Baciami

Baciami.
Togliti l’orologio
e baciami,
senza badare al tempo.
Posa quel telefono,
usa la tua mano
per prendere la mia.
Non guardarti indietro,
ma scruta coi tuoi occhi
le parole che non so dirti
e sono proprio qui,
dentro ai miei.

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Astronomia e San Lorenzo

A San Lorenzo
mi hai chiesto di vedere le stelle, assieme.
Ad un certo punto,
notando che ti fissavo,
ti voltasti, forse perché avevi capito
cosa ero venuto veramente a fare
e di quanto poco mi importasse
l’astronomia.
“Siamo venuti a vedere le stelle!”
“Lo so. Aspettavo che ti girassi
per poter esprimere il mio desiderio
guardandole nei tuoi occhi”

La differenza, in meno di dodici righe

La differenza
tra gli occhi tuoi
e quelli di chiunque altra
è che nei tuoi
mi piace perdermi
perché poi
so che vieni a cercarmi.

Ti ho vista

Ti ho vista nascondere i tuoi sogni e le tue paure in un cassetto
ma hai aspettato di essere sicura
che avessi visto dove nascondevi la chiave
prima di andartene via.
So che avrò il coraggio per prenderla,
ma non sarò io ad aprire quel cassetto,
no.
Sarò quello che ti porgerà quella chiave
e sarà accanto a te quando lo aprirai
e ti prenderò per mano,
te lo giuro.
E non te la lascerò mai.

Odori (più di dodici righe)

Odori
dei miei ricordi di bambino
quelli belli
di cadute dalla bicicletta e dalle prime nuvole.
Odori
di prato bagnato d’estate
dopo che l’irrigatore è passato mille volte e mai si asciuga,
e ti viene da tuffarti in quel verde.
Di pane appena sfornato alle sei di mattina, morbido, caldo che ti fa sorridere al primo morso
Di pacco appena scartato
Di carta del libro mai aperto
Di inchiostro, questo inchiostro che uso
per descrivere il tuo odore.
Odori
di ciò che sei stata prima di incontrarmi
di quello che sei quando sei con me
e di tutto ciò che voglio conoscere ancora.
E se l’amore,
quello vero
quello che cerco
potesse avere un odore
sono certo che avrebbe il tuo

Il momento più bello

A te che hai appoggiato la testa sulla mia spalla, ridendo, o forse non lo hai fatto e l’ho solo sperato ma io mi sono appoggiato sul tuo cuore, piano, senza svegliarti. Sono un fan dei sussulti emotivi, dei sentimenti sopiti e poi elettrizzati. A te che mi hai guardato, o forse non lo hai nemmeno fatto nè mi hai visto, ma io ho sbirciato ogni frammento del tuo viso e ho ricostruito un po’ del tuo passato senza che tu avessi aperto bocca. Quella bocca che tanto vorrei. A te che sei perfetta anche se non lo sai.
A te che ci sei, o forse devi ancora arrivare.
Ti scrivo queste parole che probabilmente non leggerai. Ma, anche se non lo farai, te le sussurrerò dai miei occhi.
E, quando mi sorriderai perché non te lo aspettavi, sarà il momento più bello che io abbia mai vissuto.

Il mio lieto fine – sipario

La ballerina che ballava sulle mie parole, che si muoveva tanto dolcemente quanto con decisione, che respirava la stessa aria e non guardava dov’ero io perché sapeva già che non mi sarei mosso, quella ballerina non sei più tu.
Che invece danzi attorno al mio cuore, con dei passettini lo circondi, senza far rumore, e dolcemente lo fai a pezzi con una spaccata che non avevo mai pensato facesse parte del tuo repertorio.
Non hai nemmeno fatto l’inchino prima di uscire, non hai aspettato gli applausi per lo spettacolo che sei stata – e lo sei stata nonostante tutto.
Sei fuggita.
Ma io, anche se a pezzi, sono riuscito a chiudere il tuo sipario.
Ed è stato il mio lieto fine.

Motorini, muschio e occhi chiusi

Il tuo vestito semitrasparente della serie vedo non vedo vedo non vedo. Vedo. Sembrava una partita di poker col tuo corpo. Mi avevi offerto un passaggio col motorino, l’ultima volta ero stato io a darlo ad una ragazza. Mi trovavo in imbarazzo a tenermi da te e i tuoi capelli lunghi mi andavano in faccia col vento. Ma non li spostavo. Ero immerso in quella fragranza di 18 frutti diversi e un po’ di muschio, mi era venuta sia fame sia voglia di fare una passeggiata nel bosco con te. Casa mia era vicina, i 10 minuti realistici diventarono 35 perché avevi fatto un percorso diverso. Pensavi non lo avessi capito perché conoscevo poco la città. Ma in fondo io pensavo tu non avessi capito che stavo con gli occhi chiusi e fantasticavo ancora sui frutti e sul camminare nella natura assieme. Così mi hai preso la mano, senza dire niente, e mi hai stretto a te. E i tuoi capelli, col tuo profumo, i tuoi fianchi in armonia perfetta con le mie mani, mi fecero innamorare di ogni cosa fosse tua. E tu ti innamorasti dei miei occhi chiusi, delle mie parole non dette, della mia ingenuità e del mio gusto in fatto di shampoo.

Il riflesso perfetto

Ti sei buttato,
hai preso la carta peggiore – un 2 di picche.
Ti senti pirla, coglione.
Ci sta. Puoi dirlo forte.
Dillo almeno una decina di volte.
Poi chiudi gli occhi e pensa al coraggio che hai avuto,
alle volte che non hai detto nulla e ti sei lasciato sfuggire tutto.
Torna davanti a quello specchio,
non dire niente.
Prova a sorridere di quel sorriso coglione.
Arriverà qualcuno che non giocherà a carte coi tuoi sentimenti.
E sarà il riflesso perfetto in quello specchio.

Il nostro bacio

Il tuo naso appoggiato
al mio
la tua pelle sulla mia barba corta
la tua mano
che tocca il lobo del mio orecchio
e la mia che ti passa tra i capelli
le palpebre dei tuoi occhi
che si chiudono con le mie.
Parti di te
e parti di me
che diventano
il nostro bacio.

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