Convalescenza da te

Avevo le Bull Boys e tu le Lelly Kelly. Favevo due passi ed ero già sudato, col mio zaino pesantissimo della “El Campero” comprato durante la festa cittadina in qualche bancarella, mentre tu sembrava volassi su quello zaino dei Mini Pony, mangiando il leccalecca delle Spice Girls. Provavo ad avvicinarmi, ma non mi degnavi di uno sguardo, mentre i miei compagni si scambiavano figurine come se fossero al mercato nero delle armi o qualcosa di simile. Forse tu avevi capito il mio disagio e forse anche i tuoi genitori quando, salutandoti goffamente all’uscita di scuola, andai a sbattere contro un palo fratturandomi il naso. Nei film, prima o poi, queste situazioni portano i protagonisti ad incrociarsi, a fare delle promesse. Ci sono musiche di sottofondo giuste, la bambina si ricrede e il fallito si redime.
Nella realtà, non ci sfiorammo mai: io mi ripresi dalla botta ma restai per lungo tempo in convalescenza da te.

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Di quelli che

Forse eri uno di quelli che usava MSN, che faceva squilli aspettando squilli.
Che andava alle cabine perché non aveva credito.
Non esisteva la possibilità di sapere se un messaggio fosse stato letto o meno.
I tempi del “tv1kdb” o del “tvtrb”, delle canzoni ascoltate dallo stesso auricolare.
Senza WiFi, in pizzeria, con silenzi imbarazzanti.
Degli amici che ti fanno “eee ti piace” e di quando lo fai tu.
Delle uscite senza sapere cosa piace all’altro,
non puoi saperlo se non con passaparola o interrogatori.
Senza dire tutto a tutti.
C’era modo di sentirsi speciali perché si sapeva qualcosa che,
effettivamente,
pochi o nessuno sapeva.

Datti

Datti tempo. Datti spazio. Datti pace. Chiediti tutto quello che vuoi e prova a risponderti da sola, ma non è detto che sia la pura verità E’ la tua verità e, almeno temporaneamente, potrebbe andarti bene. Datti tempo. Non avere fretta, anche se continui a chiederti quando smetterai di soffrire. E non lo saprai, puoi soltanto viverlo sulla tua pelle, in barba ai tanti consigli che riceverai. Non esiste un tempo prefissato se non quello che ti prendi. E prenditelo sul serio. Datti spazio. Puoi anche pensare che “chiodo schiaccia chiodo” ma chi ti dice che non sia tu quella usata per schiacciare un altro chiodo? Certo ti distrarrà e ti aiuterà a capire che il mare è pieno di pesci, ma sei sicura di voler essere tu l’esca di questo mare torbido? Diceva qualcuno che per poter amare gli altri devi prima amare te stessa. Ama i tuoi spazi, anche da sola. Datti pace. Tutte le cose che finiscono hanno avuto un inizio, ma non tutto ciò che inizi finisce per forza. Forse questa volta doveva andare così. Prima di darti pace, però, probabilmente dovrai soffrire. La quiete viene dopo la tempesta. Non aver paura, anche se ti sembra che la burrasca non finisca mai e che, a volte, ti ci stia buttando consapevolmente. Forse ti stai testando, ti stai valutando. Non sai quanto sia resistente la tua barca, anche se pensi il contrario. Ama il tuo tempo, ama il tuo spazio e ama la tua pace.

Coda dell’occhio

Ricordo che più passava il tempo, più mi sentivo a mio agio ma anche sempre più vicino all’abisso.
E io in quell’abisso ci stavo già guardando anche con gli occhiali per avere un ultra HD versione ultra tridimensionale, come se non bastasse la visione normale.
Quando inizi a pensare che ti stai facendo male, senza sentire realmente male dentro di te, non riesci a scegliere di abbandonare quel dolore. Forse per curiosità, forse per masochismo. O per pura incoscienza.
Ecco che continui a guardare quell’abisso. E continui a fare quella cosa che fai sempre con la coda dell’occhio: guardi sperando di non essere guardato. Ma l’abisso ti guarda.
E ti sorride anche.
E ha il sorriso più bello che tu abbia mai visto.

