Messaggi e torture

Ero riuscito ad avere il suo numero per ripassare le ultime cose degli esami. Era la rinomata secchiona della classe. Carina, ma in quel momento per me solo secchiona. Le chiesi giorno e ora per il primo incontro, ma lei continuava a tartassarmi sugli argomenti e la preparazione. Troppi messaggi. Tolsi tutte le suonerie. Comiciai a non risponderle. Ci vedevamo e seguitavano infiniti messaggi suoi. Amica sì, ma non volevo darle false speranze. Un giorno smisero le ripetizioni e smisero i suoi messaggi. Rimisi la vibrazione, poi la suoneria. Sollievo. Nessun sollievo. Il cellulare era monotono e così le mie giornate. Cominciai a scriverle, lei rispondeva a stento. Passò una notte senza risposta. Ne passarono due. Tre. Ero disperato. Finché mi scrisse: “I messaggi sono una forma di tortura molto raffinata. Un giorno senza risposta: pensi a una tattica. Due giorni senza risposta: ti offendi. Tre giorni senza risposta: ti innamori.”* E capii che ero fregato.

*Soltanto la frase tra vorgolette è tratta da -L’amore dura tre anni- di F. Beigbeder

Playlist aggiornata 😉

Pensieri prestati – dodici righe esatte

“Volevo scriverti, non per sapere come stai tu, ma per sapere come si sta senza di me. Io non sono mai stato senza di me e quindi non lo so. Vorrei sapere cosa si prova a non avere me che mi preoccupo di sapere se va tutto bene, a non sentirmi ridere, a non sentirmi canticchiare canzoni stupide, a non sentirmi parlare, a non sentirmi sbraitare quando mi arrabbio, a non avere me con cui sfogarsi per le cose che non vanno, a non avermi pronto lì a fare qualsiasi cosa per farti stare bene. Forse si sta meglio, o forse no. Però mi e venuto il dubbio e vorrei anche sapere se ogni tanto questo dubbio è venuto anche a te. Perchè sai, io a volte me lo chiedo come si sta senza di te, poi però preferisco non rispondere che tanto va bene così. Ho addirittura dimenticato me stesso per poter ricordare te.” S. Kierkegaard – Diario di un seduttore

Non so se Kierkegaard si rivolterà nella tomba, ma una canzone l’ho messa comunque 😉

La gente e noi

“Se amate qualcuno per la sua bellezza non è amore ma desiderio.
Se amate qualcuno per la sua intelligenza non è amore ma ammirazione.
Se amate qualcuno per la sua ricchezza non è amore ma interesse.
Se amate qualcuno e non sapete il perché, questo è amore.”
(Anonimo)

Quando la gente mi chiede perché amo te, dico che mi ispiri. Ti respiro e mi respiri, ci inspiriamo ed espiriamo a vicenda. Quando la gente mi chiede se sto con te perché sei bella, dico che rendi tutto più bello. Quando mi chiede se sei un buon partito, dico di sì perché il cuore me l’hai fatto partire subito. Quando mi trovo a chiedermi come mai, tra tanti, hai scelto me e non so il perché, questo è amore. Il tuo amore. E mi piace perdermi nei tuoi occhi che, come i miei, non sanno tante cose ma danno le stesse risposte alle domande della gente e di noi stessi.

Playlist aggiornata 😉 (con un pò di ritardo, scusate!)

Equazioni e fusi orari

Equazione di Dirac: “Se due sistemi interagiscono tra loro per un certo periodo di tempo e poi vengono separati, non possiamo più descriverli come due sistemi distinti, ma in qualche modo sottile diventano un unico sistema. Quello che accade a uno di loro continua ad influenzare l’altro, anche se distanti chilometri o anni luce”. (Anonimo)

Avevo deciso di impararla a memoria per quella sera per convincerla a proseguire la nostra storia a distanza. Era quello che volevo dirle: che in fondo quei chilometri non contavano come l’amore. E allora mi disse che quando lei sarebbe andata a dormire per me sarebbe stato il momento di svegliarmi. Ho sentito gli anni e i secoli luce che ci avrebbero separato dalla quotidianità. Non c’era equazione per questo. Ho cercato in mille libri, tu in altrettanti. A distanza di anni dalla rottura sento ancora un bacio della buonanotte mentre chi me lo dà si sta stiracchiando.

Eye-trip

C’è chi racchiude delle memorie in dodici righe, e c’è chi ci riesce in meno. Le mie mani, da cui non scaturiscono le parole che seguono, hanno avuto il piacere di riceverle e le mie orecchie di essere accompagnate dal brano nella playlist.

