco continuare ad essere totalmente impreparato e farmi venire i crampi e perdere il respiro stando fermo davanti ai tuoi occhi.

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Le donne che ti hanno detto di no

Le donne che ti hanno detto di no ritornano in primavera dopo inverni di lunghi silenzi. Ritornano di soppiatto ma per te è un uragano. Le donne che ti hanno detto di no ricordano i tuoi apprezzamenti, e pensano ad ogni gesto disperato che hai fatto per conquistarle, anche se avevano fatto finta di niente. Le donne che ti hanno detto di no si affacciano di nuovo alla tua vita come se niente fosse, con un semplice ciao, ma ti scervelli per sapere perché, convincendoti che si sono pentite, che tornano strisciando ai tuoi piedi per vedere se strisci anche tu o semplicemente per confonderti. Pensi tutto questo dalle mura dei tuoi castelli di sabbia che hai costruito per tutto questo tempo senza considerare che potrebbe piovere. E dici agli amici che affronterai il tutto negandoti, per ripagare con la stessa moneta. Ma le donne che ti hanno detto di no ritornano, è vero, ma hanno dentro di loro la stessa risposta dell’altra volta senza avere alcuna domanda per te.

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Non guardarmi

Non guardarmi mentre mi sto innamorando. E’ come quando tiravo un calcio di rigore: in allenamento li facevo tutti e poi con l’audience che faceva il tifo e osservava speranzosa, sbagliavo sempre. Non guardarmi, per me è come quando facevo gli esercizi: a casa potevo scrivere cavolate e cancellare senza che nessuno mi dicesse nulla, ma alla lavagna davanti ai compagni e agli insegnanti, non era lo stesso. Girati dall’altra parte, mi sembra di essere alla prima con la band, dopo tutte quelle prove perfette, che poi manca la voce e sbaglio accordi perché la gente è lì che aspetta qualcosa. Non guardarmi mentre blatero e blatero e blatero ancora dopo che ti avevo detto di essere una persona sintetica e rischi di rimanere incastrata nelle mie parole. Non guardarmi mentre mi sto innamorando. Però, ascoltami, se guardandomi mentre mi sto innamorando ti dovessi innamorare di me, allora ti prego fissami e scolpiscimi nei tuoi occhi senza fermarti mai.

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Grandi amici

Mi incolpavi spesso di essere geloso senza motivo. Mi ricordo quando lo incontrammo una volta e ti ho chiesto chi fosse quel tizio e come mai quell’affetto immenso tra voi e mi hai rimproverato dicendo che era solo un amico. Ho incassato, in silenzio. Al tuo compleanno stava per arrivare la mezzanotte, eccola, ma ti arriva un messaggio. Accidenti quanto è rapida tua sorella, ah no è lui, vabè scusa poteva aspettare… e mi hai detto che era solo un amico. Ho incassato anche qui, pur pensando fosse un tempismo eccessivo. Suonano al portone, sei tu zuppa, ti chiedo come mai non mi hai chiamato che ti venivo a prendere e hai detto che ti ha portato lui. E mi hai detto che era solo un amico. Ho incassato il colpo, anche se al limite. Potrai capire quanto non mi abbia stupito scoprire che tu avessi aperto da tempo il portone del tuo cuore a questo grande amico quando lo avevi già chiuso per me senza dirmi niente. Che fortuna avere degli amici come i tuoi.

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