Se tu sapessi (La lettera di Edmund)

Perché tutto acquisti un senso maggiore,prima leggete le lettere di Edmund:

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Cara Jeanne,

per te questa lettera è la prima, ma se tu sapessi quante altre volte ti ho scritto, ho cancellato parole, e ho buttato tutto via, mi prenderesti sicuramente per pazzo. Se tu sapessi le parole in più che ho detto soltanto perchè le tue non fossero le ultime ma le mie potessero abbracciare qualsiasi conclusione di un tuo discorso. Se tu sapessi i passi in più che ho fatto per far sì che le tue impronte sul fango o sulla neve non fossero sole nell’affrontare il freddo.  Se tu sapessi quanto di te ho parlato soltanto perché sapevo che mi avrebbe sicuramente strappato un sorriso il semplice farlo. Se tu sapessi i tentativi del mio cervello di soffocare il mio cuore, fino ad arrendersi e diventare una cosa sola alla fine di quell’inutile lotta.

Se tu non sapessi tutte queste cose io non sarei qui a scriverti senza cancellare, come amavo fare quando tutto era possibile.

Potendo volere, io ti ho voluta

Il miglior modo per perdere qualcosa è volerla troppo

Volere è potere. Volere e potere. Potendo volere, io ho voluto. Voler starti vicino, vedere le stesse cose, respirare gli stessi odori e camminare negli stessi spazi, è diventato un sentimento. Dapprima rinnegato, poi accettato, poi vissuto, poi sofferto, svelato, ricelato, vissuto di nuovo, messo in superficie, esposto, distrutto, ora galleggia. Ci si arriva a chiedere egoisticamente perché, com’è possibile che facendo tutto il possibile non sono io. Non sei tu. Non siamo noi. Ci si dimentica sempre che essere in due significa che anche l’altra persona voglia quelle cose, rimanendo intrappolati nel “a chi non piacerebbe” o “è palese quello che faccio”. E così ti ho voluta. Non ho mai fissato un limite per volerti perché non ti ho mai avuta. Volevo e non ti avevo, e ti volevo ancora. Dicono che il tempo è la cura, io ho voluto molto tempo prima di parlarti e il tempo è perso. Adesso che inspiegabilmente ti voglio ancora, continuo a perderti consapevolmente.

Prima lettera di Edmund

Mia cara Jeanne,

sono Edmund.Ci siamo beccati incontrati alla festa di Eloise lo scorso venerdì.  Oggi mi trovo a scriverti di me   di noi perchè avevo bisogno di esprimerti la mia gratitudine dirti che mi sono innamorato alcune cose che non ero riuscito. C’è stato qualcosa nei tuoi occhi che mi ha ricordato la mia ex ha fatto scattare qualcosa in me. Una molla Una passione sfrenata Una sensazione che non so spiegarti, ma che ho deciso di condividere con te. So che mi prenderai per un folle,  posso dire che non ci conosciamo, ma se avessi potuto ti avrei chiesto di fuggire via con me per andare in luoghi che neanche io conosco.”

– Che idiozia, sono un uomo non una femminuccia. – Strappò la lettera.

vedodici

Sono Pierre.
Vedo l’azzurro dei tuoi occhi
il castano dei tuoi capelli.
Vedo il verde della valigetta che posi accanto al comodino
il violetto del tuo vestito
il bianco della cerniera che lentamente scende accarezzando la tua schiena
la linea gialla sottile delle stecche dei tuoi occhiali.
Noto il grigio dei tuoi respiri quando la stanchezza ti possiede
l’intensità forte del tuo rossetto mentre ti mordi le labbra.
Sono Pierre,
e dalla nascita luce e buio non hanno mai fatto differenza.
Eppure questo nero non mi ha mai impedito di amare i tuoi colori.

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