C’erano occhi rari, occhi policromatici, grigi di ghiaccio, verdi di foresta pluviale, viola di quarzo, e gialli d’ambra. Poi c’erano i suoi, color cioccolato. Qualcosa che trovi nello stipetto della cucina, senza bisogno di varcare la soglia di casa. E allora perchè i libri che non mi stancavo mai di leggere erano quelli? Perché viaggiavo senza varcare quella soglia.

Omaggio al mio maestro

Non potevo non dedicare un post a chi, tanti anni fa, mi fece innamorare dell’amore.Un libro capitato nelle mani di un sedicenne. “Opinioni di un clown” di H. Boll cambiò la mia vita. Ero proiettato verso l’universo femminile con il tremar di voce, i capelli a nasconder imperfezioni del viso e curiosità. Non è un libro sull’amore, anzi è un amore finito. Può sembrare paradossale, ma ho imparato ad amare anche grazie a questo libro a sedici anni, e ancora sto imparando da più grandicello. Riporterò alcune frasi che mi colpirono (ho fatto una dura selezione) – entro le dodici righe perché questo mi concedo di considerarlo un incipit. Potranno sembrare banali, eppure se scrivo così è anche merito suo.

“La attirai a me, la coprii e mi misi le sue mani gelate nel cavo delle ascelle e Maria disse che era meraviglioso, vi riposavano come uccelli nel nido”
“Maria indossò il vestito verde scuro e sebbene avesse difficoltà a far scorrere la chiusura lampo, non mi alzai per aiutarla: era così bello stare a vedere come si cercava la schiena con le mani, vedere la pelle bianca, i capelli bruni e il vestito verde scuro; e mi piaceva anche vedere che non si innervosiva”
“L’idea che Zupfner potesse stare a guardare Maria mentre si vestiva o che osservasse come avvitava il coperchio al tubetto del dentifricio mi faceva star male; inoltre mi tormentava il pensiero che magari a Zupfner non importasse assolutamente di osservare maria mentre avvitava il tubetto del dentifrico.”
«Che cosa vuoi, in conclusione?». «Te», risposi. E non so se vi sia qualcosa di più bello da dire a una donna.”

E come canzone nuova della playlist, un altro mio maestro 😉

Senza bisogno di righe (o quasi)

Prendetevi 6 minuti e 40 secondi, anche se lo conoscete già (i 7 secondi in più rispetto al video sono per leggere questo e premere play)

http://www.dailymotion.com/video/xx5d23_paperman-full-animated-short-film-vo-hd_shortfilms

False capacità

Il puro e semplice allargamento di prospettiva capace di includere una grande quantità di elementi non è indicatore di visione di insieme, perchè potrebbe essere espressione di superficialità e considerare realtà in termini superficiali perdendone i dettagli. La flessibilità non è prodotto di una acritica disponibilità ad accogliere stimoli esterni, che è invece indice di conformismo. La rapidità decisionale può nascere sia dalla capacità di gestire l’ansia che dall’incapacità di gestirla, nel caso in cui è frutto del desiderio di disfarsi del problema. (M. B.)

Assomiglia ad una di quelle diapositive che ti trovi a lezione, di quelle che ti fano sperare che almeno una frase sia valsa l’attesa. Nella lezione sull’attesa mi è capitata questa diapositiva. Può apparire ovvia, ma ovvia un corno. Penso ad alcuni modelli che avevo preso ad esempio, e mi chiedo se dietro le loro parole in grassetto non ci fosse un carattere minuscolo meno evidente.

 

Scorpioni, rane e natura

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.” La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!” “E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “E’ la mia natura”

Ignorare la propria natura ferisce sé stessi e gli altri.

Rumore silenzioso

A volte la migliore musica è il silenzio

E’ proprio così. Era passato tanto tempo dall’ultima volta che l’aveva vista. Non aveva un fisico particolare. “E’  un tipo”. Qualche giorno fa gli fu chiesto cosa la rendesse speciale. Si fermò a pensare. Pensò prima alle sue storie precedenti, a cosa rendeva speciali le donne che lo avevano attratto. Fisicamente trovò un tratto comune tra tutte loro e lei, ma c’era una cosa che più di altre la metteva in alto. Suona banale probabilmente a chi non l’ha vissuto, ma rispose con un “Non era mai noioso stare in silenzio assieme. Non c’era bisogno di riempire quel non-parlare. Il non guardarsi non è per imbarazzo. Non parlo di ognuno-si-fa-gli-affari-suoi, ma di una complicità di sottofondo che non necessita di casse per essere amplificata. Anche il silenzio ha la sua voce, le nostre voci. E ci ascoltiamo senza far rumore. Questo rende lei così speciale.”

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