Playlist aggiornata

Con un po’ di ritardo

Con un po’ di ritardo, per problemi tecnici del blog, festeggio i suoi sei anni di vita – che in realtà sono stati ad agosto.
Ho ripercorso un po’ alcuni post vecchi ma soprattutto i commenti e, devo dire, che ne è passata tantissima di acqua sotto i ponti.

Un gigantesco grazie a tutti voi che mi avete sostenuto e sostenete. Il blog mi era mancato. Ogni tanto mi manca, è una sensazione strana. E’ come quando senti la mancanza di qualcosa che non hai mai avuto, in questo caso la senti per qualcosa che hai.

Gli altri canali social che utilizzo per scrivere hanno più visibilità in termini numerici, stanno cominciando ad avere una loro storia. Ma nulla potrà mai sostituire questo blog. E i numeri, come sapete, non sono mai stati importanti.

Anzi, solo il dodici, direi.

Cliccando sui link di tante persone che commentavano all’inizio il blog mi sono accorto che non esistono più i loro e mi ha messo un po’ di tristezza. Ricordo ancora che leggevo ogni mattina sui mezzi tutti i pensieri, le frasi e lo scambio di battute.

Bene, come al solito ho straparlato.

Mi resta sempre una cara vecchia domanda: Masticone, dove sei??

Anche per tutti gli altri che ci sono stati e ci sono, grazie davvero.
Avete spazio per commenti nostalgici o meno, ma anche il silenzio ha il suo valore.

Ad maiora

Il vostro Curi (da quant’è che non mi firmavo così?)

La sensazione è un po’ quella

La sensazione è un po’ quella di quando uscivi coi tuoi, eravate con loro amici, e combinavi qualche casino. A quel punto ti guardavano e non dicevano niente, ma c’era stata quell’occhiata e tu sapevi. E facevi di tutto per rimediare, chiedevi scusa con occhi, bocca, orecchie. A volte funzionava, ma sapevi che ci sarebbe stato il rischio di un rimprovero successivo. E quando non succedeva nulla, ma eri rimasto con ansia e sudorazione tutto il tempo, rimanevi deluso per quel fumo e niente arrosto. La sensazione con lei quella sera era la stessa. Avevi fatto un casino col cuore, lei lo sentiva e poi tutto quel tempo a guardarvi, a fare smorfie. Contrariamente alla situazione familiare, speravi che la serata finisse presto per. E invece, tutto quel tempo, tutti quegli sguardi e quella sudorazione e ansia, erano finiti in un niente. Solo che almeno con i genitori c’è sempre quel punto in cui dici “siamo andati avanti”. Al plurale. Invece, con lei, tutto fumo e tu arrosto.

Playlist aggiornata

Simply Red

Ti avevo intravista alla pineta, quella con il bar dove gli adulti prendevano il caffè che per me era proibito tanto quanto un bicchiere di birra. Suonavano alla radio i Simply Red con “If you don’t know me by now”. Tu spiegavi ai tuoi qualcosa e ti vedevo impegnarti, gesticolare mentre io, nel frattempo, inciampavo immaginandoci in una palestra tipo quelle americane da ballo di fine anno, con i tetti alti, le luci fighe e i canestri senza palloni da tirare. Io, te e i Simply Red: io che ti pesto i piedi mentre balliamo in mezzo a quei bicchieri rossi che si vedono in quei film. Il mio rito di iniziazione al mondo dell’amore sarebbe stato il nostro primo bacio. Il sogno di una sera afosa che sembrava così reale tanto che stavo per ballare col lampione del viale. Ma proprio quando pensavo di avvicinarmi a te, ecco ritornare alla realtà dove tu eri già andata via e io sbattevo contro un lampione. Ma ti rivedrò. Al prossimo ballo di fine anno dove tutto può succedere per davvero.

Playlist aggiornata!

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